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one piece world seeker

- La recensione

Dopo i vari picchiaduro che hanno costellato l'universo anime e manga, quindi anche One Piece, quest'ultimo si è fatto openworld. Vediamo come se l'è cavata

La ciurma di Cappello di paglia è tornata sulle piattaforme di casa, affacciandosi ad un genere fino ad ora inesplorato per la saga di Oda. Tra pregi e lacune, One Piece: World Seeker riesce a mostrare potenzialità e difetti di questa innovazione.

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one piece world seeker

One Piece, tra manga e anime, è una delle serie a fumetti e d’animazione giapponesi più note al mondo, tanto da essere ancora seguitissima nonostante i quasi 1000 capitoli. Nato dal sapiente tratteggio di Eiichiro Oda, che ringrazio a nome di tutti per continuare ad emozionarci con le avventure della ciurma di Cappello di paglia, One Piece si è incarnata plurime volte in forma di videogioco, dagli action adventure ai picchiaduro in senso stretto. Koei Tecmo Games ci ha regalato l’esperienza dei tre capitoli di Pirate Warriors, Spike Chunsoft quella di Burning Blood, e oggi, dopo pochi giorni dal suo debutto sul mercato, parliamo di One Piece World Seeker, sviluppato da Ganbarion Co. Ltd e pubblicato da Bandai Namco Entertainment.

Storia e direzione artistica

Il gioco, che sperimenta per la prima volta il mondo di One Piece in un sistema openworld, muove i suoi passi da un espediente narrativo che riesce subito a coinvolgere. Dopo esser stato salvato da Jeanne perché caduto in acqua in seguito al tentato furto di un tesoro della Prigione Celeste, Rufy si trova sull’Isola Carceraria a dover recuperare i membri del suo equipaggio. Dopo aver riunito tutti sulla Thousand Sunny ormeggiata al molo, la ciurma di Cappello di paglia entra in contatto con la realtà di un’isola strappata dalla Marina dalle mani degli isolani. Cercando di scoprire i segreti che si celano dietro le spalle degli ufficiali e dei crudeli pirati che infestano l’isola, incontreremo tanti personaggi della serie canonica, da Smoker e la sua assistente spadaccina a Mr. Crocodile. Alleati e nemici quindi supportano quel sentimento di casa che permea tutta l’esperienza di gioco, essendo la trama inserita in una struttura narrativa che ricorda da vicino quella degli episodi dei fumetti ma non solo. Infatti, anche citazioni come l’Isola nel cielo o di altri episodi che riportano al manga fanno scendere una lacrimuccia di conforto, di fronte ad un ritmo che, sebbene parta col piede giusto, va via via a scemare nel blando tentativo di allungare il brodo. Ben presto infatti ci troviamo all’interno di una dinamica che si ripete anche troppe volte durante il gioco (dalla longevità che supera le 40h): vai nel punto indicato sulla mappa per recuperare o incontrare la persona/oggetto X, arrivi lì per scoprire che non c’è, vai da un’altra parte per trovarla, la trovi con minacciosi nemici intorno, botte. Questo incedere sempre somigliante a se stesso è una pecca che a tratti rovina quella che è una storia davvero interessante e pienamente in stile One Piece, di cui comunque si conserva un’opinione positiva. Ciò che la mantiene in vita, in realtà, è la contrapposizione ben riuscita dei due personaggi principali del titolo, ovvero i fratelli Jeanne e Isaac. Gli eventi vanno via via ad approfondire il rapporto tra i due, dove la prima è il capo del movimento anti-Marina e l’altro il direttore della Prigione Celeste, nonché capo governante sull’Isola Carceraria, permettendo di affezionarsi ai personaggi, come succede anche leggendo il fumetto, scorgendo una caratterizzazione non banale, ma anzi ben fatta.

