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Dragon Ball Z: Kakarot è il gioco definitivo sulla serie?

Il mio punto di vista su quello che, a parer mio, è il miglior gioco di sempre sulla serie Dragon Ball Z

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È un paio di settimane che sto spolpando per bene il gioco Dragon Ball Z: Kakarot e ammetto che, nonostante inizialmente mi abbia fatto storcere il naso, sono arrivato ad un punto in cui posso dire con tutta tranquillità che me lo sto godendo davvero parecchio. No quella che leggerai non è una recensione (o forse lo sembra…diciamo che è metà e metà) perché a distanza di quasi un mese dalla sua uscita, non avrebbe molto senso.

Dopotutto avrai già letto, guardato e ascoltato ogni singola review sul titolo dalla stampa specializzata e se non l’hai fatto probabilmente non sei interessato al videogioco. Voglio semplicemente scrivere così di getto cosa ne penso e perché, a parer mio, è il gioco definitivo su una saga che ci accompagna da più di 20 anni e ogni fan, ma anche chi non lo è, dovrebbe dargli un’occhiata.

Ti do un piccolo avvertimento, ci saranno spoiler sui contenuti in questo articolo poiché, per parlare e apprezzare in fondo questo titolo, non posso non citarli. Questo perché è stata l’attenzione nei piccoli particolari a farmi innamorare di lui, quindi uomo avvisato mezzo salvato. Adesso sotto ti metto la canzone di apertura così ti puoi calare nell’atmosfera mentre leggi.

Il gameplay

Partiamo parlando di quello che è il gioco in se: sei di fronte ad un ibrido tra un RPG e un picchiaduro. La componente ruolistica si ferma nell’avanzamento di livello del personaggio e nel dover insegnare ai vari combattenti le tecniche di combattimento diverse per ognuno. In più dovremo parlare con tantissimi abitanti del mondo di gioco. Ognuno è caratterizzato da una sua personalità ed è preso paro paro dall’anime, che per anni è andato in onda su Italia 1. Più di una volta ti capiterà di vedere personaggi dimenticati, che faranno riaffiorare i ricordi della tua infanzia, quando tornavi da scuola e aspettavi che finisse la pubblicità per goderti la puntata giornaliera di Dragon Ball.

Per quanto riguarda i combattimenti, invece, sono divertenti, ma estremamente semplici. É stato questo aspetto infatti a farmi storcere il naso inizialmente. Dimenticati complicate catene di tasti alla Street Fighter o alla Mortal Kombat, qui le mosse vengono assegnate ad un set e dovrai schiacciare il tasto corrispondente in combinazione con un bottone dorsale del pad. Questo fa si che tutte i combattimenti si tramutino in momenti molto simili tra di loro, ma ti posso assicurare che il tutto gioca parecchio sul fattore nostalgia. Anzi tutto il gioco si regge su quello, però stranamente non è un difetto e il tutto funziona a meraviglia. Più di una volta mi sono ritrovato ad alzare le mani al cielo per donare la mia energia a Goku durante la sua sfera Genki-da-ma (o energia sferica) o a godere nel veder lanciare una Kame-hame-ha. Dopotutto esistono due tipo di persone: chi ha messo le mani per simulare un onda energetica almeno una volta nella vita e chi mente.

Il fattore nostalgia

Come ti ho detto prima il gioco si regge su questo. Tutto rimanda all’anime. La grafica, il sonoro, gli easter egg, i segreti (e naturalmente anche la storia)…ogni cosa, sin dal primo momento.

La intro è semplicemente la sigla di Dragon Ball allungata. Quel Chala head Chala arriva dritto come un pugno nello stomaco. Meglio di questo ci sarebbe stato solo avere What’s my Destiny Dragon Ball di Giorgio Vanni, ma parliamo di un sogno proibito. Questo, insieme al gioco doppiato in italiano con le voci che ci hanno sempre accompagnato.

É da questi fattori che capiremo quanto amore e passione siano stati messi in questo titolo. Si va dalla camicia Badman di Vegeta, la quale è stata per anni oggetto di meme e prese in giro dal popolo della rete (seconda solo ai baffi del principe dei saiyan di Dragon Ball GT), all’attività secondaria sulle macchine che richiama ad una puntata dove Goku e Piccolo (o Junior se preferisci) prendono la patente. A detta di molti le puntate “filler”, sono una mera perdita di tempo, ma questa a suo tempo fu tanto azzeccata perché piena di gag e momenti dove si rideva facile. In game questa cosa è stata ricreata alla perfezione con un minigame dove dovremo affrontare il nostro amico namecciano ed arrivare primi. Perfino gli istruttori di guida sono incredibilmente somiglianti.

Altri punti che sono stati curati in maniera maniacale sono i continui rimandi alla serie originale, i quali magari saranno meno noti al pubblico che ha visto solo la serie Z. Mi riferisco all’androide Eighter, il quale non è altro che una rivisitazione di Toriyama per Frankestein, che ci darà delle missioni da compiere, o al trio che comandato da Pilaf il quale è goffo ed esilarante proprio come nel cartone. Come vedi sono tanti, anzi tantissimi i rimandi alla serie e non ci si ferma alla storia originale, ma anche ad altri giochi creati in passato.

