Jurassic Park Aftermath Part 2

Jurassic Park Aftermath Part 2: la nostra recensione

A distanza di quasi un anno, una seconda parte della quale forse non si sentiva il bisogno

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Jurassic Park Aftermath Part 2 è il continuo diretto della parte originale uscita quasi un anno fa come esclusiva per il visore Oculus Quest. Gli eventi narrati nel gioco si susseguono a quelli degli ultimi 2 film del franchise Jurassic Park, ovvero Jurassic World e Jurassic World: il regno distrutto. Riprenderemo dal punto esatto dove ci eravamo fermati con la prima parte, alla ricerca di un modo per abbandonare l’isola infestata dai dinosauri.

Pur presentandosi con una ambientazione ben realizzata, animazioni e caratterizzazione dei dinosauri davvero notevoli, anche questo secondo capitolo soffre degli stessi e identici problemi del primo, ovvero una ripetitività di base molto evidente nelle sue meccaniche e sezioni di gioco che sembrano soltanto essere inserite per allungare il brodo, obbligando il giocatore a “perdere” tempo ascoltando tutto il lungo dialogo prima che la porta miracolosamente si apra in automatico.

Quest’ultimo non sarebbe un vero e proprio difetto, se non fosse per il fatto che la trama di Jurassic Park Aftermath Part 2 risulta essere veramente semplice e realizzata anche in modo abbastanza piatto, senza picchi di tensione o di suspense. Fortunatamente a correggere il mezzo passo falso, ci pensa una giocabilità che, pur mantenendo tutti i limiti del primo capitolo, riesce a coinvolgere nelle sue fasi stealth e soprattutto a farci spaventare ed esaltare nelle ore finali (la parte migliore di entrambi i titoli messi assieme).

Jurassic Park Aftermath Part 2

Jurassic Park Aftermath: storia e ambientazione

Come abbiamo accennato poco fa, anche i questa seconda parte il titolo non brilla proprio per la sua trama; saremo ancora intrappolati in una base di ricerca dismessa situata su un’isola infestata dai dinosauri, alla ricerca di un modo per fuggire e sopravvivere. Purtroppo è tutto qui, senza nessuna aggiunte, nessun colpo di scena e nessuna sfaccettatura che possa coinvolgere o incuriosire il giocatore nello scoprire gli eventi futuri. A tutto questo si aggiunge che gli eventi sono narrati da una voce fuori campo (Mia, una ricercatrice sopravvissuta e intrappolata a sua volta sull’isola) e dai file che si possono leggere in giro, che rendono la già poco intrigante trama ancora più piatta.

C’è da dire però che in tutta onestà, difficilmente un giocatore si è avvicinato a Jurassic Park Aftermath per la sua trama, ma lo ha fatto per i veri protagonisti del gioco, i dinosauri. Da questo punto di vista il titolo splende di luce propria, con una ambientazione fantastica e molto affascinante che raggiunge il suo meglio nella caratterizzazione dei vari dinosauri e delle loro animazioni. Purtroppo anche qui c’è da dire che, nonostante siano di più rispetto la prima parte, il numero dei dinosauri presenti rimane esiguo.

La maggior parte della nostra avventura si svilupperà nel complesso di ricerca dell’isola, e questo esclude per gran parte di gioco la presenza di dinosauri più grandi. Il complesso comunque è strutturato molto bene ed è anche parecchio dettagliato graficamente. Un grossi difetto che ho riscontrato però nel titolo e la poca interattività che Jurassic Park Aftermath offre con gli oggetti ambientali, quasi nulli e limitati solamente ad alcune tipologie.

Diciamoci la verità, chiunque abbia giocato a un titolo per realtà virtuale, non appena si presenta la possibilità di afferrare un oggetto e lanciarlo lo ha fatto; qui in Jurassic Park Aftermath questo non sarà possibile e renderà meno coinvolgente l’ottimo lavoro fatto a livello di ambientazione. Un difetto non da poco per un titolo in realtà virtuale.

Jurassic Park Aftermath Part 2

Meccanica Stealth e… basta!