L’entusiasmo, soprattutto nelle prime ore, si mantiene alto perché tutti i membri della ciurma di Rufy sono fedelmente riprodotti sia nei modelli estetici, sia nel carattere e nei dialoghi. Come controparte a questo fan service che da tutt’altro che fastidio, anzi, fa da motore del gioco, vi è una superficialità su altri aspetti che in parte delude. Girando per le città si trovano pochi PNG dall’estetica molto semplice e ripetuta da personaggio a personaggio, limitando quella varietà che si spera di trovare in un openworld in cui sono presenti più ambientazioni.

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Queste sono esteticamente bellissime, ben caratterizzate e discretamente riuscite, se pensiamo che si distingue bene ogni paesino o agglomerato di case da Sapphire Town, un po’ più grande, o dal porto di Amber Harbor, fino alla grande città di Steel City, divisa a sua volta in zone come il centro, i bassifondi e la periferia. Purtroppo, sia nei centri abitati che nelle aree verdi, tutto il mondo di gioco risulta un po’ “spoglio”. Pochi alberi e sparsi qua e là, nessun animale in giro, una natura morta per certi versi che dà l’idea di camminare in un deserto in cui si alternano villaggi o città altrettanto deserte.

Ciò nonostante, esteticamente è stato fatto un ottimo lavoro, eccezione fatta per i modelli poligonali dei PNG e alcuni spigoli di troppo su quelli principali. La prima impressione, ancor prima di abituarci al gioco, è quella di giocare in un mondo tra il realistico e il cartoonesco con personaggi degli anime ad aggirarsi al suo interno, quindi molto positivo. I colori sono esattamente come dovrebbero, forse in alcuni punti un po’ troppo accesi, ma in linea con anime e manga e in generale con il mondo fantastico che il titolo propone.

Sonoro

Il comparto sonoro è nel complesso approvato, più per il campionamento dei suoni ambientali che per le musiche. Se quest’ultime sono un buon accompagnamento soprattutto nei momenti concitati e di combattimento, ciò che colpisce maggiormente è il suono dei passi di Rufy sulle varie tipologie di suolo. Infatti si sente il rumore dell’erba, il metallico rimbombo della nostra corsa, il fresco rumore dell’acqua che calpestiamo, come anche le tegole, e così per ogni superficie passi sotto le nostre infradito.

Relativamente ai dialoghi, nelle cutscene si ha un ottimo doppiaggio in lingua giapponese che rende tutto più godibile, con gli immancabili sottotitoli in italiano (o nella lingua che selezioniamo), al prezzo di qualche errore di battitura. Nei dialoghi che avviamo noi invece, o comunque in cui interagiamo per mandarli avanti, al di là della prima parola per trasmettere la connotazione emotiva con cui viene intavolato il discorso, il sonoro del doppiaggio si interrompe lasciando spazio alla lettura dei sottotitoli; un vero peccato, perché non avrebbe dato noia a nessuno sentire di più le voci e, anzi, magari avrebbero dato ancora più consistenza, soprattutto ai PNG più marginali.

