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Infliction: Extended Cut, la recensione

Il ritorno dell’orrore casalingo

Non è certo un titolo da giocare a luci spente Infliction, ma basterà questo a renderlo meritevole di acquisto? Lo scoprirai leggendo la mia recensione.

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Nonostante non abbia mai visto la luce come capitolo di Silent Hill, è innegabile che P.T. abbia lasciato un segno nel mondo videoludico.

Lo abbiamo visto ricreato in Dreams, le PlayStation 4 con la demo installata per un certo periodo sono state vendute a prezzi esorbitanti e lo stesso Hideo Kojima ha più volte dichiarato che gli piacerebbe riprendere il lavoro lasciato a metà, sviluppando un horror alla propria maniera.

Se ho citato P.T. in apertura della recensione di Infliction, è perché il famoso teaser giocabile di Kojima ha costituito decisamente la fonte di ispirazione per gli sviluppatori di questo indie.

Se sia un vantaggio o, al contrario, un demerito lo scopriremo a breve. Sicuramente i due titoli condividono la stessa atmosfera, essendo ambientati all’interno di un’abitazione.

Quando parliamo di un titolo horror, l’ambientazione deve essere sempre azzeccata dal momento che è l’elemento più importante per un buon gioco del genere.

E, a scanso di equivoci, possiamo dire che l’atmosfera è l’elemento più riuscito di Infliction.

Purtroppo però, il titolo non è esente da problemi dal momento che ha alcuni problemi difficili da ignorare.

Tornando a casa

Infliction appartiene al filone dei walking simulator, i cui eventi sono guidati dalla narrazione e contemplano anche alcuni puzzle piuttosto semplici, da risolvere esplorando la casa infestata.

La storia inizia quando il protagonista ritorna a casa per recuperare dei biglietti aerei da consegnare alla propria moglie; anche se già qualcosa non quadra, la casa è tutto sommato tranquilla.

Infliction

In men che non si dica invece ci troveremo a tornare nella stessa casa, infestata da uno spirito vendicativo che si aggira per i corridoi.

Senza svelare troppo, posso dire che la storia si rivela interessante al punto da coinvolgere il giocatore che vuole scoprire come si evolveranno gli eventi. In modo particolare dal momento in cui faremo una determinata scoperta.

Certo, di tanto in tanto qualcosa ci farà storcere il naso, ma la maggior parte degli elementi rispecchia il genere horror alla perfezione. La trama affronta alcuni temi reali, molto oscuri, che non vediamo spesso nei videogame o che non sono trattati a dovere.

Non sempre le cose funzionano, ma tutto contribuisce a creare una storia contorta. Gli elementi della trama ci vengono talvolta comunicati attraverso la radio, articoli di giornale  o diari (elementi tipici del genere) oppure tramite ricordi legati agli oggetti.

Alcuni dei diari o degli articoli sono talvolta di scarsa qualità, ma un buon doppiaggio li rende più accettabili.

Sin da subito appaiono chiare le ispirazioni del gioco, oltre al già citato P.T. ritroviamo elementi di titoli come Project Zero, Gone Home o Layers of Fear, titoli questi ultimi ricollegabili al primo.

La casa, in un primo tempo pulita e più o meno ordinata diventa improvvisamente sporca e abbandonata, così da trasmettere una sensazione di inquietudine al primo sguardo. Si tratta di un’ambiente abbastanza dettagliato, in cui potremo interagire con ogni elemento.

L’elemento più interessante nel gameplay è la macchina fotografica polaroid

Un po’ come in Project Zero, la fotocamera serve per inquadrare cose altrimenti invisibili, aggiungendo tensione alla natura già poco rilassante del gioco.

Inoltre ci aiuta ad evitare gli attacchi del fantasma, tramite il flash (Luigi’s Mansion, dice niente?). In alternativa possiamo usare un interruttore per accendere la luce, a meno che il fantasma non abbia rimosso la lampadina.

Si tratta di un altro elemento molto utile a creare una certa atmosfera, in questo caso Caustic Reality ha fatto davvero un ottimo lavoro. Vagare per i corridoi armati solo di una polaroid è davvero inquietante e il modo in cui il fantasma si muove attraverso le ombre crea una certa ansia nel giocatore.

Tuttavia alcuni primi piani e urla sono un po’ esagerati, servono solo a creare i jump scare altrimenti difficili da collocare. E’ comunque più disturbante vederla andare in giro e interagire con l’ambiente in un modo che ricorda la Samara di The Ring, cui somiglia anche visivamente.

L’ambiente intorno a noi talvolta cambia e la realtà si distorce in maniera molto simile a Layers of Fear: talvolta attraverseremo una porta, e girandoci scopriremo che non esisterà più.

In Infliction è un elemento utilizzato con maggior parsimonia, risultando quindi più efficace.

Per quanto riguarda il comparto visivo, la presentazione appare un po’ datata ma è un elemento comprensibile se pensiamo che il titolo è stato sviluppato da un solo programmatore.

Gli ambienti interni sono nettamente migliori rispetto a quelli esterni, mentre i modelli dei personaggi hanno qualche pecca. Ben riuscite nel complesso le animazioni che ci portano alla morte e all’inevitabile game over, tranne un paio che sono rivedibili.

Un altro aspetto importante è quello sonoro. Per gran parte del gioco non ci sono grossi problemi, il comparto sonoro funziona (anche con la sua assenza).

Particolarmente apprezzabile il suono dello svitamento delle lampadine, che ci trasferisce l’idea che il fantasma stesse cercando di impedirci di usare la luce contro di lei.

Lo scricchiolio delle assi del pavimento, il rumore bianco di radio e tv e il respiro affannato del protagonista sono dei tocchi apprezzati.

Tuttavia, spesso l’audio si interrompe appena usciamo da una stanza. Se non ci fossero i sottotitoli, talvolta non mi sarei accorto di un dialogo.

Chiudendo e riaprendo il gioco il bug si riesce a sistemare, ma non sempre. In concomitanza con la parte finale del gioco l’audio è completamente sparito e non c’è stato verso di ripristinarlo, nonostante svariati tentativi.

Questo purtroppo interrompe qualsiasi immedesimazione ed è un gran bel problema, da risolvere quanto prima.

Per finire il gioco bastano circa 4 ore, con pochi elementi di rigiocabilità dati principalmente da alcuni bonus e una nuova modalità che rende la IA del fantasma più aggressiva e lo fa comparire più volte. Se sei uno di quelli che ama platinare i giochi, la selezione dei capitoli ti aiuterà senza dubbio a completare i trofei mancanti.

Tra le caratteristiche bonus, la più interessante è la galleria di artwork sui personaggi. La galleria si può esplorare liberamente, come una qualsiasi stanza del gioco. Ci sono anche stanze dedicate ad alcune scene tagliate e a materiale promozionale del gioco. Un tocco molto gradito.

Atmosfera riuscita

Scelte di gameplay interessanti

Temi trattati interessanti

One man game

Comparto tecnico datato

Gravi problemi di sonoro

Ci sono 20 trofei di cui 5 segreti

Grafica
65
Sonoro
65
Longevità
70
Impatto
70
Voto
VOTA
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Nonostante alcuni problemi, principalmente all’audio, e alcuni momenti un po’ traballanti, Infliction nel complesso mi è piaciuto. Si tratta di un horror godibile, impressionante se si pensa che è il risultato degli sforzi di un singolo sviluppatore. Gli amanti del genere, nonché delle sue fonti di ispirazione, dovrebbero provarlo nonostante il costo non troppo basso (17,99€). Nella speranza che i problemi vengano risolti quanto prima con una patch.

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