Anthem

Anthem: Kotaku, BioWare e una bufera mediatica

Un articolo di Jason Schreier, noto giornalista di Kotaku, ha sollevato un polverone su Anthem, BioWare e le condizioni di lavoro interne. Scopriamolo insieme

Noi di iCrewPlay siamo sempre molto attenti alle notizie e, la catena di eventi che si sono scatenati in questi giorni attorno ad Anthem non ci è passata certo inosservata. Abbiamo atteso qualche risvolto in più, ed oggi, vi riportiamo i fatti nel modo più completo possibile.

Questo martedì, un articolo di Jason Schreier, noto giornalista di Kotaku, ha sollevato un polverone per quanto riguarda, sia le presunte condizioni di lavoro dei dipendenti BioWare impegnati su Anthem, e sia sul fatto che l’intero progetto non è mai stato chiaro neanche ai suoi sviluppatori.

Andiamo con ordine però. Schreier ha intervistato 19 persone che hanno partecipato allo sviluppo del gioco e, quello che ne è venuto fuori, è che Anthem in realtà non era neanche il vero nome del titolo. Il progetto doveva in realtà chiamarsi Beyond ma, per problemi di copyright, non è stato possibile sfruttarlo ma, a detta degli sviluppatori, sarebbe stato molto più calzante in quanto, avrebbe migliorato il senso dell’intera avventura. Inoltrarsi dentro a un mondo pericoloso, al di là delle mura sicure della fortezza. Il cambiamento del titolo a favore di Anthem, avvenne pochissime settimane prima della presentazione E3 del 2017.

Il problema più grave però, racconta Jason, è quello che il gioco, dopo 7 anni di pre-produzione, non aveva ancora una direzione e una forma ben precisa a quel tempo e di fatto, il trailer mostrato alla fiera di Los Angeles, è stato un totale falso. Il gioco doveva essere un action Co-op, non un looter shooter. Tutto doveva essere incentrato su questo mondo con cambiamenti climatici imprevedibili e pericolosi, dove in cui il giocatore avrebbe dovuto impegnarsi per sopravvivere in questo ambiente ostile.

Il team ha poi avuto problemi col Frostbite, motore grafico creato da DICE, che EA “imporrebbe” ai suoi studi interni per lo sviluppo dei titoli. Il Frostbite, se pur gradevolissimo al colpo d’occhio, è un engine creato appositamente per gli Sparatutto in prima persona e quindi, causerebbe non pochi problemi nei giochi di diverso genere. Già BioWare ha sperimentato difficoltà e rallentamenti con lo sviluppo di Dragon Age: Inquisition.

Tirando le somme, l’articolo di Kotaku afferma che il gioco è stato effettivamente in pieno sviluppo per solo 18 mesi prima della sua uscita, causando (e non stentiamo a crederlo) molti problemi di depressione e stress ai poveri sviluppatori che si sono trovati sulle spalle un carico di lavoro eccessivo e insostenibile. BioWare e EA hanno però risposto a tutto ciò, affermando che l’articolo sia in realtà troppo esagerato e di come non sia certo di aiuto all’industria videoludica.

Tuttavia però, dopo meno di 24 ore dall’articolo di Jason Schreier, una e-mail interna a BioWare e scritta a quanto pare da Casey Hudson, il General Manager del Team, affermerebbe che i problemi citati da Kotaku esistono.

L’articolo menziona Nomi e Cognomi precisi di alcuni nostri collaboratori. Per questo non ho voluto intervenire pubblicamente sulla questione, in quanto, non ritengo giusto che si punti il dito contro persone singole. I nostri problemi di qualità lavorativa esistono ma, la nostra priorità è lavorare per risolverli. Vogliamo rendere BioWare, uno dei migliori posti di lavoro nel mondo.

Casey Hudson al suo Staff

Alcune indiscrezioni però, affermano anche che EA e BioWare abbiano inoltre invitato i propri dipendenti a non parlare più con la stampa.

Ma non solo questi studi sarebbero afflitti da problemi del genere, infatti sempre Schreier sarebbe tornato sull’argomento scrivendo un Tweet e affermando che, dopo il suo chiacchierato articolo, tantissimi altri sviluppatori di altre compagnie l’avrebbero contattato dicendogli di essere afflitti dalle stesse problematiche.

Ho ricevuto messaggi da sviluppatori che lavorano o hanno lavorato presso amati studi tripla A, in cui mi dicono “rimpiazza BioWare con *studio di sviluppo* ed è la stessa, identica storia”

 

Questa situazione sta smuovendo qualcosa all’interno delle Software House e noi staremo attenti per ulteriori sviluppi. Inoltre siamo convinti che il lavoro, qualunque esso sia, non dovrebbe mai comportare problematiche del genere.

Fonte

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Andrea Dal Zoppo
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