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Genesi: Survival Horror

I 10 videogiochi che hanno fatto la storia del genere Survival Horror

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Questa è stata una top 10 decisamente difficile da redigere. Già, perché distillare dieci opere da un arco temporale di trent’anni circa, in cui abbiamo più e più volte tenuto il joypad in mano con il cuore in gola, non è per nulla un lavoro semplice. Il survival horror è uno dei generi più amati in assoluto fra i videogiocatori, non solo per le emozioni uniche che è in grado far provare ma anche perché è stato in grado di regalarci perle che, nel corso degli anni, sono diventate pietre miliari intramontabili. Ed è proprio a questo concetto che questa top 10 vuole attenersi, accompagnando il lettore in un cupo, tenebroso e nostalgico viaggio, dagli anni ’90 fino a tempi ben più recenti. Dunque, ladies and gentlemen, mettetevi comodi, spegnete le luci e gustatevi questa nuova classifica di iCrewPlay!

10. Dead Island

Mari dalle acque cristalline, spiagge dalla sabbia dorata, resort di lusso e feste notturne a base di superalcolici e rap. Davvero uno scenario idilliaco se non fosse per un particolare: zombie assetati di sangue ovunque. Effettivamente l’idea alla base di Dead Island, Survival horror free roaming datato 2011, è davvero originale ed interessante. Tirare fuori le creature orrorifiche per eccellenza, gli zombie appunto, dalle loro tipiche ambientazioni: cimiteri, rovine cittadine ed edifici abbandonati, per piazzarli in quello che sarebbe stato un paradiso tropicale in cui altrimenti tutti vorremo mettere piede si rivelò una brillante intuizione.

Survival Horror

 

Armati di qualsiasi cosa troveremo, dovremo farci largo tra orde di morti viventi estremamente resistenti e violenti, cercando di sopravvivere fino alla fuga dalla fittizia isola di Banoi. Un divertente sistema di crafting ci aiuterà a fronteggiare i morti viventi che si distinguono in diverse categorie. Infatti, oltre agli zombie “base”, lenti e ricoperti di ferite, affronteremo diverse creature, a seconda delle circostanze in cui sono state infettate, dalle condizioni del corpo al momento del decesso e persino del loro passato sull’isola. Oltre alle bellissime spiagge immacolate, Dead Island offre ambientazioni molto varie ed affascinanti da esplorare: avremo una città in quarantena, una giungla ed una prigione. Davvero un gran bel gioco, nonostante alcuni bug fastidiosi, ed un rappresentante del Survival Horror unico nel suo genere. Pare inoltre che, finalmente, Dead Island stia per avere un sequel degno di tale nome.

9. Amnesia

Anche Amnesia, nel 2010, ha fatto la sua parte nel rivoluzionare il genere Survival Horror. In questo gioco ci ritroveremo nella condizione umana più spaventosa in assoluto: l’incertezza. Il protagonista del gioco ha, infatti, perso la memoria e si ritrova in un cupo e tenebroso castello, senza conoscere, inizialmente, nient’altro che poche informazioni scarabocchiate da lui stesso in precedenza. Egli ha una missione: deve assassinare un uomo mentre sarà inseguito da qualcosa di ignoto e mortale.

Survival Horror

Creature umanoidi pesantemente deformate ci daranno incessantemente la caccia in un’ambientazione buia e tetra e non ci saranno fucili a pompa o pistole di alcun tipo a proteggerci: saremo infatti completamente disarmati ed indifesi. Quel che è peggio è che non soltanto dovremo fare attenzione a non subire troppe ferite ma anche alla nostra sanità mentale. Restare troppo a lungo al buio, assistere ad eventi macabri e persino fissare quegli orribili mostri troppo a lungo sono tutte cose che rischieranno di farci impazzire, scatenando allucinazioni e richiamando l’attenzione dei mostri su di noi, rendendo l’esperienza di gioco ancora più terrificante. Inoltre, Amnesia ha un alto grado di rigiocabilità, grazie ai 3 finali, che cambiano in base alle nostre scelte. C’è inoltre un finale nascosto, scopribile se, all’inizio del gioco, si rimane immobili ad attendere il proprio atroce destino.

8. Dino Crisis

Facciamo un enorme balzo indietro nel tempo, fino al 1999, anno in cui esce, per PlayStation, Dino Crisis, targato Capcom. Dal momento che abbiamo cominciato questa rubrica parlando di innovazioni nel genere Survival Horror, non potevamo non citare questo piccolo capolavoro del passato, estremamente precoce e coraggioso nel suo rivoluzionare un genere, all’epoca, ancora relativamente giovane e basato su standard differenti. Vediamo come.

