Videogiochi

Videogiochi: si parla ancora di intrattenimento per bambini?

Quante volte ti è capitato di raccontare della tua passione a qualcuno che ti ha subito etichettato come immaturo? Vediamo insieme se veramente il videogioco è un sistema di intrattenimento per giovanissimi

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Breakneck City è un picchiaduro old school, in grafica low pixel, che non ha troppe pretese, ma neanche troppa convinzione d’emergere: il risultato è un titolo grezzo, embrionale, che seppur divertente mantiene delle imperfezioni troppo evidenti

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Videogiochi, un medium enorme, che al giorno d’oggi accorpa anche altri settori dell’intrattenimento in modo splendido. Eppure capita molto spesso di trovare persone ancora del tutto aliene a questo mondo; ci metterei la mano sul fuoco che almeno una volta ti è capitato di sentirti dire “i videogiochi sono per bambini“.

Parliamo un po’ di questo, certamente non tutti possono essere istruiti come noi e sapere quante sfaccettature esistono nel mondo videoludico, perciò è facile snobbare chi ci etichetta come immaturi con un banale “tu cosa ne sai?“. Proviamo quindi ad analizzare meglio la situazione e a creare degli spunti di discussione potenzialmente utili in queste situazioni.

Il videogioco come forma d’arte

videogiochi e passione

L’arte, in ogni sua forma, non ha di per sé età, ci sono nel mercato videoludico un’innumerevole quantità di giochi votati alla “narrazione artistica“, che quindi puntano su composizioni musicali originali e/o video, capaci di emozionare e suscitare sensazioni uniche.

Come guardare un bel dipinto o una maestosa scultura, anche vivere il videogioco può dare vita a momenti di speculazione e analisi adulte, anzi, se vogliamo dirla tutta, il videogioco forse offre uno spettro di comprensione più ampio. Per capirci meglio, se un infante dovesse analizzare un dipinto e dire ciò che ne pensa, farebbe forse più difficoltà rispetto a quanto accadrebbe con un videogioco.

Si potrebbe dire quindi che non solo il medium non offre intrattenimento solo per bambini, ma che anche quando si pone questo obiettivo lo fa in modo più quadrato, rispetto a molti altri medium.

Dati statistici alla mano

Stando ad alcune statistiche svolte l’ultimo anno, l’età media dei videogiocatori è di circa 35 anni, indi per cui l’idea che si tratti di prodotti “per bambini” già di per se non dovrebbe sussistere. Sono infatti molti i casi in cui un videogioco, magari inizialmente pensato per il pubblico più giovane, viene maggiormente apprezzato dai più grandi.

Questi possono dare all’individuo quel sapore di giovinezza, quel ricordo di infanzia utile a distendere i nervi e a staccare la spina dalle responsabilità dell’età adulta; tutt’altro che immaturi, bensì persone in grado di godere delle piccole cose della vita, senza dimenticarsi di fare la cosa più importante, “divertirsi“.

Un caso reso noto recentemente su Twitter aggiunge valore alla nostra argomentazione. Yang Binglin, uomo di ben 86 anni, afferma di trarre enorme vantaggio dal medium videoludico, citando le sue parole dice:

“Non sono un giocatore professionista, sono solo un fan. E continuo a fare ciò che mi piace. Seguo questa routine quotidiana da più di 20 anni. Gioco ai videogiochi ogni pomeriggio”

Considerando anche l’aspetto psicologico del tema, videogiocare aiuta il cervello a rimanere giovane, aumenta le capacità di svolgere mansioni in multitasking e migliora le capacità di “problem solving” (doti dell’individuo nel risolvere problemi di piccola o grande entità, che gli si parano davanti quotidianamente).

Non è l’unico caso di videogiocatore anziano, difatti esistono vere e proprie community di fan pronte a supportare questa tipologia di videogiocatori, quasi a volerne preservare l’integrità.

