Old But Gold #57 – Silent Hill 2

Nel 2001, ormai quasi vent'anni fa, usciva il miglior capitolo di Silent Hill, forse, il miglior gioco horror di tutti i tempi.

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Sono passati quasi due decenni da quando Silent Hill 2 uscì sugli scaffali in Giappone e Nord America a fine settembre del 2001. Il gioco in Europa arrivò solo qualche mese più tardi, a novembre dello stesso anno. Nel 2012  il gioco ha ricevuto, a buon merito, una versione remastered che includeva anche Silent Hill 3 per le console di penultima generazione, Xbox 360 e PlayStation 3. Chi conosce a fondo la serie, probabilmente sarà d’accordo con me nell’asserire che Silent Hill 2 è il miglior titolo della serie. Il perché di questa mia affermazione è presto detto: a lavorare al secondo capitolo della serie sono stati lo scrittore Takayoshi Sato e i membri del team di sviluppo originale. Nessuno di loro si aspettava un successo così grande per il primo Silent Hill e, vista la popolarità e il conseguente aumento di introiti, il team poté godere di un enorme libertà creativa durante lo sviluppo del sequel. Per questo, Sato e la sua banda andarono a concentrarsi in un aspetto sul quale anche i migliori giochi horror dell’epoca (e anche odierni) incespicavano spesso, la trama.

Una grafica “angosciante”

Non è soltanto una questione di narrativa però, anche se ci torneremo. Anche nella versione standard per PlayStation 2 Silent Hill 2 regge ancora incredibilmente bene il peso del tempo in termini di stile e grafica. I modelli, a causa anche di un’arretratezza cronica dell’epoca, sicuramente non si difendono bene come il resto, ma la città e le varie ambientazioni che ci si ritroverà a visitare sono un estremo passo avanti per la serie, un passo quasi rivoluzionario. Per quanto sia difficile ammetterlo, il primo Silent Hill, pur essendo un grande gioco preso a se stante, è tecnicamente un disastro, un convulso ammasso di pixel e di sagome poco ben definite. Il secondo capitolo potenzia ulteriormente l’immaginario della città maledetta e la porta al suo massimo splendore. Dal sangue, ai dettagli, alle ombre fino ad arrivare alle scale cromatiche utilizzate: questi componenti, nel loro insieme, rendevano l’immedesimazione del giocatore estremamente più elevata e convincente di quanto visto nel primo capitolo, così come l’ansia e l’angoscia che ne scaturivano.

Silent hill 2

Delitto e castigo

Tornando invece alla trama, Silent Hill 2 fa del simbolismo e dell’ambiguità narrativa le sue armi più potenti. In Silent Hill 2, più che mai, la città prende e assorbe l’immaginario del purgatorio.

L’elemento che tende a sottolinearlo in maniera piuttosto chiara si trova nel design stesso del protagonista del gioco, James Sunderland. A differenza del protagonista del primo Silent Hill, Harry Mason, che è finito accidentalmente in città a seguito di un incidente d’auto e quindi entrato nelle vicende in modo del tutto esterno, il buon Sunderland entra di sua spontanea volontà a Silent Hill. Prenderà la decisione di recarsi in loco dopo aver ricevuto una lettera dalla moglie morta, Mary, la quale sostiene di poter essere trovata proprio lì, città dove i due andavano in vacanza.
Già qui, le vicende si fanno piuttosto strane: quello di Silent Hill 2 sembrerebbe proprio un incipit classico, nel quale bisogna salvare l’amata del protagonista, un calco molto classico che caratterizza la narrativa di questo e di molti altri medium. Il giocatore però, giustamente, potrebbe rendersi conto di un particolare non di poco conto: Mary è morta, perché il protagonista non pensa ad una truffa o a un bruttissimo scherzo e desiste dal recarsi nella città?
La storia è complicata dal fatto che James è un uomo psichicamente instabile, logorato dai sensi di colpa e da una tremenda depressione. L’uomo ha ucciso la moglie Mary dopo un lungo periodo di malattia che l’ha resa disabile, un particolare che ha distrutto la vita dell’uomo, costretto a farle da balia. James ha ucciso Mary come atto caritatevole per liberarla dalla sofferenza o  per riprendere in mano la sua vita? Ecco rispuntar fuori dall’abisso l’ambiguità di cui parlavo prima, dove si trova la verità? Quale delle due opzioni è moralmente corretta? Silent Hill 2 non crede sia necessario rispondere.