Survival Horror

Nato dalla mente di Shinji Mikami, autore della celeberrima saga di Resident Evil, Dino Crisis si trovò a dover fare i conti proprio con quella saga, anch’essa di Capcom, che stava riscuotendo un enorme successo e che si preparava, quell’anno, al suo terzo capitolo, Resident Evil 3: Nemesis. Come muoversi? Semplice, sostituiamo gli zombie con i dinosauri più feroci che il mondo abbia mai visto (spostati, Jurassic Park). Insolitamente (cioè più del solito) pericolosi e persino inquietanti, i dinosauri di Dino Crisis facevano davvero paura, erano veloci, resistenti ed ostinati, sbucavano dal nulla ed erano accompagnati da una colonna sonora davvero al cardiopalma. Una bellissima opera del passato, che moltissimi fan sperano di rivedere in remake in un futuro prossimo.

7. Parasite Eve II

Particolare è decisamente l’aggettivo più adatto per descrivere questo Survival Horror. Siamo ancora nel 1999, ancora su PlayStation. Siamo un agente di una fittizia squadra speciale F.B.I. volta a sgominare delle misteriose creature parassitiche che prendono possesso del corpo umano, plasmandolo in qualcosa di grottesco e, sopratutto, pericoloso.

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Parasite Eve 2 somiglia molto, per ambientazione e contesto, a Resident Evil, ma sfrutta un sistema di combattimento più dinamico e basato sul punteggio, oltre che sui drop degli avversari abbattuti. A proposito di questi avversari: sono davvero obbrobriosi. I nemici di Parasite Eve II potrebbero, infatti, far venire alla mente un mammifero nato dall’incrocio fra un essere umano ed un altro animale, come un cavallo o un cammello. Il loro aspetto goffo e sgraziato oggi potrebbe apparire persino ridicolo, ma quegli occhioni rossi ed inespressivi e quei versi animaleschi non meglio identificati, insieme a delle animazioni per le trasformazioni davvero da incubo, hanno terrorizzato un’intera generazione di videogiocatori. Ed è un vero peccato che questo gioiellino sia finito nel dimenticatoio. Del resto, come vedremo, è in buona compagnia.

6. Forbidden Siren 2

Stavolta è il 2006. Forbidden Siren 2, concepito per PlayStation 2, è responsabile di molti degli incubi dell’autore di questo articolo e di molti altri videogiocatori che, più di un decennio fa, si sono trovati fra le mani questo strano Survival Horror. Il primo attacco di panico potremmo averlo già dopo pochi secondi dall’avvio del gioco: una schermata rossastra, quasi “sporca”, ci accoglie mentre si ode fin troppo distintamente il canto angosciato e disturbante di un essere presumibilmente femminile. Iniziamo bene.

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Il punto forte di Forbidden Siren, consiste nell’ambientazione davvero opprimente e surreale che è stata realizzata, oltre che ad un ottimo level design, spesso pieno di collegamenti e diversi punti di vista, che permettono di adottare diverse strategie contro i nemici. Ah già, i nemici, gli shibito. Queste creature, un tempo umane, ci daranno incessantemente la caccia e noi non potremo mai sconfiggerle ma solo stordirle. Ma il gioco, oltre a farci venire gli incubi, ci fornirà anche molti spunti che ci permetteranno di contrastare i nostri nemici immortali in maniera intelligente: ad esempio, parcheggiare un’auto sul corpo di uno shibito momentaneamente privo di conoscenza è un ottimo modo per tenerlo incollato al pavimento per tutto il tempo che ci serve. I vari personaggi che guideremo nell’avventura sono poi interpretati da attori in carne ed ossa, il che, con l’effetto ottenuto più che altro per via delle limitazioni delle tecnologie dell’epoca, rende tutto davvero più inquietante. Questo videogioco, anch’esso non troppo famoso, rappresenta un ottimo esponente del Survival Horror, dato che necessiteremo di diverse risorse per proseguire, unitamente alla risoluzione di enigmi diversissimi tra loro. Presenta, inoltre,  un buon grado di rigiocabilità. Infatti scelte e comportamenti che terremo durante le nostre partite influiranno sul destino dei nostri protagonisti, che rischiano spesso di diventare essi stessi shibito da affrontare in seguito!

5. The Suffering

Qui, signori e signore, ci troviamo davvero di fronte ad un piccolo capolavoro del Survival Horror. The Suffering si presenta come un grande Survival Horror sotto ogni punto di vista. In questo gioco c’è davvero di tutto, infatti il sottoscritto non si spiega come mai anche questo sia finito nel dimenticatoio.

