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Old But Gold #153 – Borderlands

In questo appuntamento con Old But Gold andremo a riscoprire Borderlands, il primo capitolo della saga pilastro del genere dei looter shooter

Al momento della scrittura di questo articolo mancano solo pochi giorni all’uscita di Tiny Tina’s Wonderland, l’ultimo spin-off della saga di Borderlands. Di conseguenza ci sembra doveroso onorare e riscoprire il primo capitolo della saga che ha dato il via a una serie di titoli che ancora oggi sono tra i migliori looter shooter mai creati.

La nostra storia inizia molto tempo addietro, più precisamente nell’ottobre del 2009 quando in Europa e in Nord America approda sul mercato uno sparatutto in prima persona con meccaniche GDR destinato a scrivere la storia di un genere videoludico. Il gioco grazie alla forte enfasi sulla campagna single player irriverente e senza freni è una hit istantanea con oltre 2 milioni di copie vendute nei primi 60 giorni destinate poi a diventare oltre 5 milioni nel giro di pochi anni.

Borderlands contestualizzato nel mercato videoludico dell’epoca

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Il progetto targato Gearbox è stato una ventata d’aria fresca per il mondo degli sparatutto che nel 2009 vedeva protagonisti ARMA 2 e Call of Duty Modern Warfare 2. Con l’arrivo del looter shooter ci si è trovati davanti a un nuovo modo di intendere gli FPS, non più solo fotorealistici e legati a periodi storici verosimili (Halo permettendo), ma una nuova dimensione del gaming dove il GDR imbraccia armi e cel-shading per portare il videogiocatore in un mondo dai colori radianti e dalla morte sempre dietro l’angolo.

Questo cambio di passo rispetto ai colleghi è stato sicuramente uno dei punti cardine del successo del titolo visto che solo in Nord America le prenotazioni superavano le 80.000 unità, numero assolutamente non banale per una nuova IP con la premessa di unire insieme due generi di videogame apparentemente agli antipodi.

Pandora, come il vaso

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Ora che abbiamo delineato il contesto in cui naviga Borderlands è il momento di parlare dell’opera in sé, partendo ovviamente dal mondo di gioco.

Le vicende della trama prendono vita sul pianeta alieno di Pandora, raggiunto dal genere umano nel tentativo di trovare fortuna abusando delle risorse minerarie offerte da quella che sembrava essere la Terra Promessa. Sfortunatamente però non è andato tutto secondo i piani e le grandi corporazioni, scontente del poco profitto ottenuto, hanno deciso di abbandonare Pandora lasciando allo sbando tutti i lavoratori.

Questa situazione in pochissimo tempo è degenerata in una distopia dove la criminalità è diventata sinonimo di normalità e dove chi non ha ceduto alla follia lotta costantemente per la sopravvivenza in una landa desolata che sembra poter offrire solo morte e povertà.

Tuttavia come detto prima Pandora è un pianeta alieno e di conseguenza è possibile che le civiltà extraterrestri nascondano dei tesori che superano la comprensione umana e che possono cambiare la vita di coloro che sono stati abbandonati a un destino crudele.

Così dal nulla si accese una nuova luce, un numero di eletti ancora sani di mente o forse talmente pazzi da imbarcarsi in un’avventura del genere partirono alla ricerca di tesori nascosti, perché forse Pandora era davvero la Terra Promessa.

Assurdamente queste ricerche guidate da un’egoismo smisurato e da un obbiettivo a prima vista irraggiungibile conduco alla Cripta, un luogo fuori dal comune di cui narrano le leggende. La Cripta infatti sembra contenere un bottino mai visto prima ma risulta impossibile accedervi e ancora una volta un destino beffardo si prende gioco dei poveri abitanti del pianeta inospitale.

Armi, armi, proiettili… e armi

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Dopo questa introduzione volutamente romanzata dal sottoscritto per effetto drammatico è il momento di iniziare la nostra storia. Si comincia con la scelta della classe che determinerà le abilità in nostro possesso per poi, senza troppi giri di parole, cominciare a piantare proiettili nella testa di chiunque abbia il coraggio di guardarci. Il gameplay di Borderlands è un mix esplosivo di azione e adrenalina che culmina negli scontri a fuoco caotici ma che non falliscono mai nell’intrattenere.

Pandora è una terra che non perdona, piena di nemici umani e non pronti a ucciderci. Tuttavia però per ogni nemico che ci si para davanti avremo almeno 10 armi con cui abbatterlo con stile grazie a quello che è senza dubbio uno degli arsenali più forniti della storia dei videogiochi. Il fiore all’occhielo di Borderlands è infatti il numero di armi che venendo generate casualmente da un algoritmo raggiungono 27 milioni nel primo capitolo per poi salire esponenzialmente nei sequel.

Questo rende Borderlands la quintessenza del looter shooter dove ogni scontro è valido, ogni cassa può riservare una possibile sorpresa e ogni boss sconfitto si trasforma in una grande nuova scoperta. Questa fissazione per il loot che ci indurrà a cambiare inventario quasi a base oraria ci induce a sperimentare cercando sempre nuove build con cui frantumare le armate nemiche.

Ad accompagnarci nel nostro viaggio alla scoperta dei misteri della Cripta ci sarà una narrazione prevalentemente comica che anima ogni singolo angolo della terra desolata su cui poggiamo i piedi, ma che allo stesso tempo non si risparmia momenti memorabili e scene destinate a rimanere nel cuore dei videogiocatori. Complice un cast di personaggi che rispecchia perfettamente il marcio della vita su Pandora con effimeri attimi di umanità che scaldano l’animo.

Grazie a una remastered Borderlands riesce perfettamente a reggere il peso degli anni e rimane tutt’oggi un’opera da recuperare assolutamente se si è amanti del genere, grazie anche ai diversi DLC che ne ampliano il contenuto.

Le conclusioni

Prima di chiudere questa puntata di Old But Gold è necessario ribadire che Borderlands è un gioco molto importante, che ha settato degli standard completamente nuovi e ha scritto la storia di un genere in cui regna sovrano da più di dieci anni. Da questo primo capitolo è poi nata una trilogia (senza contare The Pre-Sequel che ufficialmente non esiste) che ha raccolto a sè una schiera immensa di fan, tutto grazie ai rischi presi dai ragazzi di Gearbox nel 2009.

Quindi, con la speranza che Tiny Tina’s Wonderland possa essere un capolavoro, ringraziamo ancora una volta il gioco che ha dato inizio a tutto e ci vediamo alla prossima puntata di OBG.

Fonte

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Filippo Frascaroli
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