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Jojo Bizarre Adventure: Eyes of Heaven la NON recensione

Cosa ne penso di della trasposizione videoludica dell'opera di Hirohiko Araki

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Si può fare la recensione di un gioco uscito nel 2016, anzi se si guarda al suolo giapponese del 2015? Non mi sembra il caso. Ti posso far sapere cosa ne penso di Jojo Bizarre Adventure: Eyes of Heaven per Playstation 4, visto che la popolarità dell’anime negli ultimi anni è cresciuta tantissimo e fra poco sbarcherà su Netflix con le sue 2 prime stagioni? Assolutamente si!

Mi sono accaparrato una copia di, appunto, Jojo Bizarre Adventure: Eyes of Heaven perché: prima di tutto sono un appassionato dell’opera di Hirohiko Araki e mi sono spolpato 4 serie dell’anime in meno di un mese e adesso sto cercando di continuare con il manga, tenendo le dita incrociate per una trasposizione delle ultime tre. Secondo, attualmente il gioco è superscontato su PSN e lo si può portare a casa a davvero poco, 9,99 €, meno di due pacchetti di sigarette…maledetto vizio.

Com’è, quindi, questa trasposizione di uno dei manga più longevi di sempre (circa 30 anni)? Bella, ma sicuramente si poteva fare qualcosa di più.

ORA! ORA! ORA!

Il gioco è stato creato dal team di sviluppo Cyber Connect 2, già produttore di quasi tutti i giochi di Naruto (che ammetto di non aver mai giocato) e del più recente Dragon Ball Z: Kakarot, del quale abbiamo già parlato in quest’altra non recensione. Avendo questo tipo di titolo a curriculum, possiamo dire che ormai questo team di sviluppo sia un veterano nel trasporre opere manga/anime nelle nostre console. Il sistema di gioco è sempre il classico ibrido tra picchiaduro, action e RPG come già visto nel più famoso, ma anche più fresco di uscita Dragon Ball Z: Kakarot.

C’è poco da dire per un’opera del genere, giusto quello si poteva fare, un gioco a base di pugni e azioni superveloci, che spesso va a discapito della difficoltà per favorire una certa spettacolarità, la quale aiuta tantissimo nel calarti nelle scene dell’anime. Tuttavia ci sono diversi problemini con il gameplay che vanno a minare l’esperienza generale.

Iniziamo col parlare delle prime battute di gioco. Il giocatore viene catapultato nell’azione senza nessun tipo di briefing o tutorial. Ci troveremo molto spaesati e veramente non capiremo quello che dobbiamo fare. Quindi, in questi casi che si fa? Semplice, si schiacciano i tasti a casaccio e si spera di sfangarla in qualche modo. Tuttavia questo si presenta come un problema marginale visto che, dopo poche partite, capiremo che cosa abbiamo di fronte e riusciremo ad abituarci ai controlli.

I comandi tuttavia, come dicevo prima, sono estremamente semplici e fanno della spettacolarità e della resa visiva delle nostre azioni il suo punto di forza. Niente concatenazioni complicate di tasti per fare una combo, basta semplicemente la pressione del tasto R2 più un’altro bottone per andare a fare qualsiasi delle iconiche mosse del manga di Jojo.

Altra piccola magagna che va ad intaccare il titolo è lo spezzare l’azione veloce del gioco. Nel senso, se verremo colpiti ed atterrati, il nostro personaggio a schermo impiegherà davvero un’eternità a rialzarsi e questo nelle fasi più concitate dell’azione fa davvero saltare i nervi.

Altro anello debole del titolo sono le pochissime modalità di gioco. Avremo la storia, vero punto focale di tutto, di cui parleremo fra poco, 1 VS com, l’online e basta. Visti gli standard odierni, ma anche quelli del 2016, mi sembra davvero poco.

Niente modalità 1 VS 1 in locale e per un titolo del genere la reputo una mancanza gravissima. In più, perché non aggiungere un qualcosa che ci faccia rivivere gli scontri successi nell’opera (è stata introdotta tramite contenuto scaricabile, ma sempre di DLC si tratta)? O che ne so, il poter giocare ai, pochi, minigiochi che il titolo aggiunge e magari farne degli altri(si poteva inserire ad esempio il baseball o il gioco di corse che Talence T. D’Arby propone a Jotaro e Kakyoin nel manga)? Una volta finita la storia principale avremo davvero pochissime altre cose da fare, se non il raggiungimento di determinati obbiettivi per portarci a casa il tanto agoniato trofeo di platino.