Survival Horror

Anno 2004, PlayStation 2. Ci ritroviamo in una prigione dalla reputazione a dir poco lugubre, famosa per i numerosi suicidi ed omicidi o comunque fatti di sangue verificatisi al suo interno. La stessa isola su cui la prigione è situata è stata teatro di numerosi ed efferati crimini e fatti di cronaca nera raccapriccianti. Cosa accadrebbe se tutte queste nefandezze, prendessero, in qualche modo, forma e vita? Uomini decapitati, prigionieri di guerra innocenti fucilati, assassini e maniaci ammazzati o morti suicidi e presunte streghe date in pasto alle fiamme. The Suffering, nome certamente scelto non a caso, è ambientato in un mondo dove il peggio dell’animo umano e di ciò che esso può fare ha preso vita sotto forma di orridi mostri. Lo stesso protagonista è un condannato a morte per aver sterminato a mani nude la sua famiglia, affetto da una grave forma di psicosi allucinatoria. Davvero un calderone di elementi Survival Horror, con un gameplay frenetico e a volte molto action. The Suffering è ancora acquistabile presso gog.com e, fidatevi, anche se alcuni di questi giochi possono essere invecchiati male, non è questo il caso. Questo videogioco non si sofferma solo sul gameplay e sulle atmosfere ma anche sulla narrativa: le allucinazioni visive o uditive del protagonista ci sveleranno molto sul suo passato e sull’isola. Inoltre ci ritroveremo spesso a dover compiere delle scelte, non sempre ovvie, che andranno ad influenzare il finale. Troveremo poi, sparsi per l’isola, molti documenti che descriveranno accuratamente sia l’aspetto e le caratteristiche dei vari mostri che i luoghi del gioco. Insomma, un capolavoro per veri intenditori del Survival Horror.

4. The Last Of Us

Non poteva mancare la punta di diamante di Naughty Dog in questa Top 10. Si dice che, nel 2013, The Last Of Us abbia rivoluzionato il Survival Horror, sopratutto dal punto di vista narrativo, portando al pubblico una storia dal fortissimo impatto emotivo.

Survival Horror

Fun fact: quando, nel 2011, uscì il primo teaser trailer di Dead Island, il panico si insediò fra coloro che alla Naughty Dog stavano lavorando a The Last Of Us. Il video mostrava infatti una scena davvero struggente, in cui un padre tentava di salvare la propria bambina da un’orda di zombie per poi soccombere, insieme alla moglie, ma non prima di aver scaraventato giù dalla finestra, durante una colluttazione, sua figlia, ormai infetta. Il tutto condito con una musica profondamente toccante. Ecco a voi, piangete:

Ma tornando a The Last Of Us. La ragione di tale preoccupazione, alla visione del trailer di Dead Island, stava nel fatto che i ragazzi della Techland sembravano sul punto di battere sul tempo gli sviluppatori Naughty Dog, realizzando un Survival Horror incentrato sull’aspetto umano e psicologico dei personaggi in un contesto estremamente realistico e, di conseguenza, estremamente triste e tragico. Ma questo teaser, purtroppo, si rivelò essere nient’altro che una trovata pubblicitaria, in quanto presentava atmosfere del tutto diverse da quelle poi riscontrabili nel gioco. Ma The Last Of Us, invece, proseguì per quella strada. Ed ecco che abbiamo Joel, un padre, che nel bel mezzo di una pandemia esplosa all’improvviso, perde sua figlia in una delle scene più struggenti mai viste in un videogioco prima d’ora. Il nostro sarà quindi un protagonista burbero e silenzioso che, per ragioni di trama, si ritroverà ad avere a che fare con una ragazzina, che diventerà la sua ombra. La nascita di un rapporto di tipo padre/figlia è inevitabile ed è realizzata così bene da rendere The Last Of Us un capolavoro della narrativa videoludica. Ciò si sposa perfettamente con gli elementi Survival Horror del gioco, in cui ci ritroveremo ad affrontare zombie feroci ed esseri umani altrettanto disgustosi ed ostili, un po’ come avviene in The Walking Dead, ma senza che la storia venga trascinata come un cadavere in putrefazione per infinite stagioni. Nel gioco spesso dovremo ricorrere ad approcci stealth, per evitare di finire massacrati dagli zombie, contro i quali abbiamo anche una ridottissima quantità di munizioni efficaci. Decisamente da provare.

