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Lettura Deathbulge: Battle of the Bands, recensione (PlayStation 5)
 
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Deathbulge: Battle of the Bands, recensione (PlayStation 5)

Una band decisamente sopra le righe

Pasquale Aversano 4 ore fa Commenta! 13
 
deathbulge
8.5
Deathbulge: Battle of the Bands

Sviluppato e pubblicato da Deathbulge in sinergia con Five Houses LLC, Deathbulge: Battle of the Bands è un folle e coloratissimo gioco di ruolo in 2D dove si combatte letteralmente a suon di musica con un sistema ibrido tra turni e tempo reale. Inoltre, potrai anche prendere a calci le porte durante l’esplorazione… ma ne parleremo con calma nei prossimi paragrafi! Noi abbiamo vissuto questa stravagante follia videoludica su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!

Contenuti
Deathbulge: Battle of the Bands e l’ironia all’ennesima potenzaUn gameplay classico ma immediato e sfidanteGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Deathbulge: Battle of the Bands e l’ironia all’ennesima potenza

Prima di affrontare la narrazione di Deathbulge: Battle of the Bands è bene specificare alcune cose. Prima di tutto, questa è una trasposizione per console dell’originale gioco precedentemente uscito per computer nell’estate del 2023. L’opera è la stessa e, lo dobbiamo ammettere subito, le console avevano bisogno di un titolo del genere. Per chi non lo sapesse, Deathbulge: Battle of the Bands è prima di tutto un webcomic che porta la firma di Dan Martin, fumettista umoristico da tempo attivo online e non solo.

Ecco, nonostante alcuni richiami alle sue opere fumettistiche, non è essenziale conoscerle per affrontare Deathbulge: Battle of the Bands che è, a conti fatti, un’opera a sé stante, con un mondo e un cast vario, pulsante e assolutamente divertente. Un mondo che ricorda un po’ Adventure Time e un po’ i vecchi mondi delle avventure grafiche di un tempo, quelle surreali, ironiche, follie e terribilmente iconiche. Ecco, Deathbulge: Battle of the Bands è tutto questo ma con uno stile personale, magnetico e che funziona a 360° da inizio alla fine senza mai stancare.

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Procedendo con ordine, la trama inizia con una dei tre protagonisti, tale Faye, che decide, spinta da alcuni amici musicisti, di iscrivere la sua band, i Deathbulge appunto, a un nuovissimo torneo fra band. C’è però un problema che si farà strada gradualmente nell’esilarante incipit del titolo… un qualcosa che nessuno dei partecipanti ha notato, avendo evitato di leggere il contratto: la battaglia da band è destinata a essere letale. Come? Semplice, tutte le band registrate ottengono un singolare potere: quello di far fisicamente male al prossimo utilizzando la propria musica.

Deathbulge: Battle of the Bands, recensione (PlayStation 5)

Una volta scoperto l’inganno e il concreto rischio di morire, Faye non può che recuperare gli altri due membri della sua band, il buon Riff e l’iconico nonché folle Ian. I tre formano una band particolare tanto nella scrittura personale quanto nel gameplay. Le scenette che li vedono protagonisti sono innumerevoli, ognuno di loro ha una sua storia, delle proprie fisime e sì, si scontreranno anche tra loro, più e più volte, in gag che sapranno strapparti sonore risate grazie a trovate difficili da prevedere.

E l’ironia, se non lo hai ancora compreso, domina incontrastata per tutta l’opera. Dalla struttura stessa del titolo al gameplay, al combat system fino all’ambiente stesso che trasuda costante ironia. Un esempio? Una foresta di alberi il cui tronco massiccio ricorda poderosi pettorali allenati. O ancora un dungeon immenso in cui dovrai letteralmente nuotare in una folla di gente… e non entriamo oltre nel dettaglio per lasciarti gustare le genialate degli sviluppatori che sì, sono davvero, davvero tante e costantemente nuove.

