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Titan Quest: un gioco di ruolo epico

La mia personale dedica a Titan Quest, uno dei titoli che hanno contribuito a rendermi il giocatore che sono oggi, tanto appassionato di giochi di ruolo quanto affascinato dalla mitologia

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Quella che sto per raccontarti è la storia di come, un ragazzino di appena dodici anni, già da tempo appassionato di videogiochi, scoprì il fantastico mondo dei giochi di ruolo. Era l’ormai lontano 2006 quando il sottoscritto, per qualche motivo certamente poco rilevante ai fini del racconto, si ritrovò fra le mani una copia di Titan Quest per PC.

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Incuriosito dalla copertina, sulla quale svettava un guerriero in posa plastica intento a combattere una terribile Idra, decisi di provare il gioco pur non avendo assolutamente idea di cosa aspettarmi. Da quel momento, la mia passione videoludica non sarebbe mai più stata la stessa.

Inutile dire che, quattordici anni fa, il macrogenere dei GDR vantava già una certa maturità in ambito videoludico, ti basti pensare a capolavori intramontabili quali i primi Baldur’s Gate, Planescape: Torment o persino Diablo, capostipite del celebre franchise Blizzard e titolo a cui lo stesso Titan Quest (così come moltissimi altri videogiochi) si ispirò ampiamente.

Parliamo quindi di un gioco fortemente action e in salsa hack and slash, rimasto legato ad alcuni dei più classici stilemi del genere come ad esempio la visuale dall’alto. Un vero e proprio clone di Diablo insomma, uscito però in un periodo in cui la maggior parte delle software house stava cercando da tempo di approcciarsi al 3D.

Se gli appassionati ricordano dunque il 2006 come l’anno di Gothic III, Dark Messiah of Might and Magic e The Elder Scrolls IV: Oblivion, tre titoli che recuperai solamente negli anni a venire, la mia mente non può che ricollegarlo proprio a Titan Quest e al modo in cui, nonostante i suoi difetti, riuscì a introdurmi perfettamente a quello che sarebbe divenuto il mio genere preferito in assoluto.

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Io, che fino al giorno prima apprezzavo i videogiochi in quanto semplicemente divertenti, rimasi folgorato da un tipo di esperienza mai incontrata prima, dimostratasi capace di rapirmi fin dal primo istante come mai avrei creduto fosse possibile.

Oggi, dopo averlo ripreso in mano di recente, mosso forse da un genuino senso di affetto nei suoi confronti, ho deciso di dedicargli questo mio speciale. Bada bene però: quel che segue non sarà né una disamina approfondita su ogni aspetto del gioco, né tanto meno una presentazione oggettiva dello stesso. Questa, è la mia breve ma sentita lettera d’amore a Titan Quest.

La mitologia come fonte di massima ispirazione

Com’è ovvio che sia, esistono una marea di videogiochi basati su miti e leggende di epoche passate. Queste storie antiche rappresentano infatti un bacino pressoché inestinguibile di spunti interessanti e, di conseguenza, non attingervi di tanto in tanto sarebbe semplicemente da pazzi.

Impossibile non pensare a titoli come i più recenti Assassin’s Creed o i vari God of War, ad esempio, interamente costruiti sulla mitologia e pregni di riferimenti a essa. Eppure, nonostante questi pezzi da novanta si siano già ampiamente occupati di certi temi, Titan Quest rimane tuttora uno dei videogiochi più ricchi in tal senso.

Stiamo parlando infatti di un vero e proprio calderone in cui, gli sviluppatori, vollero versare un’enorme quantità di allusioni, cenni, rimandi e reminiscenze alla mitologia in generale, senza quindi limitarsi a una sola cultura di riferimento, come viene ancora fatto nella maggior parte dei casi.

Titan Quest ci mette nei panni del più grande eroe di sempre, il perfetto protagonista di qualsiasi epopea mai narrata, e lo fa un attimo prima che egli lo diventi. Siamo noi giocatori a vivere quelle avventure, a sconfiggere quei mostri di cui abbiamo letto o sentito parlare, a visitare quei luoghi dal fascino immortale.

