Devil Jam è un roguelite di sopravvivenza con forti influenze bullet-hell e elementi di ritmo, Sviluppato e pubblicato da Rogueside e rilasciato il 3 novembre 2025 su PC (con versioni console in arrivo). A una prima occhiata, il gioco presenta un concept decisamente intrigante, una sorta di fusione tra Hades e Hi-Fi Rush: infatti ci troveremo ad affrontare orde di demoni negli abissi infernali usando la musica come arma. L’obiettivo di Devil Jam è chiaro, offrire un’esperienza arcade frenetica e divertente da inserire tra sessioni di giochi più impegnativi.
Il rock è la musica del diavolo. Vero!
Dal punto di vista narrativo, Devil Jam non punta su una trama esplicita o particolarmente articolata, ma costruisce comunque un contesto tematico coerente con la sua identità. Il gioco ci mette nei panni di un musicista intrappolato negli inferi, costretto a combattere orde di demoni utilizzando la musica come arma principale. Non c’è una progressione narrativa tradizionale fatta di dialoghi o cutscene. Tutta la lore e la storia emerge piuttosto attraverso l’atmosfera, lo stile visivo e il loop di gameplay, tipico dei roguelike. Devil Jam non racconta tanto una storia quanto un’esperienza: quella di un musicista dannato che trasforma il suono in violenza per imporsi in un mondo infernale.

Devil Jam: ritmo e strategia
Una delle caratteristiche più interessanti di Devil Jam è il tentativo di integrare il ritmo all’interno del sistema di combattimento, anche se questo elemento non risulta sempre incisivo come ci si potrebbe aspettare. Gli attacchi, infatti, si attivano automaticamente seguendo una cadenza regolare, permettendo al giocatore di concentrarsi principalmente sul movimento, sul posizionamento e sulla gestione delle risorse, in pieno stile survivor-like.
Questo approccio semplifica l’azione senza renderla superficiale, soprattutto grazie alla presenza di una griglia di abilità a 12 slot che introduce una componente strategica significativa: ogni arma, buff o passiva occupa uno spazio e può interagire con gli elementi adiacenti, incentivando il giocatore a pianificare attentamente le proprie combinazioni.

Più che sul tempismo musicale, quindi, il gameplay si fonda sulla costruzione della build e sull’ottimizzazione delle sinergie. La possibilità di attivare o disattivare l’auto-aim aggiunge ulteriore flessibilità, adattandosi sia a chi preferisce un’esperienza più immediata sia a chi cerca un controllo più attivo tramite la mira manuale. Nel complesso, il gioco propone loop intensi e progressivamente più impegnativi, in cui la sopravvivenza contro orde di nemici e boss rappresenta il fulcro dell’esperienza, mentre il ritmo resta più un elemento di contorno che una vera meccanica portante.
Progressione e roguelike: metagioco e ricompense
Sul piano della progressione, Devil Jam adotta una struttura roguelite piuttosto classica ma funzionale. Ogni run contribuisce alla crescita complessiva del personaggio: pur perdendo i potenziamenti temporanei alla morte, si sbloccano progressivamente nuove abilità, opzioni e miglioramenti che rendono le partite successive più gestibili. Le quest, basate su obiettivi come sopravvivere per un certo tempo o eliminare specifici nemici, aggiungono una spinta ulteriore alla rigiocabilità e incoraggiano a sperimentare approcci diversi.

Tuttavia, la progressione non è immediata: le prime run possono risultare lente e poco incisive, richiedendo un minimo di investimento prima che il sistema inizi a esprimere il suo potenziale. Una volta superata questa fase iniziale, il gioco diventa più coinvolgente, anche se nel lungo periodo la varietà limitata di contenuti e situazioni può portare a una certa ripetitività. Nel complesso, si tratta di un sistema solido, che supporta bene il loop di gioco, pur senza introdurre elementi particolarmente innovativi rispetto agli standard del genere.
Boss, nemici e sfida: caos infernale con alti e bassi
Devil Jam costruisce la propria esperienza attorno a ondate sempre più intense di nemici e a boss che scandiscono il ritmo della run. Il flusso di gioco è quello tipico dei survivor-like: la pressione cresce progressivamente, costringendo il giocatore a migliorare il proprio posizionamento e a sfruttare al meglio le abilità a disposizione. I boss rappresentano i momenti più significativi, offrendo scontri impegnativi e visivamente distinti che mettono alla prova la capacità di gestire il caos a schermo e ottimizzare le proprie build. Superarli restituisce una buona sensazione di progresso, soprattutto nelle fasi iniziali, dove la curva di apprendimento è più marcata.
Con il passare delle run, però, emergono alcuni limiti legati alla varietà: il numero contenuto di nemici, boss e ambientazioni può rendere l’esperienza ripetitiva, soprattutto considerando la durata relativamente lunga delle partite. Nonostante questo, il sistema di combattimento resta solido e coinvolgente, riuscendo a mantenere alta la tensione durante gli scontri più affollati, pur senza raggiungere livelli particolarmente innovativi o sorprendenti.
