Shot in the dark possum games

Shot in the Dark: la nostra recensione

Lo sparo nel buio della software house indie Possum Games ha fatto centro

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Shot in the Dark. Uno sparo nel buio. Già con il titolo gli sviluppatori di questo gioco vogliono mettere subito in chiaro le cose: non avrai mai il pieno controllo dell’ambiente circostante, che sarà tetro (ma non spaventoso) e l’unica cosa che ti separa dalla frustrazione di ripetere il livello (per l’ennesima volta) è un revolver da sei colpi.

Tra l’altro Shot in the Dark è anche il titolo dell’ultimo singolo degli AC/DC, pubblicato il 7 ottobre scorso come primo estratto dal diciassettesimo album Power Up. Non è da escludere che abbia dato l’ispirazione per il nome agli sviluppatori del gioco.

La software house dietro questa opera si chiama Possum House Games, azienda americana semi-sconosciuta (il suo account Twitter non ha nemmeno 300 follower) formata da quattro persone. Il gioco che stiamo trattando in questo articolo è la sua terza fatica. Nel caso ti stia chiedendo quali fossero gli altri due titoli, eccoti accontentato: Heavy is the Crown e The Sword and the Slime.

Ma andiamo in ordine. Con Shot in The Dark ci troviamo di fronte ad un indie game molto particolare e sui generis, difficilmente inquadrabile in un definito genere. Possiamo dire che sostanzialmente è un platform 2D a scorrimento orizzontale con ambientazione western, ma detta così ai più sgamati torna subito alla mente quel capolavoro di Sunset Riders del 1991 (l’epoca d’oro dei cabinati!), e non potremmo essere più lontani di così. (Miseriaccia! Adesso non potrò più togliermi dalla testa il motivetto!)

Shot in the Dark: a volte tutto ciò che puoi fare è sparare nel buio

Shot in the dark platform recensione

Il protagonista dell’avventura ci appare come il più classico cowboy americano, che decenni di cinematografia e fumetti ci hanno impresso nella mente: largo capello in testa e bandana a coprire il viso. Solo gli occhi si lasciano intravedere, donando al personaggio un’aurea di fascino misterioso.

Ma il nostro eroe è ben più di un semplice cowboy. Superato il brevissimo tutorial, appena pochi cactus parlanti che ci danno giusto due dritte sui comandi, ci imbatteremo in un annuncio di una taglia. Qui ha inizio il viaggio a scorrimento, che ci porterà a contatto con i segreti più inconfessabili di questa landa. A scontrarsi con noi non saranno gli indiani o dei semplici fuorilegge, ma nientedimeno che un’oscura setta ed una variegata serie di non morti.

La trama, seppur semplice e ai minimi termini, risulta interessante e coerente, invogliandoci a proseguire nel dipanarsi dell’avventura. La vera chicca di questo Shot in the Dark è il design delle scenografie in cui siamo immersi. Grazie ad apprezzabilissime scelte artistiche, il vero nemico da abbattere, non sono i vari mostri che popolano i livelli, via via più difficili, ma il paesaggio stesso.

La grafica utilizzata, semplice e stilizzata, è molto gradevole e risulta perfetta per rendere quella sensazione di indeterminatezza che ci attanaglierà mano mano e proseguiremo. Tutto è in bianco e nero, con qualche sfumature di rosso. Questa realizzazione a tre colori non è solo uno stile visivo, è il modo in cui operano le sfide del gioco. La tavolozza ristretta dei colori viene utilizzata in modi intelligenti, per celare o mostrare una sfida o una possibilità.

Nel comparto grafico, una nota stonata viene dal sonoro: le musiche, gradevoli, tendono a ripetersi e questo può alla lunga risultare fastidioso.

Il gameplay è una miscela stimolante di spari, movimento e rapidità di pensiero. Inizia in modo semplice, alla luce solare, ma man mano che procede le cose diventano più veloci e frenetiche fino ad arrivare al punto in cui a volte è quasi brutale. Terminare un livello (specie gli ultimi) in questo gioco ha un vero senso di realizzazione.

La frustrazione sarà una compagnia di avventura, che non ci abbandonerà mai. Il gioco spinge per farti imparare dagli errori, e credimi, ne farai. I nemici diventano via via sempre più invisibili, grazie al loro grado di mimetizzazione con il paesaggio e le tenebre soverchianti. Non ci resterà quindi che, capire gli schemi di movimenti e… sparare nel buio.

