dRAGON AGE ORIGINS

Old But Gold 105# – Dragon Age Origins

Quando il marchio non fa il gioco. La mitica storia di un opera nata dall'amore per il fantasy e la passione dei giocatori, questo è Dragon Age: Origins

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Ben tornato appassionato lettore in nuovo appuntamento con Old But Gold. In questo nuovo episodio ti parleremo di un titolo che, per la maggior parte degli appassionati, è considerato uno dei migliori GDR di 7a generazione insieme a Mass Effect. Stiamo parlando di Dragon Age: Origins, titolo sviluppato da BioWare e pubblicato da Electronic Arts nel 2009.

Dragon Age: Origins è un opera totalmente originale scaturita dal genio di Brent Knowles, Mike Laidlaw e James Ohlen, 3 designer che in quel periodo lavoravano all’interno dello studio BioWare situato a Edmonton, lo stesso studio dove sono stati sviluppati Neverwinter Nights (di cui abbiamo parlato in una precedente puntata) e Jade Empire. Due giochi che hanno fatto scuola all’interno del genere GDR.

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Ci sarebbe molto su cui discutere ma preferiamo parlarti di ciò che ha reso questo titolo indimenticabile, ed esempio palese di ingegno e amore assoluto per il genere fantasy, di cui BioWare si è sempre dimostrata grande appassionata ed esponente.

Quando l’ispirazione crea uno mondo

Partiamo dalla trama. Non abbiamo la ben che minima intenzione di spoilerarti la trama del gioco ma ci teniamo a specificare alcuni passaggi importanti che hanno dato origine al plot di questo titolo. La campagna di Dragon Age; Origins ti permetterà di viaggiare attraverso le terre del Ferelden, sotto lo stendardo dei Custodi Grigi, unico baluardo a difesa dell’umanità contro la prole oscura, creature mostruose che vivono nel sottosuolo manovrate dagli Arcidemoni.

Se sei un appassionato del genere fantasy potresti già aver intuito una delle fonti primarie, a cui si sono ispirati gli sviluppatori e i narrative designer. In quel periodo la BioWare non aveva più i diritti sui prodotti della Wizard of the Coast e di conseguenza non poté più sviluppare un titolo basato sulla mitologica saga di Dungeons and Dragons, già presente in tutti i titoli fantasy della BioWare, da Baldur’s Gate a Neverwinter Nigths.

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Ed è qui che sorge la domanda. Come hanno fatto? Semplicissimo, hanno realizzato tutto ex novo. Ambientazione, sistema di combattimento, regole, creazione del personaggio, contesto, tutto realizzato da zero. Questa è l’incredibile potenza creativa della BioWare; ma torniamo alla trama.

Dragon Age: Origins fu definito da Ray Muzyka, capo e fondatore di BioWare, come “il seguito spirituale di Baldur’s Gate“, gioco di ruolo realizzato da BioWare nel 1998; Come detto in precedenza, l’ambientazione, i combattimenti e lo sviluppo del personaggio, tuttavia, sono stati creati ex novo dagli stessi sviluppatori e non presentano alcun legame né con i Forgotten Realms né con il sistema di regole di Dungeons & Dragons (salvo qualche velato riferimento a frasi e individui).

I riferimenti alle opere di Tolkien e di J.R.R. Martin sono palesi. I Custodi Grigi sono un  ovvio riferimento ai Guardiani della Notte delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, mentre la prole oscura e gli arcidemoni una palese citazione a Sauron e l’esercito di Mordor. Ma è proprio qui che risiede il genio, nel sottile filo che divide l’ispirazione dal plagio. Dragon Age: Origins si posiziona perfettamente al centro, tra le due opere.

Quella del Ferelden è una nazione in cui gli intrighi di corte sono all’ordine del giorno mentre la guerra contro il male perversa tra le brulle campagne. Diverse razze popolano queste terre: umani, nani, elfi e qunari mentre i maghi vengono rinchiusi all’interno della torre del circolo, costretti all’esilio dai templari della chiesa del Creatore.

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I riferimento alle varie ambientazioni fantasy sono molteplici se non infiniti. BioWare è stata capace di creare un vero e proprio mondo, pieno di vita, da esplorare durante il tuo viaggio. Pochi erano i titoli dell’epoca capaci di donare un’esperienza simile, forse solo Mass Effect ci riuscì, il che non è poco.

Vivere il mondo di Dragon Age: Origins

La grande intuizione di BioWare fu quella di creare un titolo che riproducesse al 100% quel flavour tipico dei giochi GDR dei primi anni 2000, fine anni 90′, come Baldur’s Gate e Neverwinter Nights, per trasportarli su console. Secondo BioWare, per far si che il giocatore si immedesimi a pieno nel proprio personaggio era essenziale che riuscisse a comunicare tramite esso. Per questo motivo all’interno di Dragon Age: Origins i dialoghi sono il corpus principale dell’opera, tutti diversi, con i quali potrai esplorare e scoprire ogni dettaglio dell’ambientazione di gioco.

