Sviluppato e pubblicato da Rogueside, Devil Jam è un action game in 2D top-down identificabile come roguelike che ci mette nei panni di una rockstar pronta ad affrontare orde di nemici tutti rigorosamente a tema musicale e infernale. Il tutto, strizzando l’occhio, neanche troppo velatamente, all’estetica e ad alcune meccaniche di Hades. Noi siamo andati a sfidare la Morte fiancheggiate dal Diavolo su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione. Pronto a sconfiggere ondare di creature stravaganti a suon di musica?
Devil Jam e di come il Diavolo si è dato alla musica
Il canovaccio narrativo di Devil Jam non spicca per originalità e creatività, non è la prima volta che un artista decide di vendere l’anima al Diavolo per avere successo e quindi i primi minuti rivelatori del titolo firmato Rogueside sono abbastanza prevedibili, quasi scolastici nella loro messa in scena. Noi impersoniamo, almeno nelle prime fasi di gioco, uno dei tre membri di un gruppo di rockstar vagamente affermate, per l’esattezza il chitarrista. Si tratta di un ragazzo abbastanza anonimo nella resa grafica e che non riesce a spiccare neanche caratterialmente.
Sì, ci sono battute abbastanza interessanti ma nulla di realmente originale. Migliore, invece, la raffigurazione del Diavolo, che fa un po’ il verso ad Ade di Hades. Anche in questo caso, infatti, il diavolo troneggia su tutto e tutti, soprattutto su di noi, con cui ha un patto letale e indissolubile. Quando eravamo in vita, infatti, abbiamo ceduto l’anima a lui pur di ottenere fama e successo nel mondo delle rockstar. Ebbene, nonostante ciò, qualcosa è andato storto: siamo morti prima del prevista.

Chi è la colpevole? La Morte, ovviamente. Ed è proprio contro la stessa Morte che dovremo dirigerci, guidati dal Diavolo stesso che non accetta di aver fatto un investimento e di averne goduto così poco. Quindi, in breve, noi sconfiggiamo la Morte e il Diavolo, in cambio, ci riporterà in vita per un altro po’ di tempo, godendo della nostra musica nata dal suo “dono”. Purtroppo, a un incipit abbastanza telefonato non segue uno sviluppo più coraggioso ma, anzi, si va a perdere un po’ per strada, sfumando e diventando quasi un mero pretesto per giustificare le nostre diverse incursioni contro creature di ogni tipologia.
A cercare di dare una spruzzata di lore in più, ci pensano i Sette Vizi Capitali, qui impersonificati in chiave rockeggiante con tanto di riferimenti culturali abbastanza ovvi e prevedibili. Niente di estremamente caratterizzante, ahinoi, si tratta di frasi più o meno ripetute che accompagnano i loro doni casuali che potremo ricevere durante i vari level up. Eppure tutto ciò, prova con una certa fatica, a dar forma a un mini mondo vagamente coeso e che vorrebbe trovare la sua centralità nel mondo della musica. Ma, purtroppo, è proprio la “musica” che manca e no, non basta qualche riferimento estetico, seppur gradevole.

Come tanti altri
Devil Jam è un action game in 2D con elementi roguelike, una struttura top-down e un sistema di combattimento automatico. Parliamo di uno di quei titoli, ormai sempre più numerosi, che ci vedono impegnati in un’arena infinita con orde continue di nemici e con interazioni ludiche abbastanza limitate. Oltre a muovere il nostro eroe, a indirizzare manualmente i colpi standard (ma si possono anche automatizzare) e a effettuare fugaci schivate “salva-vita” a ricarica automatica, non faremo molto altro sul campo.
L’altra attività richiesta durante le nostre spedizioni, infatti, sarà unicamente quella di gestire i level up. Sconfiggendo i nemici e raccogliendo le anime su schermo, il nostro “eroe rockettaro” salirà di livello e potrà così ottenere uno di tre bonus di vario genere proposti dai Vizi Capitali. Si tratta di bonus passivi o abilità extra legate ai Vizi stessi. La varietà di tipologia è abbastanza standard e in parte ritraducono quanto già visto in Hades anche con i relativi effetti di stato alterati.

La differenza è che qui non basta scegliere quale abilità equipaggiare ma dovrai anche posizionarla manualmente in una piccola griglia, sempre visibile in basso sullo schermo, che oltre a indicare il “tempo” d’esecuzione permette anche strategicamente di creare combo tra le abilità. Alcune di queste, infatti, possono influenzare in vario modo altri spazi della griglia dando così modo di creare strategie differenti e varie. Purtroppo, tale varietà è comunque discretamente contenuta e limitata.
Così come è limitato il gioco stesso che non riesce a garantire una buona varietà a lungo termine. Nonostante una buona diversità di minion e una degna differenziazione dei singoli boss, con tanto di inevitabile boss finale, il gioco presta il fianco a un’inevitabile ripetitività generale oltre a una scarsa identità ludica. Non c’è nulla di realmente originale o che possa lasciare un segno tangibile nell’oceano di congeneri, alcuni decisamente molto agguerriti.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Devil Jam non è male. Il character design è quello che spicca fra tutti ma è palese l’ispirazione al già citato Hades. Le caratteristiche di alcuni personaggi, lo stile visivo e anche dell’hub stesso, richiamano al mondo di Zagreus anche se qui si cerca di tradurre tutto in chiave “musicale”. E tale sorta di reskin funziona in parte, grazie comunque ad animazioni semplici ma convincenti e a una discreta varietà di nemici.
Il sonoro non spicca come ci aspettavamo. Parlando di musica ci saremo aspettati una maggiore varietà e originalità. Invece, le tracce sono abbastanza poche e limitate, oltre che cicliche e leggermente ripetitive. Nulla di realmente fastidioso ma neanche memorabile. Da segnalare, invece, la graditissima presenza dei sottotitoli in lingua italiana. Infine, il titolo si difende bene in entrambe le modalità dell’ibrida Nintendo anche se abbiamo notato qualche “scatto” nelle fasi più concitate, soprattutto in modalità portabile.