Anche la giocabilità di Jurassic Park Aftermath part 2 rimane quasi del tutto identica alla prima, enfatizzando ancora di più la fasi stealth del titolo nelle quali dovremo attraversare determinate stanze o luoghi senza essere scoperti dai dinosauri carnivori che le infestano, i temibili Velociraptor  su tutti. Purtroppo anche qui si sente la poca interattività con gli oggetti concessa dal titolo, obbligando il giocatore ad agire sempre con lo schema predefinito che il gioco offre per superare una stanza, piuttosto che poter trovare un modo tramite la propria inventiva. Questo è davvero molto limitante e rende Jurassic Park Aftermath molto pilotato nel suo completamento.

Anche se risultano ripetitive c’è da dire che le fasi furtive riescono veramente a lasciare col fiato sospeso il giocatore; esplorando un ufficio ho interagito con una radio attivandola e il suono è riecheggiato parecchio. Da li a qualche istante dopo, ho sentito dei pesanti passi avvicinarsi facendosi sempre più veloci puntando direttamente alla mia posizione; senza pensarci mi sono fiondato sotto una scrivania (ovviamente preso dalla fretta quella dove era situata la radio) appena in tempo per vedere un velociraptor entrare nella stanza.

I secondi che si sono susseguiti dall’ingresso del dinosauro nella stanza sono stati pochi ma interminabili, prima che il predatore decidesse che la radio non fosse commestibile e abbandonasse la stanza. Non nego di aver trattenuto il respiro durante per tutto il tempo. Jurassic Park Aftermath è pieno di queste situazioni tensive e a volte ci troveremo a dover digitare codici o risolvere (semplici) enigmi con la presenza dei dinosauri nella stessa stanza.

Purtroppo la parte esplorativa che si alterna alle fasi stealth è molto piatta e soffre di tantissimo backtracking, ovvero il dover tornare più e più volte nelle stanze già visitate in precedenza per recuperare oggetti prima inaccessibili o altro. In Jurassic Park Aftermath si nota chiaramente che questo è stato fatto non per aggiungere profondità al gioco ma solo per allungare il brodo.

Fortunatamente, anche se non giustifica tutta la ripetitività iniziale, le ultime ore di Jurassic Park Aftermath saranno veramente stupende e senza fare nessun tipo di spoiler possiamo solo dire che il protagonista assoluto sarà il simbolo della serie, ovvero il maestoso e terrificante T-Rex.

Jurassic Park Aftermath Part 2

Tecnicamente parlando

Jurassic Park Aftermath graficamente e a livello di ambientazione si presenta davvero in modo molto notevole in realtà virtuale. Gli ambienti sono ispirati, i panorami mozzafiato e soprattutto le animazioni e la caratterizzazione dei dinosauri, veri protagonisti del titolo sono molto riuscite. Il grande peccato rimane per la quasi nulla interattività con oggetti e ambiente, una gran pecca per i giochi in VR.

Il sonoro è molto evocativo e alcuni temi richiamano i motivi apprezzati nei film. Nota di merito ai suoni ambientali che riusciranno a rendere ancora più immersive la fasi furtive e a terrorizzarci quando sentiremo i passi dei dinosauri correre nella nostra direzione.

I controlli sono molto intuiti ma risultano essere troppo semplici e limitati solo all’interagire con alcuni elementi prestabiliti.

Durante le mie ore trascorse cercando di non diventare un appetitoso stuzzichino per dinosauri in Jurassic Park Aftermath Part 2, non ho riscontrato nessun bug di sorta.

Scheda confidenziale su Jurassic Park Aftermath Part 2

Jurassic Park Aftermath Part 2 riprende da dove ci eravamo lasciati con la parte principale, ovvero sull’isola infestata dai dinosauri nella quale siamo precipitati con il nostro aereo, alla ricerca di un modo per fuggire senza diventare uno stuzzichino per dinosauri.

Cosa mi piace

Cosa non mi piace

Al momento Jurassic Park Aftermath Part 2 per Oculus Quest non presenta alcun obiettivo o trofeo sbloccabile

Grafica

80

Impatto

60

Longevità

50

Sonoro

75

Jurassic Park Aftermath Part 2 ha ben poco della parola “parte 2” ma è in tuto e per tutto come la parte mancante del primo capitolo che porta alla conclusione della molto superficiale storia.

Le meccaniche si ripetono in maniera identica alla prima parte con pochissime aggiunte le quali si manifestano solamente nelle ultime due ore di gioco.

Tirate le dovute somme purtroppo devo dire che questa seconda parte venduta come un DLC, pur mantenendo pregi e difetti di quella principale, sembra più che altro vino allungato con l’acqua.

VOTO COMPLESSIVO

6.5

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