Altro elemento di spicco e di cui tener nota è che ogni personaggio su schermo con cui potrai interagire, incluso il cittadino più anonimo, tra cui uno che non dirà neanche una parola, ha un suo volto e determinate animazioni. Tutti. Ogni individuo ha un carattere o qualcosa per cui lo ricorderai, spesso in modo marcatamente ironico e/o assurdo. La città, i dungeon, i nemici, ogni elemento ha una coerenza fuori di testa che rende Deathbulge: Battle of the Bands a suo modo unico. e questo è dovuto a una cura nei dettagli che evidenzia una passione pura, sincera e che si traduce in modo positivo nell’esperienza videoludica in sé.

Deathbulge: Battle of the Bands, recensione (PlayStation 5)

Ma procediamo con gli esempi di ironia perché Deathbulge: Battle of the Bands sfrantuma anche la quarta parete e trasforma i classici stereotipi ed elementi dei giochi di ruolo in chiave ironica. I punti di salvataggio manuale sono qui rappresentati da un vero e proprio personaggio costretto a inseguirci in tutta l’avventura per permetterci di salvare e no, non è obbligatorio farlo visto che il titolo salva anche automaticamente… e infatti, potrai rispondere a questo personaggio con la seguente affermazione: “No, ho una relazione monogama con il salvataggio automatico”. 

Ma andiamo ancora oltre, abbiamo accennato delle porte da calciare. Ecco, calciare le porte crea una sorta di rituale del titolo magnetico e singolare. Una porta calciata si stacca letteralmente, liberando per sempre l’uscio. Ma non solo, la porta sradicata subentra nell’area successiva e assume posizioni e/o ruoli inediti. Può diventare una porta da curare, casualmente finita dentro un lettino d’ospedale, o anche una porta che diventa un’involontaria opera d’arte, ormai tutt’uno con una parete. E così via. Ci sono tante, tante porte da calciare e sì, suggeriamo calorosamente di calciarle tutte.

Appurato che Deathbulge: Battle of the Bands fa tanto ridere, potrebbe emergere il dubbio sulla qualità della scrittura della macro trama. Ebbene no, non è una storia che si piega a sequela di gag, tutt’altro. Al suo interno c’è una storia sì folle e sopra le righe ma in grado di emozionare e trattare con ironia perpetua anche diversi argomenti tra cui la vita di una star, il rapporto col pubblico, con le case discografiche, con i “demoni” del successo e tanto, tanto altro. Insomma, Deathbulge: Battle of the Bands lascia il segno e le sue circa venti ore di longevità, includendo tutte le missioni secondarie, volano via fin troppo velocemente… Ian ci manca ancora, terribilmente.

Deathbulge: Battle of the Bands, recensione (PlayStation 5)

Un gameplay classico ma immediato e sfidante

Deathbulge: Battle of the Bands è un gioco di ruolo in 2D con combattimenti a turni. Parliamo di un titolo che mixa esplorazione ambientale a combattimenti con nemici sempre visibili a schermo. Questi ultimi sono discretamente vari con alcuni boss che sapranno mettere a dura prova il nostro ingegno. Perché sì, in Deathbulge: Battle of the Bands non bastano le statistiche ma ci vuole strategia e studio sia del proprio equipaggiamento che delle mosse e abilità dei nemici di turno.

Il motivo è semplice, non basta selezionare un’abilità o effettuare attacchi immediati e veloci per sopravvivere a lungo. Lo scontro vede i nostri tre membri su un lato contro gli avversari sul lato opposto. Ogni squadra ha sotto di sé un rettangolo che non è altro che la barra cronologia dell’azione, divisa in quattro quadrati. Ecco, quei quadrati sono essenziali per vincere uno scontro. Ogni riquadro può diventare un bonus o un malus. Da energia che si ricarica a energia che si perde. Quando? Semplice, man mano che il segnalino del nostro team ci passa sopra, attivando o subendo bonus e malus lì piazzati.

Deathbulge: Battle of the Bands, recensione (PlayStation 5)

Detto per iscritto può risultare complesso ma assicuriamo che pad alla mano, è decisamente intuitivo e divertente da padroneggiare e sperimentare. Come si riempie un quadrato di un bonus personale o un malus per l’avversario? Semplice, utilizzando le varie abilità a nostra disposizione. E tali abilità si ottengono equipaggiando particolari strumenti ai nostri personaggi. Le combinazioni possibili sono tantissime e vanno a coinvolgere anche l’aspetto esteriore dei nostri personaggi.