Faccia a faccia con il grande generale Leonida, a cospetto del celebre Oracolo di Delfi, dalle pendici del Parnaso fino alle porte di Atene; a ogni nostro piè sospinto, l’impresa ad attenderci si fa più maestosa. L’antica minaccia primordiale dei Telchini, precedente agli esseri umani e persino alle divinità da loro idolatrate, ha fatto ritorno dall’era dei Titani e sta a noi doverla affrontare.

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Fonti discordanti a parte, i Telchini vengono spesso descritti come i primi abitanti di Rodi. Figli dei Titani e dotati di fantastici poteri e abilità innate, essi vennero scelti per educare alcune giovani divinità tra cui Zeus e Poseidone. Stando a quanto si dice, queste loro capacità resero gli umani terribilmente invidiosi e forse anche per questo motivo, gli dèi decisero infine di ribellarsi a loro e distruggerli.

Insomma, Titan Quest è tutto questo e molto altro ancora. Dai campi coltivati della Grecia fino alla vetta del monte Olimpo, passando per l’antico Egitto e percorrendo persino la Grande Muraglia Cinese. Ogni nuovo passo all’interno del gioco ci porta a conoscere culture diverse e, di conseguenza, miti e leggende provenienti da ogni parte del mondo.

Perché giocare Titan Quest?

Non stiamo parlando di uno dei migliori nel suo genere, né tanto meno di un titolo capace di brillare grazie a meccaniche originali o trovate rivoluzionarie. Titan Quest è sempre stato e rimane ancora oggi un action GDR legato a un loot system randomico, incentrato sul combattimento e migliorabile in diversi aspetti.

Confrontato con i suoi simili, c’è chi lo troverebbe troppo lineare, piatto o persino semplicistico e forse, se prima di lui avessi conosciuto altri giochi di ruolo, il mio stesso parere sarebbe diverso. Ma cos’è allora a rendere Titan Quest un titolo valido e ancora oggi meritevole di attenzioni? È presto detto.

Come avrai già intuito, nel caso in cui non fossi appassionato/a di mitologia come me, uno degli aspetti più interessanti del gioco verrebbe inevitabilmente meno. Tuttavia, la semplicità a cui ho già fatto riferimento, che per alcuni è senza dubbio indice di scarsa profondità e dunque un difetto, potrebbe anche essere vista in un altro modo.

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Semplicità che talvolta cede il passo a una notevole cura per i dettagli. Prendiamo ad esempio il combattimento contro le Gorgoni: Steno, Euriale e Medusa. Secondo la mitologia, solamente l’ultima di queste era mortale e di conseguenza, durante lo scontro, dovrà necessariamente essere lei la prima a cadere. Concentrarsi sulle altre, infatti, renderebbe la battaglia quasi ingestibile.

Se è vero che molti additerebbero Titan Quest come la brutta copia di qualcosa, è altrettanto certo che esso risulta facilmente abbordabile dai neofiti e, come lo è stato nel mio caso, semplicemente perfetto per far avvicinare nuovi giocatori a uno dei generi più complessi in circolazione.

Il gioco offre mappe perlopiù lineari, ma premia ugualmente l’esplorazione; vanta un sistema di sviluppo semplice e intuitivo, capace però di dare grandi soddisfazioni. Insomma, quel che in Titan Quest può legittimamente essere visto come un difetto, nasconde talvolta una possibile qualità.

Infine, e concludo, permettimi di dare a Cesare quel che è suo di diritto, parlandoti del monte ore che Titan Quest riesce a garantire. Nella sua riedizione attualmente disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC, il gioco offre infatti un’invidiabile mole di contenuti, ulteriormente espandibile grazie ai DLC Titan Quest: Ragnarök e Titan Quest: Atlantis.

Io, che al momento sto giocando proprio quest’ultimo per gentile concessione di THQ Nordic, credo di aver ampiamente superato le 50 ore di gioco senza essere nemmeno vicino alla sua conclusione. Oltretutto, dopo aver portato a termine l’avventura principale potrei persino lanciarmi in un new game + ancora più ostico, grazie alle nuove difficoltà sbloccate.

Ora però, con il tuo permesso, toglierei il disturbo. Ho un’antica civiltà sommersa da esplorare!

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