Remake Pokémon Diamante e Perla

Pokémon Diamante e Perla – Un tuffo nel passato in vista dei remake!

Cosa ha reso grande la coppia di titoli di quarta generazione? Proviamo a dare una risposta in questa analisi!

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Pokémon Diamante Lucente e Perla Splendente sono, al netto dei difetti, un’ottima coppia di remake in grado di riportare i giocatori a Sinnoh in un’esperienza tradizionale e solida come sapevano fare i giochi Pokémon delle prime generazioni!

Pokémon Diamante Lucente e Perla Splendente

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Qualche mese fa, alla luce degli allora recenti annunci dei remake di quarta generazione, Pokémon Diamante Lucente e Perla Splendente, abbiamo dedicato un approfondimento (che puoi leggere qui) a cosa l’originale avventura a Sinnoh abbia significato per il brand e alla direzione futura che potrebbero i remake e l’atteso Leggende Pokémon: Arceus, esperimento attualmente unico per il suo genere tanto per Game Freak quanto per The Pokémon Company.

Manca poco più di un mese ormai al ritorno a Sinnoh su Nintendo Switch e gli Allenatori di tutto il mondo non vedono l’ora di tornare a mettere le mani sul remake di una vecchia coppia di titoli della serie principale, un ritorno però non privo di perplessità. Se i vecchi remake infatti tenevano in considerazione le innovazioni di ogni generazione e introducevano diverse novità rispetto agli originali, pare che stavolta invece ci ritroveremo davanti a un prodotto “rispettoso dell’esperienza originale”.

Mi spiego meglio, nei remake di terza generazione, Rubino Omega e Zaffiro Alfa, alle originali trame di Rubino e Zaffiro si aggiungeva il postgame legato al cosiddetto Episodio Delta, un approfondimento della trama legata a Rayquaza che veniva sviscerata nel terzo titolo legato a Hoenn, ovvero Smeraldo; inoltre, nel gioco facevano anche la propria comparsa le Megaevoluzioni, introdotte in Pokémon X e Y assenti per forza di cose nei titoli originali.

Sembra invece, a giudicare dalle dichiarazioni e dai trailer rilasciati finora, che Pokémon Diamante Lucente e Perla Splendente ignorerà le aggiunte che Platino introduceva rispetto a Diamante e Perla, una scelta apparentemente insensata, ma che potrebbe trovare il suo perché proprio nel fatto che l’intento di Leggende Pokémon: Arceus sembra proprio quello di concentrarsi sull’approfondimento della lore del Pokémon Primevo.

Abbiamo davanti a noi tre mesi in cui tra novembre e gennaio esploreremo passato e presente di Sinnoh, e per la prima volta la speranza legata ai remake è che siano almeno all’altezza degli originali, vale quindi la pena approfondire nel dettaglio ciò che ha reso unica la quarta generazione Pokémon, certamente non l’apice del brand, ma composta da titoli che a quindici anni di distanza vengono ancora ricordati con affetto ed entusiasmo dagli Allenatori di tutto il mondo.

Pokémon Diamante e Perla

Le console

Gli originali Diamante e Perla hanno fatto il proprio debutto nel 2006 in territorio nipponico e l’anno successivo nel resto del mondo, a circa due anni dal lancio di Nintendo DS, console portatile che si è rivelata col senno di poi una delle più grandi rivoluzioni per quanto riguarda il concetto di gaming portatile in casa Nintendo.

Alla coppia di titoli di quarta generazione è toccato l’onere e l’onore di traghettare i mostriciattoli tascabili sul nuovo hardware del colosso nipponico, un passaggio che è stato anche un punto di forza per le avventure ambientate a Sinnoh grazie all’impostazione unica e peculiare della console. Il doppio schermo di Nintendo DS infatti permetteva un approccio totalmente differente tanto nei confronti del game design da parte degli sviluppatori quanto nel gameplay da parte dei giocatori.

L’avere il Pokékron e i menù in uno schermo dedicato permetteva ai giocatori di concentrarsi del tutto sull’azione in battaglia e sul mondo di gioco nelle fasi esplorative. Può sembrare una piccolezza, ma a pensarci bene questo è stato il modo più efficace di rendere i mostriciattoli tascabili gli effettivi protagonisti dell’azione.

Basti pensare alle prime tre generazioni Pokémon (i titoli originali ovviamente, non i remake), i comandi in battaglia occupavano buona parte dello schermo, ciò che era funzionale a livello di gameplay dal punto di vista dell’interpretazione del giocatore metteva in primo piano i comandi dell’allenatore rispetto ai Pokémon stessi, e il dover aprire appositamente il menù di pausa per consultare la mappa o utilizzare gli strumenti spezzava eccessivamente il ritmo dell’azione.

