- recensione

Stingbot Games rilascia ufficialmente il suo titolo platform a scorrimento dalle tinte "magiche" e dalla duplice natura, stiamo parlando di The Forbidden Arts

La cover di The Forbidden Arts
La cover di The Forbidden Arts

The Forbidden Arts è un’avventura platform 2D che si concentra sulla scoperta e l’esplorazione, con un design piacevole alla vista e un comparto sonoro di buona qualità. Ma non è tutto oro quello che luccica…

The Forbidden Arts è un’avventura platform 2D che si concentra sulla scoperta e l’esplorazione, con un design piacevole alla vista e un comparto sonoro di buona qualità. Ma non è tutto oro quello che luccica…

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La cover di The Forbidden Arts

Con il caldo estivo una bella ventata di aria fresca fa sempre piacere e questo vale anche per il mercato videoludico, che vede ascendere al “paradiso degli indie” proprio l’ultima console firmata da Nintendo: stiamo parlando di Switch. Grazie alla sua versatilità e alla “naturale” predisposizione per ogni tipologia di titolo, dal più complesso e articolato (per esempio Dark Souls Remastered) al più semplice da eseguire (per esempio Super Smash Bros), la console ibrida di Nintendo è diventata terreno fertile per quella parte di mercato che guarda al futuro e alle nuove idee, ricco di sorprese incredibili ma anche di titoli talmente fatti male da essere considerati innominabili: i titoli indie.
Da questa selvaggia giungla di titoli videoludici salta fuori l’ultima fatica firmata da Stingbot Games, un gioco platform 2D a scorrimento (…in un certo senso anche 3D, ma capirete cosa voglio dire soltanto continuando a leggere la recensione) molto intrigante, che cerca di offrire al giocatore un’esperienza intensa e allo stesso tempo molto divertente: The Forbidden Arts. Quest’ultimo arriva ufficialmente sul mercato dopo essere stato rilasciato in early access sulla piattaforma di Steam il 7 febbraio 2018. Oggi vi parlerò della versione in arrivo su Nintendo Switch.

“Il negromante sta per tornare…preparati!”

Il gameplay di The Forbidden Arts

The Forbidden Arts presenta una trama molto semplice e allo stesso tempo così affascinante da spingere il giocatore ad arrivare fino alla fine della storia, per poter trovare una risposta alla classica domanda:“Chissà come va a finire?”
Il titolo sviluppato da Stingbot Games mette il giocatore nei panni del giovane Phoenix, un esploratore che vuole percorrere la dura strada della piromanzia, cioè riuscire a padroneggiare l’arte del controllo sul fuoco. Il suo viaggio partirà da un piccolo villaggio, dove il druido Elia gli indicherà la strada da percorrere, mettendolo in guardia sul ritorno del malvagio negromante pronto a vendicarsi sul mondo intero con tutta la sua furia. Durante il suo lungo viaggio, Phoenix si troverà a visitare ed esplorare diversi regni dalle caratteristiche uniche, ad affrontare misteriosi maestri capaci di dominare gli altri elementi e a trovare particolari oggetti ed equipaggiamenti.

Un titolo dalla “duplice natura”…

Il gameplay di The Forbidden Arts

Oltre a una trama semplice e abbastanza interessante, The Forbidden Arts si presenta al giocatore con un gameplay molto variegato e dalla duplice natura: il titolo, infatti, separa nettamente le fasi dedicate all’esplorazione da quelle relative al platform vero e proprio, tra combattimenti e puzzle ambientali. Questa divisione definitiva è ancora più evidente se consideriamo che per le fasi di esplorazione, dedicate alla ricerca dei pezzi d’oro, necessari per sbloccare le “torri della sfida” (dove è possibile vincere equipaggiamenti o altri bonus), viene utilizzata una visuale 3D. Qui  è l’ambiente di gioco che  fungerà da zona per la selezione del livello (un po’ come accade in titoli del calibro di Crash Bandicoot e Spyro). In questa “zona di warp” (…citazione che arriva direttamente da Crash Bandicoot 3: Warped), se così vogliamo chiamarla, il giocatore potrà muoversi in un’ambientazione limitata e per certi tratti molto spoglia, che in alcuni momenti mi ha ricordato il vecchio software di simulazione Mars.exe, sviluppato da Tim Clarke nel lontano 1993. Quest’ultimo permetteva di “camminare” sulla superficie di Marte con il semplice movimento del mouse.

