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Assassin's Creed Valhalla

Assassin’s Creed Valhalla: è degno di essere un vero Assassin’s Creed?

Il nuovo capitolo Assassin's Creed Valhalla ha davvero a che fare con il credo?

Assassin’s Creed Valhalla è il nuovo titolo basato sul credo su cui ormai Ubisoft ha creato decine di giochi. Ciò che però infastidisce i fan, non per la prima volta, è la poca coerenza con i capisaldi della serie, ovvero il credo degli assassini e la loro storia di lotta per la libertà.

Chi scrive ha potuto raccogliere informazioni e giocare il titolo, e posso dirlo con assoluta certezza: Assassin’s Creed Valhalla ha poco e niente dei primi Assassin’s Creed, anzi, tutto il contrario di quello che dovrebbe essere il credo che noi fan amiamo.

Per capire il perché di questa forte affermazione dobbiamo porre dei presupposti e vedere un piccolo ma veloce riassunto della storia del credo degli assassini.

La storia (molto breve) di Assassin’s Creed

Nel lontano novembre 2007 Ubisoft rilasciò il primo Assassin’s Creed, la serie che racconta la storia di un credo di assassini che affronta i templari, gli uomini alla ricerca di potere e controllo sulla società. Gli assassini invece lottano proprio in favore della libertà “agendo nell’ombra per servire la luce”.

Dal primo Assassin’s Creed ad Assassin’s Creed III la storia è ben organizzata, seppur con interrogativi sulla trama generale, ci porta a vivere le vite degli antenati del soggetto Desmond Miles, che rivive le vite dei suoi predecessori collegandosi ad un macchinario detto Animus.

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Partendo dal primo protagonista, Altair, ci ritroviamo poi per ben tre volte nei panni di Ezio Auditore per poi terminare con Connor in Assassin’s Creed 3.

In questi cinque giochi vengono stabiliti quali sono i capisaldi della serie Assassin’s Creed:

  1. La presenza dell’animus, con una storia raccontata “nel presente” stando scollegati dallo stesso.
  2. La presenza della lotta tra Assassini e Templari.
  3. Gli assassini operano nel buio, senza dare nell’occhio, con approcci furtivi.
  4. La lama celata, arma bianca simbolo del credo, donata dopo un apposito rituale.

In tutti i giochi non manca ovviamente il lato storico: la serie di Assassin’s Creed integra, in maniera non accurata del tutto, la vita di personaggi storici, città e avvenimenti accaduti nelle epoche affrontate.

Ma tornando ad Assassin’s Creed Valhalla, perché non sarebbe degno di essere un Assassin’s Creed?

I passi falsi di Assassin’s Creed (o di Ubisoft)

Per poter comprendere il perché Assassin’s Creed Valhalla ha poco a che vedere con il credo dobbiamo riprendere i punti precedenti, vediamone uno alla volta:

  1. Il gioco ti catapulta direttamente nella storia di Eivor, dell’Animus si ha una leggera percezione nel momento in cui c’è l’opzione sulla scelta del sesso del personaggio, per il resto il presente sembra non esistere.
  2. Nel gioco non si vedono i tanto amati Assassini incappucciati, non ci sono templari (o eredi), ma altri credi che minacciano il nostro percorso.
  3. Il protagonista Eivor con i suoi compagni predilige nella stragrande maggioranza dei casi un approccio basato sul combattimento, fregandosene altamente della furtività, anzi nel gioco stesso compiamo saccheggi e razzie per poter raccogliere risorse.
  4. La lama celata è l’unico elemento che ci collega alla serie, ti verrà donata ad un certo punto del gioco, ed è probabilmente l’unico elemento ricollegabile al credo degli assassini.

Ecco perché con tre punti a sfavore su uno, mi sembra che Valhalla contenga di Assassin’s Creed ben poco, o troppo poco. Almeno, quando guardiamo ai primi titoli che hanno creato la saga.

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Abbiamo visto già in passato altri passi falsi compiuti da Ubisoft, come Assassin’s Creed IV: Black Flag e le sue scorribande con le navi (troppo casino per un assassino no?), Odyssey che ha addirittura rimosso la lama celata, mantenendo solo un “ordine” avversario da affrontare.

In conclusione potrai constatare con me che, nonostante tutti questi stravolgimenti, la serie di Ubisoft è ancora molto amata, forse per il fascino storico onnipresente? Forse perchè Assassin’s Creed insegna storia e parla di lotta contro l’oppressione?

E per tornare all’interrogativo del titolo, Assassin’s Creed Valhalla è degno di appartenere alla serie? Questo lo lascio decidere a te a prescindere dalla mia opinione, speriamo solo che la saga non vada ancora molto lontana dalla via tracciata dai suoi antichi predecessori. Sicuramente parliamo di un’esperienza diversa da quella dei capostipiti, quindi può essere difficile stabilire cosa sia “meglio” o “peggio”.

Ti ricordiamo che il nuovo Assassin’s Creed Valhalla è un titolo cross gen, abbiamo esaminato qualche giorno fa le prestazioni a confronto tra PlayStation 5 e Xbox Series.

Se hai già acquistato il gioco, ecco per te una guida per iniziare col piede giusto.

Se vuoi approfondire di più sul periodo storico del nuovo gioco sul credo di Ubisoft, ecco qui un riassunto.

Inoltre, puoi leggere la nostra recensione per sapere se vale la pena giocarlo.

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E tu cosa ne pensi del nuovo Assassin’s Creed Valhalla? Si discosta dal credo? Dacci la tua opinione con un commento

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