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Call of Duty Warzone, un anno dopo

Nonostante i vari problemi che ci sono stati, ci sono e ci saranno, Call of Duty Warzone continua a essere un successo ancora oggi

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Call of Duty Warzone, sin dalla sua uscita avvenuta il 10 marzo 2020, è riuscito ad imporsi tra i battle royale di successo. Complici la fama della serie Call of Duty e l’aumento dei giocatori connessi, causato dalla pandemia scoppiata in concomitanza col lancio del gioco, si sono registrati numeri da capogiro in poco tempo. Il successo riscosso dal battle royale di Activision, che ha superato in questi giorni la quota dei 100 milioni di giocatori connessi, ha permesso nonostante le difficoltà derivate dalla pandemia, di assumere sempre più personale da dedicare allo sviluppo e alla crescita del gioco.

 

Al codice di Call of Duty Warzone, sono attualmente impegnati ben tre team di sviluppo e cioè le storiche software house Infinity Ward, Treyarch e Raven Software. Tutte e tre si sono alternate negli anni nello sviluppo dei vari giochi del franchisie di Call of Duty, usciti più o meno a cadenza annuale. Dato il successo riscosso sin dal lancio e la pubblicazione in formula free-to-play, Activision ha pensato bene di impegnare quanti più team possibili, affinché il suo battle royale potesse essere costantemente supportato e ripulito da ogni eventuale problema segnalato dai giocatori.

Call of Duty Warzone, non è tutto oro quello che luccica

Avendo giocato sin dal primo giorno di uscita, ho vissuto in prima persona tutto ciò che ha arricchito la nostra cara Verdansk. Purtroppo però ho assistito, come molti, a fastidiosi ed irritanti glitch e bug che hanno minato l’esperienza di gioco degli utenti. Numerosi sono stati i problemi che hanno afflitto Call of Duty Warzone, alcuni divertenti come il lancio di equipaggiamento che ti schiacciava senza poter essere rianimato mandandoti direttamente al gulag, ma altri decisamente fastidiosi, che a me in primis facevano passare la voglia di continuare a giocare.

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Dal glitch della siringa di adrenalina infinita che ti permetteva di rimanere in vita nel gas e che puntualmente a ogni nuova stagione si ripresenta, diventando un incubo per gli utenti, fino al fastidioso bug verificatosi in seguito all’introduzione delle nuove skin di Call of Duty Black Ops Cold War e il loro utilizzo.

Nel momento in cui si equipaggiava un determinato operatore e accedendo al lancio d’equipaggiamento, il gioco si bloccava causando l’uccisione dagli avversari nemici, che il più delle volte camperavano vicino ai lanci per sfruttare questo bug e ottenere qualche kill in più.

Ultimo ma non meno fastidioso è il glitch che permette di renderti invisibile e quindi impossibile da uccidere, anch’esso presente in maniera randomica in seguito agli aggiornamenti settimanali e che puntualmente, per colpa dei giocatori chi lo sfruttavano, rovinava intere partite che magari fin a quel momento prospettavano una possibilità di vittoria.

Quando la sconfitta nel corso di una partita non è causata dalla tua inesperienza, come ad esempio una scelta tattica errata o uno scontro a fuoco finito male, ma da un fattore esterno non prevedibile come un glitch o un bug, tutto diventa realmente frustrante. Non solo per i casual-gamer, che si dilettano nel gioco per una serata in compagnia dei propri amici, ma anche per famosi streamer e hardcore-gamer che hanno “minacciato” Activision di abbandonare Call of Duty Warzone se non avessero fixato al più presto questi problemi.

La lotta ai cheater in Call of Duty

Sappiamo bene che un progetto più è grande e più aumenta la probabilità di avere dei problemi, soprattutto per un gioco online free-to-play, ed è ciò che è accaduto in Call of Duty Warzone. Ma nonostante tutti gli intoppi, a volte glitch e bug potevano essere esilaranti e strappare una risata tra amici, ma la vera piaga dilagante del battle royale Activision sono e saranno i giocatori, anche se non meritano questo appellativo, che utilizzano i cheat.

