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Spelunky 2 – La recensione di un seguito esemplare

La mia analisi di Spelunky 2 su PlayStation 4, un roguelike 2D realizzato da Blitworks e Mossmouth che, partendo da una formula già apprezzata, raggiunge nuove vette di qualità

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Dopo il meritato successo che Derek Yu seppe ottenere grazie alla progettazione del primo Spelunky, il designer pensò bene di riprendere in toto quella formula già consolidata, nel tentativo di renderla ancora più accattivante e ricca di elementi inediti. Uno dei modi per farlo non poteva che essere la realizzazione di un sequel e come avrai già avuto modo di intuire, così è stato. Con le sue varie migliorie introdotte rispetto al passato, Spelunky 2 è dunque giunto fino a noi e dopo essere morto più volte di quanto non mi piaccia ammettere, sono finalmente pronto a parlartene in questa mia recensione.

Una trama accessoria, ma fino a un certo punto

Se è vero che da un lato fu lo stesso Yu ad anticipare quanto Spelunky 2 non si sarebbe distaccato dalla formula del predecessore, è altrettanto certo che le marcate similitudini tra i due giochi possano far pensare a una sorta di perfezionamento, più che a un vero e proprio seguito. Tutto questo si riflette anche nelle dichiarazioni secondo cui, il creativo di origini californiane, avrebbe raccolto la maggior parte delle nuove idee mentre era intento a scrivere un libro riguardo alla realizzazione del primo titolo.

La prima cosa che fa Spelunky 2, prima ancora di accompagnarti all’interno di un tutorial utile a comprendere le meccaniche alla base del gioco, è porti davanti a una timida narrativa che sembra svilupparsi intorno a temi quali la famiglia e la crescita personale. Per quanto sia infatti possibile utilizzare vari personaggi, sbloccabili nel corso dell’esperienza e ognuno dei quali vanta una propria estetica, il titolo segue le vicende della giovane esploratrice Ana, partita in spedizione verso la Luna per ritrovare i suoi genitori.

Introdotta all’interno del gameplay tramite il classico espediente delle pagine di diario collezionabili, è forse proprio la sua storia a rendere Spelunky 2 un effettivo sequel e per quanto essa si limiti inevitabilmente ad assumere un ruolo marginale, la sua sola presenza contribuisce in un certo senso a quell’elevazione verso vette più alte di cui ti ho parlato in apertura.

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Ana, figlia del protagonista del primo Spelunky, abbandona tutto al di fuori del suo carlino e si lancia nello spazio alla ricerca dei genitori. Se volessi abbandonarmi a riflessioni filosofiche, direi che il personaggio racchiude alla perfezione lo spirito di questo sequel: motivato a far tesoro di quanto ha imparato finora, punta sempre più in alto senza mai perdere di vista le proprie origini.

Il trial and error al suo massimo splendore

Mantenendo vivo il facile collegamento a titoli come La-Mulana, Super Mario, Spelunker e Rick Dangerous, la struttura principale su cui si erge Spelunky 2 rimane quella di un classico platform bidimensionale, a cui però sono state brillantemente aggiunte caratteristiche tipiche del genere roguelike. Il risultato? Un mix esplosivo di elementi immediati e segreti da scoprire, che grazie a un game design da manuale riesce a trovare il suo equilibrio.

È esattamente questo uno dei pilastri portanti dell’intera produzione: l’equilibrio. Nella sua quasi totale assenza di pietà, dopo essere sopravvissuti all’impatto iniziale dovuto a una difficoltà molto elevata, Spelunky 2 instaura con i giocatori un rapporto di amore e odio in cui l’eventuale frustrazione fa a botte con la pertinacia.

È proprio grazie a elementi come la proceduralità dei vari livelli, l’assenza dei classici checkpoint e la letalità di ogni singola trappola (considerata a suo tempo eccessiva persino dall’autore di The Binding of Isaac e Super Meat Boy), se ogni run di Spelunky 2 invita chi la sta vivendo a un’ostinata determinazione.

La curva d’apprendimento svetta inesorabile ed è l’esperienza maturata nel tempo ad assumere un ruolo fondamentale. A tal proposito, i molti pericoli e le varie morti insegnano sempre qualcosa di nuovo e limitandoti a ripetere le stesse azioni, prima ancora che tu possa accorgertene, inizi ad affrontare ogni insidia con l’attenzione utile a superarla; un chiaro sintomo di ottimo game design.

A rendere il tutto ancora più solido ci pensa la stessa proceduralità che, imbrigliata dalle sagaci trovate degli sviluppatori, non manca mai di fornire al giocatore tutto ciò di cui ha bisogno per raggiungere la fine di uno stage. Per quanto Spelunky 2 possa quindi essere considerato anche più difficile del predecessore, parliamo di un videogioco che evita abilmente di sfociare in qualsiasi forma di ingiustizia e questo, data la natura trial and error del titolo, è un dettaglio che sa fare la differenza.

