Pubblicato e sviluppato da Bungie, Marathon è la nuova IP dagli autori di Halo e Destiny, un titolo votato al multiplayer PvP e che vira brutalmente nel mondo biocibernetico con tanto di lore ambientale da svelare partita dopo partita. Uno sparatutto in prima persona 3D di tipo “extraction shooter” che ci ha messo alla prova su PlayStation 5. Pronto a scoprire la nostra recensione? è tempo di partire per Tau Ceti IV!
Marathon e il nuovo mondo ideato da Bungie
Sono passate diverse settimane da quando abbiamo messo mano su Marathon e la prima cosa che possiamo affermare con certezza è che Bungie crede molto nel progetto. Lo vediamo dalla cura con cui programma manutenzioni e aggiornamenti e da come sembra ascoltare l’utenza, osservando e intervenendo attivamente in più di un punto ritenuto più o meno critico. Basti pensare alla gestione delle risorse, inizialmente molto limitate rispetto a ora, seppur ancora “limitate” sotto diversi punti di vista.
Parliamo quindi di un progetto ad ampio respiro e proiettato anche e soprattutto nel futuro. Ed è proprio nel futuro che nascono alcuni dubbi su Marathon. Riuscirà a sopravvivere nel lungo periodo? Il progetto è molto diverso da Destiny, parliamo di un titolo molto più ripetitivo e ciclico e con una narrazione meno epica e molto più “documentaristica”. Sia chiaro, la storia, o meglio, la lore costruita intorno a Marathon è di tutto rispetto ma la sua fruizione è meno epica e diretta, oltre che meno scenica.

Il motivo è che si appoggia quasi del tutto su una serie di documenti da leggere, molti di questi esageratamente corposi e che richiedono all’utente un’accurata operazione di collegamento autonomo. Banalmente, si tratta di ricreare un mosaico di notizie, informazioni, aggiornamenti, narrazioni che plasmano il macro mondo di Marathon che sì, senza troppi giri di parole, racchiude in sé momenti molto interessanti con spunti che si riflettono inevitabilmente anche nel nostro presente e sulle azioni dell’essere umano, da sempre fonte di enormi disastri.
Al sistema di documenti, tutti rigorosamente da sbloccare di missione in missione, si affiancano una serie di dialoghi con interfacce digitali a loro volta divise per “fazioni” che fungono sia da tramite per le nostre azioni sia da traino ulteriore narrativo. A conti fatti, sono l’unico elemento realmente narrativo che offre un senso di progressione oltre a essere il fulcro “pulsante” che ci fornisce missioni e motivi per progredire e continuare a vagabondare sulle zone pericolose di Tau Ceti IV.

Ciò che è innegabile in Marathon è l’abilità di aver creato una narrazione che si unisce alla sua sfera ludica. Il mondo di gioco, i telai, tutto è narrazione. Persino le spedizioni e le nostre inevitabili morti. Ogni elemento, morte inclusa, entra in archivio, ha una sua controparte narrativa, una spiegazione filosofica, tecnologica, futuristica che si impianta nel mosaico creato da Bungie, lo contestualizza e sì crea un’uniformità che, nel mondo di Marathon, è coerente. Ha senso. Questa tipologia di narrazione però, seppur sfaccettata, articolata, documentaristica, non è adatta a tutti.
Chi cerca cut scene, linearità, missioni narrative e guidate, non le troverà. La narrazione, nonostante la sua vastità e articolazione è diversa anche da quella di Destiny stesso eppure, chi saprà prendersi tempo per approfondire, se non proprio “studiare” gli archivi e i loro contenuti, troverà un vero mondo di gioco, potenziando le proprie azioni e ritrovandosi anche a osservare con curiosità e rinnovato entusiasmo gli stessi luoghi. Perché questi, seppur apparentemente desolati, raccontano storie, condividono segni di una colonia passata e di conseguenza da svelare e altre da costruire insieme o da soli.

Un titolo non per tutti
Marathon è un extraction shooter in prima persona 3D che eccelle, senza alcuna ombra di dubbio, nel vero fiore all’occhiello delle produzioni Bungie: il gunplay. Questo è preciso, “realistico”, vario. Ogni arma ha un peso, una reazione e sì, regala soddisfazioni. Buona la varietà e intrigante la loro “trasformazione” futuristica e tecnologica seppur sia abbastanza palese la controparte “realistica” di ogni bocca da fuoco. In ogni caso, sparare in Marathon è una gioia enorme.
Il problema è… che Marathon è un titolo dalla curva di difficoltà altalenante. Parliamo di un gioco che non spiega quasi niente, che ti getta nella mischia e che ti porterà a un ciclo di frustrazione che non tutti sono in grado di digerire. Prima di tutto, si muore molto spesso e facilmente. Bastano pochi colpi. Gli scontri a fuoco sono veloci, vince la rapidità. Essere colti di sorpresa, significa quasi sempre morte. Muoversi unicamente in stealth, nelle aree open map di Marathon è quasi inutile.

