Sviluppato e pubblicato da Donkey Crew in sinergia con Snail Games, Bellwright è un action adventure RPG in terza persona 3D con una forte deriva verso la simulazione e la strategia in tempo reale. Tra città da costruire, un popolo da fidelizzare e far crescere e un alter ego tutto da addestrare, le attività non mancano di certo, tra l’altro spalmate con una certa libertà decisionale per una longevità complessiva di tutto rispetto. Noi abbiamo vissuto questa nuova epopea medievale su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!
Bellwright costruire una comunità dal nulla
Bellwright è un progetto molto, in parte troppo, ambizioso. Lo diremo più volte nel corso della recensione in quanto questo è un elemento che si riscontra in quasi ogni sfaccettatura del titolo. Partendo, ovviamente, dalla narrazione. Questa ci scaraventa nei panni di un personaggio da personalizzare il cui background è sì scritto ma è un elemento che ci ancora al mondo di gioco per poi lasciare a noi il compito di continuare a “scrivere”.
In realtà, seppur fumoso, un incipit al gioco c’è. In pratica, siamo accusati dell’assassinio del Principe e di conseguenza, condannati a morte. Da allora, viviamo nell’ombra tra mille domande oltre che un’inevitabile ricerca di vendetta ai danni di chi ci ha evidentemente incastrati. Ma siamo da soli in un mondo oppresso da un Sovrano tirannico che ha sparpagliato le sue brigate per villaggi e città. In poche parole, un dominio violento e che sta impoverendo i cittadini.
Ed è in questo scenario che andremo a muoverci con l’obiettivo di creare dal nulla una nuova comunità preparandola alla ribellione e al rovesciamento del tirannico sovrano, opponendoci di fatto alla Corona e al suo Esercito Reale. Un obiettivo enorme e che richiede, di fatti, un quantitativo di tempo gigantesco. Sì, perché Bellwright è un titolo estremamente longevo afflitto da una lunga fase iniziale che farà, suo malgrado, un’enorme scrematura di utenza. Al netto di un tutorial per niente esaustivo e di un quasi totale abbandono nell’open world, solo chi saprà sperimentare, azzardare, rischiare e incassare ogni singola conseguenza, potrà proseguire.

Che sia un inverno gelido che farà danni su danni alla vegetazione al nostro stato di salute, svelando l’anima survival del titolo, solo una delle “anime” che compongono il mix di Bellwright, o un gruppo di briganti pronti ad assalire il nostro accampamento, le insidie sono tante e andranno ad aumentare man mano che andremo avanti. Eppure, queste concrete difficoltà hanno un loro innegabile fascino, una sfida strategico, gestionale e anche fisica. Reclutare nuovi fedeli, migliorarli, renderli autonomi e utili alla comunità è parte integrante del sistema ludico del titolo ed è tra quelli più soddisfacenti.
Riuscire a prendere contatti coi vari villaggi, conquistare la loro fiducia missione dopo missione, espandere la nostra fama e quindi il nostro potere, ottenendo nuovi favori, fedeli e potere fa parte del gioco ma richiede molto tempo e altrettanta pazienza. Questo perché Bellwright non è facile e la sua natura grezza la si rivede in numerosi frangenti che andremo ad approfondire nei rispettivi paragrafi. Tornando sul versante narrativo dobbiamo fare diversi appunti.
La storia di fondo rimane, appunto, sullo sfondo e la sua evoluzione è fin troppo lenta. In compenso, il titolo prova a donarci una lore tutta da sviscerare, impreziosendola con missioni più o meno opzionali per guadagnare fama e svelare ulteriori retroscena. Che sia un cittadino traditore, un mendicante disperate le cui sorti potremo poi decidere a fine missione, un branco di lupi che ha trovato tana troppo vicina a un allevamento di polli e tanto, tanto altro, Bellwright è pieno di piccole storie che provano a plasmare un proprio mondo che forse non brilla di originalità ma è vario e interessante da vivere.

Meno interessante è però il livello di scrittura, spesso abbastanza fantasioso o semplicemente scritto male. Non è un segreto che gli sviluppatori hanno utilizzato l’IA nel gioco e questo lo si nota soprattutto per il dichiarato doppiaggio, al momento temporaneamente affidato all’IA e che, di fatto, appiattisce il tono di tutti gli abitanti doppiati, tra l’altro doppiati in modo discontinuo e poco credibile. Tornando invece alla scrittura, tra narrazioni ironiche come un pollo messo a capo villaggio, possono capitare scambi semplicemente poco elaborati.
Un esempio è una guardia che ci ferma chiedendo letteralmente: “Sei venuto per creare guai o per seminare dissenso?” Due opzioni entrambe negative ma a cui possiamo rispondere con una sola opzione: “Mi dispiace, non cerco guai”. Quindi, di regola, siamo lì per seminare dissenso? Nonostante ciò, la guardia alla nostra risposta non risponde oltre e ci lascia in pace. Ecco, questo è un esempio che si ripete così come si ripetono frasi un po’ sconclusionate. Per fortuna, ci sono anche dialoghi sensati e che riportano Bellwright su un piano più credibile e meno involontariamente comico.
C’è comunque da dire che il titolo è ancora in una sorta di fase “in divenire”, gli sviluppatori stanno apportando diverse patch correttive, l’ultima datata 18 giugno 2026. Sono consapevoli che ci sarà bisogno di numerosi interventi ma il bello è che Bellwright ha un enorme potenziale. Il mondo di gioco incita all’esplorazione, la lore di fondo può espandersi notevolmente e i cittadini hanno tutto il potenziale per essere limati e resi credibili. Insomma, abbiamo fiducia per il futuro.