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La ritrovata presenza di scorciatoie sbloccabili all’interno del gioco, essenziali per chi non volesse dover ricominciare tutto da capo, mantiene Spelunky 2 in un bilico costante tra le fattezze da gioco impegnativo e quelle di titolo hardcore. Vuoi un consiglio? Se trovi un fucile a pompa, fallo tuo a ogni costo.

Pochi limiti e zero difetti?

Sarò sincero: non sono certo che Spelunky 2 abbia davvero qualche difetto. Nell’analizzarlo mi viene infatti molto più naturale parlare di eventuali limiti e tolto quello della difficoltà, che sono convinto possa comunque rappresentare un muro invalicabile per molti giocatori, vale la pena di citarne il comparto multiplayer.

Per quanto sia molto divertente, giocare a Spelunky 2 in compagnia di amici priva il giocatore della sensazione di progresso, appiattendo così l’intera esperienza a livello di un semplice passatempo. Spesso, collaborare risulta molto più noioso del mettersi i bastoni tra le ruote e nel momento in cui si decidesse di pareggiare i conti in un faccia a faccia, la relegazione al multi in locale di una modalità come l’arena deathmatch affievolirebbe in un batter d’occhio l’animo di qualsiasi contendente.

Dettagli a parte, Spelunky 2 rimane un titolo estremamente valido e malgrado si limiti di fatto a perfezionare qualcosa di già esistente, riesce in questo obiettivo senza sbagliare nemmeno una virgola. Il senso di scoperta e soddisfazione sono due costanti di questa esperienza che senza la presunzione di rivoluzionare nulla, si erge a baluardo di un preciso genere.

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Un’altra differenza che vale la pena sottolineare rispetto al passato del primo Spelunky, è quella della maggiore importanza data alla libera esplorazione. Per rendersene conto basta raggiungere la fine del primo stage e ritrovarsi così a dover scegliere quale percorso imboccare. Credimi, le possibilità di scoprire aree e quindi biomi del tutto nuovi sono più di quante ne immagini.

Un comparto tecnico che non sfigura

Eccoci arrivati all’ultima parte di questa mia analisi durante la quale, come avrai notato, ho scelto di concentrarmi prevalentemente sugli aspetti che rendono Spelunky 2 un ottimo gioco e un buon sequel. Nel farlo, non potevo certo tralasciarne il comparto tecnico altresì valido che a partire dalla grafica vivace caratterizzata da un’ottima pulizia, il tutto accompagnato da una colonna sonora piacevolissima, chiude in bellezza l’intero pacchetto senza nessuna sbavatura.

Equilibrio e solidità del game design finiscono così con il rispecchiarsi anche all’interno del comparto tecnico e proprio mentre lo sto scrivendo, grazie all’impegno del team di sviluppo, Spelunky 2 si è appena aggiornato a una nuova versione (1.12) ancora più stabile.

Scheda confidenziale su Spelunky 2

Il titolo segue le vicende della giovane esploratrice Ana, partita in spedizione verso la Luna per ritrovare i suoi genitori. In compagnia del proprio carlino, la ragazza si trova così a dover ripercorrere le orme del padre che attratto ancora una volta dal piacere della scoperta, risulta ora disperso insieme alla sua amata.

Cosa mi piace

Cosa non mi piace

Il Platino di Spelunky 2, ottenibile dopo aver collezionato un totale di 31 trofei (14 di bronzo, 12 d’argento e i restanti 5 d’oro), si preannuncia essere una preda destinata ai migliori cacciatori di trofei. Raggiungere il 100% in un titolo come questo, tra segreti inimmaginabili e sfide ai limiti dell’hardcore, potrebbe rendere orgoglioso qualunque vero collezionista.

Grafica

85

Impatto

90

Longevità

85

Sonoro

80

In sostanza, Spelunky 2 si conferma essere il perfezionamento di una formula di per sé giá vincente e ben rodata. Grazie alle varie aggiunte introdotte rispetto al passato, come ad esempio il multiplayer che per quanto secondario sa divertire, questo sequel riesce nell’impresa di risultare un ottimo more of the same per chiunque abbia giá apprezzato il suo predecessore e, per tutti gli altri, uno dei punti massimi del genere.

Esempio lampante del precetto di game design: “easy to learn hard to master”, Spelunky 2 vive di contrasti ed equilibri stabili. Il gioco risulta essere infatti un pendolo costante tra l’immediatezza dei classici platform 2D e un’elevata difficoltà, tra le ripetute morti inaspettate e l’inspiegabile voglia di averne ancora. Dandogli occasione di farlo, questo gioco funziona sotto ogni punto di vista.

Al netto di tutto ciò e del suo prezzo contenuto (19,99 €), Spelunky 2 non può che essere indiscutibilmente consigliato a chiunque abbia giá amato il primo capitolo. Per tutti gli altri disposti a misurarsi con una vera sfida, il gioco rimane un viaggio in prima classe verso il sempre piú apprezzato genere dei roguelike.

VOTO COMPLESSIVO

8.5

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