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Clone Drone in the Danger Zone – La recensione

La mia analisi di Clone Drone in the Danger Zone su PlayStation 4, un indie che malgrado i limiti riesce nell’impresa di divertire e mettere alla prova chiunque lo giochi.

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Torno a tuffarmi nel panorama indipendente dopo l’ennesimo titolo targato Square Enix e lo faccio misurandomi con Clone Drone in The Danger Zone a opera del piccolo team Doborog, una modesta realtà che nell’anno in cui presentò il nome di questo progetto (2016) contava soltanto sette membri e aveva tutto da dimostrare.

Oggi però, a posteriori di un’uscita dall’accesso anticipato e sulle maggiori console in circolazione, Clone Drone in the Danger Zone ha già superato quota 300’000 utenti e io che ho avuto la chance di entrare a far parte di quel folto numero, in seguito a numerosi game over e svariate ore di gioco, sono pronto a parlartene rendendogli giustizia.

Data tuttavia la natura del titolo, incentrata sul solo gameplay alla stregua di ciò che farebbe un arcade, non aspettarti il solito paragrafo dedicato a una narrativa riuscita o meno bensì una partenza in quarta e decisa a catapultarti in mezzo all’arena. Temi di non essere pronto? La didascalia dell’immagine qui sotto può darti un’idea su quel che ti aspetta.

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Clone Drone in the Danger Zone offre diverse modi per passare il tempo, sia in compagnia sia in solitaria. A una modalità Storia utile più che altro a prendere dimestichezza con il sistema di gioco si aggiungono infatti sfide avvincenti a cui prendere parte anche in co-op e, per i più competitivi, duelli PvP all’ultimo bullone.

Fino all’ultimo voxel

Poco importa che si tratti di sfide con una qualche limitazione o di banale sopravvivenza tra un’ondata di robot e l’altra: quel che conta in Clone Drone in the Danger Zone è vincere dando spettacolo e non facendosi troppe domande riguardo a molte cose. Un esempio? Non chiederti mai cosa diavolo ti ha appena ucciso. Non importa a nessuno, te compreso, e comunque non è detto lo capiresti.

Una volta messo piede nell’arena, le uniche cose che vale la pena fare sono: selezionare un potenziamento, attingere al tuo sangue freddo e cercare di sfruttarlo al meglio in vista del prossimo round. L’imperatore dei bot invasori, dopotutto, non farà altro che sguinzagliarti contro orde di suoi seguaci e osservarti dall’alto di un trono mentre lotti per la vita.

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Con un totale di 25 upgrade che variano leggermente da una modalità all’altra – alcuni dei quali risultano impiegabili solamente dopo aver completato una sfida – l’opera di Doborog accenna a una varietà che, se esplorata maggiormente, avrebbe potuto dare vita a un’esperienza memorabile.

Entrando nel merito del combat system, inizialmente tanto basilare da potersi riassumere in un paio di attacchi (verticale e laterale) uniti a una semplice manovra evasiva, Clone Drone in the Danger Zone si mostra legnoso ma anche soccorso da alcuni elementi quali il suo buon grado di sfida, il suo essere immediato e quel pizzico di proceduralità che mantiene il tedio a media distanza.

A prescindere infatti dalla modalità di gioco e sebbene l’obiettivo sia sempre lo stesso: abbattere ogni avversario presente nell’arena, fare tuo un power-up e ripetere questi passaggi fino allo sfinimento, le variabili introdotte dal team di sviluppo sono sufficienti a intrattenere per più tempo di quanto avrei mai potuto mettere in conto.

Tra lava incandescente, trappole mortali e nemici accomunati dal fatto di poterti uccidere o menomare con un singolo colpo – cosa fattibile anche dai giocatori malgrado un paio di difetti tecnici – Clone Drone in the Danger Zone fatica a stupire ma riesce a fare una cosa altrettanto importante quando si tratta di titoli nati lontani dai fuochi dell’aspettativa: divertirti.

Tecnicamente impacciato

A frenare però il diporto e il piacere insito nel menare colpi, sensazioni elevate al massimo quando si gioca in compagnia di amici, ci pensano alcune lacune sul fronte meramente tecnico che vanno da una pulizia discutibile delle numeroso hitbox ai cali di frame rate conditi con bug sporadici.

Per fortuna tali imperfezioni non influiscono in modo eccessivo sull’esperienza di gioco confezionata dal team Doborog, ma la loro presenza rimane un fatto spiacevole tanto quanto la scarsa differenziazione che intercorre tra l’utilizzo di un’arma e l’altra. Anche in questo, Clone Drone in the Danger Zone, avrebbe potuto fare di più.

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Arco a parte, infatti, le altre armi ottenibili spendendo punti in upgrade (spada, martello e lancia) non richiedono particolari variazioni al playstyle; un dettaglio che purtroppo appiattisce un po’ troppo le sessioni di chi ha già avuto modo di conoscere il gioco.

Sorvolando sugli aspetti dimenticabili di colonna sonora ed effetti audio-visivi, relegati al ruolo di semplici riempitori di spazi vuoti, vale la pena spendere parole in merito alla scelta di una grafica in voxel (il corrispettivo tridimensionale del pixel) che si sposa alla perfezione con l’idea alla base del gioco. Affettare i nemici infierendo sui cubetti che li formano è più soddisfacente di quanto vorrei ammettere, peccato solo per le ambientazioni totalmente spoglie e povere di dettagli che stuzzichino la vista.

Ultima ma non per importanza, l’attuale stabilità dei server di rete: un problema che su console rende davvero fastidioso prender parte a quegli scontri in stile Battle Royale. Lo stesso discorso vale anche per i crash occasionali verificatisi durante i miei test della co-op, ma so che gli sviluppatori ne sono già al corrente e stanno lavorando a una soluzione.

Scheda confidenziale su Clone Drone in the Danger Zone

Gli esseri umani, ridotti allo stato di intelligenze artificiali immesse all’interno di stupidi droni, sono costretti a combattere nella temibile Danger Zone per la gioia dei bot invasori. Muori come un vero gladiatore o vivi tanto a lungo da spodestare l’imperatore.

Cosa mi piace

Cosa non mi piace

Con i suoi 46 trofei si bronzo, le sue 7 coppe argentate e il suo unico riconoscimento aureo, il Platino (0.1% atm) di Clone Drone in the Danger Zone si presenta come una preda degna di un buon cacciatore.

Tra i requisiti piú ardui richiesti per ottenerlo: superare l’intera modalità storia a difficoltà Folle e raggiungere il grado Squilibranio (32 ondate) nella modalità infinita.

Grafica

65

Impatto

70

Longevità

75

Sonoro

60

In sostanza, Clone Zone in the Danger Zone è un titolo action dalla struttura basilare e il gameplay tanto immediato da risultare quasi banale, eppure ha le carte in regola per divertire ancora e ancora così come quelle utili a far sudare chi brama la sfida.

I suoi difetti che ho elencato, ai quali si aggiunge anche la totale assenza di un bilanciamento che possa regolare la difficoltà delle sfide co-op, sono innegabili ma mai condannabili e fanno gridare al peccato piuttosto che allo scandalo.

Se non hai troppe pretese ma voglia di passare il tempo a tagliuzzare robot sempre più agguerriti, Clone Drone in the Danger Zone potrebbe fare decisamente al caso tuo. Il mio consiglio, comunque sia, è di giocarlo in compagnia o aspettare un piccolo sconto sul PlayStation Store come incentivo.

VOTO COMPLESSIVO

6.9

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