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The Signifier – La recensione

Un opera tra psicologia e fantascienza, un film da non perdere, un gioco da non giocare

Un opera thriller fantascientifica che unisce psicologia e intelligenza artificiale. Vesti i panni del Dottor Frederick Russell e scopre il mistero che avvolge la morte della giovane Johanna Kast.

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Il 29 settembre noi di iCrewPlay pubblicammo una piccola anteprima di The Signifier, titolo che, nonostante la sua interessante trama, non ha soddisfatto la redazione dal punto di vista tecnico e dal punto vista grafico. Oggi andremo ad analizzare più approfonditamente questo thriller dai toni fantascientifici in modo da identificare e sottolineare le criticità di The Signifier, un gioco che sulla carta merita di essere giocato ma nel concreto pecca di enormi problemi.

The Signifier è una avventura grafica tech-noir, sviluppata da Playmestudio e pubblicata da Raw Fury. Per quanto riguarda la casa di sviluppo questa è la prima opera creata dalla software house e non a caso il gioco è permeato da questa inesperienza.

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The Signifier tenta di trasportarci all’interno di un futuro prossimo, in cui la tecnologia ha compiuto passi da gigante per quanto riguarda lo studio psicoanalitico, grazie all’implementazione di determinate tecnologie come l’intelligenza artificiale.

In The Signifier vivremo un esperienza che cerca di abbracciare quel filone narrativo portato avanti dalla serie Black Mirror, nota appunto per i suoi temi cupi in cui la tecnologia soverchia completamente il mondo, portando in superficie quei comportamenti deviati che lo stesso sviluppo tecnologico ha creato.

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Tuttavia il modo in cui The Signifier tratta questi temi è molto più sottile rispetto alla sopra citata serie. Il nostro sarà un viaggio attraverso l’onirico, attraverso il subconscio e l’inconscio della vittima, alla ricerca dei tasselli mancanti. Ma di quale puzzle?

Un viaggio attraverso i ricordi

Nei panni del Dottor Frederick Russell, il giocatore vivrà la vita di un esperto in psicologia e intelligenza artificiale, creatore del Dreamwalker, un macchinario rivoluzionario in grado di esplorare i ricordi e i sogni delle persone.

Le sue ricerche pionieristiche saranno il trampolino di lancio della nostra avventura, infatti, le forze dell’ordine ingaggeranno il Dr. Russell al fine di scoprire cosa si cela dietro la morte della giovane Johanna Kast, vicepresidentessa dell’azienda più avanguardista nel settore tecnologico.

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Tramite il Dreamwalker, soprannominato dal protagonista EVE, esploreremo i reami dell’inconscio e del subconscio della mente della povera Johanna Kast, trovata morta all’interno del suo appartamento.

Scavando in profondità scopriremo il passato della giovane vicepresidente e di come la sua vita sia stata piena di disavventure. I temi trattati all’interno dell’avventura toccheranno tantissime sfaccettature della mente umana, infatti andando avanti con l’avventura il Dr. Russell delineerà precise malattie mentali causate probabilmente da un infanzia difficile, particolari gusti sessuali o una relazione piuttosto travagliata.

L’analisi psicologica presentata all’interno dell’opera ci permetterà di creare un quadro completo di chi era Johanna, mentre i vari ricordi che vivremo ci permetteranno di immergerci molto di più nella mente della vittima rispetto che nella mente dello psicologo.

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La trama dopo la prima ora di gioco si dipana, portando alla luce verità molto più complesse ed articolate, verità che non saranno composte da risposte, bensì da domande che dovremo risolvere, essenziali al fine di capire se la morte di Johanna sia stato un suicidio o un omicidio e, in tal caso, scovare il pericoloso assassino.

La storia mostrerà altri personaggi come la presidente della multinazionale o la figlia del Dr. Russell con le quali interagiremo direttamente o tramite il nostro smartphone, essenziale durante le fasi di esplorazione del mondo reale.

La storia si concluderà con un ultimo ricordo, il più importante, che ci aprirà la strada verso i possibili finali della storia. Nonostante quest’ultimi siano stati abbastanza soddisfacenti, secondo me era proprio qui che Playmestudio avrebbe potuto premere di più l’acceleratore, regalandoci così un finale degno di film come Memento.

Toccare il ricordo

Passiamo invece alla parte pratica del gioco, al gameplay. Purtroppo per quanto riguarda il livello di intrattenimento, The Signifier tocca veramente il fondo. Analizzando il gameplay in modo molto semplice, potremmo suddividerlo in due macro tipologie. La prima è il mondo reale mentre la seconda è il Dreamwalker.

Quando non siamo all’interno del Dreamwalker il nostro principale compito sarà quello di esplorare alcuni hot point all’interno della mappa, come l’azienda dove lavorava la vittima o la casa dell’ex marito. Tutti questi luoghi esalteranno quella che è la trama del gioco. Il gameplay in questi casi si limita ad una banale scelta tra opzioni multiple di dialogo con le quali potremmo interagire con i pochi NPC presenti all’interno del gioco.

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Ovviamente questa non è la parte clou del gameplay perché il grosso del nostro lavoro lo faremo all’interno del Dreamwalker, con il quale esploreremo i ricordi della giovane vittima. Una volta entrati all’interno del Dreamwalker ci ritroveremo come immersi in un mondo distorto. Da qui in poi ogni ricordo sarà farcito di puzzle da risolvere per poter sbloccare tutti gli indizi essenziali alla risoluzione del caso.

Come detto all’inizio della recensione, sulla carta potrebbe sembrare tutto normale o addirittura interessante, in realtà non è così. I puzzle presenti all’interno di The Signifier saranno per lo più incomprensibili e frustranti e il modo in cui noi andremo ad interagire all’interno dei suddetti ricordi è molto confusionario, ma nonostante questo cercherò di andare con ordine.

