Quando si parla di Marvel e videogiochi, il rischio di trovarsi davanti a un prodotto costruito principalmente sulla forza del marchio è sempre dietro l’angolo. La Casa delle Idee ha ormai attraversato praticamente ogni genere possibile e, proprio per questo, non è più sufficiente prendere alcuni dei suoi personaggi più celebri, inserirli all’interno di un videogioco e aspettarsi automaticamente un risultato convincente.
Per fare qualcosa di realmente interessante serve un’idea.
Marvel Tōkon: Fighting Souls parte proprio da qui, ma lo fa affidandosi a un nome che, quando si parla di picchiaduro, rappresenta ormai una garanzia: Arc System Works. Lo studio giapponese ha costruito negli anni una propria identità, fatta di combattimenti estremamente spettacolari, animazioni che sembrano uscite direttamente da un anime e sistemi di gioco capaci di accogliere tanto il giocatore alle prime armi quanto quello disposto a trascorrere centinaia di ore nel tentativo di perfezionare ogni singola combinazione.
L’unione tra queste due realtà era quindi interessante già sulla carta.
Da una parte l’universo Marvel, con personaggi immediatamente riconoscibili e capaci di attirare anche chi normalmente non si avvicina ai fighting game. Dall’altra Arc System Works, chiamata a trasformare questi eroi in veri e propri combattenti, senza limitarsi a sfruttarne il nome.
Marvel Tōkon: Fighting Souls sceglie inoltre una strada precisa: quattro personaggi per squadra, combattimenti estremamente dinamici, assist, cambi e una quantità di effetti visivi che porta sullo schermo tutta la spettacolarità che ci si aspetterebbe da uno scontro tra supereroi. La struttura 4 contro 4 e le caratteristiche principali del gioco sono descritte anche sulla pagina ufficiale PlayStation di Marvel Tōkon: Fighting Souls.
Il risultato è un gioco che, dopo le prime ore, riesce a rivelarsi molto più profondo di quanto possa sembrare inizialmente.
E soprattutto è un gioco che dimostra di non voler essere semplicemente “il picchiaduro Marvel”.
Trama di Marvel Tōkon: Fighting Souls

In un fighting game la trama non è necessariamente l’elemento sul quale concentrare le maggiori aspettative. Marvel Tōkon lo sa bene e, proprio per questo, non prova a trasformarsi in qualcosa che non è.
La componente narrativa ha soprattutto il compito di introdurre i personaggi, le diverse squadre e le situazioni che porteranno i protagonisti a confrontarsi.
La modalità Episodio rappresenta quindi una sorta di punto d’ingresso all’universo di Tōkon, accompagnando il giocatore attraverso una serie di combattimenti e sequenze dedicate ai personaggi. È una scelta che funziona perché permette di conoscere meglio il roster senza appesantire inutilmente l’esperienza.
Del resto, sarebbe stato difficile aspettarsi una storia complessa e articolata come quella di un’avventura single player tradizionale. Marvel Tōkon nasce con un obiettivo differente e la componente narrativa rimane giustamente al servizio del gameplay.
Nonostante questo, la presenza di una modalità dedicata alla storia è importante soprattutto per chi si avvicina al titolo senza essere un appassionato del genere. Il giocatore può così prendere confidenza con i personaggi e con le meccaniche senza dover necessariamente entrare immediatamente nel competitivo online. La trama, quindi, non rappresenta il motivo principale per acquistare Marvel Tōkon, ma svolge bene il proprio compito.
E, in un prodotto del genere, è probabilmente tutto ciò che dovrebbe fare.
Gameplay

