Sviluppato da Adonis Brosteanu in sinergia con Dragonis Ares e pubblicato da Dragonis Games e PQube, Necrophosis: Full Consciousness è un horror in prima persona 3D che punta tutto sull’atmosfera molto particolare. Un titolo che, per certi aspetti, ricorda l’iconico Scorn. Non per niente, infatti, ci ritroviamo in un mondo estremamente stravagante dove l’orrore viscerale si mescola a un folklore tutto da svelare e interpretare. Noi abbiamo vissuto questo stravagante viaggio su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!
Necrophosis: Full Consciousness orrori cosmici e discorsi aulici
Prima di affrontare l’innegabilmente affascinante trama di Necrophosis: Full Consciousness è bene analizzare di che versione del titolo abbiamo tra le mani. Sì, perché Necrophosis: Full Consciousness è la versione definitiva dell’originale Necrophosis pubblicato per PC nel corso del 2025. In realtà, più che interventi tecnici, questa versione ha un DLC contenente un intero capitolo inedito chiamato Necrophosis: Subconsciousness. Questo è il vero elemento inedito e per quanto riguarda la versione per console, il gioco include tutto, compreso il nuovo DLC.
Non solo, da segnalare che la versione fisica del gioco include anche il titolo The Shore, recentemente recensito proprio da iCrewPlay. Ma proviamo a scoprire di cosa parla Necrophosis: Full Consciousness nel dettaglio. Ebbene, se hai esperienza con titoli simili del calibro di Scorn, potrai immaginare che abbiamo tra le mani un titolo che non fornisce risposte né una narrazione facilmente accessibile, tutt’altro. Siamo in un mondo dove la storia è frastagliata, da decifrare, da vivere e in un certo senso personalizzare e tradurre secondo le proprie sensazioni.

Tutto in Necrophosis: Full Consciousness è narrativa, dal deserto desolato alle immonde creature che incontreremo nel nostro cammino, passando per ogni singolo enigma che è parte integrante di rituali folli, richieste ancor più assurde da soddisfare e missioni molto difficili da prevedere. In tutto ciò, noi impersoniamo una creatura a cui viene impiantato un cervello. Il nostro corpo è un involucro scheletro e sofferente che arranca per scenari decadenti e oscuri dove la sofferenza ha sfumature nuove e putrescenti. Sì, Necrophosis: Full Consciousness lascia decisamente il segno nel suo viaggio.
Un viaggio che, come detto, è fatto di impulsi, sensazioni, il giocatore è parte attiva del processo creativo. Sta a lui decifrare la lore del gioco, sparpagliata in messaggi criptici che tra tomi e frammenti di pelle sfruttati a mo’ di missiva, provano a condividere gli orrori di questo mondo. Ma è anche un viaggio abbastanza breve, considerando che la difficoltà è quasi nulla e che bastano meno di sei-sette ore per completare il nostro ciclo… ma è un viaggio che rimane dentro che porta domande e riflessioni anche quando lo schermo è ormai spento.

Come Scorn, siamo davanti a una creatura a suo modo unica che fa proprie diversi stimoli grotteschi e orrorifici di altri mondi, primo tra tutti il sempre più diffuso universo di Lovecraft. Ma qua si va oltre la mera citazione e, seppur non raggiunga il livello di gore viscerale e straziante di Scorn, Necrophosis: Full Consciousness sa sconvolgere e disgustare con una messa in scena fortemente identitaria. Che sia il tirare pustole vive e giganti da una schiena forata di un individuo fuso a una roccia o dare da mangiare a un essere scarnificato e dai bulbi esageratamente grossi, c’è un innegabile e macabro fascino nell’immenso bestiario del gioco.
Sviscerare la narrazione, trovare una vera chiave di svolta, una traduzione univoca, non è l’obiettivo con cui deve essere vissuto Necrophosis: Full Consciousness. Bisogna lasciarsi guidare invece da istinto e curiosità, smarriti come è smarrito il nostro stesso involucro digitale, preparandoci così a un finale che saprà impattare con forza contro lo schermo rendendoci compiaciuti del viaggio e lasciando anche un certo appetito extra. Ed è proprio da questo appetito che emerge il DLC che aggiunge orrore all’orrore, arricchendo un’esperienza con nuove domande e nuovi decadenti stimoli. Insomma, un’atmosfera tutta da vivere.

Un viaggio ludicamente timido
Necrophosis: Full Consciousness è un’avventura narrativa di genere horror che può essere facilmente identificabile come walking simulator. Ma qui non si cammina soltanto, per progredire di area in area, saremo chiamati a svolgere una serie di piccoli compiti, una sorta di caccia all’oggetto. In effetti, per quasi tutto il titolo, non dovremo far altro che localizzare oggetti assurdi e comprendere dove posizionarli in un sistema lineare e ben poco originale oltre che quasi del tutto privo di difficoltà, considerando anche che gli enigmi sono quasi tutti molto intuitivi. Ma, ancora una volta, è come queste missioni semplici diventano parte del gioco a renderli “unici”.
Quasi ogni azione che faremo, e quasi ogni enigma che affronteremo, contribuiscono ad arricchire il viaggio di nuova narrazione, di rituali, conoscenze ed evoluzioni che si incastrano tra loro schiudendo il nostro lento percorso. Ecco quindi che scavare nel nostro stesso inventario ci svela che ogni oggetto ha un nome diverso da quello immaginabile e che porta una piccola storia che va ad arricchire il nostro stesso bagaglio di conoscenze legate a quel mondo complesso da decifrare.
Oltre alla ricerca e utilizzo dell’oggetto, ci ritroveremo anche a evitare nemici, spesso abbastanza ovvi, contro cui saremo prevalentemente inoffensivi. Necrophosis: Full Consciousness non ci fornisce armi anche se proprio all’inizio ci troveremo dinanzi a uno stravagante cannone. In compenso, il gioco ci da la possibilità, in modo sempre fortemente lineare, di poter trasferire il nostro cervello in altre creature prendendone direttamente il controllo e chiedendoci di risolvere ulteriori enigmi. Tali fasi provano a variare il ritmo e personalmente, seppur brevi e semplici, le abbiamo apprezzate.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Necrophosis: Full Consciousness colpisce non per eccessiva cura al dettaglio e neanche per le animazioni, abbastanza legnosette, ma per l’impatto atmosferico e per la creatività della messa in scena. Il viaggio che andremo a vivere è praticamente impossibile da prevedere e, nei suoi orrori, tutti scenici, funziona incredibilmente bene. Sia chiaro, anche se horror, Necrophosis: Full Consciousness non fa veramente paura ma sa regalare momenti di inquietudine e di profondo spaesamento.
Che sia l’architettura fatta di corpi maciullati o bestie informi e rantolanti, il mondo di gioco si presenta con un’identità che un tutt’uno con la narrazione, un qualcosa da decifrare di continuo in modo del tutto personale. Il sonoro prova ad accompagnare tali orrori e, salvo qualche silenzio di troppo, riesce a fornire la giusta spinta inquietante e ansiogena nei momenti più opportuni. Tra versi di agonia o rumori sinistri, spicca anche un doppiaggio in inglese ben implementato e ben recitato, in grado di dare tonalità stravaganti alle altrettanto stravaganti creature.
L’interfaccia di gioco è invece abbastanza elementare e semplice ma funzionale. Si poteva forse fare qualcosina in più per personalizzarla anche sul versante estetico ma fa il suo dovere. Gradevolissima, invece, l’inaspettata presenza dei sottotitoli in lingua italiana, utilissimi per cercare di comprendere al meglio una narrazione decisamente non per tutti ma terribilmente affascinante.
