Sviluppato e pubblicato da Koei Tecmo Games, Project Zero II: Crimson Butterfly Remake è il remake dell’iconico secondo capitolo di una delle saghe horror più potenti e identitarie del mondo dei videogiochi. Si tratta di un survival horror in terza persona 3D incentrato su un particolare tipo di combat system, legato a una telecamera con cui dovremo affrontare innumerevoli entità pronte a terrorizzarci nel vero senso della parola. Noi abbiamo affrontato le nostre paure su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a un ritorno in grande stile?
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è pronto a ricordarci come spaventarci
Prima di parlare della narrazione di Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è bene analizzare la porta e la tipologia di prodotto che abbiamo tra le mani. Prima di tutto, si tratta di un remake fedele con diverse aggiunte di rilievo, sia contenutistiche che narrative ma anche ludiche. Tutte sorprendentemente coerenti e ben implementate e che andremo a scovare nel corso dei prossimi paragrafi. L’opera originale, come prevedibile, è Fatal Frame II: Crimson Butterfly pubblicata originariamente nel 2003 per PlayStation 2.
Da segnalare anche una versione per Nintendo Wii pubblicata nel 2011 e una Director’s Cut per Xbox risalente al 2004. Da allora, il titolo non è stato più recuperato. La serie, invece, riconosciuta sia come Fatal Frame che in originale come Project Zero, ha visto altri capitoli come Project Zero: Maiden of Black Water pubblicato nel 2014 per Nintendo Wii U con tanto di remastered per le altre console pubblicata nel 2021. Intrigante esperimento anche lo spin off esclusivo per Nintendo 3Ds denominato Spirit Camera: Le memorie maledette che sfruttava proprio la telecamera della console trasformandola idealmente nell’oggetto iconico della serie.

Per chi non riconoscesse la saga nonostante i titoli fino a ora citati, si tratta di una delle IP di casa Koei più iconiche e identitarie nonché una delle saghe horror più efficaci e memorabili di sempre. Il tutto grazie a una narrazione che non lesina argomenti molto forte, affondando le unghie nelle leggende e nel folklore giapponese da cui recupera e mette in scena diverse creature ed entità tutte prevalentemente ostili nei nostri confronti. Nel caso specifico di Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake le protagoniste sono due gemelle, Mia di cui vestiremo i panni e Mayu che sarà la scintilla che darà inizio alle nostre sventure.
Le due giovani ragazze, infatti, si ritrovano loro malgrado ad avventurarsi in un villaggio abbandonato il cui passato, sporco di sangue e pieno di morte, strabocca da ogni angolo, appesantendo i nostri passi e conducendoci in una spirale di orrore crescente e ancora oggi perfettamente efficace. La messa in scena, tra lampi, flashback improvvisi, voci soffuse, sussurri inquietanti, grida lontane, elementi che appaiono e scompaiono e tanto altro, contribuiscono a dare forma a un’avventura coesa, efficace, inquietante e allo stesso tempo affascinante. Si ha voglia di sprofondare in quell’oscurità per provare a svelarne i segreti venendo però allo stesso tempo costantemente punzecchiati e posti in uno stato di tensione quasi costante.

Il motivo è che, dalle cut scene alla nostra stessa esplorazione “con mano”, non sappiamo mai perfettamente bene cosa potrà succedere, dove e quando. Bada bene, non parliamo di semplici jump scare, comunque presenti seppur in forma minore, ma di elementi ben disseminati che alimentano la tensione dell’utente fino a esplodere all’improvviso con malefica e ben studiata coerenza. Il tutto per un’avventura single player prevalentemente lineare che saprà tenerti occupato per quasi dieci ore per singola run. Parliamo di “run” in quanto il gioco dispone di diversi finali tra cui uno totalmente inedito e che richiede più run di gioco.
E parlando di aggiunte inedite, bisogna segnalare, oltre alla possibilità iconica di tener per mano la nostra sorellina (con la possibilità anche di curarci l’energia nel farlo) anche nuove missioni secondarie che puntano ad approfondire alcune storie parallele, con tanto di aree inedite, senza mai snaturare l’opera originale ma, anzi, arricchendone alcuni passaggi in modo del tutto opzionale ma calorosamente consigliato. Tornare a vivere il secondo capitolo di Fatal Frame non è quindi una sola operazione nostalgica ma un modo di ripercorrere la stessa storia, più ricca, più matura e ugualmente spaventosa ed efficace. Un’esperienza pensata tanto per i fan quanto per i neofiti che troveranno un’esperienza rispettosa del proprio passato ma anche più contemporanea, soprattutto in termini ludici.

Una camera per domarli
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è un gioco d’avventura in terza persona 3D con elementi da survival horror, un sistema di combattimento fortemente identitario e diversi enigmi ambientali. Noi avremo il controllo di Mia, una delle due gemelle, e saremo chiamati a vivere un’esperienza prevalentemente lineare e quasi sempre molto tesa. L’esplorazione, ad esempio, seppur delineata da luoghi abbastanza circoscritti, è traboccante di sorprese da elementi da collezionare ed equipaggiamento a nemici che potrebbero sbucare letteralmente ovunque.
La tensione costruita da Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è palpabile, genuina e ben orchestrata. Una fusione di elementi ludici che riescono a colpire e a restare coerenti anche nel combat system, vero punto identitario dell’opera. In Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake si combatte grazie a una particolare Camera, denominata Camera Oscura. Questa si attiva con una pressione del tasto (o tenendolo premuto, a seconda delle nostre preferenze nelle impostazioni di gioco) e ci porta in una visuale in prima persona che rende il tutto ancora più immersivo e coinvolgente.
Lo scopo, è quello di fotografare le apparizioni nemiche, o meglio, i loro “punti deboli” per causargli danno fino a portarli a lasciarci in pace, respingendo così i loro assalti. Per fare ciò, dovremo prestare attenzione a diversi fattori. Banalmente, bisogna tenerli centrati nell’obiettivo, lavorare di zoom e con la messa a fuoco, queste ultime, sono abilità che potremo rendere manuali una volta sbloccate. C’è anche la possibilità di “bloccare” l’inquadratura sul nemico finché questi non scompare. Elemento che agevola non poco i combattimenti più frenetici. Le apparizioni ci attaccheranno in vario modo e, a tal proposito, è lodevole la loro varietà e le loro animazioni, ora ancora più fluide e convincenti.

