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Progetto · RecensionePC

YAR: Forgotten Throne, recensione (PlayStation 5)

Costruiamo la nostra leggenda

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 6 min di lettura PC
Yar
6,1/10
La recensione

YAR: Forgotten Throne

Gameplay5,5
5.5/10
Grafica6,0
6/10
Sonoro6,0
6/10
Longevità7,0
7/10

Cosa funziona

  • Folklore slavo intrigante
  • Molto da fare
  • La libertà concessa al giocatore
  • Ha i sottotitoli in italiano

Cosa convince meno

  • Diversi problemi tecnici e bug di vario genere
  • Trasposizione console non proprio efficace
  • Graficamente e ludicamente soffre di alti e bassi
  • Sottotitoli in italiano da rivedere

YAR: Forgotten Throne è un titolo palesemente low budget con grandi idee e un potenziale non totalmente espresso. Da un lato abbiamo un mondo interamente esplorabile, pieno di cose da fare e impreziosito da un folklore slavo che è in grado di offrire sprazzi di originalità. Dall’altro abbiamo un impianto tecnico problematico e grezzo con diversi elementi da sistemare per rendere l’esperienza più ottimale e fruibile possibile. Noi siamo fiduciosi in prossime patch risolutive, il gioco può offrire molto.

Sviluppato e pubblicato da Honor Games, YAR: Forgotten Throne è un gioco di ruolo e d’azione in terza persona 3D con ambientazione e folklore slava. Un titolo che ci catapulta in un mondo aperto straripante di attività e scelte da compiere. Un’opera sicuramente ambiziosa, dettata da cicli di giorno notte e un bestiario da svelare gradualmente. Noi ci siamo dati all’avventura su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a partire insieme a noi?

YAR: Forgotten Throne un mondo libero da scoprire

YAR: Forgotten Throne spicca essenzialmente per come utilizza il folklore slavo, ossia quello di riferimento e che ne arricchisce parte del mondo di gioco e quindi dell’esperienza. Parliamo di uno dei punti che ne plasma l’identità e da forza più della narrazione stessa. Questa, infatti, non spicca per complessità e originalità seppur sia abbastanza corposa. Eppure, non è procedendo spediti sulla via principale che vi godrete il meglio del gioco.

L’opera in esame, infatti, contiene centinaia di missioni secondarie, eventi, occasioni tutte da scoprire e che rendono il nostro vagabondaggio sempre più imprevedibile. Banalmente, YAR: Forgotten Throne si inserisce tra Gothic e Risen, fortemente limitato dal budget ma forte del già citato folklore. Un’opera quindi dal retrogusto nostalgico e dall’aspetto sia estetico che tecnico abbastanza grezzo.

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Yar: forgotten throne, recensione (playstation 5)

Eppure, vagare per Borea, ossia il mondo di gioco, dominando una libertà che quasi immediata e che premia sicuramente i più curiosi, può regalare diverse soddisfazioni. Ma torniamo alla narrazione, le prime schermate di gioco ci raccontano quella che è una sorta di lora base del mondo di gioco. In passato un drago, che qui viene definito “serpente”, di nome Aspid è giunto sulle terre di Borea e con lui anche un esercito di esseri lucertoloidi che hanno seminato caos e distruzione. 

Dinanzi a guerra e miseria e a un popolo sempre più sull’orlo del collasso, è inevitabile la ribellione. Ed ecco che sotto la guida del “dio della guerra”, un gruppo di valorosi uomini mette in gioco la sua stessa vita per la libertà, sfidando l’esercito del male. Gli umani vincono e riescono a bandire Aspid e il suo esercito rettiloide. Da allora sono passati centinaia di anni, tanto che le storie di lucertole umanoide sono diventate una sorta di leggenda. Ma il male non dorme per sempre e questa volta… spetta a noi fermare la sua rinnovata ascesa.

Yar: forgotten throne, recensione (playstation 5)

Un action RPG con tante idee

YAR: Forgotten Throne è un action RPG in terza persona 3D paragonabile, come già detto, per struttura e mondo di gioco, a titoli del calibro di Gothic e Risen. Bisogna però tenere in considerazione il budget di quello che, a conti fatti, è un indie. Un indie però dotato di molte, forse troppe, idee. Procedendo con ordine, l’elemento che cattura senza ombra di dubbio è Borea stessa. Il mondo di gioco suddiviso in biomi e dotato di aree sia aperte che chiuse, stupisce per vastità e diversità oltre che per gli innegabili richiami al mondo slavo che ne danno un’identità vera e propria.

Parliamo di un vero e proprio open world, tra l’altro di discrete dimensioni. In quanto tale, è sempre difficile riuscire a offrire un qualcosa di vivo e pulsante a 360° gradi e, infatti, YAR: Forgotten Throne ne paga il prezzo. Come? Offrendo aree non sempre ispirate o popolate e prestando il fianco a momenti particolarmente smorti. Eppure, risultano coerenti anche questi. Fanno parte del viaggio anche i percorsi relativamente tranquilli e spogli. 

