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Un nuovo DLC con le sfide della caccia

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Redattore
-
Gabriele Rocca

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Pillars of Eternity II: Deadfire è stato un gioco apprezzatissimo dagli appassionati di CRPG. Come ho ripetuto più volte in queste pagine, si può dire che abbia rilanciato il genere insieme alla saga di Divinity: Original Sin (Piccola parentesi, gli sviluppatori di quest’ultimo stanno sviluppando un nuovo gioco).

Tornando a noi, se ci seguite avrete sicuramente letto la nostra recensione di Pillars of Eternity II: Deadfire. Come ben sapete, quindi, il gioco ci ha piacevolmente sorpreso, insieme al suo primo DLC, che si attesta al suo stesso livello (di cui trovate qui la recensione). Resta ora da recensire l’ultima espansione della fortunata saga. Riuscirà a mantenere la stessa qualità mostrata fino ad ora?

Seeker, Slayer, Survivor: i tre volti di un cacciatore

Nonostante sia ambientato in larga parte sulla stessa isola, il DLC riesce a proporre una storia intrigante, che parte in modo insolito ed originale, arricchendosi progressivamente di mistero ed epicità.

Senza svelarvi troppo, posso dire che tutta la vicenda esordisce con una cassa arrivata sulla nostra nave, la quale contiene una testa mozzata. Dopo averla aperta, lo spirito del vecchio proprietario si mostrerà a noi, parlandoci del nostro incarico. Quest’ultimo si svolgerà su di una nuova isola, sulla quale si svolgono combattimenti all’ultimo sangue dentro un’arena, per decretare il campione del dio della caccia; il quale si manifesta attraverso una statua a tre teste, corrispondenti a diverse qualità di un buon cacciatore: cercatore, sterminatore, superstite. Da qui il nome dell’espansione.

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Tre facce corrispondenti a tre tipi di prove

Questa, tuttavia, è solo la premessa narrativa per le vicende che accompagneranno le nostre battaglie, le quali si svilupperanno più del previsto, con un colpo di scena poco prima del finale che alza l’asticella della qualità narrativa, molto lineare fino a quel punto.

Sempre restando in tema di trama, va detto che quest’ultima è estremamente meno articolata rispetto a quanto visto fino ad ora. Nonostante le vicende narrative si sviluppino più del previsto, in realtà non raggiungono mai i livelli di interesse e di apprezzamento visti nel resto delle avventure. Lo stesso finale, purtroppo, non riesce ad avere la memorabilità a cui eravamo abituati fino ad ora.

Certo, la trama che giustifica la nostra presenza nell’arena è molto bella ed intrigante, inoltre riesce a tenere alto l’interesse per tutta la durata dell’espansione. Purtroppo. però, si limita a fare solo questo.

Non vi siete divertiti?

Come ci insegnano anni ed anni di videogiochi, nelle arene si combatte. Parliamo quindi del combattimento in questa nuova espansione.

Iniziamo col dire che il gameplay generale è rimasto invariato. Non ci sono aggiunte di peso che possano modificare quanto visto fino ad ora e non sono stati inseriti nuovi compagni. C’è da dire che il DLC arriva insieme ad una nuova patch che migliora il gioco, ma di questa parleremo più avanti, essendo un “extra”.

Nonostante le meccaniche delle battaglie siano quelle già viste nel gioco, tutto quello che affronteremo qui riesce ad avere comunque una marcia in più. Perchè? Essenzialmente, per la difficoltà complessiva e per il motivo che la delinea.

Come si legge dalla descrizione, Seeker, Slayer, Survivor vuole mettere alla prova anche i giocatori più navigati, proponendo delle situazioni che anche gli osservatori veterani possono trovare “intriganti” da affrontare. Proprio questo è il perno intorno a cui ruota tutta l’espansione.

