Fuochi d’artificio, signori! Siamo a marzo e la stagione di Wrestlemania entra nel vivo: a poco più di un mese dallo showcase degli immortali, ci siamo già lasciati alle spalle una discussa (e discutibile) edizione della Royal Rumble, così come l’annuale Elimination Chamber.
I main event di quest’anno sono quindi decisi e immancabilmente, ecco arrivare il capitolo annuale di WWE 2K, naturalmente sto parlando di WWE2K26.
La serie WWE targata 2K è arrivata al suo ventesimo anno di vita con un percorso pieno di alti e bassi, tra lodi, critiche e continui tentativi di miglioramento: ogni nuova iterazione è osservata con un misto di entusiasmo e sospetto, perché negli anni passati alcuni capitoli hanno lasciato perplessi i fan: bug, animazioni rigide, modalità incomplete e problemi di bilanciamento hanno accompagnato la serie più di quanto gli sviluppatori avrebbero voluto.
Con WWE 2K26, però, si percepisce una volontà precisa: non si tratta di un gioco che cerca di rivoluzionare tutto, quanto di un titolo che vuole finalmente consolidare una base solida, offrendo un’esperienza coerente e completa, sia per il neofita che per il fan storico. Non si punta a stupire con effetti speciali, ma a convincere con contenuti, profondità e giocabilità. E questo, per una serie che negli ultimi anni ha oscillato tra alti e bassi, è un grande passo avanti.
Un’offerta enorme e finalmente armonica
Una delle caratteristiche storiche della serie WWE è sempre stata l’enorme quantità di contenuti, spesso però accompagnata da una certa frammentazione: modalità scollegate, storie narrative incomplete e editor poco intuitivi hanno talvolta reso il pacchetto dispersivo.
In WWE 2K26, invece, gli sviluppatori hanno fatto uno sforzo notevole per rendere l’offerta più organica e coerente: appena avviato il gioco, si percepisce subito la densità dei contenuti. Abbiamo un roster vastissimo, con leggende del passato, superstar attuali e volti emergenti dell’intero mondo WWE, dato che ai 3 brand già esistenti, quest’anno si aggiunge anche la messicana AAA. Ci sono modalità di gioco numerose e ben bilanciate; editor e personalizzazioni praticamente infiniti; e una struttura generale che finalmente sembra pensata per far convivere tutto senza creare frustrazione o discontinuità.
Le modalità principali comprendono:
- Esibizione: per match veloci, immediati, senza fronzoli. Ideale per chi vuole solo saltare sul ring e lottare scegliendo una delle numerose modalità a disposizione
- La mia ascesa: la vera e propria storyline del gioco, che quest’anno ci vede non più nei panni di un novellino, ma in quelli di The Architect, superstar con un passato glorioso alle spalle
- Showcase: da anni la modalità “storica”, che celebra match iconici della WWE, ripercorrendo quest’anno la carriera di CM Punk.
- Universo WWE: la sandbox per creare il proprio universo WWE, con la possibilità di gestire storyline, show, titoli e feud come abbiamo sempre sognato
- Il mio General Manager: il gestionale strategico, dove ogni decisione ha un peso reale.
- Editor: l’editor completo che permette di personalizzare wrestler, arene, cinture e show, integrandosi con la community online e consentendoci di ampliare ancora di più il già nutrito roster
A differenza dei capitoli passati, in cui alcune modalità sembravano abbozzate o poco approfondite, in 2K26 si nota uno sforzo costante per offrire un’esperienza rifinita al meglio. Non ci sono più contenuti che sembrano messi “per riempire”, ma ogni modalità ha un proprio spazio e un senso compiuto.
Il roster è sempre stato un punto forte della serie, ma (come già accennato) in questo capitolo si percepisce un’attenzione maggiore alla qualità. Non si tratta solo di avere molti nomi: ogni wrestler ha un moveset coerente,uno stile riconoscibile e animazioni specifiche, che rendono ogni match unico. La scelta dei lottatori disponibili permette di bilanciare nostalgia e contemporaneità, con leggende iconiche che si alternano a superstar attuali, e persino versioni alternative degli stessi wrestler in epoche diverse.