Insomma, Pokémon Diamante e Perla e Nintendo DS hanno trovato una fortunata simbiosi che ha tirato fuori il meglio da entrambi, soprattutto se si pensa al brand Pokémon che, anche dopo il ritorno di Nintendo al singolo schermo di Nintendo Switch, Pokémon Let’s Go Pikachu & Eevee e Pokémon Spada e Scudo continuano a mantenere un’impostazione minimale di comandi di battaglia e menù a favore di una messa in risalto di mostriciattoli tascabili ed esplorazione.

Nintendo DS

I Pokémon!

Ed è quindi il momento di parlare un po’ più nello specifico dei Pokémon che componevano il Pokédex di quarta generazione, a mio avviso, uno dei più ricchi per quanto riguarda lo scenario generale delle generazioni Pokémon. Certo, i primi 151 di Kanto rimarranno sempre… beh, i primi 151 di Kanto, ma c’è da ammettere che Game Freak abbia messo una certa cura nei mostriciattoli tascabili autoctoni di Sinnoh.

Ovviamente una buona parte di questo discorso è opinabile in base ai gusti personali di ognuno per quanto riguarda estetica e design dei Pokémon di Sinnoh, ma oggettivamente è la regione in cui troviamo più continuità rispetto al passato, ma senza dimenticare di ammiccare al futuro e a design più moderni e spregiudicati, basti pensare a Lucario e Garchomp per citarne un paio.

Già a partire dalla seconda generazione infatti abbiamo visto evoluzioni e pre-evoluzioni di Pokémon di generazioni precedenti come i Pokémon baby Elekid, Magby e Smoochum o Scizor, tradizione che si è affievolita in terza generazione coi soli Pokémon baby Wynaut e Azurill e che si è definitivamente interrotta in quinta e sesta generazione (a parte Sylveon in Pokémon X e Y) trasformandosi poi nelle forme regionali con settima e ottava generazione.

Prima che la quinta generazione decidesse di tagliare completamente i legami col passato a livello di Pokédex (ponendosi da questo punto di vista come un reboot della prima generazione) in Pokémon Diamante e Perla abbiamo letteralmente un’esplosione del ritorno di vecchie conoscenze, il solo Roselia per esempio arricchisce la propria linea evolutiva non solo con la sua pre-evoluzione Budew, ma anche con l’evoluzione Roserade, ed è solo uno dei tanti esempi di evoluzioni di Pokémon di altre generazioni come Electivire, Magmortar, Mamoswine e Porygon-Z; insomma, il modo migliore per dare una svecchiata al passato e proiettarlo nel futuro.

Magmortar Electivire

Dei Sotterranei molto social!

Come anticipato, il focus si stava spostando sui Pokémon più che sugli Allenatori, ma ovviamente i nostri avatar virtuali non venivano messi in ombra, tutt’altro! Il lato social di Pokémon Diamante e Perla faceva un netto passo avanti rispetto a quello delle generazioni precedenti, in cui il collegamento tra Allenatori avveniva in stanzoni anonimi e con ben poche interazioni.

Ancora una volta, dobbiamo questa evoluzione al nuovo hardware che permetteva di passare dalla connessione in locale tramite cavo link (e nel caso di Pokémon Rosso Fuoco, Verde Foglia e Smeraldo tramite wireless) per la prima volta i mostriciattoli tascabili avevano la possibilità di affacciarsi al mondo intero e mettere in comunicazione tramite Internet gli Allenatori di tutto il mondo, ovviamente un pregio di Nintendo DS più che dei giochi in sé.

L’apice di questo hub social è senza alcun dubbio rappresentato dai Sotteranei, una funzione esclusiva dei giochi che permetteva agli Allenatori in locale di avventurarsi assieme nel sottosuolo di Sinnoh, e per la prima volta in assoluto nella serie davano vita a un inedito multiplayer asincrono che coinvolgeva un peculiare minigioco di Rubabandiera attuabile nelle varie Basi Segrete, dei veri e propri rifugi unici per ogni giocatore e liberamente personalizzabili con pezzi d’arredamento d’ogni sorta.

Prima di esaminare gli ultimi due punti di forza di Pokémon Diamante e Perla (e anche e soprattutto Platino in questo caso) c’è una doverosa precisazione da fare. Per moltissimi, l’apice narrativo dell’intera serie è rappresentato da Pokémon Bianco e Nero e dai loro sequel diretti Bianco 2 e Nero 2, tanto per le tematiche trattate come il rapporto di subordinazione tra Pokémon e Allenatori quanto per la profondità di personaggi complessi come N. Nonostante queste premesse anche la quarta generazione dal punto di vista narrativo riesce a difendersi molto bene!

