Berzerk Recharged

Berzerk: Recharged – recensione di un classico che torna

Un classico del passato in forma smagliante!

Berzerk: Recharged è l’ennesima riedizione che tocca i nostri scaffali, riportando in vita delle serie che sembravano morte (come Centipede, Missile Command e altre). In questo caso, siamo di fronte a un titolo che oggi sarebbe ingiocabile senza una riedizione, per via di controlli macchinosi e di una generale lentezza. Questo remake è quindi un’occasione d’oro per fare un salto nel passato.

La storia di Berzerk: Recharged

Un essere umano è intrappolato in un labirinto abitato esclusivamente da robot ostili, capeggiati da un certo Evil Otto, una sfera dal volto sorridente…con intenzioni poco pacifiche. Come sempre, in questi casi, i titoli puramente arcade non presentano un vero e proprio comparto narrativo, ma si limitano a una semplice contestualizzazione chge pssa in qualche modo fafre da sfondo alle partite.

In questo caso, però, Berzerk: Recharged guadagna carisma proprio grazie al rinnovato comparto tecnico, che passa da poche linee a un vero e proprio stile riconoscibile, il quale richiama proprio lo sci-fi anni 80: tutine aderenti, blaster impugnati con una mano, robot dall’aspetto spigoloso e colori accesi presentano quindi un’estetica che valorizza moltissimo la produzione.

Un gameplay rinnovato, ma non troppo

Il loop di gameplay di Berzerk: Recharged resta molto simile alla versione originale del titolo, eccetto per piccoli ritocchi che riguardano perlopiù controlli e update. Ma andiamo con ordine.

Ogni partita si svolge in un labirinto generato casualmente e diviso in varie stanze, racchiuse in schermate statiche. Si spawna in una stanza, si procede verso una delle uscite e ci si ritrova in un’altra stanza, dove si cerca nuovamente di raggiungere una nuova uscita…che porta ad una nuova stanza chiusa. Questo processo si svolge all’infinito, con lo scopo ultimo di ottenere un punteggio alto.

Ogni stanza, poi, è abitata da diversi tipi di nemici, che ingaggiano il personaggio appena questo entra. Da parte sua, il protagonista può contare su un blaster da adoperare con i classici controlli da twin stick shooter, a cui si aggiunge uno scatto e degli occasionali power up da reperire nelle stanze stesse.

Berzerk: Recharged
Corri, scappa!

Siamo quindi davanti a un twin stick shooter vero e proprio, dove schivare i colpi nemici, rispondere al fuoco e cambiare continuamente schermata, fino alla morte. Restare troppo tempo in una stanza farà infatti spawnare Evil Otto, una sfera sorridente che non può essere in alcun modo uccisa (una sorta di Nemesis insomma!). La difficoltà delle stanze, peraltro, aumenta progressivamente, rendendo sempre più difficile sopravvivere abbastanza a lungo.

In altre parole, Berzerk: Recharged si gioca in tutto e per tutto come un arcade game dal ritmo veloce, dove poche meccaniche base si ripetono all’infinito con una difficoltà progressivamente più elevata. Proprio per questo motivo, il titolo non va guardato come uno sparatutto tradizionale, ma al contrario come un arcade atipico, che porta una struttura quasi shoot em up in un contesto completamente diverso dal solito.

Berzerk: Recharged

A questa formula, che chiaramente appartiene “al passato”, è impreziosita da piccoli miglioramenti. Tanto per cominciare i controlli sono decisamente più fluidi e responsivi della versione originale. A questo si aggiungono power up temporanei – come tipi di fuoco diverso – e una generale velocità delle partite. Troviamo poi piccoli modificatori, come la possibilità di giocare con una sola vita o senza scatto.

Come sempre nei Recharged, poi, anche Berzerk vanta sfide aggiuntive, che permettono di giocare brevi partite dove completare obiettivi specifici. Menzione d’onore anche alla possibilità di giocare in multigiocatore locale, sempre gradito in questi casi.

In sintesi,Berzerk: Recharged è un remake eccellente, che riprende lo spirito e le meccaniche del titolo originale, riammodernando il giusto senza modificare troppo le carte in tavola. Il risultato è un arcade game riuscitissimo, che piacerà sicuramente agli appassionati del genere, ma anche a coloro che cercano di vivere per la prima volta questo classico del passato. Le controindicazioni di questa fedeltà, però, vanno prese in considerazione.

Berzerk: Recharged

Tanto per cominciare, la struttura di gioco del titolo è intrinsecamente ripetitiva, rendendo potenzialmente tediose lunghe sessioni di gioco. Inoltre, la vicinanza ai twin stick shooter rende Berzerk particolarmente “lento” per i palati odierni, che magari sono abituati ad associare questa visuale e queste meccaniche a un gameplay più frenetico. Il gioco, quindi, pur riuscendo nel suo intento di riportare in vita un piccolo classico, sente un pochino il peso degli anni per via della sua struttura non troppo complessa.

Tecnicamente moderno

Il comparto tecnico di Berzerk: Recharged è semplicemente eccellente. Il titolo presenta infatti sprite dettagliati e ben animati, a cui si aggiungono ambienti sufficientemente dettagliati e colori accesi. Questo colpo d’occhio così bello è reso possibile soprattutto dallo splendido comparto estetico, che dona al titolo una caratterizzazione tutta nuova, enfatizzando l’atmosfera che nell’originale poteva essere solo accennata per via degli evidenti limiti tecnici.

Infine, il comparto sonoro è eccellente, dato che a sua volta contribuisce a delineare la splendida atmosfera del titolo grazie a effetti e musiche sempre adatti alle varie occasioni.

Scheda confidenziale su Berzerk: Recharged

Sei pronto a scappare da un labirinto pieno di robot?

Cosa mi piace

Cosa non mi piace

Berzerk: Recharged non propone trofei.

Grafica

85

Impatto

80

Longevità

75

Sonoro

75

Berzerk: Recharged è una riedizione riuscitissima, in grado di svecchiare un classico intramontabile senza snaturarlo, ritoccando solo gli elementi necessari e rendere la formula di base appetibile a un pubblico odierno.

Il risultato finale è godibile, interessante e un piacere da scoprire (o riscoprire), tenendo però a mente di essere davanti a un remake che cerca di essere fedele al passato – come giusto che sia – arrivando quindi nella nostra era videoludica con tutti i limiti intrinseci nella formula.

VOTO COMPLESSIVO

7.7

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