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Sin dal lancio, i cheater hanno rovinato migliaia di partite, facendo perdere la pazienza a chiunque li trovasse di fronte durante uno scontro, trasmettendo un senso di impotenza totale: un cheater in partita equivale al 90 % delle volte a una sconfitta. Tra wall-hack ed aim-bot, i cheater sono “capaci” di vederti a chilometri di distanza, anche attraverso i muri, e colpire dritto in headshot, provocando morte certa, soprattutto nella modalità in solo.

Quante volte ti sei ritrovato a spectare un utente che ti ha ucciso, per verificare se fosse un giocatore legit o per scoprire se l’avversario usasse i cheat, con l’intento di segnalarlo e causarne il ban? Purtroppo anche se i giocatori scoperti a utilizzare cheat, siano stati segnalati e bannati, Activision ad oggi non riesce ancora ad arginare definitivamente questo problema, nonostante si impegni a visionare e ad eventualmente bannare gli utenti che abbiano ricevuto numerosi report.

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Navigando su internet è possibile trovare dei video in cui puoi ascoltare alcune domande poste a dei giocatori che usano sistematicamente i cheat, e la cosa che più mi rende triste e arrabbiato al contempo, è che questi utenti partecipino e vincano ingiustamente tornei con importanti premi in palio.

Trovarsi un giocatore non-legit in lobby, e di conseguenza perdere la partita a causa sua, potrebbe essere il motivo principale che causerà una diminuzione dei numeri attuali e il lento e definitivo abbandono di Call of Duty Warzone, soprattutto per i casual-gamer che giocano per puro divertimento.

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Quali sono gli aspetti che nonostante tutto, ci tengono incollati a Call of Duty Warzone?

Certamente ci troviamo di fronte a un titolo che, nonostante appartenga ad un genere inflazionato, è riuscito a introdurre degli elementi innovativi non presenti negli altri battle royale usciti precedentemente, ma soprattutto formule di gioco che portassero l’utente non avvezzo agli FPS, ad approcciarsi a esso senza essere penalizzato dall’inesperienza.

Call of Duty Warzone, era inizialmente una modalità di gioco del titolo Call of Duty Modern Warfare, in seguito lanciato come gioco indipendente, da esso ha ereditato alcune formule di gioco come la modalità malloppo, in cui si viene rischierati automaticamente, in maniera similare al deatmatch a squadre.

Io stesso, appena atterrato a Verdansk per la prima volta, provai un senso di confusione, derivato sia dalle meccaniche di gioco, che seppur elementari avevano bisogno di essere studiate e capite, ma anche dalla vastità della mappa stessa, che ad oggi è tra le più grandi e le più curate dal lato estetico.

 

Una volta formato il proprio team e messe a punto la tattiche per le varie situazioni in cui è possibile imbattersi, giocare a Call of Duty Warzone diventa davvero divertente. Tra la soddisfazione di tirare un colpo di cecchino che colpisse alla testa l’avversario, per fortuna o per bravura, o la soddisfazione di battere intere squadre e salvare il proprio team da situazioni spiacevoli, è perfetto mix di dinamiche che ci tiene incollati allo schermo per ore.

Un aspetto che apprezzai particolarmente in Call of Duty Warzone fu il gulag, poiché anche se si moriva appena atterrati o durante una partita in cui si poteva trionfare, si aveva la possibilità di essere rischierati in campo, in seguito alla vittoria nello scontro 1V1.

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Anche se la seconda chance potesse andar persa, l’elemento che secondo me è stato il valore aggiunto, è la possibilità di poter essere rischierati dai compagni rimasti in vita presso i carrelli sparsi in tutta la mappa, permettendo ai giocatori meno esperti di non avvertire la frustrazione di dover assistere la partita del proprio team senza giocare.

Nel mio caso, non avendo mai giocato a titoli online, la possibilità di rientrare in partita mi ha permesso di non abbandonare il gioco, e ad oggi dopo più di un anno, nonostante la morte sistematica in cui mi viene voglia di disinstallare tutto, desisto proprio grazie a questa funzione di rischieramento, che mi permette di poter continuare a giocare senza dover attendere che i miei compagni terminino la partita.

