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Quale è l’impatto ambientale dell’industria dei videogiochi?

Questo è quello che intende scoprire un ricercatore dell'Università di Sydney

PlayStation 4 e accessori
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Negli ultimi mesi si parla costantemente di risparmio energetico e protezione dell’ambiente, ma quale è l’impatto ambientale dell’industria dei videogiochi e come percepiscono il proprio operato i vari sviluppatori di giochi?

Queste sono le due domande a cui cerca risposta il ricercatore Dr. Ben Abraham dell’Università della Tecnologia di Sydney che negli ultimi giorni ha invitato gli sviluppatori stessi a prendere parte ad un nuovo progetto di ricerca con l’obiettivo dichiarato di misurare la quantità di corrente elettrica richiesta dai videogiochi contemporanei nel luogo dove questi vengono creati. Abraham spera inoltre di ottenere informazioni di prima mano sulle norme e pratiche messe in campo dai vari studi di sviluppo in merito alle emissioni di carbonio.

Oltre a questi valori numerici, il ricercatore vorrebbe inoltre capire quale sia il pensiero degli sviluppatori stessi in merito ai cambiamenti climatici ed all’inquinamento, quanto si ritengono coinvolti in questi avvenimenti e quanto stanno facendo all’interno dei loro luoghi di lavoro per schierarsi a difesa dell’ambiente. Coloro che decideranno di partecipare al progetto in modo diretto, potranno comunque mantenere il loro anonimato se lo desiderano.

Stima consumo energetico
Una stima del consumo energetico di alcune console recenti

L’annuncio di questa ricerca arriva al termine di un 2019 dove l’industria videoludica ha iniziato a schierarsi con sempre più forza a protezione dell’ambiente. Va sicuramente citata l’iniziativa delle Nazioni Unite “Playing for the Planet” che ha visto per la prima volta Microsoft, Sony, Ubisoft e Niantic unire le forze nell’ottica di sviluppare delle pratiche che riducano l’impatto ambientale dell’industria.

Nintendo è la grossa assente di questa alleanza, ma va notato come questa già presenti, all’interno dell’organico della sede principale come in quello delle sedi oltre-oceano, dei comitati ambientali interni che si occupano di valutare quanto il loro lavoro impatti sulle regioni in cui sono collocati.

Tra la fine dell’anno e l’inizio dell’anno nuovo abbiamo per altro già visto arrivare le prime notizie figlie dell’alleanza patrocinata dall’ONU. Microsoft ha annunciato la produzione di 825.000 Xbox a impatto zero mentre Sony ha dichiarato che la sua nuova PlayStation 5 sarà molto più rispettosa dell’ambiente e avrà dei consumi energetici bassissimi.

In totale, si stima che gli sforzi di circa 21 compagnie di videogiochi porteranno le emissioni di CO2 a diminuire di 30 milioni di tonnellate entro il 2030. A questo si aggiungono le molte iniziativi collaterali che sempre più aziende del settore promuovono per piantare nuovi alberi nelle foreste e migliorare i consumi e le possibilità di essere riciclate delle console stesse. I tempi di milioni di cassette amiga seppellite nel deserto in gran segreto sembrano ormai storia antica.

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