Pubblicato e sviluppato da ZekGame in sinergia con Eastasiasoft, Defending Camelot è un tower Defense in 3D che si ispira a opere del calibro di Plants vs. Zombie ma che ha come protagonista Camelot e i suoi eroi, tra cui il buon Arthur. Si tratta di un titolo originariamente pubblicato su Steam nel 2018 e approdato di recente nel mondo console. Noi abbiamo affrontato orde e orde di nemici su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione. Sei pronto a difendere il tuo regno?
Defending Camelot reskin di Plants vs. Zombie?
Il titolo di questo paragrafo è volutamente ironico ma neanche poi tanto. La realtà è che Defending Camelot prende tantissimo da Plants vs. Zombie quasi al punto di sembrare una reskin di quest’ultimo in sala fantasy medievaleggiante. Inoltre, l’elemento identitario del titolo, ossia Camelot, i suoi cavalieri e i suoi nemici, vengono qui traslati in salsa fantasy in modo fin troppo generico. Ci ritroviamo così ad affrontare un bestiario di nemici dai troll agli scheletri guerrieri, fin troppo classici e già visti in tantissime altre produzioni.
Anche i nostri alleati non spiccano per identità. Andiamo dai contadini ad anonimi guerrieri e maghi, fino ad arrivare agli unicorni magici. Sì, c’è una discreta varietà della messa in scena ma il tutto suona molto, fin troppo, anonimo. Non aiuta la praticamente totale assenza di narrazione che sposta quindi il focus totale dell’esperienza sul gameplay a sua volta spalmato in una serie di sfide, circa 160 livelli per la modalità Campagna principale, che rischiano di diventare ridondanti, non riuscendo a offrire la dovuta varietà nel corso dell’esperienza.
Anche le tipologie di nemici, oltre trenta tipi di mostri, non spiccano per varietà e anzi spesso è lo stesso nemico ma con armature differenti. Leggermente meglio la varietà del nostro team a cui si sommano anche attrezzature e congegni di vario genere, da cannoni, a balestre, passando per barili di TNT fino a possenti spaventapasseri. Tutto in funzione di una strategia ludica che andremo a breve ad approfondire. Da segnalare anche che, a differenza di Plants vs. Zombie che compensava il tutto con un umorismo anche estetico, qui lo stile deformed dei personaggi è fine a se stesso e anche abbastanza già visto.

Un gameplay classico e poco coraggioso
Defending Camelot è un tower defense in 3D con visuale isometrica (ma leggermente personalizzabile) a schermata fissa e che deve tutto a Plants vs. Zombie. L’obiettivo è di resistere a ondate di nemici cercando di non farli raggiungere la parte sinistra dello schermo, pena il game over. Per evitare ciò, dovremo padroneggiare una griglia per un’avventura potenzialmente longeva e piena zeppa di strategia. Quest’ultima è ancorata totalmente alla gestione e produzione di risorse con posizionamento di truppe proprio sulla già citata griglia.
Ogni unità, che andremo a sbloccare e/o acquistare gradualmente nel corso della Campagna, ha un suo costo in monete e un suo tempo di ricarica. Esatto, non potremo “spammare” a ripetizione la stessa unità ma dovremo attendere un periodo di tempo per poterne evocare un’altra. Ogni unità ha una sua funzionalità, offensiva o difensiva oltre che di supporto. Che sia il range o la potenza di attacco o la possibilità di produrre monete, come il prezioso contadino, lo studio dell’unità e il posizionamento al momento e nel luogo giusto, può salvare la partita.

Viceversa, un cattivo potenziamento e uno studio errato del proprio team e della tipologia di nemico, può facilmente portare al game over. Il motivo è semplice, una volta che il nemico occupa un quadrato nella griglia, non potremo evocare nulla in quel punto. Viene da sé che se cadono le ultime difese prima del limitare sinistro, non potremo salvarci dal game over. è quindi essenziale studiare una difesa in caso di crisi. Inoltre, il titolo permette di studiare le proprie unità ma non quelle nemiche che scopriremo unicamente sul campo, spesso con risultati disastrosi.
In compenso, quando si è a conoscenza delle proprie e altrui potenzialità, si possono creare strategie di tutto rispetto. Banalmente, lo spaventapasseri è un ottimo “rallentatore”, almeno nelle fasi iniziali, riuscendo a rallentare l’incedere avversario incassando colpi e dandoci tempo di guadagnare risorse per evocare ulteriori alleati di supporto. Il motivo è che spesso non sapremo dove sbucheranno i nemici finché non appariranno sulla mappa ed è rischioso azzardare posizionamenti offensivi o difensivi alla cieca.

Come potrai notare, complice una buona varietà di unità, Defending Camelot riesce a divertire e impegnare ma non a innovare. Il gioco, infatti, fa il minimo senza spiccare né in identità né in coraggio di esecuzione, limitandosi a seguire le orme di altri congeneri senza osare più di tanto. Questo si aggiunge a una ripetitività di fondo innegabile che rischia di far abbandonare il titolo prima del tempo nonostante ci siano piccole variazioni come fasi in cui dovremo noi invadere il “settore a destra”, e quindi le linee nemiche, ricoprendo un ruolo più offensivo.
Non aiutano neanche le altre modalità, tra cui quella “infinita” pensata esclusivamente per i veri accaniti del genere. Interessante invece il sistema di addestramento con gemme da investire e possibilità di acquistare nuove unità. Peccato che costano fin troppo e in breve tempo diventano anche necessarie per sopravvivere a un livello di difficoltà altalenante e che rischia di diventare frustrante prima del tempo previsto e risultando così ostico per chi è meno avvezzo al genere.
Ultima nota negativa per il sistema di comando che rievoca la natura PC del gioco. Ricordiamo, infatti, che il titolo è originario del 2018 come esclusiva per computer e infatti il sistema di gioco è legato a un puntatore su schermo, qui collegato all’analogico. Questo si traduce in un sistema abbastanza legnoso, impreciso e che richiede tempo e pazienza per abituarsi. Inoltre, ci sono anche diversi caricamenti tra una partita e un’altra abbastanza inspiegabili considerando che il titolo non risulta poi così complesso o “pesante”.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Defending Camelot non è male ma non spicca per originalità e identità. Il deformed scelto per i personaggi è sì accattivante ma abusato in molti altri titoli e, se non fosse per il titolo dell’oggetto, difficilmente sarebbe collegabile al mondo di Artù. Anche le animazioni, semplici e ripetitive, non spiccano granché e anzi contribuiscono a evidenziare la ripetitività del titolo che emerge già dopo pochi livelli. Non aiutano neanche i fondali, utili, discretamente colorati ma anonimi.
Il sonoro svolge il suo ruolo con timidezza e risultando anche scoordinato in termini di volume, con momenti troppo “alti” rispetto al resto. Rimane comunque un accompagnamento abbastanza idoneo al titolo anche se finisce inevitabilmente per risultare ripetitivo nel lungo periodo. Da segnalare anche la totale assenza della lingua italiana di cui non sono inclusi neanche i sottotitoli. Per quanto riguarda l’ibrida Nintendo, invece, Defending Camelot si difende bene in entrambe le modalità con quella portabile particolarmente consigliata data la tipologia di gioco e la durata mediamente contenuta di ogni partita.
