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Ghost of Tsushima, la nostra recensione

Il credo del Samurai

L’idealizzazione della figura del Samurai nel Giappone feudale fa da sfondo a questa avventura targata Sony. Cosa porta di originale e cosa si trascina dietro da titoli fin troppo simili?

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Spesso un buon gioco, per riscuotere successo, cannibalizza i punti di forza di titoli che in precedenza hanno conquistato critica e pubblico.

E’ anche il caso di Ghost of Tsushima, che fin dalle prime battute si rivela decisamente debitore di una delle saghe più famose di Ubisoft, ovvero Assassin’s Creed.

Ma andiamo con ordine, alla scoperta di quella che molto probabilmente sarà l’ultima grande esclusiva per PlayStation 4.

Samurai nel Giappone medievale: una rappresentazione decisamente realistica

Ghost of Tsushima, nel caso non ne avessi mai sentito parlare finora, è un’avventura open world ambientata nel Giappone feudale; un’ambientazione se non del tutto inedita, quantomeno inusuale.

Considerata l’importanza rivestita dal Giappone nell’industria videoludica, un osservatore esterno potrebbe immaginare che i titoli ambientati nel Giappone medievale siano abbastanza comuni, a maggior ragione tenuto conto di quanto sia un ottimo background per un videogioco.

Tuttavia, nonostante possiamo trovare  riferimenti ai samurai e alle leggende che li circondano in svariati titoli, sono pochissimi quelli che offrono una riproduzione realistica di quel periodo. Ancora più strano è se il primo grande tentativo viene effettuato da uno sviluppatore occidentale.

Ghost of Tsushima infatti, nonostante sia stato sviluppato in esclusiva per la nipponica Sony, è un’opera del celebre studio Sucker Punch, che si trova a Washington ed è noto al grande pubblico per i suoi lavori precedenti su Sly Raccoon e, più recentemente, sulla serie Infamous.

Risulta ovvio già al primo sguardo che si tratta di un titolo sviluppato da uno studio occidentale, non solo per gli omaggi ai film di samurai giapponesi che costellano il titolo, ma più semplicemente perché il gameplay è molto simile, come già detto, ad altri titoli open world occidentali di successo.

Spesso sentiamo parlare delle esclusive Sony come di titoli facenti parti della “formula Sony”, mentre questo Ghost of Tsushima potrebbe essere facilmente parte di una “formula Ubisoft”.

Per anni i fan hanno richiesto un Assassin’s Creed ambientato nel Giappone feudale e sono stati accontentati, solo non da Ubisoft.

Giova dire che non si tratta di un mero clone: il titolo è molto ben rifinito in termini di produzione e di combattimento, ma non risulta essere particolarmente innovativo.

Quando si parla di somiglianze con Assassin’s Creed, intendiamo i capitoli prima di Origins, quelli che qualcuno definisce i veri Assassin’s, senza elementi ruolistici.

Ubisoft? No, Sony!

In Ghost of Tsushima possiamo sbloccare nuove abilità con i punti di esperienza maturati, ma il tutto è ben lontano dall’essere classificabile come gioco di ruolo. Fortunatamente, aggiungerei.

Al contrario, siamo alle prese con un adventure open world in cui dovremo liberare l’isola di Tsushima, situata a nord ovest rispetto alla madrepatria, dalla prima invasione dei Mongoli avvenuta nel XIII secolo

Ci troviamo quindi nei panni di un giovane samurai, Jin Sakai, il cui scopo iniziale è liberare lo zio (unico sopravvissuto allo spettacolare, quanto terribile, assalto iniziale) dalla prigionia.

Se hai mai giocato con uno dei titoli di Ubisoft riuscirai a capire facilmente come avverrà il tutto: liberando avamposti nemici, attaccando le pattuglie prendendo parte a missioni che vanno dagli incarichi vitali per la storia alle solite quest secondarie che coinvolgono alleati importanti o semplici civili.

Le missioni opzionali sono molto varie, si va dal seguire volpi allo scoprire altari nascosti per arrivare a più canonici puzzle platform che ci conducono man mano a trovare oggetti importanti per il prosieguo della missione.