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Questa arena cambia conformazione in base alla prova affrontata

Come accennato poc’anzi, la difficoltà complessiva degli scontri è aumentata. Addirittura possiamo trovare alcune situazioni che superano i momenti più impegnativi della storia principale. Il motivo di ciò risiede nella presenza di scontri insoliti o dalle caratteristiche peculiari: in alcuni casi occorre uccidere prima un nemico particolare; altre volte bisogna capire come posizionarsi e così via. Ci sono parecchi combattimenti che richiedono di modificare le proprie strategie e tattiche, anche in modo sostanzioso, costringendoci a trovare nuovi modi di affrontare i nemici. Allo stesso modo, in tutte le battaglie dobbiamo selezionare manualmente ogni ordine, dato che occorre una coordinazione finalizzata ad una strategia più grande.

Il modo in cui gli sviluppatori hanno ottenuto l’aumento di difficoltà è eccellente. Obsidian non ha semplicemente preso dei nemici forti per buttarli in uno spazio piccolo, ma ha fatto molto di più: ha creato dei combattimenti che costringono i giocatori a rivalutare le proprie strategie, creando un livello di difficoltà formato dal posizionamento e dalle tattiche dei nemici e non dal semplice “danno” subito.

Lottare per diventare campioni dell’arena è un piacere che, se avete apprezzato il sistema di combattimento, potrebbe tenervi impegnati per molte ore. Proprio per questo motivo la battaglia finale delude un po’. Fin troppo facile ed elementare, soprattutto dopo l’inferno che attraversiamo per arrivarci.

Solo combattimenti?

Non proprio. Ma precisiamo subito che la gran parte dell’esperienza è costituita proprio dalle battaglie e tutto il resto è finalizzato a quello. Nonostante questo, tuttavia, possiamo trovare qualche aggiunta che rende tutto più vario ed originale: gli artefatti.

In sinstesi, ogni volta che finiremo un combattimento potremo selezionarne un altro al “lago dei ricordi”, una specie di pozza sacra che richiede dei sacrifici per creare nuove sfide su misura per i campioni che decidono di entrare nell’arena.

Questo dettaglio non è solo lore. In giro per l’isola e successivamente anche sparsi per Mortafiamma (non preoccupatevi, avremo degli indizi consistenti per reperirli), troveremo degli artefatti che ci permetteranno di sbloccare ulteriori battaglie, creando una lunga lista di scontri che aumenta a dismisura la longevità del DLC.

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Ogni prova inizierà da qui

Se da un lato questa idea mette in campo dei validi motivi per tornare ad esplorare dei luoghi già visti, dall’altro è un’occasione sprecata. Questo perchè sulla nuova isola sono reperibili soltanto tre artefatti; inoltre l’esplorazione della stessa è ridotta al minimo sindacale. Nonostante l’espansione sia basata sull’arena, il recupero degli artefatti sarebbe potuta essere un’ottima occasione per la creazione di nuovi dungeon e luoghi, che avrebbero aumentato a dismisura la longevità, oltre che la qualità complessiva, nonchè il piacere della scoperta proprio del genere.

Detto in altre parole: la componente puramente ruolistica di Seeker, Slayer, Survivor è ridotta all’osso ed è visibile soltanto in occasioni sporadiche, dato che la maggior parte delle ore necessarie a completare la nuova avventura sono spese combattendo. Un vero peccato, visto che la trama messa in campo da Obsidian è intrigante e sarebbe stata il pretesto perfetto per vedere una nuova isola più grande di quella attuale.

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Una panoramica della nuova isola

Come ho detto, la maggior parte del tempo è speso combattendo, ma non tutto. In alcuni casi, per esempio, troviamo le classiche interazioni testuali che ci hanno accompagnato anche durante la storia. Come al solito, le descrizioni sono ineccepibili. Ciò che è apprezzabile è la maggior consistenza visibile in questi casi: per esempio, una di queste interazioni è relativamente lunga, presentando innumerevoli momenti fatti da decisioni difficili, che potrebbero ferire i personaggi del gruppo. In questo caso, le statistiche di ognuno si rivelano vitali per portarla a termine; rendendo questi momenti memorabili. Anche in questo caso, un peccato che c’è ne siano poche.

La realizzazione tecnica

La grafica del titolo si riconferma quella ottima già vista fino ad ora, con alcune migliorie date dalla patch più recente (che aggiunge anche boss, armi ed altre caratteristiche). Per esempio, possiamo vedere un breve slow motion quando uccidiamo un nemico, rendendo i combattimento più spettacolari.