La gloria non consiste nel non morire mai, bensì nel ricominciare ogni volta

Ma attenzione. Qui viene il bello. Non avremo una pistola che spara colpi a raffica, quindi scordati di provare a beccare i nemici andando a casaccio, o resterai a secco! Avremo a disposizione un classico revolver da sei colpi. Terminati i quali, dovremo ricaricare. Un proiettile alla volta. Restando fermi.

Si resta fermi anche quando si prende la mira e si spara. Non ce lo potremo permettere. Il livello di sfida si alzerà in maniera esponenziale con il ritmo che diventa frenetico in alcuni punti. Semplicemente, non avremo la possibilità di sparare a tutti, ed è qui che dovremo iniziare a ragionare, individuando i percorsi e le strategie di volta in volta più adatte.

Ah, non esistono i punti vita: mostri invisibili, proiettili vaganti, spuntoni… tutto è un instant kill. Se verremo colpiti si muore, ma il livello non si riavvia subito. Sadicamente, il gioco si ferma, lasciando il tempo di morderci la mano mentre osserviamo il corpo ormai esanime del nostro beniamino. La schermata rimarrà fissa così, fino a quando non avremo il coraggio di premere il tasto Q, e riprovarci un’altra volta.

 

Una mente affilata può essere più importante di una pistola carica. A volte

Naturalmente, qualcosa che ci avvantaggia non poco, riequilibrando in parte questa disparità tra il giocatore e la CPU, esiste. Nulla impedisce la mira, nemmeno delle mura o una linea di tiro poco ortodossa. Basterà prendere la mira con il mouse e premere il grilletto. Il colpo andrà sempre a segno ed anche lì, per la maggior parte dei nemici che incontreremo, sarà instant kill anche per loro.

Questa caratteristica incoraggia uno stile di gioco più cauto e ragionato, aumentando il livello di profondità strategia del gioco.

La cosa che colpisce è vedere delle meccaniche vecchie di decenni esplorate e riadattate in modi nuovi e più creativi, rendendo, di fatto, questo gioco all’avanguardia.

Shot in the Dark è un gioco che ha qualcosa da dire, per cui mi sento di giudicarlo positivamente. Lo consiglio? Dipende.

Quella dei platform 2D a scorrimento orizzontale è una nicchia ristretta che ha saputo resistere all’oblio del tempo ed arrivare ai nostri giorni, relativamente in buona salute. Non sono giochi adatti a tutti però. Bisogna possedere le rare doti della pazienza e della perseveranza per apprezzare o anche solo sopportare una esperienza impegnativa come quella che ci pone davanti Shot in the Dark.

Se ritieni di avere entrambe queste qualità, insieme ad una buona dose di riflessi ed un sano disprezzo per le cose facili (perché in fondo sai che una cosa regalata non ha alcun valore), allora è il gioco che fa per te: corri a prenderlo! Shot in the dark è già disponibile su Steam, essendo stato rilasciato il 12 gennaio. Il prezzo è di appena 8 euro.

Con Shot in the Dark ci troviamo di fronte a un gioco molto particolare, che può piacere o non piacere a seconda dei gusti personali, ma a cui va riconosciuto il merito di aver osato innovare un genere, quello Platform, ostico e solitamente refrattario ai cambiamenti. Ottima la realizzazione artistica. Il livello di sfida, estremamente alto, potrebbe essere un problema per i giocatori meno esperti, ma garantisce un’ottima longevità ai quelli più determinati.

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Scheda confidenziale su Shot in the Dark

La trama è essenziale, e fondamentalmente serve per giustificare il viaggio dell’eroe, che parte alla ricerca di un bandita con addosso una taglia, e si ritroverà, suo malgrado, coinvolto negli affari occulti di una setta malvagia

Cosa mi piace

  • Ottimo level design
  • Gameplay avvincente
  • Alta rigiocabilità
  • Prezzo competitivo

Cosa non mi piace

  • Estremamente impegnativo per chi è alle prime armi con questo genere
  • Poca varietà nelle musiche

80

Grafica

75

Impatto

85

Longevità

70

Sonoro

Al momento il gioco presenta 24 trofei su Steam.

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