Rule of Rose è uno di quei classici che gli amanti del survival horror non hanno mai dimenticato, ma che a causa dei suoi temi piuttosto forti è stato spesso vittima di censure e considerato controverso. Sviluppato da Punchline e distribuito da Sony Computer Entertainment e 505 Games, è uscito in esclusiva PlayStation 2 nel 2006.
La storia è ambientata negli anni ’30 e inizia con un viaggio di ritorno, durante cui la giovane Jennifer riceve un libro da un misterioso bambino che subito dopo fugge. Il libro parla di una principessa che, rimasta orfana proprio come la protagonista, va a vivere in una villa in cima a una collina, ma la storia non finisce perché il resto delle pagine è vuoto. Jennifer decide di seguire il bambino per scoprire il mistero dietro quel regalo, e raggiunge proprio una villa su un’altura.

Il luogo però ha qualcosa di sbagliato che salta subito all’occhio, come i bambini che indossano sacchi in testa e sembrano intenti a picchiare qualcuno… o qualcosa. Man mano che la ragazza si addentra nella villa, fa incontri spiacevoli nel tentativo di ricordare il motivo della sua presenza lì. Un gruppo di altre ragazze più giovani, spacciandosi per gli aristocratici della matita rossa, la prende di mira e la costringe a eseguire degli ordini, instaurando una vera e propria gerarchia in base all’efficienza nell’eseguire quei compiti.
C’era una volta una principessa sola…
Jennifer viene sollecitata a portare dei doni ad una certa principessa della rosa rossa, che pare essere a capo del gruppo, e in quanto membro della classe più bassa, viene esortata a lavorare duro per scalare quella piccola società costruita. Le ragazze non sprecano occasione per ricordarle quanto sia infima e odiata, quanto la sua presenza non faccia che indispettirle e annoiarle.
Ognuna di loro viene descritta dal gioco come una principessa con una certa caratteristica che si addice al suo comportamento, e i fatti in generale vengono narrati come se tutto fosse soltanto una grande fiaba tetra. In molti casi, Jennifer è vittima di veri e propri atti di bullismo, ed il suo unico aggrappo è la fiducia del labrador Brown, con l’aiuto del quale trova oggetti utili durante le esplorazioni, e da cui le altre cercano più volte di separarla.

Rule of Rose: sotterrare i ricordi per non farci i conti
I bambini nella villa, che si scopre essere un orfanotrofio, sembrano determinati a far ricordare a Jennifer qualcosa. Infliggendole punizioni e costringendola a cercare gli oggetti da portare in dono mensilmente, le ripetono più volte che deve ricordarsi di qualcosa che ha fatto. Rule of Rose quindi riesce a instillare il dubbio nel giocatore, facendogli considerare l’ipotesi che la vera cattiva sia proprio Jennifer. Cosa deve aver fatto di tanto brutto per meritare questo trattamento?
Dall’altra parte, l’apparente cattiveria delle bambine viene contrastata e smorzata dalla presenza minacciosa e indubbiamente viscida del gestore dell’orfanotrofio, che sembra permettersi un contatto troppo intimo con molte di loro.

Durante il corso della storia di Rule of Rose, veniamo a sapere dell’inaugurazione di un dirigibile finita male, troviamo i diari di un uomo che scrive del suo figlio malato, scopriamo dettagli su un amore non corrisposto e pian piano riusciamo a rimettere insieme i pezzi.
La violenza non nasce mai dal nulla, i bambini sono facili bersagli e soggetti troppo plasmabili. Se non ci sono figure di riferimento che danno una misura alle loro delusioni o se, peggio ancora, queste figure non sono affatto sane, finiscono per assorbire inevitabilmente quei comportamenti.

Una delle cose più affascinanti di Rule of Rose è proprio la sua narrativa, il modo in cui, interagendo con gli oggetti, si ha davvero la sensazione che siano vivi e che conoscano la loro funzione. Tutto viene raccontato in modo fiabesco e quasi dolce, ma ciò che scopriamo avanzando nella storia è tutt’altro che piacevole e molte cose terribili vengono solo sottintese, ma non per questo arrivano di meno.
Rule of Rose, come molto spesso ogni horror, rappresenta in modo terribilmente vero cosa significa essere vittime di traumi; in questo caso giovani nelle mani di adulti irresponsabili, essere ricettacoli di odio e dispensatori del male che viene, prima di tutto, subìto. L’innocenza e la mutevolezza che fanno parte di una certa età, in Rule of Rose vengono rese una colpa.
Anche il finale di Rule of Rose cambia a seconda delle decisioni prese a un certo punto del gioco, e capire come evitare quello negativo non è nemmeno facile. Ma alla fine tutto si riduce a prendere una decisione niente affatto scontata: non ricambiare il male con il male.