Dune Sea: la recensione di un titolo che non spicca il volo

Un volo in picchiata verso il fallimento

Dune Sea è un gioco d’avventura platform a scorrimento orizzontale, sviluppato da Frolic Labs e pubblicato il 30 giugno 2020 su Nintendo Switch.

Trama

Un uccello migratore cade mentre è in volo, a causa di un’asteroide e si rimette in marcia per sopravvivere attraversando tanti meravigliosi paesaggi naturali e affrontando varie calamità pur di raggiungere la destinazione. La natura sa essere spietata, ma trova sempre il modo di adattarsi e andare avanti.

Gameplay: vola, plana, resisti!

Il protagonista di Dune Sea è un uccello migratore che affronta un lungo viaggio attraverso ben dodici paesaggi, più tre aggiuntivi in questa edizione per console ibrida. Il gameplay si caratterizza da due semplici azioni: volare e planare. Durante il volo si devono evitare gli ostacoli lungo il percorso (per lo più rocce) mentre si consuma stamina o resistenza. Per ricaricare la barra della stamina che consente il volo, il giocatore deve afferrare delle piccole sferette gialle seminate lungo tutto il percorso oppure deve poggiarsi su alcune piattaforme che fungono da checkpoint. Di tanto in tanto, è possibile richiamare alcuni uccelli con il tasto A, che seguiranno il protagonista nella traversata e che sbloccheranno speciali portali.

La situazione rispetto alla versione per PC non è cambiata. I difetti del titolo vengono fuori nell’immediato. Le meccaniche di gioco hanno delle grosse falle che non consentono all’utente di godere dell’esperienza e che non ne giustificano l’acquisto. Partiamo dal principio. Il gameplay è ripetitivo e noioso già dopo un paio di livelli si tenta di individuarne il senso. Questo avviene perché gli ostacoli sono per lo più rocce e rimandano ad una sensazione di staticità che, alla lunga, pesa. Non ci sono molti ostacoli “mobili” che occupino il centro dell’area di gioco (se non qualcuno in basso che si può evitare in modo molto semplice) e non ci sono mini boss o nemici da “beccare” per rendere il tutto più interessante.

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Lo stormo in “aiuto”?

Il richiamo agli altri uccelli è puramente ornamentale ed estetico. Il protagonista verrà accompagnato nella sua traversata da un gruppo di suoi simili che seguiranno il volatile inermi, senza ricoprire nessun ruolo a livello di gameplay. Questo sistema ricorda molto Lumini (di cui potete leggere la nostra recensione), ma, a differenza di Dune Sea, in quel titolo la scia delle creaturine era essenziale ai fini del gioco, in quanto ogni lumino aveva una sua funzione e abilità disposta in base ai colori. In questo caso, il richiamo non trova riscontro pratico, perdendo di senso e di significato. Quasi sicuramente il giocatore non ne comprenderà la funzione.

La fluidità in Dune Sea non è di certo un aspetto che è stato curato, anzi. Movimenti troppo lenti, alle volte persino impacciati e animazioni discutibili, specie quando il volatile va a sbattere e muore. All’interno del titolo non mancano bug, tra cui quello di attraversare cerchi luminosi che non verranno riconosciuti come “presi” e che rimarranno esattamente nella stessa posizione.

Modalità classica e modalità zen

Dune Sea è caratterizzato da due modalità: una classica e una zen. Nella classica, si procede con la tradizionale esperienza di gioco che prevede il “game over” se si colpisce un ostacolo. Nella modalità zen invece, il classico andamento che caratterizza un platform è sostituito dall’impossibilità di morire. Quando il giocatore sbatte su un ostacolo, si crea una barriera circolare attorno al volatile che lo protegge e gli consente di proseguire.

Il problema è che concepita in questo modo, la modalità non viene percepita davvero come “zen”, per il semplice fatto che comunque l’urto con l’ostacolo avviene ugualmente, rallentando il flusso di gioco e quindi bloccando una continuità che dovrebbe essere lo scopo della modalità stessa. Poteva essere realizzata in svariati modi, per esempio permettendo all’uccello migratore di passare dietro agli ostacoli e facendone intravedere la sagoma. Questo è solo un esempio ma i modi potevano essere davvero molti.

In più, la modalità zen non ha molto senso perché non siamo di fronte a una grafica fotorealistica i cui paesaggi sono talmente mozzafiato da indurre il giocatore a non voler fare altro che guardarli. La grafica disegnata a mano ma è molto basic e low poly, non offre un panorama così eccezionale sebbene sia comunque piacevole.

Grafica e sound: si poteva fare di più?

La grafica disegnata a mano è un degli elementi più importanti di Dune Sea, sicuramente molto di più rispetto al gameplay. Nonostante sia da un certo punto di vista piacevole, non rispecchia a pieno la finalità che il titolo vuole trasmettere. I panorami sono sì gradevoli, ma nulla che catturi l’occhio rendendolo partecipe dell’esperienza di gioco.

Il sound non è male, ma non ha la carica emotiva che dovrebbe avere. In alcuni livelli la musica sembra persino “tetra” quasi a voler prospettare qualcosa di negativo come un boss imminente che in realtà non arriva mai. Non sempre è rilassante e adatta al livello, anche se rimane anch’essa gradevole.

Scheda confidenziale su Dune Sea

Un uccello migratore cade durante il volo e si ritrova a dover proseguire da solo la sua traversata lungo tanti paesaggi naturali e selvaggi

Cosa mi piace

Cosa non mi piace

Non sono previsti trofei

Grafica

60

Impatto

50

Longevità

45

Sonoro

55

Dune Sea è un titolo che pecca molto a livello di gameplay e che comunque non offre un’esperienza formidabile neanche dal punto di vista grafico e di comparto sonoro. Poteva essere fatto uno sforzo maggiore, considerando la poeticità di fondo che in questo modo viene completamente oscurata dalle pecche tecniche del titolo. Insomma, i ragazzi di Frolic Labs potevano fare nettamente di più!

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