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All’interno di ogni ricordo dovremmo cercare degli indizi contrassegnati con una icona a forma di occhio. Una volta trovati tutti gli indizi per passare alla fase successiva è necessario ricomporre il ricordo della vittima. Proprio perché astratti, sogni e ricordi tendono ad essere molto confusionari nella mente dell’uomo quindi per riprodurre questo stato di confusione, Playmestudio ha deciso di rendere tutto un vero e proprio inferno di pixel. L’unica cosa che il giocatore potrà fare al di fuori di cercare indizi, è utilizzare dei Raw Data, particolari frammenti di ricordo danneggiati a cui dovremmo trovare il giusto posizionamento.

Non essendoci suggerimenti o veri e propri indizi su come utilizzare questi Raw Data, la maggior parte delle volte ci siamo ritrovati e premere il tasto E su tutta la mappa nel tentativo di capire dove vada posizionato questo unico tassello.

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L’enorme confusione data dalla scelta artistica della software house e l’assenza di una vera e propria meccanica di gameplay, ha causato non poca frustrazione, spostando la mia attenzione dall’ottima trama al pessimo comparto di gioco.

Come si disegna un ricordo?

Dal punto di vista del comparto grafico c’è molto di cui parlare. The Signifier tenta tramite la narrazione visiva di guidarci all’interno di questo futuro prossimo in cui la mente umana può essere analizzata ed esplorata, a patto che quest’ultima venga prima immagazzinata all’interno di un HDD.

Essendo il Dr. Russell, l’unico ad avere questo speciale macchinario, il giocatore vive quest’avventura servendosi dell’esperienza del protagonista ma a livello visivo anche lo stesso Russell si ritroverà molte volte interdetto di fronte alle meraviglie e alle illusioni prodotte dalla mente della povera Johanna.

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Dal punto di vista grafico il titolo non è niente di particolare. I poligoni sono definiti ma poco dettagliati e per la maggior parte del tempo avremmo a che fare con sezioni di mappe distrutte o confuse, scelte artistiche palesi che tentano di riprodurre quel caos strisciante che è la mente umana.

La maggior parte delle figure che incontreremo non saranno altro che residui parziali dei ricordi di Johanna quindi molte volte avremmo a che fare con persone non visibili in volto o oggetti distorti. Dal punto di vista del flavour, il titolo regala parecchie emozioni come paura, confusione e disorientamento, tutte ottime caratteristiche per un titolo thriller.

Il reparto di level design di Playmestudio è riuscito a dare carattere a questo titolo che purtroppo, viene totalmente messo in secondo piano dal pessimo gameplay che per lo più porta alla frustrazione.

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Unica pecca vera e propria all’interno di questo paragrafo è l’animazione. L’inesperienza della casa di sviluppo è evidente. L’animazione e quasi del tutto assente e in quei pochissimi casi in cui è presente è del tutto insufficiente. In quelle sezioni dove incontreremo degli NPC questi si muoveranno in modo ridicolo all’interno delle aree di gioco, scivolando letteralmente sul pavimento.

La fine del sogno

The Signifier è un opera videoludico dal level design e dal reparto artistico davvero interessante. La trama riesce ad immergere a pieno il giocatore all’interno di questo thriller tech-noir ricco di colpi di scena e con finali multipli degni di un film di Nolan.

Tuttavia il gameplay non fornisce al giocatore i mezzi per affrontare l’avventura al meglio. Confusione, frustrazione saranno i sentimenti comuni che vivrai se deciderai di acquistare questa stupenda avventura grafica che dal mio modesto parere, avrebbe reso sicuramente di più come film che come videogioco.

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Tirando le somme non consiglierei l’acquisto di questo titolo a meno che tu non voglia vivere sulla pelle le varie opzioni di dialogo presenti all’interno del gioco.

Per il resto The Signifier resta un titolo da trascurare se quello che cerchi è intrattenimento di tipo videoludico.

Una trama accattivante

Un notevole comparto artistico

Ambientazione suggestiva

Comparto grafico poco curato

Serio problema di game design

Assenza di un vero e proprio tutorial

Gameplay poco chiaro

Pessimo comparto di animazioni

I trofei presenti all’interno di The Signifier sono molto semplici. Ti basterà sviscerare al cento per cento i vari ricordi e terminare più volte i titolo, così da giocare tutti i possibili finali e le varie opzioni di dialogo. Esattamente come il gioco stesso, i trofei non sono estremamente complessi quindi per i platinatori esperti sarà una passeggiata.

Grafica
60
Sonoro
35
Longevità
25
Impatto
60
Voto
VOTA
0

The Signifier è un titolo indie che cerca di suggestionare e sconvolgere il giocatore tramite un gameplay insolito ed un’ambientazione alla Black Mirror. Nonostante alcune sezioni del titolo siano estremamente convincenti e l’impegno artistico caratterizzi l’intera opera, The Signifier pecca di una totale assenza di comunicazione dal punto di vista del gameplay. Verrai lasciato allo sbando, ignaro di quale sia realmente il gameplay di questo titolo. Purtroppo, questo singolo difetto è stato in grado di rendere l’esperienza frustrante e a lungo andare ha distolto la nostra attenzione dal vivere appieno questa esperienza.

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Commenti

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Miei

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    Tiziano Attivissimo
    · cazzarino lvl 2
    15 Ottobre 2020 alle 16:47

    Pare che sia il destino di un po’ tutti i giochi basati sulla psicologia/psicoterapia… fanno sempre cagare.

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