#VideoGamesAreNotToBlame: le critiche a Donald Trump & Co.

Dopo 3 stragi di massa in una settimana e mezzo, sia il presidente degli Stati Uniti Trump sia i principali repubblicani statunitensi hanno incolpato i videogames. L'industria del gioco e Internet stanno reagendo con feroci critiche

#VideoGamesAreNotToBlame

Dopo gli attacchi avvenuti in Ohio e Texas, Donald Trump ha definito i videogiochi “crudeli e raccapriccianti“. Un capro espiatorio ridicolo, ma che dovrebbe sorprendere poco chi non è nuovo a certe uscite del presidente degli USA. In virtù di queste spregiudicate e infamanti accuse al mondo dei videogiochi, il presidente degli Stati Uniti e altri importanti repubblicani statunitensi stanno venendo aspramente criticati e derisi per aver descritto i videogiochi come una delle cause della violenza. Su Internet sotto l’hashtag #VideogamesAreNotToBlame si sta radunando la grande resistenza alle affermazioni di Trump, composta da personalità del settore, semplici videogiocatori, associazioni di videogiochi internazionali e anche psicologi che contraddicono anche con numeri e ricerche il presidente degli Stati Uniti.

Cosa ha detto Trump? Un totale di 29 persone sono state uccise nei due attacchi in Texas e Ohio lo scorso fine settimana e Donald Trump in un discorso alla Casa Bianca ha criticato i videogiochi dichiarando che questi siano una celebrazione alla cultura della violenza. Nello specifico, ha detto:

Dobbiamo fermare la glorificazione della violenza nella nostra società, compresi i videogiochi crudeli e raccapriccianti che fanno parte della nostra vita quotidiana di oggi.

In precedenza, altri repubblicani statunitensi, tra cui spicca il repubblicano Kevin McCarty, avevano affermato che i videogiochi rendono le persone “disumanizzate”. Secondo loro questa “disumanizzazione” si basava anche su studi, ma senza nominare fonti concrete, anche perché non esistono. Per farti rendere conto della credibilità di queste persone, basta un piccolo aneddoto fresco di giornata. L’onorevole McCarty ai microfoni di Fox News ha dichiarato quanto segue:

In Giappone non ci sono sparatorie perché li non hanno i videogiochi

Adesso, anche volendo omettere che tantissimi dei brand di videogiochi più famosi al mondo vengono dal Giappone, sembra proprio che il buon leader dei repubblicani non conosca neanche la provenienza di Super Mario e di sua mamma, Nintendo.

“I videogiochi non sono la causa della violenza”

La rete non ci sta proprio a questo scaricabarile di coscienza e rende virale l’harshtag #VideogamesAreNotToBlame: in social network come Reddit e Twitter si stanno accumulando a macchia d’olio tantissimi post che prendono in giro le dichiarazioni di Trump e/o le contraddicono con veemenza, il messaggio è unanime: i videogiochi non hanno a che vedere con la violenza.

Una statistica della società di analisi Newzoo mostra gli introiti che registra il medium del videogioco in tutti i paesi del mondo, ma mostra come solo negli Stati Uniti vi sia un bilancio delle vittime sproporzionato per violenza armata. Tra l’altro questi dati sono stati condivisi su Twitter dall’ex capo di Nintendo America, Reggie Fils-Aime.

 

Il più grande gruppo d’interesse di videogiochi al mondo, la International Game Developers Association (IGDA), afferma esplicitamente in una dichiarazione ufficiale che i videogiochi non causano violenza, non menzionando nemmeno numeri specifici:

“Relegare la colpa ai videogiochi distrae solo da problemi più importanti che stiamo affrontando in questo momento, c’è una quantità enorme di ricerche che hanno concluso che non c’è alcuna connessione tra videogiochi e violenza. I videogiochi non sono la causa di violenza e sosteniamo gli sforzi per eliminare queste informazioni fuorvianti dal mondo “.

Il capo di Take-Two, editore di giochi come Grand Theft Auto 5 e Red Dead Redemption 2, ha dichiarato in un’intervista con il sito web Barron che “è irresponsabile incolpare l’industria dell’intrattenimento”.

E ci sono molte altre voci “importanti” che entrano a gamba tesa a difesa dei videogiochi. Ad esempio, l’analista di eSport Rod “Slasher” Wroclaw ha detto senza mezzi termini a Fox News che i videogiochi vengono giocati in tutto il mondo, ma che solo in America (o quasi) avvengono tragedie di così efferata violenza. Sarà forse il caso di farsi qualche domanda? Secondo me, come secondo il buon caro Rod, si.

 

Smentite a queste false dichiarazioni arrivano anche dal New York Times, che riporta come il professore di psicologia il Dott. Chris Ferguson della Stetston University in California abbia fatto un confronto impressionante usando due statistiche: in primo luogo, il numero di banane che conducono le persone al suicidio dopo averle mangiate e, in secondo luogo, i dati dei videogiochi che provocano violenza. Il suo risultato è che le banane sono più pericolose dei videogiochi.

Il dibattito sui videogiochi e la violenza non è un evento regolare solo negli Stati Uniti. Anche in Italia abbiamo personaggi come Carlo Calenda che si divertono a giocare al tiro al piattello con le paranoie dei genitori che vedono i propri figli sui videogiochi, arrivando addirittura a dire che quest’ultimi atrofizzano il cervello. Anche in Germania vengono regolarmente discussi i cosiddetti “giochi killer”, ad esempio, dopo il massacro avvenuto a Monaco nel 2016.

Cosa pensi di questa storia? Io la trovo molto triste. Sei d’accordo con il web o pensi anche tu che i videogiochi rendano violenti?

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