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Videogiochi e web: muri che certe volte andrebbero abbattuti

Quando un muro virtuale ripara più di uno reale

Nell’anno corrente 2018 una parola si sente ripetere sempre più spesso, puntata verso chi usa i videogiochi e il web come riparo: Hikikomori. Questo è il nome con cui in Giappone vengono chiamate quelle persone che rifuggono dal mondo chiudendosi nelle loro stanze. Ai cari, vecchi, giapponesi piace un sacco etichettare con nomi dal suono (per noi) esotico tutto quello che possono.

Vorrei però che ci rendessimo conto che persone del genere non sono nate in Giappone. Non è un fenomeno nuovo, se si considera che la nascita del fantastico WWW. Il World Wide Web ha ormai più di vent’anni, ragazzi, smettiamola di nasconderci dietro un dito. Le persone, da quando hanno la possibilità di conversare con il mondo, tendono a non sentire più il bisogno di “socializzare” e, da un certo punto di vista, non gli do nemmeno troppo torto.

Socializzare significa dover prepararsi, vestirsi, uscire e, soprattutto, vedere persone. Mettiamo caso che io esca e vada in un locale con i miei amici: io avrò per forza a che fare con persone a me sconosciute o che semplicemente non mi piacciono. Questo può creare disagio.

Online posso avere degli amici, degli amori e delle esperienze, è innegabile. Non voglio sentire discorsi come “un amico reale è sempre meglio di uno virtuale” oppure “sempre meglio una relazione vera, quelle a distanza sono tutte false”. Ricordatevi che spesso chi è dietro uno schermo si sente abbastanza protetto da poter abbassare i propri muri ed essere semplicemente se stesso.

La radice del tutto

Purtroppo il problema parte qui. Ora voi che leggete penserete che io sia d’accordo con questa pratica eremitica, ma non lo sono, anche se la capisco. Se le persone si sentono così sicure dietro a quel monitor da abbassare i propri muri, significa che nel mondo reale ci sono state persone che le hanno obbligate ad alzarli questi muri.

Chi me lo fa fare? Perchè devo essere costretto a vedere persone che non voglio vedere, quando posso semplicemente accendere il PC o la console e parlare con persone che mi capiscono, imparare cose nuove o semplicemente intrattenermi? In camera mia posso avere tutto, perchè fuori quel “tutto” mi è stato tolto.

Pensierino

Non mi importa se queste frasi verranno prese per scontate o noiose: non giudichiamo a partito preso. Non ci dobbiamo permettere di valutare la forza emotiva di una persona, soprattutto non ci dobbiamo permettere di deriderla. Pensateci bene: ci vuole tanto a chiedere “come stai”?

Io li capisco quelli che si chiudono in camera, perchè se il mondo intorno a loro fa schifo giustamente loro si adattano. Per me non hanno una devianza, loro, semplicemente nessuno si è mai adoperato a cambiare questa loro visione. Esistono sempre gli estremi, ovviamente, ma in linea di massima il problema principale dell’isolamento è l’insoddisfazione.

Prima di deridere qualcuno, di abbandonarlo o denigrarlo guardatevi allo specchio.

Perchè facciamo schifo tutti quanti, chi più, chi meno. Perciò cerchiamo di fare meno schifo e aiutiamo quel ragazzo o quella ragazza la cui vita viene resa impossibile. Vi giuro, l’ho fatto e non solo non sono morto facendolo, ma è anche piacevole.

Alla prossima.

Fonte

Andrea Puviani
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