Anime, ma non solo

Si perché anche i giochi che sono stati fatti in passato vengono, leggermente, citati in maniere assolutamente plausibili alla causa. L’androide 21, la quale era stata introdotta in Xenoverse e Fighter Z, ci viene qui presentata. Essa ci darà delle missioni aggiuntive nel laboratorio del padre di Bulma e si dichiarerà come l’aiutante di quest’ultimo. Gli stessi antagonisti di Xenoverse, Mira e Towa, i quali sono stati creati apposta per il gioco, sono stati introdotti. Loro erano colpevoli di scombussolare la linea temporale della serie Dragon Ball e qui faranno la loro comparsa con lo stesso intento. Sconfiggendo tutti personaggi con l’aura rossa, presenti sulla mappa, dovremo scontrarci con Mira, il quale, dall’alto del suo livello 100, è sicuramente il personaggio più difficile da abbattere (in realtà non riusciremo a sconfiggerlo, ma scapperà prima. Un ottimo escamotage per eventuali DLC).

Spiegare l’inspiegato

Altra cosa che ho apprezzato tantissimo, è sicuramente la voglia di spiegare quelle parti di anime non chiare o che magari sono state chiarite solo nella serie Super (quindi un altro collegamento ad altre opere). Mi spiego meglio. Alcune parti dell’opera hanno una logica oscura, per esempio: come fanno i personaggi a vivere senza un lavoro, visto che salvare la terra è un’attività non retribuita? Oppure, in quale lasso di tempo Goku e Chichi hanno avuto il tempo per copulare e dare alla luce Goten? O ancora, come mai ci sono sia umani normali, ma anche animali antropomorfi nel mondo? Tutto ciò viene spiegato o comunque fatto intendere.

Per iniziare sia Chichi che Bulma redarguiranno più di una volta i propri compagni Goku e Vegeta, incolpandoli di non avere un lavoro stabile e di vivere alle spalle delle famiglie delle mogli. Oppure in una scena, prima del torneo di Cell, Goku e Chichi, su invito di Gohan, passeranno una giornata intera da soli in una situazione quasi da novelli sposini. Infine gli animali antropomorfi sono degli umani i quali hanno preso una sostanza che li trasforma in tali esseri. Non so tu, ma queste sono domande che mi sono sempre posto e di cui, fino ad oggi, non ho mai ricevuto risposta. E sono tutte davvero plausibili.

Qualche difettuccio qua e la

Capiamoci, non ci troviamo di fronte al gioco perfetto, i difetti ci sono sia a livello di gameplay che a livello di adattamento, ma alcuni cercano di essere funzionali alla storia. Per dire: perché i combattimenti devono per forza essere tutti in volo? È vero che la maggior parte vengono svolti in aria, tuttavia all’inizio dell’opera, Goku non è in grado di volare, ma è un’abilità che acquisisce solo in un secondo momento. In più, per non far durare il gioco più di 100 ore, determinate parti sono state per forza di cose saltate. Mi riferisco, per esempio, alla parte dove Majin buu assorbe anche Piccolo e per un lasso di tempo lo ritroviamo con il tipico mantello del guerriero namecciano. Ma come ho già detto queste sono piccolezze che non vanno assolutamente ad inficiare su quelli che sono la storia o il gameplay del titolo.

Concludendo

Dragon Ball Z: Kakarot è ciò di cui i fan avevano bisogno. É fatto bene a livello tecnico con una grafica eccellente e un sonoro meraviglioso. Ma non è questo che lo rende un gran titolo: ciò che lo rende tale è la maniacalità e l’attenzione posta nei particolari. Le piccolezze, il fattore nostalgia, gli eventi ricreati alla perfezione e la plausibilità. Un gioco fatto da appassionati (e si vede) per altri appassionati e non solo. Ok potrai dirmi che il gioco è estremamente semplice nei combattimenti, vero; che la componente RPG non è poi così sviluppata, vero anche quello; ma a questo ti rispondo con un sonoro, chissenefrega…perché il gioco intrattiene e diverte moltissimo (ti ho detto che questa non è una recensione). Fa fare un tuffo nei ricordi e azzecca ogni cosa. Quindi va più che bene così.

Adesso ti lascio, che devo ancora sconfiggere Majin Bu e so già che quando lo finirò avrò voglia di averne ancora. A quando un DLC? O meglio ancora, un gioco simile a questo, ma ambientato nella gloriosissima ed esilarante prima serie? Questo davvero ci manca. Perché è vero che Z è molto più tamarro e forse si presta meglio ad un videogame, ma è altrettanto vero che gli appassionati sono molto affezionati alle avventure di Goku quando era bambino e alla sua lotta contro l’esercito del Fiocco Rosso (o Red Ribbon Army se ti piace di più).

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