Un mix di generi che richiede tempo e pazienza
Bellwright è un action adventure con elementi da gioco di ruolo, da survival e soprattutto da gestionale. Più che combattere, infatti, andremo in giro a raccogliere materiali per poi investirli strategicamente in strutture, ricerche e costruzioni di vario genere. Il primo nostro obiettivo, infatti, sarà costruire una piccola tenda, nostro personale rifugio in preparazione del primo inevitabile e rigido inverno. Ovviamente, non saremo soli ma in nostra compagnia avrei un altro emarginato, il primo fedele di, si spera, una lunghissima schiera.
Il motivo è semplice, reclutare gente è alla base del successo a lungo termine della nostra avventura in Bellwright. Ogni personaggio, infatti, può essere impegnato in varie tipologie di mansioni da lavoratore e quindi raccoglitore di materiali, studioso e costruttore a guerriero, e quindi fedele accompagnatore per spedizioni con tanto di armi pronte da sfoderare in situazioni di pericolo. Può anche essere impegnato a fare la guardia alla base, difendendola da eventuali intrusi in nostra assenza. Ecco, gestire gli abitanti reclutati è essenziale ed è tra le prime cose che dovrai padroneggiare.
Ma reclutarli non è semplice. I mendicanti sono facili da convincere, sono senza dimora e basta un minimo di generosità per convincerli ma gli esperti con casa e famiglia e un posto in un villaggio sicuro, c’è bisogno di tempo e fama. Della “fama” ne abbiamo già parlato prima ed è legata alla risoluzione di missioni e di attività positive per i villaggi. Ogni gruppo di cittadini ha un suo livello di fama che cresce man mano che ci faremo valere, ottenendo poi il loro consenso e aiuto che si traduce, tra le varie cose, anche in nuovi fedeli da spostare nel nostro campo in costruzione.

E parlando di costruzione, rendere la raccolta e l’impiego di materiali automatizzato è tra gli obiettivi a lungo termine di Bellwright garantendoci una costante e studiata espansione del nostro “dominio” mentre andremo a portare avanti attività di esplorazione e diplomazia in giro per il mondo di gioco. Ecco, tutto ciò però richiede ancora una volta un sacco di tempo. Le fasi iniziali di Bellwright sono ostiche, complesse, lunghe e cicliche. Capiterà spesso di fallire e come in un soulslike, la morte equivale alla perdita del bottino lì dove siamo deceduti.
E a tal proposito, veniamo al combat system di Bellwright, tra gli elementi meno riusciti del lotto. Un sistema di combattimento a direzione fatto di parate, fughe, girotondi intorno all’avversario e colpi dalle hitbox dubbie. Insomma, è uno degli aspetti più grezzi del gioco e spesso è meglio lasciar combattere i nostri guerrieri confidando nella loro preparazione e un pizzico di buona sorte. Per preparazione, ovviamente, ci riferiamo a un buon equipaggiamento rigorosamente farmato dai nostri materiali e sfornati dalle nostre strutture.
Riassumendo, Bellwright è un titolo estremamente longevo e in grado di catturarti nel suo mondo grezzo grazie a una sensazione di crescita reale e a più strati. Vedrai letteralmente crescere il tuo accampamento man mano che si amplia il ramo “tecnologico” di strutture e impieghi di materiali. Ma prima dovrai sopravvivere a un tutorial incompleto, a una fase iniziale rigida dispersiva e ostica e un’interfaccia palesemente da PC e che non trova la giusta comodità su console, richiedendo un po’ più di pazienza per essere padroneggiata in modo naturale e veloce. Da segnalare anche la rimozione su console della co-op, altro elemento essenziale presente nell’edizione per PC e che potrebbe essere con futuri aggiornamenti.

Grafica e sonoro
Bellwright risulta grezzo anche nel versante grafico, presentando scenari e enormi e colpi d’occhio davvero bello, soprattutto quando i giochi di luce e ombre entrano in campo. Notevole anche l’effetto climatico tra pioggia e neve che riescono letteralmente a trasformare gli scenari di gioco. Peccato, invece, per i modelli dei personaggi, veramente old school e abbastanza poco credibili. Tra animazioni goffe, volto spiritati e bug di vario genere.
Parlando di bug, ci sono compenetrazioni stravaganti, personaggi che si bloccano nelle pareti e altri che spariscono, oggetti che sbucano in luoghi dove non dovrebbero sbucare e anche qualche vistoso rallentamento di troppo. In compenso, come già detto, molti di questi problemi sono prossimi alla risoluzione. Incluso il sonoro. Allo stato attuale, tolta qualche musica interessante, le voci in IA dei personaggi convincono poco e rendono piatta la loro interazione. Confidiamo nel promesso aggiornamento.
Da segnalare infine e con non poca sorpresa, la presenza dei sottotitoli in lingua italiana. Considerando che c’è tanto di scritto da leggere, non era aspettato. Purtroppo però, non tutto è tradotto, presentando frasi in inglese anche nel bel mezzo di un dialogo in corso. Inoltre, quanto tradotto può presentare qualche errore.
