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Moonlight Peaks, recensione (Nintendo Switch 2)

Un nuovo vampiro in città

Pasquale Aversano 2 minuti fa Commenta! 9
 
moonlight peaks
7.4
Moonlight Peaks

Sviluppato da Little Chicken e pubblicato da XSEED Games in sinergia con Marvelous Europe, Moonlight Peaks è un cozy games in terza persona 3D che mixa il gothic fantasy ad Animal Crossing e Rune Factory/Harvest Moon, con molteplici richiami a quest’ultima saga. Eppure, il titolo riesce a introdurre diversi elementi inediti e personali tra cui il protagonista stesso di cui andremo a vestire i panni, ossia un vampiro. Noi ci siamo dedicati a questa stravagante vita su Nintendo Switch 2 e questa è la nostra recensione! 

Contenuti
Moonlight Peaks il figlio di Dracula alla ricerca di libertàSoprannaturale è belloGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Moonlight Peaks il figlio di Dracula alla ricerca di libertà

Ebbene sì, come da titolo del paragrafo, il nostro alter ego digitale non è altri che il figlio del famosissimo Dracula. Ovviamente, inutile anche solo specificarlo, potrai personalizzare il tuo protagonista come preferisci, dal sesso all’abbigliamento passando per il volto e i capelli e altri segni particolari. Il tutto con un editor iniziale abbastanza standard per il genere e in grado poi di ampliarsi successivamente con nuovi capi e accessori.

Tornando alla trama di Moonlight Peaks, il gioco inizia con la nostra “fuga” dal castello, ossia da casa nostra. Il tutto con tanto di scambio di messaggi con nostra madre che tenta inutilmente di convincerci a tornare a casa. Ormai è deciso, il nostro protagonista punta all’indipendenza e ha crearsi qualcosa di suo. Per fare ciò, va a trasferirsi nei pressi di Moonlight Peaks, una cittadina magica piena di creature sovrannaturali. Ebbene sì, il titolo potrebbe sembrare una reskin in salsa Halloween di un qualsiasi altro sim-life e invece no, riesce ad avere un’anima pulsante tutta da svelare.

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Moonlight Peaks, recensione (Nintendo Switch 2)

Il merito di ciò, è legato al cast dei personaggi, siano essi legati direttamente o meno alla famiglia del protagonista e alle vicende del passato che hanno coinvolto la stessa città, abbiamo apprezzato la loro varietà e la loro caratterizzazione. Al netto di qualche cliché tipico del genere di riferimento, c’è un’ampia scelta sia per stringere legami meramente d’amicizia sia in funzione della storia stessa, con missioni e sottomissioni da sbloccare gradualmente e in modo anche abbastanza randomico.

Presente anche la love story tipica del genere anche se il procedimento per rafforzare un legame a tal punto richiede molto tempo. In poche parole, non basterà riempire di regali il personaggio, o i personaggi, scelti. E in effetti, la tempistiche e il ritmo di gioco è forse tra i pochi problemi di Moonlight Peaks. La fase iniziale soprattutto, quella che ci vede trasferirci nella classica fattoria dismessa, senza soldi e quindi votati ai lavori più beceri e ripetitivi, è la fase del gioco meno ispirata e sfiancante.

La monotonia iniziale, a cui si aggiungono una serie di limitazioni che andremo presto a vedere nel paragrafo del gameplay, rallenta ovviamente anche l’incedere della storia che si fossilizza su operazioni cicliche e prive di appeal per poi sbloccarsi solo dopo un bell’ammontare di ore e risorse investite. Sia chiaro, questo “problema” è tipico del genere e Moonlight Peaks non è di certo il primo gioco a soffrirne, ma avremo apprezzato un po’ di creatività in più soprattutto perché il titolo in esame ne ha di potenziale e idee in campo.

Moonlight Peaks, recensione (Nintendo Switch 2)

Soprannaturale è bello

Moonlight Peaks è un life-sim alla Harvest Moon e Rune Factory in terza persona 3D e identificabile in pieno come cozy game. Perché sì, soprattutto chi è cultore del genere, saprà rilassarsi sul serio nell’affrontare la vita offerta da Moonlight Peaks, dalle sue magie e dai suoi singolari abitanti. A spiccare, ovviamente, è l’ambientazione e la relativa atmosfera. Tutto in Moonlight Peaks viene traslata in chiave gotica e “Halloweenesca” ma senza mai perdere un chiaro richiamo “puccioso” e adatto a tutte le utenze.