Yar: forgotten throne, recensione (playstation 5)

Anche perché, al netto delle possibilità ludiche del titolo, c’è davvero molto da fare nel mondo di YAR: Forgotten Throne. Oltre a combattere i nemici, cosa che approfondiremo a breve, ci sono una serie di lavori e attività, dall’agricoltura, al fabbro, al pescatore, che alimentano un sistema di crafting che inizialmente è quasi confusionario. Per farla breve: raccoglierai un mucchio di cose con cui non saprai letteralmente cosa farci.

Ecco, la risposta ai quesiti si sbloccherà gradualmente, mano mano che svelerai le possibilità del nostro anonimo eroe di turno destinato a plasmarsi a seconda delle nostre scelte. Prima tra tutte, la scelta della classe. YAR: Forgotten Throne ne ha tre e sono tutte abbastanza classiche: guerriero, arciere e il Volkhv. Il primo è il più classico e pratico, incentrato sul combattimento ravvicinato.

L’arciere, viceversa, opta per il combattimento a distanza mentre il Volkhv non è altro che una sorta di mago che è poi la classe più interessante nonché complicata da padroneggiare. Alle classi si aggiunge, come da RPG classico, tutto il sistema di equipaggiamento legato sia agli oggetti di supporto sia all’equipaggiamento, elemento cardine per qualsivoglia scontro e per sopravvivere al meglio in quel di Borea. Come detto, potremo sia farmarli da soli che ottenerli in missioni di vario genere o ai mercanti.  

Yar: forgotten throne, recensione (playstation 5)

Arriviamo ora al combat system di YAR: Forgotten Throne. Purtroppo, la natura low budget e la conseguente grezzosità del titolo, emergono abbastanza quando si combatte. Complice l’assenza del lock sui nemici e un sistema di hitbox non proprio preciso e privo della giusta “fisicità”, combattere richiede di adattarsi al sistema di gioco stesso, apprendendo le giuste distanze, non proprio intuitive. Il problema sono le animazioni non proprio fluidissime e precise a cui si somma un sistema di combo, con tanto di salto e gestione di abilità a ricarica temporale, sì nostalgiche ma non implementate benissimo.

Altro elemento di cui tenere conto, è la trasposizione per console. YAR: Forgotten Throne è palesemente nato e pensato per computer e lo si capisce dall’obbligo, almeno attuale, di utilizzare con l’analogico un bizzarro puntatore a forma di spada che risulta anche incredibilmente scomodo oltre che lento. Ecco quindi che la gestione dei menù e dell’inventario, nonostante qualche scorciatoia legata ai tasti del pad, risulta comunque troppo lenta, spezzando il ritmo di gioco e richiedendo più pazienza del necessario.

Yar: forgotten throne, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Scivoliamo così nell’aspetto estetico. Se da un lato abbiamo un mondo di gioco vibrante di luce e folklore, sinceramente bello da vedere ed esplorare, dall’altro abbiamo dei personaggi che sembrano emergere per animazioni e cura poligonale, a qualche generazione fa. Possiamo apprezzare l’effetto nostalgico ma quando quest’antichità diventa ostacolo ludico, come i già citati combattimenti, la situazione cambia sensibilmente. E purtroppo non è un caso isolato…

YAR: Forgotten Throne soffre infatti di diversi bug e problemi tecnici. Elementi che si ricaricano in ritardo, altri che appaiono all’improvviso fino a impensabili blocchi all’interno dei menù con opzioni che permangono a schermo anche quando hai completato le operazioni fino a blocchi totali che ti costringono a riavviare il gioco. Insomma, l’aspetto tecnico ha bisogno di cure e attenzioni ulteriori per garantire un’esperienza più ottimale e fluida possibile e noi diamo totale fiducia agli sviluppatori.

D’altronde, il potenziale di YAR: Forgotten Throne è innegabile, ha solo bisogno di tempo e attenzioni per poter migliorare e dare il meglio di sé. Discorso analogo, infatti, per i sottotitoli. Apprezziamo tantissimo la presenza dell’italiano ma questi è spesso sregolato e incomprensibile, con verbi sballati, soggetti assenti e frasi prive di senso o totalmente sconnesse al messaggio originale, spesso doppiato in inglese. Bisogna quindi ricontrollare le traduzioni per rendere l’esperienza più credibile e meno involontariamente comica, come è ora. Il sonoro, infine, è di buona fattura, discretamente vario e abbastanza coerente con la messa a schermo. Fa il suo compito nonostante qualche piccolo silenzio improvviso ma niente di grave.

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