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Project Starship: un buon punto di partenza

La recensione di Project Starship, un videogioco indipendente piuttosto grezzo che dimostra però un interessante potenziale

L’analisi di uno shoot ‘em up procedurale che nonostante gli evidenti limiti, vanta alcune qualità. Fatti accompagnare da questa recensione alla scoperta di Project Starship, un titolo made in Italy capace di incuriosire.

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Negli anni passati il numero di videogiochi, soprattutto indipendenti, in cui fosse presente una forte componente procedurale è andato via via aumentando, fino ad arrivare a una sorta di abuso che secondo alcuni avrebbe contribuito al deprezzamento di questo particolare tipo di programmazione. Dal mio punto di vista però, nonostante il mercato odierno sia indubbiamente saturo di esempi che avvalorerebbero questa tesi, nel momento in cui qualcosa dimostra del potenziale, il decidere di esplorarla quanto più a fondo possibile non è mai una scelta condannabile a priori.

A tal proposito, il titolo di oggi vede appunto nella proceduralità uno dei suoi punti di forza e ti anticipo già che per quanto riguarda il mio voto finale, non ho potuto ignorare il fatto che dietro quest’opera ci fosse praticamente una sola persona. Sebbene questo, come avrai modo di leggere più avanti, non mi abbia certamente reso cieco di fronte agli innegabili difetti del gioco, è altrettanto vero che alcuni di essi mi sono sembrati almeno in parte comprensibili. Doverose premesse a parte, direi che siamo decisamente pronti a cominciare. Questa è la mia recensione di Project Starship.

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Già dal suo menù principale, Project Starship risulta caratterizzato da un’impronta arcade degna dei più classici cabinati. Dio quanto mi mancano le vecchie sale giochi…

Il primo impatto

Nel momento in cui ho avviato il gioco per la prima volta, mi aspettavo di trovarmi di fronte a uno dei tanti shoot ‘em up ambientati nello spazio in cui, a bordo della mia navicella, avrei dovuto destreggiarmi tra raggi laser e ostacoli di ogni tipo, intento a distruggere qualsiasi cosa si muovesse. In altre parole, qualcosa di non troppo lontano da Iro Hero, un titolo che ho recensito recentemente e che, nel caso apprezzassi particolarmente il genere, ti consiglio di recuperare.

Per questo motivo, non sono certo rimasto stupito nel vedere che in Project Starship non vi è alcuna traccia di trama o narrativa e, come ci si aspetterebbe da un qualsiasi gioco arcade, che il titolo fa del puro gameplay il proprio pilastro portante. Dopo aver scelto uno dei due personaggi disponibili (un ragazzo di nome Garret e una ragazza di nome Gwen) e aver selezionato una difficoltà tra quella Easy o quella Hard, si viene infatti immediatamente catapultati nel vivo dell’azione.

Io, che come sempre abbino al mio essere videogiocatore una sana dose di masochismo, ho deciso di gettarmi subito sulla modalità più ardua e nonostante non sia particolarmente avvezzo né ai bullet hell né al vantarmi, devo dire che ho resistito senza troppi problemi per almeno 10-15 secondi. Un vero trauma. Il numero di proiettili a schermo che caratterizza la modalità Difficile è infatti decisamente degno di nota e, per qualunque giocatore che decidesse di testare i propri limiti, i riflessi richiesti sono talvolta ai limiti dell’Ultra Istinto. Ok Project Starship, hai il mio interesse.

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La modalità Hard è senza dubbio degna di tale nome. In alcuni frangenti, il numero di elementi da dover tenere d’occhio e schivare prontamente, è a dir poco soverchiante. Ecco, sono morto.

Un gameplay classico che non sa di già visto

Come ho già accennato, a prima vista il gameplay vero e proprio di questo titolo non si discosta poi molto dal più classico degli shoot ‘em up bidimensionali a scorrimento verticale. Abbiamo quindi la nostra astronave, i nemici da distruggere prima che essi ci riservino lo stesso trattamento, i vari potenziamenti che una volta raccolti risulteranno essenziali per la nostra sopravvivenza e, ovviamente, un numero di vite limitate oltre le quali non sarà più possibile venire colpiti senza dover ricominciare tutto da capo.

Ad arricchire notevolmente l’esperienza di gioco, distaccandosi dalla tipica meccanica trial and error che solitamente caratterizza gli esponenti di questo genere, è proprio la proceduralità che sta alla base del titolo e che differenzia alcuni aspetti di ogni partita. Questo dettaglio, oltre che ad alleggerire enormemente il senso di ripetitività provato dal giocatore, riesce a spazzare via la frustrazione data da una sua eventuale sconfitta, spingendolo a giocare ancora e ancora nella speranza di trovare potenziamenti migliori della volta precedente. Davvero niente male, peccato solo che data l’assenza di un comparto online, il fare un nuovo record di punti risulta inevitabilmente fine a sé stesso.