Questo perché siamo sì un vampiro ma non siamo di quelli che vanno ad azzannare le persone. Tutt’altro, siamo devoti a strane coltivazioni di piante magiche, all’allevamento di bizzarri animali e a manipolare magie che vanno dalla trasformazione iconica in pipistrello a mani eteree che si impegnano a fare i nostri lavori “manuali”. Il tutto però legato a una barra di stamina che va a settare le nostre mosse, limitandole e ponendo i primi paletti al nostro ritmo di gioco.

Moonlight Peaks, recensione (Nintendo Switch 2)

Tali limiti, infatti, vanno a pesare sul numero di azioni e  possibilità che si possono effettuare in un giorno, diluendo artificialmente la durata di determinate missioni come la raccolta e/o accumulo di determinate risorse. Ciò si somma a un secondo limite: l’impossibilità del nostro protagonista di eseguire azioni durante il giorno. Purtroppo il titolo decide arbitrariamente di non farci mai vedere la luce del giorno e/o le sue conseguenze, forzandoci a un teletrasporto automatico nella bara non appena sorge il sole. 

Ecco questi due elementi rendono le attività di gioco ancora più cicliche seppur sia ovvio che mirano a una sorta di strategia da scandagliare giorno dopo giorno. Il problema è che ciò può affaticare soprattutto nelle prime fasi di gioco, molto lente e ripetitive. Un peccato considerando che il bello, ossia il vero potenziale del gioco, che si traduce tanto in elementi e infrastrutture quanto in attività e scioglimento di trama, avviene nelle fasi molto più avanzate. Quindi sì, c’è un senso di crescita ma questa si apprezza solo dopo aver investito molto tempo. 

Da segnalare anche che, oltre alla vasta mole di attività standard legate alla produzione di materiale, pozioni e incantesimi già citati, Moonlight Peaks aggiunge anche la pesca e la cattura degli insetti ma soprattutto inserisce un vero e proprio, seppur piccolo e abbastanza legato alla fortuna, gioco di carte denominato Nokturna. Sono tutti passatempi che donano varietà e longevità nel lungo termine e contribuiscono a creare un mini mondo fantasy che si mostra, lentamente, sempre più accogliente e vasto.

Moonlight Peaks, recensione (Nintendo Switch 2)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, l’unione tra gotico e puccioso funziona, grazie anche a una discreta cura sia dei personaggi che dell’ambiente. C’è una notevole differenza tra i personaggi 3D e i loro artwork, con quest’ultimi molto ben caratterizzati esteticamente, ma dopo un po’ ci si fa l’abitudine. Molto gradevoli e buffe anche le creature che troveremo in giro, tra cui il nostro giga baule mostruoso e brontolante, essenziale per i nostri affari. Da segnalare una palette cromatica tendenzialmente sempre sul violaceo e una totale assenza dei colori più accesi visto che il sole, come detto, non lo vedremo praticamente mai.

Da segnalare che molte zone di gioco non saranno visibili e visitabili subito ma sbloccabili gradualmente nelle fasi più avanzate del gioco. Altra scelta coi medesimi pro e contro prima elencati. In ogni caso la cura degli ambienti è apprezzata. Così come è apprezzato il sonoro con tracce audio gradevoli e funzionali all’esperienza di gioco seppur mai realmente memorabili. Buona la varietà. Infine, segnaliamo la totale assenza della lingua italiana, un peccato considerando che dialogare con gli altri personaggi è comunque parte integrante ed essenziale del mondo di Moonlight Peaks.

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moonlight peaks
Moonlight Peaks
7.4
Grafica 7.5
Sonoro 7
Longevità 8
Gameplay 7
Aspetti positivi Atmosfera intrigante Riesce a rilassare Diverse attività e cast simpatico Il vero potenziale emerge col tempo
Aspetti negativi Mancanza della lingua italiana Fase iniziale molto lenta e un po' anonima Può diventare abbastanza ripetitivo
Considerazioni finali
Moonlight Peaks è un cozy game dai colori violacei che unisce creature gotiche al mondo puccioso stile Animal Crossing e Rune Factory. Il tutto per un’esperienza allo stesso tempo classica ma con elementi soprannaturali e in parte inediti. Peccato però per una fase iniziale discretamente lenta e anonima, per una ripetitività di fondo innegabile e per l’assenza della lingua italiana.

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