Solo dialogando con i vari NPC potrai conoscere a pieno la storia di Dragon Age: Origins e solo parlando con i tuoi compagni potrai venir a conoscenza del loro passato ed instaurare un rapporto con loro, in modo da migliorare le loro abilità in combattimento. Hai capito bene, parlare con i tuoi compagni, instaurare un rapporto con loro, ti permetterà di sviluppare nuove abilità oltre che a migliorare la sinergia in combattimento.

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Ogni dialogo all’interno di Dragon Age: Origins, presenta minimo 5/6 risposte diverse, che vanno a delineare le possibili sfaccettature del carattere del nostro personaggio e ti permetteranno di immedesimarci al 100% all’interno del mondo di gioco. È questa particolare cura nei dialoghi che ha permesso a Dragon Age: Origins di ascendere all’olimpo dei GDR.

Ogni dialogo e filmato del gioco è stato doppiato da numerosissimi attori statunitensi e inglesi, tra cui Tim Russ, Steve Valentine, Kate Mulgrew e Claudia Black. In particolare, le labbra dei personaggi si muovono come se stessero realmente pronunciando le parole. Tutto grazie ad un algoritmo che permetteva di simulare il labiale in maniera del tutto naturale ed automatica. Una follia per l’epoca. In Italia la localizzazione, curata da Emanuele Scichilone , ha interessato unicamente la parte testuale: i dialoghi sono infatti rimasti in inglese ma questo non inficiò minimamente sulla fruizione del gioco che anzi, guadagno la possibilità di approdare nel mercato italiano.

Quando il gioco diventa opera

Potremmo raccontarti ogni sfaccettatura del titolo. Potremmo parlarti del suo sistema di combattimento, tipico dei titoli GDR all’occidentale come Divinity Original Sin o Pillars of Eternity, attualmente baluardi del genere. Potremmo parlarti delle sua incredibile longevità per l’epoca in cui è stato pubblicato, più di 120 ore di puro intrattenimento fantasy.

Della sua massima rigiocabilità, data dalla creazione del personaggio che ci permetterà di interpretare eroi diversi, tutti con spunti di trama totalmente differenti. Creare un personaggio nano sarà totalmente diverso dal crearlo umano o elfo. La storia che vivrai, la vivrai da tutt’altro punto di vista, rispetto alla precedente.

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Dei suoi 8 DLC:

  • Dragon Age: Origins – Awakening
  • Fortezza dei Custodi
  • Il prigioniero di pietra
  • Ritorno a Ostagar
  • Cronache della Prole Oscura
  • Il canto di Leliana
  • I Golem di Amgarrak
  • Caccia alle streghe

Che ampliano all’ennesima potenza il contenuto di gioco, portando il nostro personaggio ad esplorare nuovi territori e a conoscere nuovi NPC. Insomma una vera e propria opera d’arte contemporanea, che unisce il moderno al classico, che ha portato il genere fantasy all’interno della 7a generazione console. Questo è Dragon Age: Origins.

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Dulcis in fundo

Se sei un utente PC, non avrai problemi a recuperarti questa particolare perla della 7a generazione video-ludica. Dragon Age: Origins è disponibile alla modica cifra di 4,99 € su Origin, il launcher ufficiale di Electronic Arts o su Steam, attualmente in sconto dell’85%. Più di 120 ore di intrattenimento ad un prezzo tanto irrisorio? credo che valga la pena farci un pensierino, se anche tu come me sei un amante di questo genere.

Per quanto riguarda gli utenti console, se sei un utente PlayStation purtroppo sarai costretto a recuperare la tua vecchia PlayStation 3 per giocarci, mentre se sei un utente Xbox sarai felice di sapere che è tranquillamente disponibile all’interno del tuo marketplace. Purtroppo non sono state realizzati remake di questo titolo per il momento, ma chi lo sa, forse la Bluepoint Games lo realizzerà per 9a generazione…

No, davvero Bluepoint, fa un remake di 9a generazione, ti prego.

Scherzi a parte, giocare questo titolo è come fare un gigantesco tuffo a bomba nel passato, il passato che ha dato vita a titoli come Dark Souls, la saga di The Elder Scroll e tanti tanti altri titoli GDR.

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Spero che questo nuovo episodio di Old But Gold ti sia piaciuto, ti invito a lasciare un commento nel caso in cui l’articolo sia stato di tuo gradimento, noi ci rivediamo al prossimo episodio sempre qui su iCrewPlay.

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