Pokémon Diamante Lucente e Perla Splendente

Una Lore spaziale!

Se si pensa alla trama dei titoli di prima e seconda generazione, ci si rende conto di quanto di quanto siano limitati alla regione in cui sono ambientati, senza affacciarsi eccessivamente sull’affascinante universo narrativo Pokémon: a Kanto si parla molto di genetica e di cosa siano i Pokémon stessi, mentre Jotho riveste i mostriciattoli tascabili di una certa sacralità coi leggendari di copertina Ho-Oh e Lugia, letteralmente due colonne portanti del folklore e delle tradizioni della regione.

Il discorso si espande poi con la terza generazione, in cui gli eventi narrati travalicano la singola Hoenn per assumere le dimensioni di una minaccia mondiale rappresentata dagli sconvolgimenti climatici che potrebbero essere provocati da leggendari di copertina Groudon e Kyogre. Il tutto però assume dimensioni letteralmente universali grazie a Pokémon Diamante e Perla.

I leggendari di copertina Dialga e Palkia infatti rappresentano letteralmente tempo e spazio, si passa quindi da trame concrete e in bilico tra scienza e fantascienza a concetti astratti e intangibili che si muovono tra i campi di fisica e… fede! Esattamente, perché a completare il terzetto di Leggendari in Platino di aggiunge anche Giratina, sovrano del Mondo Distorto e dell’antimateria e letteralmente la rappresentazione in chiave Pokémon del diavolo cristiano.

Contrapposto allo spettrale Pokémon c’è poi Arceus, letteralmente padre degli altri tre leggendari e rappresentazione di Dio del mondo Pokémon. Stando a quanto viene detto nei giochi, Arceus ha letteralmente dato vita all’universo di gioco in cui già da un decennio si ambientavano gli eventi che vedevano coinvolti Allenatori da tutto il mondo, un salto di qualità che si prende anche il giusto tempo per alcune speculazioni filosofiche, davvero un bel salto di qualità per chi da anni si premurava di leggere tra le righe di “giochi per bambini”!

Pokémon Arceus

Cyrus…

Il vero e proprio motore delle trame di ogni gioco Pokémon, oltre all’avventura e al viaggio in sé alla conquista delle otto palestre e della Lega Pokémon, è però rappresentato dal team malvagio di turno, in questo caso il Team Galassia, e dal suo leader, in questo caso Cyrus.

Cyrus è a mani basse molto al di sopra di altri leader dei team malvagi come Max, Ivan ed Elisio che vogliono rendere il mondo una distesa arida, allagarlo o… renderlo più bello, ma non ha il carisma di Giovanni, un vero e proprio boss mafioso catapultato nel mondo Pokémon, né tantomeno la durezza e freddezza di Ghecis, capace di ordire un vero e proprio complotto utilizzando N come strumento, eppure riesce ugualmente a rivestirsi di un velo di tragicità e a risultare un personaggio tridimensionale e con ragioni profonde (messe però in scena in maniera a dir poco assurda).

Cyrus desidera imbrigliare il potere spaziotemporale di Dialga e Palkia così da cancellare l’universo e riscriverne uno totalmente privo di emozioni; per la prima volta nella serie il villain principale non desidera perseguire un folle ideale o il semplice profitto, quanto piuttosto perseguire una rivalsa sociale e mettere una pezza su un destino oscuro e una vita tragica e senza amore.

Incontrando Cyrus e scontrandoci con lui a più riprese ci rendiamo conto di avere a che fare con un personaggio profondamente incompreso: amante della tecnologia fin da bambino, la sua affinità con le innovazioni tecnologiche lo ha portato pian piano a essere egli stesso una macchina, la mancanza di affetto da parte dei cari lo ha portato poi a essere privo di emozioni, pertanto il suo folle piano totalmente privo di empatia e rispetto nei confronti del genere umano è l’unico che il villain potrebbe concepire e voler attuare, per quanto folle. Ancora una volta, davvero un bel salto di qualità per chi da anni si premurava di leggere tra le righe di “giochi per bambini”!

Siamo quindi alla fine dell’analisi dei punti di forza di Pokémon Diamante e Perla, sei d’accordo con le nostre considerazioni oppure pensi che ci sia altro che ha reso grande la quarta generazione? O magari le avventure ambientate a Sinnoh non ti sono piaciute? Dicci la tua nei commenti!

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