3. Dead Space

E siamo finalmente sul podio. Dead Space sottrae il terzo posto a The Last Of Us per un motivo semplicissimo: a prescindere dalla narrativa, Dead Space è molto più Survival Horror rispetto a The Last Of Us. Vediamo perchè.

Survival Horror

Twinkle, twinkle little star, how i wonder what you are…”

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Così canta la misteriosa voce presente nel trailer ed anche in una sezione del gioco particolarmente suggestiva e creepy. Ed effettivamente la storia ruota proprio intorno ai misteri che possono nascondersi dentro una stella sconosciuta, misteri che vengono fuori di prepotenza quando gli esseri umani iniziano a ficcanasare. Il nostro protagonista, un ingegnere aerospaziale, si ritrova in missione sulla nave spaziale USG Ishimura, per delle riparazioni. Poco prima riceve un messaggio criptico dalla sua fidanzata, presente sulla nave, che appare sconvolta e preoccupata per qualcosa. Ma il messaggio è corrotto ed indecifrabile. Una volta messo piede sulla Ishimura l’incubo si rivela. L’equipaggio sembra scomparso nel nulla e sanguinarie creature umanoidi si aggirano per i condotti del mezzo spaziale. Molti hanno dichiarato di non essere riusciti a giocare a Dead Space per più di un’ora, a causa della forte pressione e della paura che mette. Queste pussies potrebbero, con un certo qual tono di esagerazione, avere ragione. Dead Space fa di tutto per spingere il giocatore al limite. La colonna sonora è opprimente, i mostri sono a dir poco raccapriccianti ed estremamente aggressivi e sfruttano i condotti di ventilazione per spostarsi, quindi potrebbero comparire in qualsiasi punto ed in qualsiasi momento. L’atmosfera è inoltre altamente disturbante, dato che per la nave troveremo spesso i corpi orribilmente mutilati dell’equipaggio, per poi scoprire che le creature mostruose non sono altro che coloro che erano presenti sulla nave, irrimediabilmente mutati in abomini assassini. Persino i neonati non sono esenti da questo destino e costituiranno dei nemici formidabili e non certo semplici da affrontare, sopratutto da stomaci deboli. Spesso armi e munizioni, a seconda della difficoltà, non basteranno e ci ritroveremo chiusi in delle stanze braccate dai mostri, alla ricerca disperata di un pacchetto di munizioni. Un Survival Horror stupendo, ma non certo per cuori deboli.

2. Silent Hill

E si ritorna al 1999, anno, come vedete, molto prolifico per i Survival Horror. Presentiamo come secondo in classifica Silent Hill, il capolavoro di Konami. Silent Hill è certamente uno dei maggiori punti di riferimento del Survival Horror, nonché capostipite di una delle migliori saghe videoludiche di sempre.

Survival Horror

Ormai è chiaro che ambientazioni ed atmosfere, persino più del gameplay, giocano un ruolo determinante nella creazione di un buon Survival Horror. Silent Hill galoppa su questi due elementi, seguiti dalla colonna sonora di Akira Yamaoka, rendendoli i suoi cavalli di battaglia. Ambientato in una cittadina sospesa tra realtà ed incubo, Silent Hill alterna due versioni della stessa piccola città, ciascuna, a suo modo disturbante ed inquietante. Abbiamo prima la città, così come apparirebbe ad un visitatore venuto da fuori: un paesino inghiottito da quella che sembra essere una fittissima nebbia, la quale cela creature sorte dai più profondi e reconditi turbamenti psicologici non solo del protagonista ma anche degli altri personaggi del gioco. Una città fantasma, insomma, apparentemente abbandonata. Ma poi, da un momento all’altro le nebbie possono ritirarsi per far posto al “mondo alternativo“, una sorta di dimensione parallela in cui Silent Hill appare come sconvolta da un potente incendio che ne ha scarnificato gli edifici. Le strutture in ferro appaiono completamente arrugginite e sporche di sangue. Ovunque, cadaveri maciullati e resi irriconoscibili. Un incubo che il protagonista decide di affrontare per ritrovare sua figlia, persa di vista dopo un incidente d’auto dovuto proprio alla surreale nebbia di Silent Hill. Il design dei mostri è inoltre altamente raccapricciante, in quanto studiato per riflettere diversi disturbi psichiatrici. Nel corso della disavventura scopriremo le terribili verità celate dietro la natura della città e dei suoi abitanti. Ambientazione, atmosfere, colonne sonore e modelli rendono Silent Hill uno dei migliori Survival Horror mai rilasciati, ma pur sempre secondo a…

