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Lettura Onimusha: Way of the Sword, recensione (PlayStation 5)
 
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Onimusha: Way of the Sword, recensione (PlayStation 5)

Dopo 20 anni si torna ad affrontare i Genma

Pasquale Aversano 3 minuti fa Commenta! 13
 
Musashi a Kyoto in Onimusha Way of the Sword
8.5
Onimusha: Way of the Sword
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Sviluppato e pubblicato da Capcom, Onimusha: Way of the Sword segna ufficialmente il ritorno in grande stile di una saga ferma da praticamente venti anni, escludendo remastered e piccoli spin-off. Si tratta di un action adventure in terza persona 3D che ci catapulta in una serie di cinematici scontri brutali e sanguinosi tra samurai e demoni. Un mondo pulsante e iconico che trasuda folklore Giapponese da tutti i pori. Noi abbiamo vissuto questa nuova avventura su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione! 

Contenuti
Onimusha: Way of the Sword e il ritorno che colpisce nel segnoUn action consapevole e divertenteGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Onimusha: Way of the Sword e il ritorno che colpisce nel segno

Prima di affrontare nel dettaglio l’aspetto narrativo di Onimusha: Way of the Sword è bene puntualizzare alcune cose. Iniziamo col ricordare che Onimusha è una saga Capcom risalente agli anni 2000 col primo capitolo intitolato Onimusha: Warlords risalente proprio al 2001. La serie originale di giochi d’azione sono iconici per diversi elementi tra cui spiccano elementi tipici del Giappone feudale e del rispettivo folklore. 

La serie ha riscontrato un riscontro di tutto rispetto eppure si è fermata a quattro titoli principali con l’ultimo, Onimusha: Dawn of Dreams, datato 2006. Onimusha: Way of the Sword è quindi un ritorno atteso da oltre vent’anni ma è anche un capitolo inedito e quindi affrontabile anche da neofiti. Sì, gli elementi iconici della serie tra cui i Genma da far a fettine, son tornati più brutali che mai ma la storia è completamente inedita e, anticipiamo, potrebbe aprirsi a una nuova serie tutta da scoprire.

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Onimusha: way of the sword, recensione (playstation 5)

Il protagonista indiscusso di Onimusha: Way of the Sword è Miyamoto Musashi. Se il nome non ti è nuovo, è normale… in quanto Musashi è un personaggio realmente esistito. Si tratta di un samurai nonché scrittore giapponese considerato tra i più grandi, se non il più grande, spadaccino della storia del suo paese oltre che fondatore della scuola di spada Hyōhō Niten Ichi-ryū. La scelta di prendere lui come protagonista non è un caso ma la sua trasposizione videoludica saprà sorprendervi non poco.

Musashi spacca lo schermo già dopo i primi minuti, complici un numero di cut scene splendidamente realizzate e che in pochi minuti riescono a gettare le basi del carattere dell’avatar che andremo a impersonare. Il nostro samurai è una persona piena di sé, carismatica, forte, consapevole della propria forza e alla costante ricerca di sfide per poter affrontare e superare i propri limiti. Ma è anche una persona generosa, ironica, autoironica e pronta ad affrontare ogni avversità lungo il suo sentiero.

Onimusha: way of the sword, recensione (playstation 5)

E bastano i primi minuti per porre sulla bilancia di Onimusha: Way of the Sword tutti i registri narrativi che ci aspettano. Il gioco si apre con una sfida tra guerrieri che vede il nostro Musashi affrontare con spavalderia il capo di un’altra scuola di spada in quel di Kyoto, città che ospiterà praticamente tutte le vicende del gioco. Alla sua inevitabile vittoria, segue una rocambolesca fuga dagli studenti che cercano vendetta per il maestro sconfitto e per l’onta gettata sulla scuola stessa. Anche qui, Musashi ne esce vittorioso ma si intravede l’umorismo che si fa strada nel racconto.

Un umorismo non gratuito, non banale, probabilmente esagerato in alcuni frangenti ma perfetto per plasmare l’identità dell’avventura stessa che ci aspetta. Un’avventura che, come da PEGI ben in vista, non lesinerà in splatter e gore. Questo perché nella storia di Musashi scorrerà sangue, ci saranno sbudellamenti, arti amputati e tanto altro. Una storia quindi brutale, scritta col sangue e che vede anche momenti di sincera crudeltà. D’altronde, sempre nell’incipit di cui rimarchiamo la cinematograficità della messa in scena, scopriamo l’entità dei nostri veri nemici.