Show, don’t tell

Silent Hill 2 è un raro esempio di storytelling “Show, don’t tell” applicato ai videogiochi. Questo gioco e il franchise di Silent Hill in generale, non hanno mai evitato di trattare argomenti pesanti e scomodi. Ma non graficamente, sempre fra le righe, in modo molto sottile. Per cogliere queste sfumature al meglio è necessario prestare grande attenzione durante il gioco e ai personaggi che lo abitano, il gioco non affronta mai direttamente o in modo chiaro il marcio che cela sotto la superficie sanguinosa e rugginosa della città.

A causa della natura di questi temi velati che vengono a crearsi con questo artificio dello Show, don’t tell, molti argomenti vengono lasciati alla speculazione e all’intuizione dei giocatori; una dinamica che, la si apprezzi o meno, ha saputo rendere i primi giochi Silent Hill così disturbanti, speciali e unici. Una particolarità che, a prescindere dagli anni, li rende immortali nella memoria di chi li ha giocati.

D’altronde, c’è pur sempre un motivo se schiere di videogiocatori sono innamorati della lore dell’universo di Dark Souls. Alcuni elementi narrativi porgono solo degli indizi, si possono solo supporre, un artificio che consente al videogioco di entrare in sinergia con la fantasia del giocatore.

Silent Hill 2

Testa di Triangolo

Nel secondo capitolo di Silent Hill fa capolino il mostro più iconico e con maggior influenza nel brand, Pyramid Head. Apparso persino nel film, quest’inquietantissima figura rassomiglia un uomo nerboruto armato di una mannaia gigante e con la testa coperta da un’insensata, quanto inquietante, maschera di metallo a forma di piramide. In Silent Hill 2 Pyramid Head è dotato del suo senso più vero e simbolico, atto a descrivere il profilo psicologico di James e a “torturarlo” per il crimine da lui commesso.

Nonostante Pyramid Head abbia un modo di fare piuttosto distaccato e quasi alieno, è in realtà estremamente ferale e brutale, tanto da arrivare ad abusare sessualmente degli altri mostri, in una scena che in molti ricorderanno. Pyramid Head non è altro che la manifestazione fisica del senso di colpa che perseguita James, della frustrazione e della rabbia che l’uomo cova segretamente dentro di se e della sua repressione sessuale, sofferta a causa della malattia di sua moglie.

Silent Hill 2 Pyramid Head

Un gameplay macchinoso

Una caratteristica che affligge negativamente il capolavoro di Silent Hill 2 è il suo gameplay. Il titolo soffre di un problema molto comune a titoli incentrati sulla narrativa, basti pensare a Death Stranding per fare un esempio recente. Il gioco non è divertente da giocare e continua in pieno stile la filosofia di metterti “artificiosamente” in difficoltà del primo titolo. Il giocatore muoverà in terza persona James, che sarà però caratterizzato da controlli goffi e lenti, atti ad aumentare la tensione del giocatore tramite una mancanza di totale controllo sul personaggio.

Anche i puzzle non brillano di certo per genialità e sarebbe meglio stendere un velo pietoso sul sistema di combattimento, ancora una volta terribilmente superficiale, poco strutturato e meccanico.