Questo perché, oltre ad altri utenti, siano essi in solitaria o in squadre da tre, nelle aree di gioco ci sono anche nemici guidati dall’IA. Nemici “comuni” ma che spesso ci rendono facile bersaglio di altri utenti. Questo perché si è tremendamente spietati tra noi. Elemento molto interessante ma che può svilire chi non è abituato a tale “crudeltà”. Qui aggravata anche dal fatto che, se si muore in partita… si perde tutto l’equipaggiamento e ogni materiale raccolto.
L’unico modo per portare al deposito, e quindi al “sicuro”, quanto raccolto in giro o quanto già precedentemente equipaggiato prima della partenza, è riuscire a effettuare l’estrazione. Questa possibilità si attiva dopo un determinato periodo di tempo e richiede una lenta operazione manuale che vede l’attivazione del faro, l’arrivo di supporto nemico guidato dall’IA e anche la possibilità di attirare facilmente le attenzioni di altri utenti, pronti a farti la pelle per racimolare il bottino e magari approfittare dell’estrazione per salvarsi loro stessi.

Ironicamente, tale “crudeltà” si è accentuata col passare del tempo mentre nelle primissime nostre sessioni su Marathon abbiamo avuto il piacere e la sorpresa, di collaborare con altri utenti “estranei” dando vita a vere e proprie spedizioni contro l’IA e ritrovandoci arricchiti in “squadra”. Un’operazione rarissima che ha trasformato l’entità stessa del gioco e ci ha regalato ben più soddisfazioni. Nelle ultime spedizioni, invece, gli scontri a fuoco con altri utenti erano la base.
E sia chiaro, sfidare gli altri regala grandi soddisfazioni, soprattutto se si è in buona compagnia. Da soli, infatti, basta poco per finire K.O. senza possibilità di tornare “in vita” nella partita stessa. In compagnia, invece, anche se trascorre del tempo, i tuoi alleati possono sempre ricostruire il tuo Telaio e riprendere così le missioni insieme. E parlando di missioni, le spedizioni su Tau Ceti non sono mirate esclusivamente alla raccolta sfrenata di materiali e armi, ma mirano a soddisfare una serie di missioni da sbloccare gradualmente e legate alle varie fazioni citate nel paragrafo precedente.

Tali missioni possono essere a step, richiedendo di effettuare più operazioni che vanno a sommarsi di spedizione in spedizione… o possono essere “one shot”. Queste sono le più ostiche e frustranti e richiedono di eseguire una serie di operazioni ma tutte in una sola spedizione. E qui capita spessissimo di arrivare all’ultimo punto e venire uccisi, con la conseguenza infame di dover ripetere tutto dall’inizio. Ancora e ancora.
Risolvere le missioni con successo è l’unico modo per progredire con la narrazione delle varie fazioni. Inoltre, potrai accettare una sola missione per volta. Tale ripetizione, in una serie aree open map comunque vaste ma esteticamente abbastanza simili e poco innovative, salvo una delle ultime aree aggiunte dove piove lava a intervalli irregolari, viene smorzata da un altro elemento intrigante di Marathon: i Telai. Si tratta di un sistema di classi dotati di abilità ben caratterizzate e che riescono a dar vita a run molto diverse tra loro.

Dal tank al personaggio super veloce a quello in grado di diventare invisibile, in Marathon c’è una discreta varietà di “classi” ed è palese che sono fatte per comunicare tra loro e dar così forma a un team vario e completo. Il problema è crearlo questo team. Spesso e volentieri ci si ritrova tutti con lo stesso telaio a cui si aggiunge l’aggravante che, complice un tempo risicato da rispettare per ogni run e obiettivi personali spesso localizzati in aree diverse, il team finisce col separarsi, indebolendosi di gran lunga. Ed ecco perché per godersi al meglio Marathon c’è bisogno di un team veramente affiatato e coeso.
Da segnalare, come già accennato, il supporto costante di Bungie che sta lavorando per quello che è da considerare una sorta di “endgame” identificabile nel Crio-archivio con difficoltà decisamente elevate e un aumento vertiginoso della soddisfazione. Si tratta di modalità aggiuntive sbloccabili al livello di pass stagionale più alto, perché sì, in quanto gioco only online, anche Marathon ha un sistema di level up stagionale legato al proprio account e non solo. Presente anche una valuta interna da investire in uno store con elementi unicamente estetici. Non è un pay to win.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Marathon sa regalare un colpo d’occhio di tutto rispetto. Lodevoli i filmati che si accavallano mentre si attende di partire in spedizione. E sì, c’è da aspettare, soprattutto ora che le mappe aumentano, c’è meno utenza e l’attesa per riempire una run si prolunga. L’estetica di Marathon è comunque, come detto, anche narrativa. I numeri sui vari edifici, sulle casse e sugli oggetti, sono legati a una specifica fazione. Così come i telai e le loro animazioni soddisfano e regalano un’estetica particolare e unica.
Anche la scelta di rendere alcune aree di gioco monocromatiche, esageratamente accese, offrono identità al prodotto. D’altro canto, l’interfaccia di gioco è decisamente scomoda. L’estetica in questo caso danneggia l’accessibilità. Navigare nei menù è spaesante e poco intuitivo. Richiede tempo e una sana voglia di esplorare, oltre che abitudine, per riuscire a destreggiarsi velocemente. Il puntatore a schermo non aiuta. Le maree di scritte, non aiutano. Eppure, nella sua natura quasi ostile, c’è un certo fascino anche nei menù.
Il sonoro, doppiaggio in italiano incluso, si conferma di buon livello. Alcune tracce sono magnetiche, orecchiabili, surreali. Altre più classiche e dimenticabili. Sonoro e grafica riescono però a comunicare e plasmare un’identità coesa e interessante. Da segnalare, infine, la presenza dei sottotitoli in lingua italiana, praticamente essenziali per poter esplorare il vasto archivio di gioco.