Altra cosa che non mi ha fatto impazzire è la gestione della componente RPG. Come in Dragon Ball Z: Kakarot, avremo la possibilità di migliorare i personaggio tramite l’uso di un albero delle abilità. Cosa abbastanza classica in giochi di questo tipo. Tuttavia il problema sta nel fatto che il personaggio non sembra crescere di potenza veramente. Sembra più una cosa messa li perchè va fatta, ma non da un effettivo miglioramento, o almeno non ci da l’impressione di creare una macchina da guerra per contrastare i piani malvagi del cattivo di turno.

Infine la longevità. Come ti dicevo prima, il grosso del gioco, sta nella modalità storia. Tuttavia, nelle fasi più avanzate di gioco, sembra quasi che gli sviluppatori abbiano voluto allungare il brodo con parti assolutamente non necessarie che non danno nulla ai fini della trama, come ad esempio il farci riaffrontare alcuni nemici che erano già stati sconfitti. Posso capire il rifare un paio di match, ma quasi tutti mi sembra un attimo eccessivo.

STAR PLATINUM, ZA WARUDO!

La storia invece è una piacevolissima sorpresa. Bella, ben curata e anche se ha qualche buchetto di trama qua e la, si fa seguire in maniera molto piacevole. Azzardo che potrebbe tranquillamente essere considerata canonica nell’universo di Jojo, per quanto questa sia stata scritta bene. Partiremo dopo lo scontro finale tra Jotaro e Dio alla fine della terza serie, Stardust Crusaders. Dopo averlo sconfitto verremo attaccati dai nostri compagni morti durante l’avventura appena conclusa, Kakyoin, Iggy e Avdol.

A spiegare tutto questo nonsense, ci penserà uno dei personaggi della prima serie Robert E. O. Speedwagon, il quale è in viaggio per diverse ere, con l’intento di ripristinare il tempo, che è stato scombussolato da non si sa chi (si scoprirà dopo), grazie alla reliquia di una mummia apparsa nell’opera Speed Ball Run. Capiamoci, il tutto è un mero pretesto per poter far comparire a schermo i ben 52 personaggi cui è costituito il titolo, ma devo ammettere che il tutto è estremamente plausibile e si sposa benissimo con l’opera e le atmosfere di Jojo Bizarre Adventure.

Altro plauso è il fatto di poter usare un numero impressionante di personaggi. Praticamente tutti i protagonisti principali e secondari faranno la loro comparsa e potremo utilizzarli. Il bello che ognuno è diverso. In tutto saranno ben 52, un numero mastodontico.

MUDA! MUDA! MUDA!

Andiamo nuovamente su un tasto dolente, la realizzazione tecnica. Dobbiamo partire dal presupposto che il gioco nasce su Playstation 3 e solo la versione Playstation 4 è arrivata nel vecchio continente. Tuttavia questo non deve essere una scusante visto che alcune animazioni risultano vecchie anche per il 2015.

Pur avendo una buona grafica, che riprende benissimo lo stile dell’anime, le animazioni, specialmente durante le cut scene, sono poche e ripetitive. Ad esempio, se il nostro personaggio a schermo parlerà con qualcun altro, l’unica cosa che muoverà sarà la bocca e continuerà a roteare il braccio destro senza senso alcuno.

Peccato per davvero perché il gioco in sé è doppiato dagli stessi attori che hanno dato voce ai personaggi dell’anime (ammetto di essere saltato dalla sedia sentendo la familiare voce di Jotaro Kujo e Joseph Joestar) e quindi mettere più cura, nella grafica e nelle scene di intermezzo, lo avrebbe fatto diventare qualcosa di memorabile.

Yare, Yare Daze

In conclusione mi viene solo da dire una cosa peccato. Peccato perché l’idea è ottima, l’atmosfera c’è, il gioco, nonostante la ripetitività, è abbastanza divertente, la storia è molto plausibile, il sonoro è eccezionale, ma questi problemi, come la mancanza di una modalità VS in locale, le animazioni scarne e alcune scelte discutibili per quanto riguarda il gameplay, vanno a penalizzare un titolo che poteva essere davvero meraviglioso e accontentare sia gli appassionati che non.

Quindi lo consiglio? Ni.

Se sei un fan sfegatato di Jojo Bizarre Adventure e ti senti orfano della serie, visto che Stone Ocean, Steel Ball Run e Jojolion devono ancora essere portate a schermo e ne vuoi di più, come il sottoscritto, . A patto però di prenderlo al prezzo cui è proposto attualmente, 9,99 € su PSN e non in copia fisica, perché sta raggiungendo, per non so quale preciso motivo, prezzi davvero folli, fino a 100 €! Se invece non conosci l’opera o magari non te può fregare di meno, usa i tuoi soldi per altro. Diciamo che è un gioco, quasi, solo per i fan duri e puri dell’opera, cioè coloro che sapranno trovare le miriadi di citazioni e riferimenti e continueranno a dire: – Quello nel manga faceva così – oppure – L’altro nell’anime aveva quel potere lì-.

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