…ma narrativamente geniale

Nonostante le sue mancanze, il gameplay di Silent Hill 2 è probabilmente il componente più cruciale per lo sviluppo della trama del gioco. Se ti chiedi perché, nonostante sembri solo inficiare l’esperienza generale, il gameplay ricopra un ruolo così importante, è che questo stravolge il finale. Infatti, al contrario di giochi ben più chiari e stratificati dal punto di vista delle scelte, Silent Hill non propone bivii o direzioni ben decisi. La scelta in realtà c’è, ma come tutto il gioco è estremamente sottile e fra le righe. I tre finali principali del gioco e i tre finali bonus sono influenzati pesantemente da ciò che lascia trasparire il tuo modo di giocare:

  • LEAVE: Se mostri la volontà di sopravvivere e espiare le tue azioni curando James il più rapidamente possibile e cercando sempre di percorrere una strada moralmente corretta, andrai incontro al finale “buono”. Nel letto della loro vecchia casa, James riuscirà a confrontarsi per un’ultima volta con la moglie. Mary andrà così a rassicurare il protagonista, e perdonandolo, andrà a liberarlo da quel peso che si porta dietro. James potrà così cominciare una nuova vita.

 

  • MARIA: Se decidi di concentrarti sul personaggio di Maria ricoprendo questo personaggio di moltissime attenzioni come il rientro in una stanza più volte solo per vederla, nel finale sostituirai la sua figura con quella di Mary. Come Pyramid Head non è che un simulacro dei sensi di colpa del protagonista, Maria non è altro che la rappresentazione di Mary. L’omonimia dovrebbe suggerire fin da subito la cosa. Dopo aver sconfitto il boss finale, James ritornerà nel luogo dove ha incontrato Maria per la prima volta. Il protagonista trova la donna ad aspettarlo, e dopo aver chiarito i suo precedenti sentimenti per la moglie, comunica a Maria di voler intraprendere una relazione con lei. Il finale si chiude con un una scena molto simbolica, all’ingresso di Silent Hill. Maria comincia a tossire e James, per nulla turbato, le chiede di riguardarsi. James non ha affrontato ciò che doveva, e ha semplicemente ignorato la sua tragedia personale seppellendola fra le braccia di un “altra donna”. Anche se, quella tosse alla fine, sembrerebbe far presagire che il suo inferno non affrontato tornerà a bussare ancora alla sua porta.

 

  • In The Water: infine, non curando le ferite e mostrando tendenze egoistiche durante il gioco, otterrai il Bad Ending, nel quale James si andrà a suicidare. L’incipit è lo stesso del good ending, James e Mary avranno un ultimo confronto nella loro casa. Anche in questo finale la donna cercherà di sollevare il morale di James, distrutto sia dalla sua mancanza che dal suo omicidio. Sarà la conclusione di James ad essere diversa: stavolta, piuttosto che accettare l’accaduto, il protagonista prende consapevolezza di non riuscire a vivere senza l’amor della sua vita. Pertanto, dopo aver letto la lettera, la scena cambierà mostrando un fondale acquatico. Sempre con lo sguardo al fondale sentiremo dire a James “Ora saremo uniti per sempre”. Il seguente rumore di un impatto con un guard rail e il tonfo non lasciano spazio a interpretazione: James si è suicidato, affogando con il suo veicolo nel lago di Silent Hill.

A rendere canonici questi tre finali è la presenza della lettera di Mary in ognuno di essi. Sono presenti due finali extra alternativi, in pieno stile Silent Hill:

  • Rebirth
  • Dog

Il lavoro del Team Silent e di Sato rimarrà sicuramente impresso nel cuore di chi lo ha giocato, ed è un must per gli amanti dei survival horror. Forse si potrebbe pensare  che Silent Hill 2 avrebbe funzionato meglio sotto le spoglie di un altro medium, ma il gameplay che influisce in modo così significativo sul finale è una vera chicca. In definitiva, non ho paura di definire Silent Hill 2 un vero e proprio capolavoro.

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