Considerato che la storia principale dura una trentina di ore, la durata complessiva del gioco può facilmente raddoppiare grazie a tutti questi contenuti.

Ghost of Tsushima è un prodotto curato fin nei minimi dettagli

Se pensi che tutto questo possa annoiarti, ci sono almeno 3 motivi che rendono Ghost of Tsushima interessante: l’eccellente livello di produzione, combattimenti estremamente godibili e, per farla breve, il fatto che i samurai sono fighi.

Guerrieri eleganti e valorosi, indomiti anche di fronte alla forza bruta dei loro violenti avversari.

La cura riposta nel confezionare il prodotto emerge già avviando il gioco, con svariati settaggi da selezionare tra cui emerge quello relativo alle opzioni audio-video: se è abbastanza normale scegliere tra italiano e inglese (molto meno interessante), inconsueta e apprezzabile è la modalità Kurosawa che, ispirandosi ai lavori del celebre cineasta nipponico, ci consente di affrontare l’avventura in toni di bianco e nero con parlato giapponese aumentandone l’immersività e trasformando Ghost of Tsushima in un vero e proprio film.

Ghost of Tsushima
L’effetto cinematografico di alcune sequenze è incredibile

Molti in questi ultimi giorni si sono dedicati a sviscerare la grafica del gioco, per spiegarne la bontà paragonandolo spesso, in maniera del tutto inappropriata, a The Last of Us Part II con cui condivide solo ed esclusivamente la finestra d’uscita.

Per quanto Ghost of Tsushima non sia così bello da vedere come il capolavoro di Naughty Dog o altri open world più o meno recenti come Red Dead Redemption 2, le animazioni facciali sono comunque ottime e l’ambiente circostante e molto dettagliato, ricco di movimenti che catturano l’occhio del giocatore.

Qualche riserva si potrebbe avere per l’illuminazione, a volte un po’ piatta durante il giorno, che verrà sicuramente risolta con una patch.

Il design contribuisce a compensare queste piccole mancanze, con i suoi vasti campi di fiori colorati che rimangono memorabili anche dopo avere terminato il gioco. Più di qualunque realizzazione tecnica.

Cosa dire del Combat System?

Il sistema di combattimento è molto semplice, composto da parata, attacco veloce e attacco pesante, più la classica schivata e potrebbe sembrare mancante di profondità; in effetti il gioco tende ad essere ripetitivo ma non cessa di essere divertente, grazie a delle ottime animazioni in grado di restituirci quella sensazione di velocità e potenza normalmente associate ai samurai e alle loro mitiche katane. Oltre ovviamente alla consapevolezza che tanto noi quanto i nostri nemici possiamo morire con un paio di colpi ben assestati.

Il combattimento non è comunque del tutto superficiale: come ci viene insegnato all’inizio, un samurai deve avere pazienza e combattere con astuzia, specialmente quando avremo a che fare con nemici che useranno armi diversi dalla normale spada.

Tuttavia, siamo pur sempre dei samurai e la nostra katana ci consentirà di avere la meglio sulla maggior parte dei nemici, evitando gli attacchi più pesanti e rompendone la guardia.

Talvolta Ghost of Tsushima si trasforma quasi in un brawler, quando gli alleati controllati dal computer si uniscono alla battaglia, dandoci un assaggio di quanto potrebbe essere divertente una modalità cooperativa.

Ma non è quel tipo di gioco e tutto sommato è un peccato perché nonostante le tante cose da vedere, non c’è una grande varietà nel complesso. Niente puzzle e le parti platform sono molto semplici così come i dialoghi, che hanno pochissime scelte libere nel corso dell’intera avventura.

Dove il gioco eccelle è nella componente stealth, sempre tenendo conto della possibilità (fondamentale) che Jin ha tra seguire il codice dei samurai o adottare strategie più subdole.

Ghost of tsushima

Purtroppo, nonostante il conflitto interiore e interpersonale che ne deriva, non è un aspetto ben gestito nel corso del gioco, in cui in fin dei conti si fa fatica a capire quale sia realmente il codice dei samurai dell’epoca (gli elementi più famosi come il bushido e il seppuku non esistevano ancora).