Questo approccio non è puramente estetico: ogni personaggio si comporta come ci si aspetta, con abilità e stili differenti. I match contro avversari diversi richiedono strategie differenti, e questo aumenta notevolmente la profondità dell’esperienza di gioco.
Gameplay di WWE 2K26
Visto il tipo di gioco, cuore di WWE 2K26 non può che essere il gameplay, e in questo capitolo si nota un lavoro di rifinitura estremamente dettagliato. La filosofia alla base sembra essere chiara: meno frenesia fine a sé stessa, più controllo e capacità di costruire un match coerente e realistico.
Le animazioni principali sono fluide e naturali, e le transizioni tra mosse avvengono senza soluzione di continuità. La fisica dei corpi è stata rivista: i wrestler reagiscono ai colpi in maniera più credibile, soprattutto nelle fasi finali dei match, dove la stanchezza si percepisce chiaramente e inanellare combo o sfuggire ai colpi dell’avversario diventa complicato. Non siamo ancora a livelli cinematografici, ma la progressione è evidente rispetto ai capitoli precedenti.
Tra le, gradite, novità troviamo un sistema di reversal rivisto e migliorato: le finestre temporali per contrastare le mosse avversarie sono più leggibili e precise. Non è più una questione di fortuna: riuscire a ribaltare una mossa richiede tempismo e strategia, aumentando la sensazione di controllo.
Va detto che, a beneficio dello spettacolo e del gameplay stesso, non sempre riusciremo a sfuggire alle mosse dell’avversario, specialmente quando il nostro lottatore sarà già stanco e debilitato da uno scontro prolungato, Tuttavia, quest’anno, dare vita a scontri spettacolari in cui riuscire davvero a fare quanto nelle nostre intenzioni è più a portata di mano.
Questo è dovuto anche al ritmo dei match, che è leggermente più lento rispetto ai capitoli precedenti, come se gli sviluppatori avessero paradossalmente adottato un approccio più simulativo. Questa scelta non penalizza affatto l’azione: anzi, premia chi vuole costruire incontri con una progressione credibile, dai momenti iniziali di studio alla chiusura spettacolare, analogamente a quanto avviene nella realtà. È proprio l’equilibrio tra simulazione e spettacolo che rende i match più gratificanti.
Sul versante dei comandi non abbiamo novità, come ci si può aspettare per un sistema ormai rodato e perfettamente padroneggiato dai giocatori: con quadrato e x portiamo gli attacchi leggeri e potenti, con cerchio possiamo effettuare le prese e le irish whip, mentre il triangolo è dedicato alle reversal.
I tasti direzionali servono come sempre per le taunt, che riempiranno la barra per le mosse speciali o, ulteriore elemento strategico, che ci consente di liberarci da schienamenti disperati. Per finire abbiamo le consuete tre barre delle finisher che, se riempite per intero, ci consentono di scatenare una potentissima super finisher (come la ridicola Cross Rhodes ripetuta 3 volte).
Per quanto riguarda i match, quest’anno sono state introdotte (o riportate in vita) ben 4 stipulazioni speciali, ovvero: Dumpster Match, in cui vince chi scaraventa l’avversario in un cassonetto (come è successo recentemente a Chelsea Green), l’I Quit Match in cui perde chi si arrende per primo, l’Inferno Match in cui il ring è avvolto dalle fiamme e in cui per vincere bisogna dare fuoco all’avversario (match particolarmente caro alla Big Red Machine Kane) e infine il Three Stages of Hell che abbiamo visto di recente tra Cody Rhodes e Drew McIntyre, ed è composto da tre differenti stipule e che vede trionfare il lottatore che vince due incontri totali.
Al netto delle novità, ogni tipologia influenza il gameplay in maniera significativa. Ad esempio, nella Royal Rumblebisogna gestire attentamente la stamina e lo spazio, mentre nelle stipulazioni estreme diventa fondamentale sfruttare l’ambiente circostante. Non si tratta quindi di un semplice cambio estetico, ma di dinamiche diverse che mantengono alto l’interesse.