1. Resident Evil 2 (già, ma quale?)

A bizarre incident occurred in the outskirts of an american suburb called Raccoon City…”

1996, su PlayStation esce un gioco destinato a grandi cose, in termini videoludici. Resident Evil. Come dimenticare i lamenti degli zombie nei corridoi lugubri di Villa Spencer e i tuoni che di tanto in tanto ci facevano sobbalzare dalla sedia, mentre quatti e silenziosi avanzavamo attraverso quella magione alla ricerca dei nostri compagni… Resident Evil segnò certamente una svolta per il Survival Horror, con i suoi nemici senz’anima, con i suoi enigmi ed i suoi oggetti da raccogliere. Ma ancora era presto per gridare al capolavoro, per quello avremmo dovuto aspettare ancora qualche anno, fino al 1998.

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Cosa rende Resident Evil 2 il primo della classifica?

Resident Evil 2 fu il perfezionamento di Resident Evil, il figlio che realizza il sogno del padre. Andiamo con ordine:

  • Colonna sonora: la colonna sonora di Resident Evil 2 è una delle cose più azzeccate e meglio realizzate nella storia dei videogiochi. Come dimenticare la magistrale soundtrack della hall della stazione di polizia, con quelle note dal carattere fortemente gotico eppure abbastanza smussato da calarsi perfettamente nell’ambientazione scelta dai programmatori, che non era certamente una chiesa. Oppure il ritmo lento e decisamente oppressivo che potevamo sentire nei corridoi della stazione, la “musichetta” drammatica eppure “riposante” delle safe rooms, gli infarti multipli provocati dal theme che partiva durante i jump scare, l’adrenalina che saliva durante le battaglie con i boss per quella musica così solenne eppure frenetica, l’ansia che il cosiddetto escape theme era capace di mettere addosso al povero videogiocatore. Davvero, uno dei punti più alti mai raggiunti in ambito di soundtracks videoludici.
  • Ambientazione ed atmosfera: non c’era una singola stanza in tutto il gioco che restava anonima, ogni stanza, ogni corridoio persino, restano perfettamente riconoscibili e trasmettono persino quel senso di abbandono e di fuga improvvisa che dovevano essersi verificati poco prima dell’arrivo di Leon a Raccoon City. Stazione di polizia, strade di Raccoon City e laboratori della Umbrella furono davvero curati con una perizia maniacale.
  • Gameplay: diminuiscono gli enigmi, da molti giudicati eccessivamente numerosi nel primo Resident Evil, ma sono ben piazzati e contestualizzati, di modo che non rallentano la prosecuzione nella storia ma anzi, stimolano il giocatore ad andare avanti ed a esplorare con minuzia gli ambienti di gioco. Un combat system poi sicuramente rudimentale e limitato al punta/spara, problematica che poi verrà parzialmente risolta con Resident Evil 3.

Originale o Remake?

Il lettore avrà capito ormai da molto che il primo posto va all’originale Resident Evil 2 e non al remake. Ma perchè? Il vecchio è sempre meglio del nuovo? NO. Il motivo risiede in realtà in piccole, grandi cose che denotavano l’amore degli sviluppatori dei bei tempi andati per la narrativa, per la costruzione di un mondo di gioco che sembrasse vivo davvero. Non molti l’hanno notato ma il remake di Resident Evil 2 non presenta, ad esempio, la possibilità di poter analizzare gli oggetti che abbiamo attorno. Scrivanie, armadi, cadaveri e suppellettili di vario tipo restano grafica anonima nel remake, laddove nell’originale ogni pezzo di mobilio aveva una storia da raccontare. Anche la colonna sonora del remake, tranne che per il fantastico escape theme di Leon, è davvero anonima, tant’è vero che abbiamo la possibilità di scaricare la soundtrack originale al modico costo di 2 euro. C’è tuttavia da dare a Cesare quel che è di Cesare: Resident Evil 2 Remake è un ottimo gioco, che in più di un’occasione ci farà sentire ansia e paura: i pesanti passi del tyrant udibili attraverso le parenti, mentre siamo consci che la tremenda B.O.W sta cercando proprio noi, il finissimo udito dei Licker, che non esiteranno a farci a brandelli se capteranno anche solo un nostro passo falso, gli zombie molto più forti e resistenti rispetto all’originale, oltre ad un finissimo lavoro di animazione, concept art (combatteremo contro la versione di William Birkin più spaventosa ed inquietante di sempre) e level design rendono questo remake, dopotutto, degno di sedere accanto al suo progenitore in questa terrificante classifica.

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