Arashi Castles of Sin

Arashi: Castles of Sin, la storia dietro il suo sviluppo

L'umiltà e la tenacia di tre sviluppatori sono alcuni degli ingredienti che hanno permesso la sua realizzazione

Arashi: Castles of Sin, titolo sviluppato da Endeavor One, è arrivato in esclusiva su PlayStation VR solo pochi giorni fa, esattamente il 10 agosto. Un gioco che alcuni hanno voluto definire un Tenchu, ma presentato con la formula della realtà virtuale.

In Arashi: Castles of Sin, indosseremo i panni di Kenshiro, un assassino shinobi di alto livello e ultimo figlio della casata Arashi. Con un arsenale di armi feudali e la lupa Haru al nostro fianco, dovremo vendicarci dei Sei Oni di Iga, dei banditi spietati che hanno terrorizzato la campagna, impadronendosi dei castelli in tutto il Giappone feudale.

Ma ad essere ancor più interessante, è la storia che si cela dietro la sua produzione. Una storia che testimonia la grande passione e il grande lavoro di un piccolo team composto da sole tre persone, per realizzare Arashi: Castles of Sin.

Arashi Castles of Sin

Arashi: Castle of Sin, un racconto di grande passione

Innanzitutto, essendo un prodotto per VR, il primo passo da compiere ha riguardato il motion capture. A detta degli sviluppatori, il loro approccio è stato “un po’ spartano”, utilizzando però strumenti all’avanguardia: una tuta inerziale per l’acquisizione completa del movimento del corpo, con tanto di guanti per i movimenti delle dita, e un’app per catturare il movimento del viso ad alta qualità.

Tutto il processo di acquisizione è però stato fatto con un semplice PC portatile da poche centinaia di euro. In pratica, avevano a portata di mano uno studio mobile in grado di riprendere a una qualità pari a quella di uno studio da centinaia di migliaia di dollari.

Arashi Castles of Sin

Importantissimo è stata la resa dei movimenti in combattimento e per realizzare ciò, i tre ragazzi di Endeavor One si sono affidati al maestro di spada Russel McCartney, detentore del record mondiale di scherma giapponese.

 “non vi limiterete a combattere contro un tipaccio armato di spada, ma avrete di fronte uno dei più grandi spadaccini mai esistito”. ha affermato il Direttore creativo Tom Doyle

Nel corso della partita ad Arashi: Castles of Sin, non impugneremo soltanto la katana, ma avremo a nostra disposizione un arsenale di dieci armi. Ognuna di esse avrà i suoi punti di forza e i suoi svantaggi, dando ai giocatori la possibilità di affrontare le situazioni nello stile che più preferisce.

Altro lavoro importante è stato fatto sul doppiaggio. Difatti il titolo è interamente in giapponese con sottotitoli, con l’intento di catapultare il giocatore all’interno di un film giapponese degli anni ’40. Quindi è stato fondamentale lavorare sulle tradizioni culturali del Giappone, ma come hanno fatto?

Arashi: Castles of Sin

Sempre in maniera del tutta spartana, hanno spedito un iPhone in Giappone, l’hanno fatto fissare su un treppiede e premere il pulsante di registrazione sul software di acquisizione mentre i doppiatori giapponesi recitavano le loro battute. Tutto ciò, grazie all’aiuto del loro 3D Art Lead, Louis Lou, e sua moglie che conoscono bene la lingua e hanno contribuito a rendere la sincronizzazione delle labbra e i sottotitoli il più possibile coerenti.

Altro tassello fondamentale è stata la realizzazione del compagno di viaggio che avremo al nostro fianco durante la nostra avventura, la lupa Haru. Per poterne “catturare lo spirito” hanno fatto una piccola gita alla riserva naturale di Predators of the Heart (se sei interessato alle foto puoi visitare la loro pagina Twitter).

In questo caso, si è trattato di un lavoro “un po’ meno fai-da-te” e si sono rivolti allo studio Beyond Capture a Vancouver, in Canada, i quali si sono coordinati con i ragazzi del team di Endeavor per una registrazione remota di quattro pastori tedeschi, ciascuno con un ruolo diverso: neutro, aggressivo, cinematografico e giocoso. Una prima volta per lo studio di sviluppo.

Vorrei lasciare a margine di questo articolo un mio pensiero personale. È veramente piacevole poter leggere storie di questo tipo, dove il lavoro e la passione trovano il loro perfetto equilibrio e conoscerle credo che ci permetterà di vedere con occhi diversi Arashi: Castles of Sin.

Il discorso naturalmente vale per tutti i giochi e sentire più spesso storie del genere gioverebbe molto a tutta la community videoludica, che troppe volte si lascia andare ad attacchi gratuiti, purtroppo nutriti dall’inconsapevolezza di tutto ciò che si cela dietro un’opera, di qualsiasi genere essa sia.

Ti ricordo che Arashi: Castles of Sin è uscito il 10 agosto 2021 in esclusiva per PlayStation VR.

Fonte

Hai già avuto modo di giocare il titolo? Oppure dopo aver conosciuto questa storia sarai curioso di provarlo? Dicci la tua nei commenti qui sotto!

Simone Strinati
0 0 voti
Voto
Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Guarda tutti i commenti
0
Cosa ne pensi? clicca qui e commenta!x
()
x
Condividi su facebook
CONDIVIDI