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Avendo giocato a tutte le stagioni e di conseguenza avendo assistito a tutti i cambiamenti avvenuti in Call of Duty Warzone, ho potuto constatare che Activision, nonostante tutto, ha saputo ascoltare i propri utenti, magari non sempre in maniera celere, e ad ogni nuova season c’è sempre quella voglia di scoprire cosa sia cambiato rispetto a quella precedente e quali modifiche alla mappa siano state apportate.

Certamente non tutte le season hanno apportato grossi cambiamenti, ma si può affermare che Verdansk è diventata un po’ la seconda casa di tutti noi giocatori, conoscendone ogni angolo della mappa ed accettando tutti i difetti che ha, amandola anche in quelle volte in cui si muore mentre si cerca di superare ostacoli insormontabili, come alcune rocce mal progettate che almeno una volta a ognuno di noi, hanno causato la morte nella nube di gas, bloccati alle pendici di una montagna.

La transizione da Call of Duty Modern Warfre a Call of Duty Black Ops Cold War

Sin dall’annuncio di Call of Duty Black Ops Cold War, la prima domanda che saltò in mente fu quella di capire in che modo venisse integrato in Call of Duty Warzone, ma soprattutto che fine facesse il titolo precedente, credendo che le armi ed eventuali progetti acquistati, andassero persi, e fossero rese inutilizzabili. Così non fu, poiché ad oggi Call of Duty Modern Warfare viene aggiornato e supportato, e addirittura ultimamente è stata introdotta una nuova pistola.

Infatti ad oggi, le armi di entrambi i titoli, coesistono perfettamente, senza penalizzare l’esperienza di gioco a Verdansk, anche se i problemi di bilanciamento delle nuove bocche da fuoco introdotte non sono mancati. I giocatori sono stati obbligati a utilizzare le stesse armi e gli stessi accessori, rendendo le lobby troppo uniformi e monotone, costringendo Activision a numerosi interventi per nerfare e sistemare le statistiche delle varie armi, come è successo con l’AUG o il FFAR-1, giusto per citarne due tra le più sbilanciate mai introdotte in Call of Duty Warzone.

 

Fortunatamente con il lancio della stagione 3 sono state sistemate definitivamente molte armi, e tra le varie novità e i fix generali, sono state apportati dei grossi cambiamenti a Verdansk, che non sarà mai più quella di prima. Infatti ora, Verdansk ’84, ha subito un reskin di tutte le strutture presenti nella mappa, ha aggiunto molti oggetti in zone aperte che fungono da riparo durante la fuga dal gas, ma soprattutto delle profonde modifiche e cambi di nome ad alcune zone.

La novità che ho apprezzato particolarmente in questo corposo aggiornamento, che a detta di Activision è stato il lancio della season più importante fino ad ora, è il cambio della palette cromatica utilizzata nel rendering della mappa, che rende più facile individuare i nemici anche negli edifici, soprattutto per chi gioca da console, dato che da PC era già possibile aggiungere dei filtri che migliorassero la visibilità generale. Ma si sa, per i console player ogni aspetto che ci sembra una novità, è una funzionalità che per i PC player è già scontata. Qualcuno ha detto FOV?

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Io, nel mio piccolo, continuerò a supportare Call of Duty Warzone giocando fin quando ne verrà la pena, confidando nella competenza di tutte le persone che ci lavorano e soprattutto in attesa di scoprire tutti i futuri piani di Activision che ha in serbo per il suo battle royale, avendo già annunciato di avere le idee chiare sul da farsi fino alla stagione 6.

Se ancora non hai ancora avuto modo di vedere la nuova Verdansk ’84, ti lascio il link della guida strategica ufficiale pubblicata da Activision.

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Cosa ne pensi a riguardo? Credi che sia un progetto destinato a fallire? O pensi che si imporrà tra i battle royale definitivi? Fammi sapere la tua opinione a riguardo, e quali sono gli aspetti positivi e negativi del gioco.

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