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Dino Crisis

Old But Gold #25 – Dino Crisis

In attesa di un possibile remake (secondo noi probabile) di Dino Crisis, andiamo a riscoprire questa gloriosa pagina di storia videoludica scritta da Capcom e dal geniale Shinji Mikami. Gli ultimi anni del ‘900 hanno segnato un momento di forte esplosione dei videogiochi survival horror, con Resident Evil, Silent Hill e Alone in the Dark a farla da padrone fino all’inizio del nuovo millennio. Capcom, in particolar modo, ha saputo valorizzare i propri brand proprio in quegli anni, riuscendo ad ottenere un successo dietro l’altro. Quest’oggi voglio parlarvi proprio del titolo con i tirannosauri e gli enigmi che tanto è rimasto impresso nelle nostre menti di giocatori.

Evoluzione dal passato

Nonostante il successo della saga di Resident Evil, che nel 1999 si apprestava a vedere uscire il suo terzo episodio, Dino Crisis sceglie di non utilizzare la telecamera fissa e gli sfondi pre-renderizzati, optando piuttosto su una grafica 3D e telecamere in movimento. L’idea di sviluppare un videogioco con in dinosauri permetteva di superare la staticità degli zombie in favore del dinamismo famelico degli animali preistorici.

I nemici sono rapidi e letali.

Non è un dettaglio di poco conto se pensiamo che i tempi di sviluppo per questo genere di giochi erano di 1-2 anni. La scelta di variare una formula già apprezzata in Resident Evil, è stata veramente una mossa coraggiosa e, a distanza di anni, lodevole. Lo stesso Shinki Mikami non era del tutto soddisfatto dell’intelligenza artificiale dei nemici, la voleva più diversificata, tuttavia riconobbe l’eccezionale lavoro svolto dal team nel creare ambientazioni dettagliate per l’epoca, sfruttando tutta la potenza disponibile su PlayStation.

Sci-Fi di qualità

Dal punto di vista narrativo, Dino Crisis ci porta a vestire i panni di Regina, un’agente operativo del team S.O.R.T. (Secret Operation Raid Team), inviata nella remota isola Ibis per indagare sulla sparizione di Tom, agente inviato precedentemente sul posto. Sull’isola il famoso Dr. Edward Kirk, creduto morto per anni, sta conducendo dei pericolosi esperimenti. Arrivati sul luogo, ci si accorge subito che qualcosa di orribile deve essere successo. Infatti, troviamo i cadaveri degli scienziati dilaniati dagli artigli dei velociraptor, creature che ben presto ci inseguiranno con la volontà di fare lo stesso anche a noi.

L’ambientazione Sci-Fi è evidente in ogni angolo della struttura, affianco ai dinosauri dal passato.

Questa è la trama base di Dino Crisis, che ricalca quasi alla lettera quella di Resident Evil, ma che, tramite particolari invenzioni narrative, riesce poi a distanziarsene a sufficienza. Molto del fascino dell’ambientazione è dovuto ad un Sci-Fi tecnologico evidente, inserito in un contesto di fine anni ’90. Gli enigmi delle porte, sono ancora presenti nei ricordi di chi lo ha giocato in quel tempo. Anche qui, come per Resident Evil, ci troviamo di fronte ad un’espressione di Sublime artistico evidente. Le musiche contribuiscono a generare un senso di pericolo costante, insieme alla maestosità degli scenari e alla scarsità di dettagli di contorno (il tema del “buio” nel videogioco del passato è un tema molto attuale parlando di atmosfera).

Variazioni sul tema

Dal fronte del gameplay, Dino Crisis offre la struttura tipica dei survival horror, con armi di diverso tipo e “peso”, un inventario ridotto e la necessità di avere spazi per gli oggetti chiave, indispensabili per il proseguo dell’avventura. La camera 3D permette un maggiore dinamismo che però avvolge anche i nemici, rendendo il tutto, comunque, sufficientemente complicato.

Discorso a parte va fatto per la gestione dei curativi. Qui abbiamo una vera e propria innovazione, con kit medici di varia grandezza (S, M, G) e curativi particolari come emostatici. Il fatto che Regina potesse sanguinare se ferita gravemente permetteva di stare con costante apprensione se non si disponeva di un emostatico, in una sorta di conto alla rovescia fino alla morte inevitabile. Ai nemici è possibile sparare con munizioni normali o tranquillanti, sfruttando un sistema di agganciamento bersaglio particolarmente utile con nemici rapidi e potenti come i velociraptor.

Il minaccioso T-Rex è mastodontico e letale.

Per quanto riguarda gli enigmi, di cui avevamo accennato poco sopra, le porte bloccate dal sistema DDK (Chiave a Disco Digitale) dovevano essere sbloccate tramite un Code Disk ed un Imput Disk che portavano alla risoluzione di enigmi per nulla facili. Il sistema di salvataggio del gioco permetteva di ricominciare da un checkpoint in caso di morte. Tuttavia i tentativi non erano infiniti, dopo 5 checkpoint consecutivi si doveva ricominciare dall’ultimo punto di salvataggio. Andando un po’ a svecchiare la formula di Resident Evil senza renderla troppo facile.

Se feriti, la fuga può diventare davvero difficile.

In alcuni casi il giocatore era avvisato da un segnale di “pericolo” di un attacco imminente e si dovevano affrontare brevi sezioni QTE, in una sorta di sperimentazione di quello che il buon Mikami avrebbe implementato in Resident Evil 4 e, in parte, in Code:Veronica.

Un futuro intramontabile

Alla sua uscita, Dino Crisis ricevette un’accoglienza di pubblico e critica molto positiva, arrivando a vendere ben 2,5 milioni di copie per PlayStation. Due seguiti e svariate ripubblicazioni dopo, ci troviamo di fronte ad un gioco ancora forte per immaginario e complessità artistica. Basti pensare che per sviluppare l’intelligenza dei dinosauri, il team di sviluppo si è ispirato allo studio dei comportamenti dei predatori nel mondo animale. La scelta di sviluppare una grafica 3d è stata, come già espresso, coraggiosa e potente, quando ancora si sperimentava senza paura di perdere la propria posizione (a questo proposito si veda la carriera di Mikami).

In finale, nella speranza di vederlo in grafica moderna, grazie ad un remake che appare quanto mai probabile nei piani di Capcom, il ricordo di Dino Crisis è ancora vivo nella mente e nel cuore di quei giocatori che alla fine degli anni ’90 si divertivano e terrorizzavano come matti a fuggire dalla zanne fameliche del Tirannosaurus Rex.

Luca Maggi
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