L’IA degli avversari è stata migliorata: il nostro avversario reagisce meglio, sfrutta le mosse in maniera più intelligente e rende ogni match meno prevedibile, contribuendo dare varietà e profondità anche a match ripetuti più volte, riducendo la sensazione di monotonia.
Resta invece rivedibile, la IA che governa gli arbitri, che sono forse anche più stupidi che in passato: oltre ad essere scarsamente reattivi nella gestione dei conteggi, sia quello di tre che il count out, quest’anno hanno la spiccata tendenza a mettersi in mezzo all’azione il più spesso possibile, col risultato di beccarsi spesso delle mosse riservate agli avversari e costarci una squalifica totalmente imprevista e non voluta.
Che, a ben vedere, non dovrebbe nemmeno essere prevista visto che spesso gli arbitri vengono colpiti accidentalmente a fini di storyline e anzi, dovrebbero essere casi gestiti dal sistema, in cui consentirci di agire da Face o Heel.
Focus sulle modalità
MyRISE: la carriera personale
MyRISE, o la mia ascesa se preferisci, rappresenta uno dei tentativi più evidenti di dare profondità narrativa al gioco. La carriera del wrestler non è più solo una sequenza di match: è un percorso fatto di rivalità, scelte, alleanze e momenti chiave.
Le scelte del giocatore influenzano realmente lo sviluppo della storia, e le rivalità sono più strutturate e coerenti. Si avverte una maggiore attenzione alla costruzione del personaggio e alla progressione narrativa. Nonostante ciò, i dialoghi restano ancora un po’ rigidi e non sempre riescono a raggiungere un livello cinematografico, ma la direzione intrapresa è chiara e positiva.
La storyline di quest’anno, in breve, ci vede nei panni di The Architect, di ritorno in WWE dopo una pausa di due anni; subito si trova contro il sempre viscido Paul Heyman (vero demiurgo dei titoli 2K) e il suo campione Bron Breakker.Purtroppo il ritorno non è esattamente come lo aveva immaginato il nostro protagonista, che dopo una immancabile sconfitta si troverà a dover rivedere tutte le proprie scelte e priorità e tentare una nuova scalata della WWE dal basso.
Showcase: storia e nostalgia
Come ogni anno, con la modalità Showcase viene presa in esame la carriera di uno dei wrestler più in vista della compagnia, che ripercorreremo nei momenti principali.
Quest’anno, e probabilmente non poteva essere diversamente, tocca al campione dei pesi massimi CM Punk (tremo al pensiero che prima o poi potrebbe toccare a quello che finisce la sua storia ma non fa finire quelle degli altri), protagonista anche di una delle copertine e volto del gioco; in sua compagnia, non solo rivivremo i suoi match iconici, ma grazie alla nuova tecnologia Slingshot non saremo obbligati a seguire necessariamente l’esito del match reale, ma potremo anche sovvertirlo e riscrivere la storia di Punk (qualcuno vuole mettere fine alla striscia di imbattibilità di Undertaker a Wrestlemania?) nella maniera più gradita al suo protagonista.
Unico appunto, che si può fare per il secondo anno di fila, è che sono state eliminate le scene reali dai match, caratteristica curiosa e piacevole da vedere nei vecchi Showcase; in ogni caso siamo davanti ad una modalità emozionale più che tecnica, che riesce a trasmettere l’importanza storica di certi incontri e a coinvolgere emotivamente il giocatore. Il mix di nostalgia e sfida rende questa modalità un punto fermo della serie.
The Island: ordine o caos
Un gradito ritorno è la modalità The Island che debuttò l’anno scorso: quest’anno ci troviamo a seguire la narrazione dello scorso capitolo, per cui una volta spodestato il Tribal Chief Roman Reigns del potere sull’isola, si sono create tre fazioni, pronte a prendere il potere. L’Ordine della Tradizione noioso come il suo leader Cody Rhodes, l’Ordine dell’Anarchia capeggiato ovviamente da CM Punk e l’Ordine delle Ombre che non poteva che avere come leader un’agguerrita Rhea “Mami” Ripley. Creato il nostro personaggio, dovremo scegliere a quale ordine aderire e seguirele relative missioni che ci porteranno inevitabilmente a scontrarci con le altre fazioni; il tutto in un contesto che modifica leggermente la formula a cui siamo abituati, mantenendo comunque tutta la mole di attività, negozi e quant’altro tipica di The Island.
