Sviluppato e pubblicato da Team Quantum Games in sinergia con Eastasiasoft, Clarity: The Seven Demons of Vanguardia è un action platform in 2D a scorrimento prettamente orizzontale. Un titolo classico che si allontana da meccaniche alla Metroidvania o alla Souls cercando una purezza di genere con biomi abbastanza standard ma dal retrogusto nostalgico. Noi siamo andati alla caccia di demoni su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione!
Clarity: The Seven Demons of Vanguardia un viaggio alla ricerca di vendetta
Clarity: The Seven Demons of Vanguardia non spicca sicuramente per la trama anche se dietro la messa in scena c’è una sorta di metafora che da una visione alternativa ai demoni che andremo ad affrontare nel nostro viaggio. Il titolo lo dice in chiaro e man mano che si prosegue la narrazione, viene gradualmente confermato: i demoni non sono altro che i “mali” di ognuno di noi. Una sorta di personificazione di problemi dell’essere umano.
Questa sfumatura non viene approfondita a dovere e a essere onesti non è neanche innovativa e il motivo è che il titolo sembra rivolgersi a un target molto più giovane del previsto nonostante siano presenti dei livelli di difficoltà pensati per chi è più esperto. Una sorta di indecisione, un voler soddisfare tutti, che non riesce però a convincere pienamente, soprattutto chi vive di action platform del genere. Tornando alla narrativa, le fasi iniziali ci coinvolgono in una classica tragedia: il padre del giovane protagonista viene brutalmente assassinato.

Purtroppo, tale cut scene iniziale viene esposta da disegni e animazioni poco convincenti con un risultato finale altalenante, grezzo e anche poco originale. In ogni caso, la morte del genitore, apparentemente l’unico rimasto, è la spinta che va a motivare il nostro anonimo e giovane protagonista per intraprendere un viaggio all’insegna della vendetta: ammazzare il demone che ha ucciso il proprio padre. Per fare ciò, dovrà viaggiare in sette mondi e sconfiggere altrettanti demoni per accumulare potere qui identificato col nome di Clarity, da cui il titolo del gioco stesso.
L’avventura scivola via in modo abbastanza scolastico con poche sorprese e pochi momenti realmente memorabili. Inoltre, il cast di personaggi messi in scena, delle razze più disparate, non aiutano a plasmare una lore coesa ed efficace, lasciando appunto la sfera narrativa in uno stato fin troppo fumoso e superficiale. Un peccato in quanto si poteva fare decisamente di più e rendere così il titolo più identitario e distinguibile in un catalogo di congeneri decisamente troppo agguerrito e popolato.

Gameplay classico
Clarity: The Seven Demons of Vanguardia è un action platform in 2D a scorrimento prevalentemente orizzontale che si impone di seguire il sistema più classico del genere. Niente quindi elementi alla metroidvania o combat system alla souls. C’è il classico game over, i checkpoint, elementi da ricercare in giro e biomi da scoprire gradualmente. Il primo elemento che balza all’occhio, riguarda proprio questi ultimi. Il gioco, infatti, decide di dare all’utente la libertà di selezionare il bioma da affrontare.
Questo dona vita a un’avventura da costruire a nostro piacimento selezionando i singoli biomi tutti già sbloccati e a disposizione. Ovviamente, il punto finale, l’unico bloccato, rimane invariabile ma è il percorso che decideremo di intraprendere che va a mutare. Parlando della struttura dei livelli, invece, come detto non avremo significativi momenti da metroidvania ma ci sono comunque aree di gioco in cui sono necessari determinati poteri/abilità per poter procedere.

Il sistema di elementi di Clarity: The Seven Demons of Vanguardia, a sua volta legato alle abilità da sbloccare man mano che si sconfiggono i vari boss, è molto elementare ma funzionale all’obiettivo del gioco. Il combat system, invece, risulta abbastanza grezzo con hitbox non sempre precise. A ciò si aggiunge un livello di difficoltà sì modificabile ma mai realmente proibitivo, rendendo il gioco accessibile e consigliabile soprattutto a neofiti o a un target più giovane.
Entrando nel dettaglio del combat system, oltre agli attacchi legati alle armi ravvicinate, abbiamo la possibilità di scagliare dei proiettili magici per colpire i nemici a distanza. Questi proiettili vanno però ricaricati. Così come va ricaricata l’energia vitale. Questa potrà essere “riempita” svuotando un cuore che a sua volta può essere riempito raccogliendo piccoli cuori rossi rilasciati dai nemici. E sì, è un sistema non proprio “nuovo” e già visto in alcuni roguelike. Qualcuno ha detto Hollow Knight?
La composizione dei livelli, a cui si aggiunge una minimappa opzionale, non sorprende più di tanto ma inserisce discretamente bene le diverse fasi platform che possono contare su “dash” e “doppio salto” del nostro protagonista. Purtroppo Clarity: The Seven Demons of Vanguardia non riesce a stupire neanche in questo, svolgendo il suo compito senza lasciare il segno e col rischio già segnalato, di risultare abbastanza anonimo anche ludicamente.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Clarity: The Seven Demons of Vanguardia soffre di alti e bassi. I personaggi su schermo sono animati abbastanza bene e ben dettagliati ma questo riguarda prevalentemente i personaggi che “si muovono”. Purtroppo, alcuni soggetti sono terribilmente statici, come se fossero figurine bidimensionali. Parliamo di soggetti con cui parlare per sbloccare passaggi o recuperare determinati oggetti, o anche solo per scambiare due chiacchiere. Ecco, tutti questi personaggi sono assolutamente privi di animazione.
A ciò, si sommano delle cut scene la cui qualità grafica è fin troppo grezza e rudimentale. Anche il sonoro non spicca molto per originalità e varietà, riuscendo comunque a essere un buon accompagnamento. Da segnalare poi l’assenza della lingua italiana, di cui mancano anche i sottotitoli. In compenso, quel poco da leggere è decisamente facile da comprendere. Infine, il titolo si difende bene in entrambe le modalità dell’ibrida Nintendo con quella in portatile che riesce a contenere al meglio la natura low budget del gioco.