Onimusha: way of the sword, recensione (playstation 5)

Si tratta di demoni, creature vomitate direttamente dall’Inferno e pronte a pasteggiare con gli umani. Nel senso che se li mangiano, letteralmente. Il nostro Musashi muore proprio per mano di questi demoni ma la sua non è una fine bensì un nuovo inizio. Un uomo vestito di bianco, infatti, gli concede d’indossare un guanto molto particolare: il Guanto Oni. Ecco, come da nome, questo particolare strumento, fornisce a Musashi il potere degli Oni, che pescano a piene mani dal folklore giapponese, dandogli modo di affrontare ad armi pari i mostruosi Genma, i demoni di cui prima.

Tale potere, inizialmente rigettato dal buon Musashi, che non vuole alcun tipo di scorciatoia, è alla base dell’evoluzione di Musashi stesso con tanto di legami sia con colei che risiede nel guanto sia con altri portatori di Guanto Oni. Takemura, ad esempio, ci fungerà da goliardico mentore ma ci sarà anche una nostra nemesi che sfrutterà tale potere in ben altri modi. Ecco, tutto ciò plasma una storia che si sviluppa in oltre 25 ore di gioco che saprà offrire un’altalena di momenti, ora seriosi e cupi, ora emozionanti e infine anche prettamente umoristici. 

Onimusha: way of the sword, recensione (playstation 5)

Un action consapevole e divertente

Onimusha: Way of the Sword è un action adventure in terza persona 3D che punta soprattutto sul combattimento. Parliamo di un gameplay maturo, che guarda al passato ma che decide di modernizzare gran parte del proprio impianto, strizzando l’occhio a opere come Sekiro ma virando a una maggiore accessibilità a un divertimento leggermente meno tecnico e più ludico. Tradotto, non è un titolo impossibile e snervante ma che comunque saprà regalare sfide non da poco.

Ad attacchi veloci e altri più lenti e a due mani, utili per affrontare le difese nemiche, il nostro Musashi dovrà padroneggiare la sacra arte della schivata e della parata. Entrambi gli strumenti richiedono una cura minuziosa e puntuale per garantire scontri perfetti. Viene da sé che si possono parare e schivare solo determinati attacchi, ad esempio: una presa avversaria, richiede necessariamente una schivata tempestiva. E parlando di prese, queste possono essere effettuate solo dai nemici e risultano tra gli elementi più ostici riuscendo a farci perdere copiose quantità di energia vitale in un solo colpo.

Onimusha: way of the sword, recensione (playstation 5)

In compenso, sono decisamente sceniche… Tornando alle parate, tra quelle fisse e che consumano barra di resistenza, si alternano quelle perfette in grado di sbilanciare il nemico e permetterci finestre d’intervento offensive davvero appaganti. Presente anche la possibilità di dar vita a scontri di lame dove bisogna alternare attacco veloce a quello pesante per vincere lo scontro diretto. Nel sistema di combattimento, che risulta quindi ben più stratificato dell’apparenza, non mancano contrattacchi e anche attacchi anticipati devastanti.

Inoltre, se riusciamo ad azzerare la barra di resistenza avversaria, potremo anche ulteriormente infierire sull’avversario con tanto di colpi mirati con conseguenti danni maggiori a nostro favore. Altro elemento da tenere in considerazione, sono le anime Oni. Queste vengono rilasciate man mano che colpiamo l’avversario e bisogna assorbirle manualmente di volta in volta. Le anime sono di colore diverso e possono sia ricaricare la nostra energia (anime gialle) sia la barra dell’attacco speciale (anime blu), oltre alle anime rosse che servono per i potenziamenti e che quindi vengono accumulate come se fosse “esperienza”.

Onimusha: way of the sword, recensione (playstation 5)

Occhio alla tempestività dell’accumulo delle anime, alcuni nemici, tra cui i boss, possono fregarci le anime, incassandole e potenziandosi in modi inaspettati. A tal proposito, alcune boss fight di Onimusha: Way of the Sword sono sinceramente spettacolari e regalano soddisfazioni non da poco grazie anche a scontri multi fase che spingono a continua ripianificazioni. Incluso tra le nostre armi, abbiamo anche un arco, utile per affrontare nemici a distanza ma anche per risolvere sporadici e intuitivi enigmi ambientali. Inoltre, potremo anche utilizzare alcuni elementi dell’area di gioco per difenderci e/o attaccare i nemici.