Questo “lato 3D del gioco” mi ha lasciato con l’amaro in bocca per l’occasione sprecata, perché l’ambiente in tre dimensioni poteva essere sfruttato meglio.

Il gameplay di The Forbidden Arts

Il “lato 2D del gioco” rappresenta il vero cuore dell’offerta videoludica proposta in The Forbidden Arts, infatti, in questa “modalità” il giocatore potrà godere appieno di un buon platform a scorrimento. Attraverso i vari livelli sarà possibile affrontare diversi nemici dalle caratteristiche molto particolari: dai grossi ragni sputa veleno alle piccole api antropomorfe passando per schiere di elfi oscuri e di altre creature che non voglio spoilerare. La stessa esplorazione dei livelli è abbastanza coinvolgente, portando il giocatore a dover tornare più di una volta sui propri passi per trovare tutti i pezzi d’oro sparsi nei livelli, aiutato in minima parte da una “pixellosa mappa” presente in alto a destra della schermata.
Ciononostante non è tutto oro quello che luccica, perché anche in questa fase il gioco non manca di mostrare i propri limiti, invero, i combattimenti in un singolo livello tendono a diventare molto monotoni visto che le ripetitive tipologie di avversari presentano sempre le stesse strategie di attacco. Il gioco migliora un pò durante lo scontro contro i diversi boss di fine livello, che presentano attacchi particolari man mano che lo scontro entra nel vivo e alla fine donano al giocatore una nuova abilità da poter utilizzare.
A tutto questo si aggiunge la possibilità di migliorare l’equipaggiamento, spada e armatura, scovando delle versioni più potenti man mano che si procede con i livelli successivi e che si possono sbloccare superando con successo le torri di sfida.

Un design grafico pulito e con qualche compenetrazione di troppo!

Il gameplay di The Forbidden Arts

Il design grafico del titolo firmato Stingbot Games è veramente ben curato e permette al giocatore di godere del tutto dell’atmosfera vissuta in ogni reame visitato, dalla verde foresta al deserto più caldo, passando per le caverne più tenebrose. L’unico difetto che ho trovato è la presenza di molte compenetrazioni poligonali che si verificheranno ogni volta che ci si avvicinerà al muro sbagliato o che si salterà verso il tetto sbagliato. Mi è anche capitato di finire in alcune “zone fuori dal gioco” dove il personaggio o si incastrava irrimediabilmente oppure precipitava in una voragine eterna: in entrambi i casi ho dovuto ricaricare l’ultimo salvataggio.
Il comparto audio non ha niente di epico o indimenticabile, ma si adatta perfettamente all’intera avventura di Phoenix e restituisce abbastanza bene le sensazioni e le atmosfere delle singole ambientazioni.
Chiude il quadro una buona longevità, con ben più di 12 ore di gioco, e un livello di difficoltà abbastanza alto. Proprio quest’ultimo elemento è caratterizzato dall’esigua presenza di cure (rilasciate dai nemici sconfitti sotto forma di cuori) e capiterà spesso di morire durante un combattimento o per via di una trappola. In alcuni casi ciò che porterà direttamente alla morte saranno i comandi di gioco che a volte non verranno proprio riconosciuti, lasciando il giovane Phoenix in balia dei colpi nemici.

Il gameplay di The Forbidden Arts

The Forbidden Arts sarà ufficialmente disponibile all’acquisto dal 7 agosto 2019 per PC (Steam), Xbox One e Nintendo Switch. Buon divertimento!

 

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  • Scheda
  • Commento finale
  • Trofei

Trama semplice e intrigante

Design grafico piacevole...

Gameplay piacevole...

7

Risposta dei comandi in alcuni momenti scarsa

...ma ricco di compenetrazioni poligonali

...ma limitato da qualche problema tecnico

Longevità 7.5

Grafica 7

Impatto 7

Sonoro 6

The forbidden Arts è un platform a scorrimento dalla trama intrigante e dalla duplice natura, visto che integra sia un gameplay 2D che uno 3D. Dal design curato e dal buon comparto sonoro, il titolo firmato Stingbot Games permette al giocatore di entrare con anima e corpo nell’avventura vissuta da Phoenix, peccato per le piccole mancanze in termini di gameplay e per le eccessive compenetrazioni poligonali che ne influenzano il risultato finale. In ogni caso resta un titolo valido che merita di essere giocato almeno una volta sulla propria Nintendo Switch.

Nessun trofeo previsto nella versione per Nintendo Switch

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