Comparto tecnico

Relativamente alla realizzazione tecnica, dopo aver visto il buon lavoro della direzione artistica, si può spendere qualche buona parola, ma muovere anche qualche critica. In primo luogo, c’è da dire che le animazioni dei personaggi (soprattutto di Rufy) sono meravigliose, molto fluide e credibili, direi appaganti, soprattutto per quanto riguarda quelle dei movimenti negli spostamenti. Nonostante la nuova tipologia di gioco, con le relative promesse annesse, il titolo presenta alcune sofferenze che hanno un risvolto sull’esperienza. Innanzitutto, il sistema dei comandi è poco reattivo, tanto che a volte ci troviamo a continuare a correre dopo aver dato il comando di fermarsi, o che l’input venga registrato con una latenza eccessiva. In seconda battuta, l’IA dei nemici comuni mostra una scarsa aggressività e intelligenza. A cominciare dalla rilevazione della presenza di Rufy, il quale viene individuato nonostante non sia nel campo visivo degli avversari, ma solo per il fatto che è sufficientemente vicino da reputarlo individuabile, per proseguire con agli attacchi uno alla volta come accadeva negli episodi dei Power Rangers, a meno che non ci si trovi proprio in mezzo all’intero esercito della Marina. Diversamente si può dire dei boss, i quali invece utilizzano le proprie abilità contro di noi in modo alternato, rendendo avvincente lo scontro, che però continua a rimanere discretamente semplice da vincere. Alzando il livello di difficoltà non si risolve il problema dei nemici, dal momento che la fase iniziale del gioco risulta comunque facile da affrontare, diventando invece frustrante la seconda metà, nella quale si subiscono danni in quantità insostenibile a difficoltà massima. Infine, un ultimo problema riguarda il lock on sugli avversari, il quale non segue i nemici, rendendo caotica la telecamera in fase di scontro, portando a dare anche colpi a vuoto e a subirne senza poterci fare granché.

In ultima istanza, i caricamenti legati agli spostamenti rapidi nella mappa risultano troppo lunghi, fratturando ulteriormente la sequenzialità degli avvenimenti, sia narrativi che di esperienza di gioco.

Tutto questo, si intuisce, va a contribuire a quel senso di dilatazione ed evanescenza che accompagna il gioco, a partire dalla trama che viene spezzata dai continui rimbalzi da un punto all’altro della mappa per missioni che bene o male si somigliano, continuando per i comandi registrati in modo errato, fino alla scomodità di doversi fermare per poter cambiare modalità di combattimento, rompendo il ritmo dello scontro che altrimenti sarebbe frenetico e ancora più divertente.

Gameplay

Iniziamo con i comandi, veicolo che ci permette di fare esperienza del gioco. Questi sono comodi e ben pensati (n.d.r. One Piece: World Seeker è da giocare esclusivamente con joypad), consentendo un’azione fluida, almeno sulla carta, se non fosse per tutti i problemi (vedi sopra) che si riscontrano nell’usarli. Il titolo, in quanto openworld, integra al suo interno una componente esplorativa che ci porta a cercare tesori e sfere luminose da raccogliere. In entrambi vi troviamo items e oggetti utili sia per le quest secondarie, utili ai fini del karma coi personaggi secondari, sia per creare skins e oggetti da equipaggiare che potenziano le stats di Rufy.

Relativamente al primo elemento, in una apposita schermata del menù vengono riportati i livelli di karma che Rufy ha con ogni fazione o personaggio secondario o comprimario. Questo grado di relazione, più alto è più permetterà di sbloccare missioni utili per arricchire il contesto narrativo che, come già accennato, altrimenti rischia di rimanere un po’ troppo spoglio. Così siamo invogliati a seguire le quest secondarie e a portarle a termine per incrementare questo valore, ottenere missioni ancora più interessanti, sconfiggere specifici nemici presenti sulla mappa, fino a sbloccare un cutscene finale specifica per ogni personaggio o fazione. Per ognuno sono elencate le missioni totali per raggiungere questo fatidico momento.

Riguardo invece al crafting, il sistema è semplice quanto rudimentale, e risulta anche poco utile ai fini del gioco. Rufy presenta poche stats, il cui incremento non sembra migliorare le prestazioni del giocatore, o se lo fa non è immediatamente percepibile. Tuttavia può esser carino cambiare abiti a Cappello di paglia, riscoprendo anche estetiche già viste nelle pagine del manga.

Infine, ecco il combattimento. Giocando sul discorso delle Ambizioni, di tre delle quali Rufy è portatore, ci troviamo a disposizione due stili di combattimento, da mischiare la la terza possibilità della Percezione (una sorta di Occhio dell’Aquila alla Assassin’s Creed, per intenderci), che permette anche commistioni con gli altri due stili per eseguire attacchi specifici.

