Videogiochi crossover: ecco perché il loro potenziale è sprecato

Molti amano i crossover, ma sono davvero sfruttati nella giusta maniera?

Super Smash Bros, gran crossover

Di questi tempi, anche dal punto di vista cinematografico con gli ultimi film degli Avengers, va molto di moda creare dei crossover: prendere personaggi da opere diverse e riunirli in un’unica trama.
Questo genere si è fatto strada anche nei videogiochi: a partire dal più popolare Super Smash Bros, altri picchiaduro hanno seguito la scia, come Playstation All-Stars: Battle Royale o Blazblue, ma anche titoli che pretendevano di puntare sulla storia o altre meccaniche come Kingdom Hearts, con la presenza dei personaggi Disney e Square Enix.
Uno dei casi più recenti, oltre a Super Smash Bros: Ultimate (di cui si farà accenno più tardi), è Jump Force, che ha dato non poca delusione ai videogiocatori e ai fan di anime e manga in generale.

Tra i problemi maggiori viene citato il buttonsmashing, il premere tasti a caso per vincere e in generale la pigrizia nel voler fare un buon picchiaduro, se escludiamo la gran varietà del roster. Inoltre, secondo alcune recensioni anche la storia è mal raccontata.
Alcuni, ovviamente, hanno ribattuto dicendo che da un picchiaduro non ci si può aspettare una grande sceneggiatura, ma parlando personalmente sento di ritrovarmi maggiormente nell’opinione comune: la trama è banale, scontata e raccontata male.

Tuttavia non è solo un problema di questo deludente Jump Force. In molti, troppi giochi crossover, non si ha il coraggio di fare un intreccio vero e proprio e si vuole solamente sfruttare il fatto che i personaggi ci siano, dando poca o nessuna importanza al ruolo che hanno.

Che dire di Super Smash Bros?

Andiamo al caso Smash Bros, invece. Uno dei migliori picchiaduro crossover sul mercato, dicono in tanti.
Non mi sento di dissentire. Dal punto di vista del gameplay è ben curato: è stato fatto un gran lavoro per le modalità, le varie mosse dei personaggi, la varietà di questi ultimi nel roster, il bilanciamento e tanto altro… Ma sembra che veri e propri confronti, o delle interazioni che sfruttino il carattere delle grandi personalità presenti, li facciano solo i fan, con fanart, comic e quant’altro.
Ecco, questo per me indica il desiderio dei videogiocatori di avere delle interazioni più profonde tra questi eroi (e non), sentire che stanno combattendo insieme, che fanno amicizia, litigano, magari uno impara qualcosa dall’altro e cresce proprio per il confronto con qualcuno di un videogioco diverso dal suo… Sarebbe meraviglioso, no?

Il merito di Kingdom Hearts

Lo stesso si può dire di titoli come Kingdom Hearts: gioco prevalentemente narrativo e con una sceneggiatura molto apprezzata. Come detto sopra, vengono usati personaggi Disney e Square Enix in generale (ricordiamo i personaggi di The World Ends With You in Kingdom Hearts: Dream Drop Distance o i vari cameo dei personaggi dei Final Fantasy dal 6 al 10), ma mentre i personaggi Disney sono stati caratterizzati da alcune sfaccettature del carattere che li hanno resi sicuramente più profondi e semplicemente più funzionali alla trama, lo stesso non si può dire di quelli Square Enix, i quali sono solo dei cameo che hanno fatto storcere il naso a molti fan, perché non si rendeva molta giustizia al loro carattere.

A Kingdom Hearts però bisogna dare un merito: anche se ha alterato e/o approfondito delle caratterizzazioni, quindi ha modificato a suo modo i personaggi, ha integrato in un gioco narrativo delle personalità provenienti da altri videogiochi e anche da altri media (come nel caso degli eroi di Walt Disney Pictures). Tuttavia, a parte la celebre saga, purtroppo, si possono vedere solo dei picchiaduro dedicati a tanti titoli diversi, dove gli autori si sbizzarriscono con le varie mosse dei protagonisti, e ciò che concerne il genere dei beat em’up.

Questo fa nascere una domanda: perché non cambiare genere, invece?

Sarebbe innovativo sfruttare personaggi pacifici senza alterare la loro natura (a questo proposito cito il caso dell’Abitante di Animal Crossing in Super Smash Bros) integrandoli nel gameplay per quel che sono e introducendo, magari, anche delle belle meccaniche! E se non si sa come realizzare dei bei confronti profondi con i personaggi si potrebbe utilizzare un sistema che richiami i Confidant di Persona, dove si passa del tempo con chi si vuole e si scopre di più su di esso, su come si senta sulla situazione dettata dalla trama, su cosa pensi di alcuni personaggi…

Il problema principale dei titoli crossover, quindi, è far ben scontrare varie caratterizzazioni tra personaggi molto diversi tra loro, senza snaturarli e creando un bell’intreccio che possa unirli, amalgamandoli come squadra, o acerrimi nemici, o quant’altro.

Sembra quasi che le software house non sappiano come utilizzare personaggi altrui quando, invece, si possono creare bellissimi contrasti e interazioni interessanti.
La risposta alla domanda “i videogiochi crossover sono sfruttati nella giusta maniera?” è per adesso negativa, finché le software house non troveranno il coraggio di sfruttare bene i diritti d’autore che in molti casi acquistano. In fondo, noi amiamo quegli eroi per la loro caratterizzazione, quindi perché non sfruttarla come si deve?

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