Il sonoro presenta delle musiche piacevoli da ascoltare e perfette per accompagnare i momenti dell’avventura. Inoltre, all’interno dell’arena possiamo sentire la folla che esulta in modo dinamico, fischiando od esultando in base a quello che accade nel combattimento. Un piccolo dettaglio, che rende tutto più vivo e bello.

Parlando della realizzazione tecnica in se, vanno segnalati alcuni problemi che affliggono il gioco fin dalla sua versione base. Primo tra tutti, i caricamenti interminabili. Come al solito, il primo caricamento dura sempre un’infinità e questo non è cambiato. Oltre a questo, vediamo anche gli sporadici cali di frame presenti nei momenti più concitati, anche questo un problema già riscontrato in sede di recensione.

Inoltre, occorre segnalare alcuni bug, anche in questo caso sporadici, ma comunque presenti: in alcuni casi è capitato di entrare nell’arena ed avere gli eroi che non rispondono ai comandi ed ai click del mouse. Per fortuna prima di ogni incontro c’è il salvataggio automatico, quindi basta ricaricare per poter risolvere il problema.

Per concludere

Vale la pena acquistare questo DLC? Dipende. Seeker, Slayer, Survivor presenta una struttura molto rigida che si adora o si detesta in base ai gusti del giocatore od alla “voglia” del momento. Questa volta il perno dell’espansione sono i combattimenti nell’arena. Sono ben fatti e vari, ma sono la gran parte dell’esperienza. Se adorate il sistema di combattimento e volete mettervi alla prova con sfide più impegnative del solito, allora aggiungete pure un punto alla valutazione ed acquistatelo senza problemi. Se invece cercate una struttura più classica e simile a quella di Beast of Winter, in quel caso non fa per voi, dato che la componente ruolistica è ridotta ai minimi termini.

In ogni caso Seeker, Slayer, Survivor è un ottimo DLC, che riesce a proporre una bella trama per giustificare le carneficine. Quest’ultima è accompagnata da una varietà invidiabile nei combattimenti. In ultimo, l’idea di recuperare gli artefatti aggiunge altra longevità e varietà.

Tuttavia il DLC si limita a questo. Proprio l’idea degli artefatti poteva essere sfruttata meglio, proponendo un’isola più vasta con più luoghi inediti da esplorare. Invece, vediamo un’espansione meno ambiziosa della precedente, nonchè meno vasta e sfaccettata. Resta comunque divertente da giocare, data l’ottima realizzazione, ma non raggiunge i livelli di quanto visto fin’ora. In ogni caso, la durata dell’avventura si attesta intorno alle cinque ore, che diventano molte di più in caso decidiate di giocare tutti i combattimenti e di cercare tutti gli artefatti.

Il prezzo di vendita di Seeker, Slayer, Survivor è di 9.99 Euro. Un importo giusto solo se vi piacciono le sfide e se i combattimenti sono ciò che apprezzate di più in un GDR.

Seeker, Slayer, Survivor è un DLC ottimo, ma non adatto a tutti i giocatori. Di fatto, i combattimenti sono il vero fulcro di questa espansione essendo originali e molto vari. Inoltre, la trama che giustifica le carneficine è intrigante e ricca di mistero.
Tuttavia, la componente ruolistica del titolo è ridotta al minimo e l’esplorazione propone davvero poche aree inedite oltre l’arena stessa. In questo frangente, l’ottima idea degli artefatti poteva essere sfruttata meglio, al fine di proporre nuovi dungeon, che invece non vediamo.
Per questo motivo il DLC si rivolge ai giocatori desiderosi di combattere e di mettersi alla prova con scontri più articolati del solito. Tutti coloro alla ricerca di un’esperienza ruolistica classica, invece, dovrebbero ponderare l’acquisto con molta attenzione, dato che questa espansione è molto diversa da quanto visto fin’ora.

Combattimenti originali
Trama interessante
L'idea degli artefatti è bella...

4 ottobre 2018

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...ma è non è sfruttata al massimo
Poca esplorazione ed aree inedite
La realizzazione tecnica ha gli stessi problemi del passato

Pillars of Eternity II: Deadfire: recensione del DLC Seeker, Slayer, Survivor

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