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Come in una sorta di roguelike, ogni run sarà caratterizzata da alcune differenze rispetto a quella prima. L’esempio più lampante è rappresentato dall’arsenale della nostra navicella che, a seconda dei potenziamenti ottenuti, muterà di volta in volta.

I vari potenziamenti che potranno essere rilasciati casualmente dai nemici sconfitti, garantiti da ogni boss che abbatteremo e/o guadagnati al termine dei cosiddetti Mad Event, si distinguono in: miglioramenti passivi, oggetti attivabili e vite extra. I primi andranno a migliorare le capacità offensive e difensive del tuo velivolo, i secondi daranno origine a singoli effetti sfruttabili una tantum e le ultime, che prendono il nome di Shield, amplieranno il tuo margine d’errore permettendoti di resistere a più colpi. A proposito di colpi subiti, va detto che avere quanti più scudi possibili ti ritornerà decisamente utile, complice anche una hitbox non sempre istintiva del nostro mezzo.

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A mettere a dura prova le nostre capacità di sopravvivenza ci penseranno anche i Mad Event, veri e propri imprevisti di natura variabile che dopo un rapido avviso a schermo rischieranno di mandare all’aria i nostri progressi. Oh, guarda! Una serie di raggi laser giganteschi.

Se Project Starship, nonostante alcune incertezze, riesce quindi nell’impresa di regalare una vera sfida agli appassionati del genere, senza per questo risultare necessariamente frustrante ai più profani. Quali potrebbero mai essere gli evidenti difetti (solo in parte giustificabili) di cui ti ho parlato nell’introduzione? Ebbene, direi che è giunto il momento di trattare anche di questo e nonostante io abbia già accennato al problema più grande del gioco, riferendomi alle sue hitbox imprecise, il luogo più indicato per parlarne è senza dubbio quello riservato al comparto tecnico.

Il reo comparto tecnico

Come avrai già capito, il comparto tecnico di Project Starship presenta criticità capaci di gravare sull’equilibrio generale del titolo. A fianco a una colonna sonora piuttosto azzeccata, seppur in netto contrasto con gli effetti sonori facilmente dimenticabili, troviamo uno stile grafico caratterizzato da contorni neri molto evidenti che, nelle fasi più concitate in cui vi è un significativo numero di elementi su schermo, rischiano di confondere inutilmente il giocatore.

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A causa dei limiti legati al comparto grafico del gioco, capire quello che sta succedendo e reagire di conseguenza risulta talvolta molto difficile. Un difetto non trascurabile che potrebbe scoraggiare chiunque.

A fronte di quanto detto in precedenza, se da un lato mi sento di giustificare senza problemi i limiti puramente legati alla bellezza estetica del titolo, dall’altro non posso che tener conto dei problemi che ne conseguono, verso i quali una maggior attenzione in fase di sviluppo avrebbe sicuramente reso Project Starship degno di un voto più alto. Dopotutto, in un titolo in cui la precisione dei propri movimenti è una delle cose più importanti, il non poter capire agevolmente dove sarebbe meglio posizionarsi non è certo positivo.

Elementi procedurali in grado di annullare la frustrazione della sconfitta

Molti potenziamenti che garantiscono una buona rigiocabilità

Inconfondibile feeling da cabinato arcade

Prezzo più che onesto

Comparto tecnico che non lascia il segno

Hitbox non sempre precise e istintive

Un sistema di punteggiototalmente fine a se stesso

Come di consueto, eccoci arrivati alla breve sezione dedicata a chi ama andare a caccia di riconoscimenti. Se stai cercando un gioco qualsiasi per rinfoltire la tua collezione, Project Starship fa decisamente al caso tuo. Con le sue 10 coppe argentate e i suoi 8 Trofei d’oro, che ti assicuro non faticherai minimamente a ottenere, questo Platino si preannuncia essere una vera passeggiata.

Grafica
40
Sonoro
60
Longevità
80
Impatto
65
Voto
VOTA
2

In sostanza, Project Starship è sicuramente un buon punto di partenza per lo sviluppatore che gli ha dato vita. Nonostante qualche difetto dovuto prevalentemente ai comprensibili limiti del comparto tecnico, il titolo riesce a tenere incollati allo schermo senza troppi problemi e questo, di per sé, non è affatto scontato.

Tenendo conto del prezzo irrisorio e della grande rigiocabilità derivata dai suoi elementi procedurali, il titolo riesce a raggiungere la sufficienza piena senza troppa fatica e, per questo motivo, mi sento di consigliarlo sia a chiunque volesse affacciarsi al genere che ai più esperti in cerca di una vera sfida.

E tu? Cosa ne pensi di questo gioco dopo aver letto la mia recensione? Fammelo sapere scrivendo come sempre un commento qui sotto!

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