L’idealizzazione del Samurai

Come altri titoli ad ambientazione storica, Ghost of Tsushima è ambientato in una dimensione parallela in cui sessismo e discriminazioni non sono mai esistiti e tutti hanno idee moderne di uguaglianza; tuttavia ci sono poche critiche ai samurai intesi come istituzione.

Il gioco ci porta a credere che, invece di essere stati spesso parte di un’aristocrazia prepotente, si trattava principalmente di uomini al servizio della collettività, pronti a sacrificare tutto per il bene comune. Una visione un po’ naïf della storia, così come il concetto (messo in chiaro più volte dal gioco) che qualsiasi sotterfugio o tentativo di eliminare il nemico in maniera diversa dal combattimento diretto è disapprovato.

Certo, la questione viene affrontata in termini prettamente moderni su come Jin non dovrebbe abbassarsi ad usare le tattiche del nemico; tuttavia, l’idea di mostrare come l’etica della guerra non sia una riflessione tipica di tempi più moderni, risulta interessante.

Ghost of Tsushima

Il prezzo della vittoria, e cosa ognuno di noi sia disposto a sacrificare per ottenerla, costituisce il tema principale del gioco. Purtroppo però, diversamente da titoli come The Last of Us, non è un elemento con cui avremo a che fare durante la partita. Solo il capo dei Mongoli ha una caratterizzazione degna di nota, ma dal momento che è interessato solo ad invadere il Giappone e fare strage di innocenti è difficile simpatizzare con lui.

L’unica decisione che ci rimane come giocatori è se complicarci la vita non utilizzando tattiche stealth o meno.

Il fatto che il bushido, il codice dei samurai, non esistesse nel XIII secolo così come era di là da venire il concetto di ninja, ci porta a chiederci se gli sviluppatori di Sucker Punch non abbiano semplicemente sbagliato periodo storico in cui ambientare il gioco.

Abbiamo a disposizione alcuni strumenti tipici dei ninja, come kunai bombe fumogene, ma il gameplay stealth non è niente di innovativo e risulta simile a quanto già visto in numerosi titoli recenti come Uncharted Tomb Raider, per citarne due non proprio recentissimi.

Rimane divertente, intendiamoci, ma nulla di particolarmente strabiliante.

Segnali di stile

Per quanto Sucker Punch renda più volte omaggio alle opere di Akira Kurosawa e al suo SanjuroGhost of Tsushima non potrà risultare diverso da quello che è: un open world con una diversa ambientazione.

Sicuramente risulta più godibile di Days Gone, per rimanere in casa Sony, ma la maggior parte del suo fascino dipende da quanto ti interessi l’ambientazione. Perchè per il resto il gioco scorre in maniera abbastanza prevedibile, per trama e gameplay, tanto da rischiare di minarne il divertimento.

Per quanto sia bellissimo attraversare panorami così dettagliati e rigogliosi, non si può far a meno di desiderare un’ambientazione del gioco collocata più avanti nella storia (per i motivi spiegati in precedenza) o quantomeno di vedere qualche elemento sovrannaturale in grado di sfruttare a dovere il fascino della mitologia giapponese.

Grande attenzione ai dettagli

Combattimenti divertenti e ben bilanciati

Ambientazione interessante

Sa di già visto

Tematiche di fondo poco approfondite

Ghost of Tsushima ha 52 trofei di cui 1 Platino, 2 Oro, 9 Argento e 40 bronzo per un totale di 1230 punti.

Grafica
80
Sonoro
75
Longevità
70
Impatto
75
Voto
VOTA
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In definitiva, come molti giochi che seguono la formula inventata da UbisoftGhost of Tsushima finisce per sembrare un collage di idee, alcune sviluppate meglio e altre meno.

E’ più godibile di alcuni Assassin’s Creed, è vero, ma è un risultato abbastanza magro per un action adventure divertente, che avrebbe potuto essere di più ma purtroppo non lo è. Da quella che dovrebbe essere l’ultima grande esclusiva di Sony, ci aspettavamo semplicemente di più.

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Miei

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