Il combattimento quindi, vero elemento chiave oltre che attività che svolgeremo praticamente da inizio a fine avventura, si dimostra sì accessibile ma non deve ingannare. è un sistema complesso, che premia lo studio attento e il tempismo. Questo lo si nota soprattutto nelle boss fight che richiedono una cura maggiore rispetto ai minion. Per tale motivo, chi è meno avvezzo al genere potrebbe riscontrare qualche picco di difficoltà di troppo ma niente che una buona pratica non possa risolvere.

Onimusha: way of the sword, recensione (playstation 5)

Per quanto riguarda l’esplorazione, invece, Onimusha: Way of the Sword è prettamente lineare. A esclusione di Kyoto che funge da open map da liberare gradualmente e con un’esplorazione più d’ampio respiro seppur non molto memorabile per elementi e conformazione, il resto dei luoghi principali che compongono l’epopea di Musashi, non spiccano per complessità. Sì, il colpo d’occhio è sempre elevato e non mancano alcuni scenari sinceramente evocativi che offrono un buon mix tra fantasia e realismo storico, ma la linearità ne riduce il potenziale.

Questo unito al fatto che gli enigmi sono pochi e sporadici e che le missioni secondarie non brillano per varietà e originalità, porta l’utente a vivere un graduale ripetitività ludica che si alimenta nel tempo e che superate le venti ore si fa abbastanza sentire, salvo per sporadiche occasioni dove ancora una volta citiamo le boss fight. Nonostante ciò, Onimusha: Way of the Sword conferma la sua bontà ludica offrendo una mole di contenuti seppur non varia, generosa, soddisfacente e appagante da risolvere.

Onimusha: way of the sword, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, il RE Engine mostra i muscoli e lo fa soprattutto nelle cut scene molto cinematografiche, varie, complesse e ben inserite lungo l’arco narrativo. Per alcuni potrebbero risultare anche troppe ma noi le abbiamo apprezzate e godute appieno, riuscendo anche a dare un bonus caratteristico ai vari personaggi tra cui spicca il buon Musashi. Buone anche le animazioni in game con una fluidità sinceramente apprezzata al netto di qualche piccola sbavatura e qualche fugace caricamento.

Gli scenari in sé non brillano per grande varietà ma la cura al dettaglio di alcuni di questa sa sorprendere. Buona anche la varietà dei nemici e la cura dei personalizzabili oltre che dei nostri comprimari. Anche l’interfaccia ne esce positivamente, risultando intuitiva e pratica. Ottimo il sonoro grazie a un doppiaggio in lingua italiana che ci ha piacevolmente sorpreso, contribuendo a dare un’anima ai vari personaggi.

Positive anche le tracce musicali che fungono da gradevole e mai scontato accompagnatore riuscendo a dare la giusta enfasi alle varie situazioni su schermo. Presenti, inoltre, i sottotitoli in lingua italiana di cui non abbiamo notato particolari errori e che, anzi, contribuiscono efficacemente a far godere al meglio il titolo

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Musashi a Kyoto in Onimusha Way of the Sword
Onimusha: Way of the Sword
8.5
Grafica 8.5
Sonoro 8.5
Longevità 8.5
Gameplay 8.5
Aspetti positivi Storia e personaggi molto godibili Doppiaggio e sonoro di alto livello Combat system stratificato e appagante da padroneggiare Onimusha è tornato ed è in gran forma
Aspetti negativi Diventa ripetitivo nella seconda metà di gioco Qualche picco di difficoltà
Considerazioni finali
Onimusha: Way of the Sword è un graditissimo ritorno. Un’avventura longeva e particolarmente concentrata sugli scontri che saprà emozionare e coinvolgere grazie a una buona narrazione e a un’ottima caratterizzazione dei personaggi. Complice anche un buon doppiaggio in italiano. Il comparto grafico, sonoro e ludico ne escono quindi rinnovati e positivi salvo una ripetitività di fondo e a qualche picco di difficoltà qua e là.

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