È con il gameplay che Marvel Tōkon comincia realmente a mostrare la propria personalità. La formula scelta da Arc System Works è quella del quattro contro quattro. Quattro personaggi compongono la propria squadra e possono essere utilizzati durante lo scontro attraverso cambi e assist.
La prima impressione è quella di trovarsi davanti a un sistema estremamente accessibile. Ed è una sensazione che non deve essere considerata un difetto. Uno dei problemi storici dei fighting game è infatti rappresentato dalla barriera d’ingresso. Chi non conosce il genere può trovarsi davanti a decine di combinazioni, input e meccaniche apparentemente incomprensibili.
Marvel Tōkon cerca di ridurre questo ostacolo. È possibile cominciare a giocare, imparare i comandi e realizzare già dopo poche partite alcune combinazioni spettacolari. Per chi si avvicina per la prima volta al sistema abbiamo preparato anche una guida ai primi passi e ai personaggi da scegliere in Marvel Tōkon.
Ma la vera sorpresa arriva quando si decide di andare oltre. Perché Tōkon non è affatto un gioco superficiale. La composizione della squadra assume un’importanza fondamentale. Non basta scegliere quattro personaggi che piacciono: bisogna capire come le loro caratteristiche possano funzionare insieme.
Gli assist possono modificare completamente l’andamento di uno scontro, permettendo di interrompere un’azione, estendere una combo oppure creare una situazione favorevole per il proprio personaggio principale. Ed è proprio in questo momento che il gioco comincia a chiedere qualcosa in più al giocatore. Non è più sufficiente conoscere le singole mosse. Bisogna imparare a leggere lo scontro.
Bisogna capire quando attaccare, quando cambiare personaggio, quando utilizzare un assist e soprattutto come sfruttare le caratteristiche della propria squadra. La differenza tra una partita giocata in maniera casuale e uno scontro affrontato con consapevolezza diventa quindi evidente.
E questa è probabilmente la caratteristica che più ho apprezzato del sistema di combattimento. Marvel Tōkon riesce a essere immediato senza rinunciare alla profondità.
È una combinazione che non sempre viene raggiunta nei fighting game moderni. Naturalmente tutto questo porta con sé anche un piccolo problema. Durante le prime ore può capitare di avere la sensazione che sullo schermo stia succedendo semplicemente troppo.
Personaggi che entrano ed escono dall’azione, assist, effetti, combo, super e transizioni tra le diverse aree dello scenario contribuiscono a creare combattimenti spettacolari, ma allo stesso tempo possono rendere difficile comprendere immediatamente ciò che sta accadendo.
Con l’esperienza il problema si riduce sensibilmente. Anzi, quello che inizialmente può sembrare caos diventa progressivamente leggibile. Ed è proprio questo il momento in cui Marvel Tōkon inizia a dare le maggiori soddisfazioni.
Il roster iniziale composto da 20 personaggi è inoltre abbastanza variegato da permettere di sperimentare diverse combinazioni. Se vuoi consultarli tutti, abbiamo raccolto personaggi e squadre nell’approfondimento dedicato al roster di Marvel Tōkon: Fighting Souls.
La cosa interessante è che i protagonisti non sono semplicemente versioni differenti dello stesso combattente. Ogni personaggio cerca di portare sul campo di battaglia le proprie caratteristiche e, di conseguenza, modifica anche il modo in cui può essere costruita una squadra.
È un elemento fondamentale per un gioco che punta a vivere soprattutto attraverso il multiplayer. Perché il vero banco di prova di Marvel Tōkon sarà inevitabilmente rappresentato dall’online. Le lobby permettono di incontrare altri giocatori e trasformano l’esperienza in qualcosa che va oltre la semplice partita singola. Ed è qui che entra in gioco la longevità.
Un fighting game può avere un ottimo sistema di combattimento, ma se non riesce a mantenere attiva la propria community rischia di perdere rapidamente interesse. Marvel Tōkon parte comunque con basi solide. Il sistema è abbastanza semplice da permettere ai nuovi giocatori di entrare nel mondo del gioco, ma possiede sufficienti livelli di profondità per lasciare spazio a chi vuole davvero padroneggiarlo.
La palla, a questo punto, è nelle mani di Arc System Works e del supporto post-lancio.
Analisi grafica
Se c’è un aspetto nel quale Marvel Tōkon non lascia praticamente dubbi, è quello artistico. Arc System Works ha scelto ancora una volta di puntare su un’estetica fortemente ispirata agli anime e il risultato è probabilmente uno degli elementi più riusciti dell’intera produzione.
I personaggi Marvel vengono reinterpretati attraverso un design che riesce a mantenere riconoscibili le caratteristiche originali, ma allo stesso tempo dona loro una nuova identità. Ed è proprio questa reinterpretazione a funzionare particolarmente bene. Non siamo davanti a una semplice trasposizione dei personaggi dei fumetti o del Marvel Cinematic Universe.
Tōkon ha una propria personalità. Le animazioni sono fluide, gli attacchi sono accompagnati da effetti estremamente spettacolari e ogni personaggio sembra essere stato pensato per valorizzare al massimo le proprie caratteristiche. Spider-Man, Wolverine, Captain America e gli altri protagonisti non si limitano quindi a combattere: si muovono, attaccano e reagiscono in maniera coerente con ciò che rappresentano.
Le arene contribuiscono ulteriormente alla spettacolarità.
Le transizioni tra le diverse aree dello scenario sono particolarmente riuscite e riescono a dare agli incontri una sensazione quasi cinematografica. Su PlayStation 5 il risultato è ottimo. Il gioco appare estremamente pulito e, soprattutto, mantiene quella fluidità indispensabile per un fighting game.
Ma il vero merito non è tanto nella ricerca del fotorealismo, quanto nella direzione artistica. Arc System Works ha capito perfettamente che Marvel Tōkon non aveva bisogno di sembrare realistico. Aveva bisogno di sembrare Marvel attraverso gli occhi di Arc System Works.
Ed è esattamente quello che è riuscita a fare.
Sonoro

Il comparto sonoro accompagna senza particolari sbavature l’esperienza. Le musiche sono costruite per sostenere il ritmo degli scontri e aumentare la sensazione di spettacolarità durante le battaglie più concitate. Gli effetti sonori fanno il resto.
Ogni colpo, esplosione e abilità speciale possiede un impatto adeguato e contribuisce a restituire quella sensazione di potenza che il gioco cerca costantemente di trasmettere. Anche il doppiaggio dei personaggi svolge bene il proprio compito, contribuendo a mantenere riconoscibili le diverse personalità. Non è probabilmente il comparto che rimarrà maggiormente impresso dopo aver terminato il gioco, ma è un elemento che accompagna bene tutto il resto.
E in un fighting game è già un risultato importante.