Se vuoi approfondire il lato psicologico dell’argomento, puoi trovare qui un’interessante intervista fatta dalla nostra redazione molto esaustiva sul giovamento cerebrale dato dall’utilizzo dei videogiochi.

Riassumendo le nozioni più rilevanti per il nostro discorso, è interessante sapere che le ore passate a videogiocare migliorano l’attività cerebrale giorno dopo giorno. Il tutto nasce da un fattore abitudinario, come andare in palestra o studiare una lingua straniera, poco per volta le nostre capacità aumentano; questo accade anche videogiocando, poco per volta il nostro cervello diventa più performante.

Non è solo il cervello a giovare di questo tocca sana, ma anche la vista, che risulta più acuta nei videogiocatori abitudinari rispetto ai non videogiocatori.

Ad ogni modo è bene sottolineare che il videogioco non è un medicinale in grado di curare ogni male, perciò non bisogna cadere nell’abuso e saper gestire al meglio le proprie ore di svago. Un uso eccessivo e non controllato può portare a risultati opposti a quelli appena elencati.

Il PEGI

pregiudizi videogiochi arte

Ad avvalorare la nostra tesi c’è il PEGI (Pan European Game Information), un sistema atto a classificare i videogiochi, per poter indirizzare l’acquirente e fargli prendere la decisione più consona. Il PEGI valuta un titolo da 3+ a 18+, seguendo vari criteri come:

  • Violenza
  • Uso di sostanze stupefacenti
  • Scene spaventose
  • Scene di nudo/ scene di sesso
  • Gioco d’azzardo
  • Discriminazione

In base alla presenza o meno dei precedenti criteri viene valutato se un gioco può o meno essere adatto ad un minore. Tutt’altro che “roba per bambini”, infatti in molti casi è necessaria la presenza dei termini sopra citati per esprimere al meglio il contenuto che un titolo vuole proporre al videogiocatore.

Ad esempio in una rappresentazione realistica della prima guerra mondiale, è decisivo che sia presente la giusta dose di violenza e discriminazione che ha effettivamente caratterizzato quel periodo storico.

Si parla spesso anche di violenza gratuita, ma è un termine che vedo utilizzato solo riguardo i videogiochi, cosa assurda dato che moltissime rappresentazioni cinematografiche fanno la stessa medesima cosa (con tutto il diritto di farlo). “Due pesi e due misure”? Credo proprio sia così.

Ad ognuno la propria scelta

Non stiamo cercando di convincere nessuno, ognuno è libero di pensare ciò che vuole, ma è comunque utile avere una visione più ampia di ciò di cui si vuole parlare e, magari, un articolo come questo può tornarti utile per esprimere la tua passione per il videogioco ad amici o familiari, che ancora non la comprendono a pieno.

Io stesso ho avuto un’esperienza simile con nientemeno che mio padre, inizialmente molto distaccato dall’ambiente. Ad oggi non è certamente un appassionato del medium come me e te, ma conosce molte informazioni in più che lo hanno fatto crescere anche da questo punto di vista e, lasciamelo dire, non c’è cosa più bella di un padre che impara qualcosa dal proprio figlio.

In conclusione

I videogiochi oggi offrono una varietà enorme di contenuti, anche se noi appassionati spesso non ce ne rendiamo conto perché estremamente saturi (fruendone quotidianamente); le opzioni sono moltissime ed è davvero inverosimile che non ci sia qualcosa di adatto ad ognuno di noi.

Tentare non nuoce, perciò la prossima volta che ti capiterà di sentirti dire “ma è roba per bambini“, prova ad argomentare meglio le tue opinioni, magari facendo leggere anche questo mio articolo se può sembrarti utile.

In fondo la community è sempre pronta ad accogliere nuovi appassionati e noi lo sappiamo bene. Resta sintonizzato per altre chiacchere sul nostro medium preferito!

Ti lascio un video che esprime al meglio le emozioni che sono in grado di creare i videogiochi, ma che contiene spoiler su alcuni dei migliori titoli presenti sul mercato, perciò attenzione mi raccomando!

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