E il bello di Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è che per affrontare le apparizioni devi guardarle dritte in faccia, devi essere pronto a subire i loro attacchi perché è proprio lì che la Camera si attiva e dona il meglio di sé. è lì che chi ha riflessi pronti può non solo respingere l’attacco ma passare al contrattacco e causare fino a una serie di danni ripetuti che possono ribaltare velocemente uno scontro con non poca soddisfazione. Questi momenti sono detti Occasione otturatore e se scatti un Fatal Frame si attiverà il tempo fatale in cui potrai scattare foto in rapida successione senza spendere “cartucce”.
Sì, perché come ogni survival horror che si rispetti, gli oggetti a nostra disposizione sono abbastanza limitati e tra queste non possono mancare le pellicole. Se la standard è “infinita” ma debole e abbastanza lenta nell’autoricaricarsi, le altre variano in velocità e potenza ed efficacia ma sono limitate sia nel numero di cartucce sia nel localizzarle in giro per le aree di gioco. A ciò, si aggiungono sia gli scatti speciali che i filtri. Questi ultimi, ora vengono ottenuti naturalmente nel corso del gioco e che applicano conseguenze sia in battaglia che nell’esplorazione.

Sì, perché con la Camera Oscura non si combatte solo, ma puoi seguire determinati spettri, fotografarli per ottenere punteggi da spendere nei punti di salvataggio per ottenere elementi per la modalità fotografica, ciondoli da equipaggiare per avere bonus passivi di vario genere e oggetti curativi extra. Sempre tramite filtri, potrai anche fotografare elementi del “passato”, ora assenti, e vederli ricomparire, rendendo così la nostra arma parte integrante degli enigmi ambientali. Il tutto con un ritmo di gioco volutamente “lento” e ragionato che procede a pari passo con una tensione ben studiata e alimentata da continui sobbalzi, siano essi rumori lontani o apparizioni improvvise.
In Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake si rischia di morire abbastanza facilmente, complice un sistema di combattimento che, seppur aggiornato e reso più pratico e intuitivo, richiede un certo allenamento per abituarsi ai repentini cambi di prospettive e soprattutto ai pattern d’attacco e comportamentali dei nemici, tra cui spiccano i vari boss. Da segnalare poi l’aggiunta di una particolare modalità nemica, comune a tutti, minion inclusi, che può portarli a uno stato di “rabbia” dopo un certo TOT di danni subiti. Tale modalità, attivabile anche più volte nella stessa battaglia, li rende più forti, veloci e, soprattutto, gli ricarica gran parte dell’energia vitale.

Ciò porta le sfide ad allungarsi fin troppo, rendendo l’esperienza quasi frustrante in alcuni momenti. Il problema, infatti, è che le risorse a nostra disposizione, dalle pellicole alle cure, sono molto limitate e bastano un paio di scontri allungati per portare l’inventario a secco. Questa è forse l’unica “aggiunta” che abbiamo trovato “forzata”. Sarebbe bastata relegarla solo a determinati nemici o boss per rendere il tutto più ritmato e meno estenuante, soprattutto quando ti troverai ad affrontare più nemici. Senza contare che, seppur coerente, i movimenti della protagonista sono abbastanza goffi e spesso ti ritroverai vittima delle apparizioni.
Oltre alla barra dell’energia, infatti, Mia dispone di un’altra barra che si consuma man mano che subisce le mosse avversarie, indebolendola abbastanza velocemente. Se si azzera la barra “stamina”, al colpo successivo del nemico si cade a terra e allora è quasi la fine, visto che si viene braccati dall’apparizione con l’energia vitale che inizia pericolosamente a esaurirsi salvo riuscire a effettuare uno scatto disperato in pieno volto del nemico. Azioni che, data la prontezza richiesta, non è proprio immediata e sì, può portare a diversi game over.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake compie grandi balzi in avanti. La cura e il rispetto del materiale originale è notevole e no, i 30fps fissi non li noterai neanche, così come il filtro “grana” che contribuisce all’esperienza del gioco con un tocco personale ed efficace. Non c’è stato alcun problema di frame rate né rallentamento alcuno. Sì, qualche caricamento è presente ma son fugaci e non spezzano troppo l’esperienza complessiva. Da elogiare, invece, il netto miglioramento in termini di fluidità esplorativa ora molto meno legnosa e più “moderna”.
Esplorare il mondo di Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è quindi estremamente accattivante, incitato dalle nuove missioni e impreziosito da molti elementi sia scenici che ludici. Da segnalare anche la presenza del “rosario”, unico elemento per potenziare la nostra Camera Oscura inserendo i granelli richiesti e sbloccando abilità o potenziandone altre, tutto a nostra scelta. Ciò rende l’utilizzo della Camera ancora più diretto e personale oltre che soddisfacente. Così come è pienamente soddisfacente il sonoro.
A tracce musicali fortemente identitarie e riconoscibili, si aggiunge un uso degli elementi sonori ancora una volta pienamente azzeccato e in grado, da solo, di alimentare una tensione quasi costante. Buono il doppiaggio in inglese mentre è molto apprezzata la presenza dei sottotitoli in lingua italiana.