Senza contare che le varie abilità sono caratterizzate da una sorta di “tipo” alla Pokémon, con un sistema di superefficace e meno efficace tutto da svelare e padroneggiare. Anche il sistema di oggetti è diverso dal solito. Una volta ottenuti, infatti, potranno essere utilizzati senza essere “consumati” ma andando però a infierire in una barra condivisa per tutti gli oggetti. Consumata questa barra, non potrai usare ulteriori oggetti nel corso di quella battaglia. Inoltre, col tempo si aggiunge anche un’ulteriore barra con cui potrai attivare un’ulteriore abilità “di gruppo” decisamente devastante.

Deathbulge: Battle of the Bands, recensione (PlayStation 5)

Riassumendo, abbiamo un combat system sicuramente non rivoluzionario nelle sue meccaniche ma che si sposa a un numero enorme di varietà strategiche e anche estetiche. La mole di abilità è elevata e gli effetti di bonus e malus sono discretamente vari e sanno regalare non poche soddisfazioni. Da segnalare, inoltre, la presenza di un “finale vero” che si somma al finale classico oltre a una serie di missioni secondarie che consigliamo calorosamente di fare. 

Queste si insinuano in una serie di dungeon forse esteticamente un po’ troppo ciclici ma che sanno premiare un’attenta esplorazione con tanto di piccoli enigmi ambientali. A vincere però, ancora una volta, è l’originalità della messa in scena potenziata da un’ironia che funziona e conquista. Anche l’interfaccia è coerente con l’intero gioco oltre a essere molto intuitiva. Se proprio vogliamo trovare qualcosa che ci ha convinto poco è il level cap massimo che si raggiunge prima del tempo, soprattutto se ti dedichi al grinding e a tutte le attività opzionali.

Deathbulge: Battle of the Bands, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Deathbulge: Battle of the Bands è semplicemente bello. Le animazioni varie e curate, l’enorme varietà e cura riposta in ogni personaggio, l’originalità di dungeon e scenari, le animazioni delle battaglie, tutto ci ha conquistato. Sì, l’ironia copre in parte la ripetitività dei dungeon ma è qualcosa che scivola via abbastanza velocemente, visto che il titolo ha un ritmo ben calcolato. Noi siamo rimasti molto compiaciuti dalle idee e dall’originalità e non abbiamo riscontrato alcun rallentamento di sorta.

E a un impianto grafico decisamente buono si somma una colonna sonora ancora più varia e curata. D’altronde, parliamo di un titolo che tratta di band e di musica. E no, non delude. C’è di tutto e quel tutto è curato molto bene. Dal jingle super orecchiabile e magnetico di un “pesce trofeo” fino al metal più aggressivo e graffiante, ogni sonorità di Deathbulge: Battle of the Bands colpisce nel segno confermando la cura data nel titolo. L’unica nota stonata non riguarda però il sonoro…

Ebbene sì, Deathbulge: Battle of the Bands non ha la lingua italiana, di cui sono assenti anche i sottotitoli. L’unico neo che potrebbe tener lontano qualche giocatore, considerando che c’è molto da leggere e sono inclusi giochi di parole e battute di vario genere. Eppure, noi consigliamo di affrontare questo piccolo scoglio per non perdersi un’avventura divertente e a suo modo unica.

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deathbulge
Deathbulge: Battle of the Bands
8.5
Grafica 8.5
Sonoro 9
Longevità 8
Gameplay 8.5
Aspetti positivi Umorismo che permea l’opera a 360° Grafica cartoonesca pienamente azzeccata Colonna sonora originale e coinvolgente Gameplay solido, divertente e impegnativo
Aspetti negativi Assenza sottotitoli in lingua italiana Level cap che arriva prima del tempo
Considerazioni finali
Deathbulge: Battle of the Bands conquista e vince prima di tutto grazie a un’ironia originale, fresca e spalmata in ogni aspetto del titolo: estetico, narrativo e ludico. Un gioco in grado di divertire con una grafica accattivante, un sonoro ben studiato e vario e un combat system semplice ma che si sposa a un gran numero di strategie da personalizzare e variare. Peccato per un level cap che sopraggiunge troppo presto e per l’assenza della lingua italiana. Nonostante ciò rimane un titolo assolutamente da provare e che saprà strapparti tante sane risate.

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