Il primo stile è quello dell’ Osservazione, che permette attacchi leggeri e rapidi, schivate e tutto quel che permette la massima agilità in combattimento.

Il secondo è denominato Armatura. Quando è attivo, i nostri attacchi sono più lenti e pesanti, ma colpiscono ad ampio raggio. Inoltre, al posto della schivata abbiamo la parata, che permette di eseguire combinazioni con altre abilità che possono essere successivamente sbloccate. Sebbene la condizione ottimale sarebbe l’alternanza di questi due stili durante il combattimento, essendo limitati dal problema tecnico di dover esser fermi per poter switchare, siamo obbligati a scegliere a priori lo stile, a discapito della condizione ottimale.

Per di più, trasversale ad entrambi, è possibile l’attacco a distanza (un pugno elastico così veloce che nemmeno lo vediamo partire).

Oltre ad essere un gioco d’avventura e openworld, One Piece World Seeker implementa anche una componente RPG. Infatti, è presente un albero delle abilità, sbloccabili accumulando punti attraverso combattimenti e completamento delle missioni. Tra le abilità ci sono anche tecniche speciali da poter usare in combattimento. Per di più, durante lo scontro si va ad accrescere una barretta gialla sotto l’indicatore degli HP, la quale riempie delle sferette (massimo 3) che possono essere utilizzate per eseguire questi attacchi speciali, i quali ne consumano da una a tre. Tenendo premuto LB, potremo andare a selezionare questi attacchi, che sono uguali sia che stiamo combattendo con uno stile, sia con l’altro.

Nel complesso, il sistema di combattimento risulta divertente anche se ripetitivo, e sicuramente non sufficientemente profondo, anche a causa delle lacune tecniche. Sarebbe stato interessante poter utilizzare non solo più attacchi, ma anche aver a disposizione combo tra essi, invece di limitarsi alla sequenza di X sul joypad che porta allo stesso risultato. Risultato che in qualche maniera piace comunque proprio per le belle animazioni che esprimono le mosse in esecuzione, altrimenti non ci sarebbe ricompensa alcuna.

Infine, concludo segnalando che sarebbe stato bello, in One Piece World Seeker, poter utilizzare non solo Rufy, ma anche gli altri personaggi, se non a piacimento, in missioni specifiche, magari andando a selezionarli a bordo della nave prima di intraprendere una missione. Ergo, e qui chiudo, siamo di fronte ad un enorme potenziale che però si è incarnato in un prodotto ancora non completo, quando invece sarebbe potuto essere un must buy per la saga di One Piece e per gli amanti del genere e non.

  • Commento finale

Animazioni credibili e belle da vedere

Resa estetica e colori

Comunque sia, è sempre One Piece

Storia interessante

6.7

Problemi tecnici di input dei comandi

Ambientazioni belle ma spoglie

Ritmo lento e spezzato

Ripetitività delle missioni

Nel complesso poca consistenza

Longevità 7

Grafica 7

Impatto 7

Sonoro 6

One Piece: World Seeker è un esperimento solo in piccola parte riuscito. Sicuramente ambizioso, e lo si nota dalla direzione artistica e dalle evidenti intenzioni, le quali però non hanno trovato una realizzazione che renda giustizia. Esteticamente apprezzabile, dal punto di vista narrativo sarebbe anche efficace, se non presentasse elementi di gameplay e strutturali che ne impediscano la giusta scorrevolezza. Se ne percepisce l’enorme potenziale, anche perché fondamentalmente è divertente giocarlo, ma soprattutto fa desiderare un sequel, nel quale trovare tutti i difetti principali limati, con un’offerta complessiva un po’ più consistente.

Il gioco presenta 43 achievements da sbloccare sia proseguendo nella storia che raggiungendo alcuni obiettivi legati al numero di headshot con gli attacchi a distanza, al numero di forzieri raccolti e altre azioni specifiche possibili all’interno dell’esperienza.

Gerardo Grillo
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