Universo WWE e MyGM: gestione e strategia
La Universe Mode è la sandbox definitiva per creare il proprio universo WWE, gestendo roster, rivalità e show. Le migliorie introdotte in questo capitolo riguardano stabilità, varietà degli eventi e fluidità nella gestione degli incontri.
Se la modalità universo è rimasta uguale agli anni precedenti, il Mio GM rappresenta invece la vera sorpresa: non più una modalità accessoria, ma un gestionale completo e strategico. Ogni decisione, dai contratti ai budget, dalla scelta dei wrestler alla costruzione delle storyline, ha un peso reale, e richiede attenzione e pianificazione. È una modalità che può occupare decine di ore, soprattutto per chi ama il lato manageriale del wrestling.
Creazioni: libertà totale
L’editor è uno dei punti di forza della serie, e in 2K26 offre possibilità praticamente infinite. Si possono creare wrestler, arene, cinture, show, e tutto può essere condiviso o scaricato dalla community. La profondità e la libertà di personalizzazione aumentano enormemente la longevità del titolo e permettono di costruire esperienze uniche.
Segnali di Stile: grafica e sonoro
Dal punto di vista tecnico, WWE 2K26 rappresenta il capitolo più solido della serie finora, soprattutto sulla PlayStation 5anche se non possiamo parlare di rivoluzione vera e propria. Ogni superstar, dalle leggende del passato alle figure emergenti, è stata ricreata con attenzione maniacale ai dettagli fisici, alle proporzioni, ai volti e alle espressioni, fino a piccole caratteristiche distintive come tatuaggi, acconciature o movenze peculiari. Questo livello di dettaglio rende ogni incontro immediatamente riconoscibile e conferisce credibilità alle animazioni di ingresso, ai gesti e alle reazioni sul ring.
Le animazioni dei movimenti principali, che siano prese, colpi, finisher e signature, sono ora fluide e ben collegate tra loro, riducendo la sensazione di sequenze preconfezionate che affliggeva i capitoli precedenti. Anche le transizioni tra mosse, come ad esempio passaggi da una presa a una proiezione o a un attacco a terra, risultano naturali e coerenti, contribuendo a un gameplay più immersivo e realistico. Alcune animazioni secondarie, come le reazioni del pubblico o movimenti più complessi dei wrestler durante le cadute o le interazioni con oggetti esterni al ring, risultano ancora leggermente rigide, nonostante una revisione del modello ragdoll, ma nel complesso l’impressione è di una significativa maturazione tecnica.
Il comparto grafico è accompagnato da texture di ottima qualità e da effetti di illuminazione realistici, che rendono il ring e l’arena credibili e ricchi di atmosfera. Gli effetti speciali come scintille, oggetti che si rompono o impatti sulle corde, sono ben resi e aggiungono spettacolarità senza risultare eccessivi. Il pubblico, pur migliorato rispetto agli anni precedenti, rimane ancora leggermente ripetitivo nelle animazioni, soprattutto nelle prime file di spettatori, ma non disturba l’esperienza complessiva, soprattutto considerando la mole di dettagli presenti sul ring stesso.
L’audio è anch’esso stato oggetto di una rinnovata cura: gli effetti sonori dell’arena sono realistici e contribuiscono all’immersione, mentre la colonna sonora e i temi di ingresso dei wrestler aggiungono atmosfera, anche se il commento continua a risultare piuttosto ripetitivo e poco dinamico nelle lunghe sessioni di gioco. Tuttavia, le frasi del commento sono ben sincronizzate con le azioni sul ring, e in molti momenti riescono a enfatizzare le fasi cruciali del match.
Purtroppo risulta difficile capire come, 20 anni dopo i fasti diSmackdown vs Raw, non si riescano ad avere le coppie corrette di commentatori dei 3 brand, ma se non altro al commento quest’anno abbiamo i commentatori attuali degli show WWE, ovvero il decano Michael Cole affiancato da Wade Barret e Corey Graves.
