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Project Zero: il male invisibile

Project Zero, o per alcuni Fatal Frame, è una delle saghe videoludiche a cui sono più legato e che più mi hanno terrorizzato nel corso della mia gioventù

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La paura è uno dei sentimenti più irrazionali dell’animo umano. Ciò che ci spaventa non ci fortifica, ci viene da dire, ed è difficile mantenere la calma di fronte a certe situazioni. Nel corso degli anni, l’industria cinematografica ha sfruttato pesantemente quest’inclinazione umana sfornando, come un allegro ed iperattivo panettiere, film, serie tv e produzioni a tema con una frequenza disarmante.

Anche il mercato videoludico ha saputo (e continua a) offrire una vasta scelta, con perle iconiche nate specialmente a cavallo tra il 1999 e i primi anni del 2000, titoli che hanno raggelato il sangue di tantissimi videogiocatori. Ero poco più di un ragazzino quando una mia amica mi parlò della saga Project Zero o, com’è conosciuta in Nord America, Fatal Frame, una delle più spaventose opere videoludiche mai prodotte. Fu grazie ai suoi racconti che mi avvicinai a una delle saghe in grado di farmi innamorare del genere horror.

I titoli usciti su PlayStation 2 e sulla prima Xbox (non tutti) hanno sancito il trionfo del genere in quegli anni, seppur non arrivando mai ai livelli di notorietà di altre produzioni più famose sempre made in Japan, come Resident Evil o Silent Hill. Anche se ormai sono titoli difficilissimi da recuperare, oggi farò da portavoce a Project Zero come lo fece per me quella mia vecchia amica: oggi ti racconto la storia del primo Project Zero.

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Project Zero è un viaggio senza fine nei meandri di un inquietante palazzo

La storia del primo Project Zero parte subito in media res. Un giovane reporter alle primissime armi viene inviato ad investigare, insieme al suo editore Koji Ogata e alla studiosa del paranormale Tomoe Hirasaka, sui segreti di una terribile magione abbandonata da anni, nella quale si continua a raccontare si verifichino fenomeni paranormali. Molti passanti, infatti, giurano di udire voci, vedere sagome in lontananza e di assistere alle cose più bizzarre. Altri colleghi sono stati inviati sul posto, ma non hanno mai fatto ritorno.

Il giovane Mafuyu, però, desideroso di farsi un nome e, soprattutto, guadagnare abbastanza soldi per poter badare a sé e alla sorellina, Miku, accetterà l’incarico. Il Palazzo Himuro, però, nasconde dei terribili ed oscuri segreti pronti a divorare chiunque vi si addentri. Arrivato sul luogo, il ragazzo si accorge subito che qualcosa non quadra ed il suo disagio cresce sempre di più.

Strani rumori, ombre, sussurri e stranezze varie accompagnano i passi dei tre personaggi e ben presto la loro avventura inizierà a complicarsi. Ad uno ad uno, i reporter iniziano a sparire misteriosamente, fino a che Mafuyu, ultimo rimasto, non intravede in una stanza piena di specchi la spaventosa sagoma di una donna dai capelli lunghissimi. Da qui in avanti la scena si interrompe bruscamente, lasciando intendere il peggio. In effetti, nessuno avrà più notizie dei tre inviati.

Project Zero: il male invisibile 2

La piccola Miku si addentrerà all’interno del palazzo nel tentativo di salvare suo fratello

Insospettita dalla scomparsa del fratello, la giovane Miku si recherà al Palazzo Himuro, desiderosa di scoprire cosa sia successo al fratello Mafuyu. La ragazza, per sua stessa ammissione, sostiene che lei ed il fratello fin da giovani hanno sempre visto cose strane, cose che gli altri non possono vedere, ed è proprio questo particolare a spaventarla. I timori della giovane sono ovviamente fondati: all’interno del Palazzo Himura si sono compiuti, in passato, degli orribili crimini, che hanno corrotto fino al midollo la maestosa struttura.

La magione, infatti, è preda di una moltitudine di fantasmi che da anni ne infestano le mura. Tale situazione è figlia di un terribile omicidio: tanti anni prima, una giovane donna innocente è stata sacrificata in modo atroce per placare l’ira di alcune creature demoniache. I monaci di quello che all’epoca era un monastero di grande fama, schiavi del folklore e delle loro stesse paure, hanno finito con l’uccidere una bambina (o poco più) innocente, pura ed indifesa.

Inutile dirti che la giovane in questione è la stessa che Mafuyu ha intravisto nello specchio. La donna, infatti, è diventata uno spirito vendicativo proprio a causa di ciò che ha subito. Questo ha vincolato al loro status di fantasma anche tutti i presenti nel giorno della cerimonia.

Project Zero: il male invisibile 3

Kirie: la giovane fanciulla sacrificata che si è trasformata in uno spirito vendicativo

La piccola Kirie si era ormai arresa all’idea di venire sacrificata. La giovane non aveva nulla a cui aggrapparsi e la vita le sembrava già finita. L’incontro con un giovane dal bell’aspetto, però, cambiò le cose: Kirie non era più “pura” perché innamorata e una volta sull’altare sacrificale generò un’aura maligna impressionante; la giovane non era più disposta a sacrificarsi.

Posseduta da un’entità sconosciuta, la sua anima si è scissa in due parti: da un lato troviamo la piccola Kirie che aiuterà Miku nel corso della storia; dall’altro, invece, una Kirie diversa, che sembra adulta, desiderosa invece di portare tutti nell’oblio. La ragazza rivede in Mafuyu il suo amato perduto e vuole a tutti costi portarlo con sé. La missione di Miku è, prevedibilmente, quella di salvare suo fratello e, chiaramente, sé stessa dall’oscurità che avvolge il palazzo.

Armata della sua preziosa “Camera Obscura” la giovane farà di tutto per uscire da quell’incubo vivente, e si troverà costretta ad affrontare le più temibili peripezie. Alla fine del viaggio, Kirie, da temibile creatura risulterà essere la vittima della storia, una volta scoperte tutte le atrocità che ha subito. Miku porterà a termine la sua incredibile missione, nonostante non riesca a ottenere la salvezza per l’amato fratello.

Project Zero: il male invisibile 4

In conclusione…

Seppur non posi le sue fondamenta su una trama originalissima e ricca di colpi di scena, Project Zero risulta davvero splendido, dall’inizio alla fine. Lasciarsi trasportare nelle vicende della giovane Miku è facile e l’atmosfera di contorno fa tutto il resto. Il Palazzo Himuro è tanto bello quanto terrificante e saltare dal divano ogni due secondi è praticamente scontato.

In Project Zero un ruolo fondamentale lo ricopriva la Camera Obscura di cui accennavo poc’anzi. Durante l’esplorazione del Palazzo Himuro, Miku verrà attaccata da molteplici fantasmi. Per “esorcizzare” le entità vendicative prima che queste ci portino all’altromondo, dovremo reagire velocemente prendendo la Camera e inquadrando con l’obiettivo il fantasma. Maggiore il tempo in cui riusciremo a tenere il fantasma nell’obbiettivo, maggiore sarà la potenza dell’esorcismo.

Ad aggiungere ancora più profondità a questo sistema, la possibilità di potenziare la velocità di scatto, la velocità d’inquadratura e il raggio massimo della camera; erano presenti anche diverse pellicole per la camera. Dover inquadrare il più velocemente possibile fantasmi che spesso comparivano d’improvviso, era un’azione in grado di mettere un’ansia davvero incredibile. Speriamo di vedere il più presto possibile un nuovo capitolo, così che tu possa capire cosa intendo!

Project Zero: il male invisibile 5

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