Verlet Swing: poco ambizioso, ma riuscito

Un particolare titolo platform in prima persona con un'atmosfera molto ben riuscita

Verlet Swing Cover
1+

Gameplay intuitivo e stratificato, impatto coinvolgente: un gioco che sa regalare tante ore di divertimento e crea dipendenza

Gameplay intuitivo e stratificato, impatto coinvolgente: un gioco che sa regalare tante ore di divertimento e crea dipendenza

7
Lethis - Path of Progress 22 Ottobre 2019
7.6
Mistover 22 Ottobre 2019
6.5
Autonauts 22 Ottobre 2019
6.5
Dear Esther 21 Ottobre 2019
6
Rimelands: Hammer of Thor 20 Ottobre 2019
6
Monkey King: Hero is Back 19 Ottobre 2019
8
Northgard 18 Ottobre 2019
7.5
Into the Dead 2 18 Ottobre 2019

Verlet Swing è un curioso esperimento di gioco platform, anche se di piattaforme non ce ne sono, calato in un’atmosfera onirica a tinte vaporwave. In quest’esperienza viviamo appesi a un filo, letteralmente: dobbiamo oscillare usando un rampino di appiglio in appiglio, sfruttando i vari elementi presenti nelle ambientazioni, in totale libertà. Verlet Swing si è rivelato davvero un buon gioco da intervallare a lunghe sessioni su altri titoli, magari dopo ore e ore di partite multiplayer. Uscito su PC a settembre 2018, ha da pochissimo raggiunto gli store digitali delle console Sony, Microsoft e Nintendo, e noi abbiamo recensito la versione PlayStation 4.

Perduti in un mondo alienante

Quest’opera indie non ha una vera e propria trama, ma riesce a catturare il giocatore nei suoi livelli grazie a uno scenario straniante accompagnato da musiche calzanti. Il gioco è composto da 100 stage, suddivisi in blocchi tematici di 20 livelli. Nei primi, Scacco matto, storia, oscilliamo tra enormi statue e colonne greche, così come architetture egizie, intervallate da palme digitali e blocchi di materia virtuale. Si continua poi nel secondo gruppo tematico, Fondali oceanici. Qui possiamo oscillare appesi a enormi pesci che saltano fuori dall’acqua e lanciarci giù per il water per raggiungere la fine di alcuni stage.

Verlet Swing Pesci

Continuando si arriva al blocco a tema cibo, Nimis Non Laute: qui si può fare Tarzan appesi a enormi hamburger e tranci di pizza. Molto bello il penultimo gruppo di livelli, Wondercon 1998, dalle atmosfere cyberpunk: missioni stimolanti immerse in riferimenti agli arcade anni ’80 e accompagnate da tracce synthwave. Infine Tribunale cremisi: gli ultimi 20 stage sembrano una rivisitazione in chiave vaporwave dell’inferno, tra enormi scheletri di creature irriconoscibili e montagne terrose a cui non ci si può agganciare.

Verlet Swing Scheletri

Giocare è semplice… All’inizio

Uno dei punti di forza di Verlet Swing è la sua difficoltà equilibrata. Di livello in livello si migliora senza accorgersene e ogni volta bisogna affrontare situazioni sempre più complesse per arrivare alla fine. I comandi sono pochi, semplici e immediati: si usa il dorsale destro per appendersi, l’analogico destro per ruotare la telecamera e il sinistro per modificare la traiettoria dell’oscillazione e del volo, per quanto possibile.

Se all’inizio dobbiamo soltanto mettere in fila pochi semplici swing per arrivare in fondo al livello, andando avanti le cose si complicano parecchio. Per completare alcuni stage dobbiamo barcamenarci in acrobazie aeree complicatissime, lanciandoci ad altissima velocità attraverso fessure, cunicoli, pale rotanti e tanto altro. Il titolo offre inoltre alcune challenge aggiuntive per gli amanti della difficoltà e la possibilità di consultare la leaderboard mondiale e vedere i propri piazzamenti. In ogni caso, è già una bella sfida riuscire a ottenere il punteggio massimo in tutti i livelli. Garantito. Infatti alla fine di ogni stage otteniamo un punteggio in base al tempo di completamento: da una fino a quatto teiere, che equivalgono al perfect score.

Se il gioco di per sé riesce a tenere compagnia per 10-15 ore, il tasso di rigiocabilità è elevatissimo, tanto quanto è ampia la curva di apprendimento.

Ma Verlet Swing ha saputo conquistarci anche grazie a un altro suo punto di forza, e cioè il suo lato sandbox. Infatti, anche se ogni livello è stato pensato per essere superato in un modo preciso, moltissimi possono essere affrontati in totale libertà, ingegnandosi per trovare un appiglio utile oppure per aggirare un ostacolo, magari riuscendo ad andare al di là delle idee degli sviluppatori. Il titolo offre quindi una certa possibilità di lasciarsi andare alla creatività e al pensiero laterale, senza seguire necessariamente gli schemi tracciati. Bisogna dire però che per ottenere un perfect score va seguito il percorso stabilito, sempre: tutti gli altri sono più lunghi, anche se spesso più semplici.

Vaporwave e cultura pop: quando la musica finisce guai a chi si muove

Verlet Swing si presenta davvero bene: l’impatto riesce a intrigare il giocatore e suscitare curiosità e stupore, alienando quanto basta nella sua atmosfera da sogno disturbante. Non è tutto oro quel che luccica, purtroppo, e andando oltre l’impatto iniziale si palesano alcuni difetti: qualche sfondo mal disegnato e appiccicato, delle texture sbavate e poligoni a vista, una serie di piccolezze che nell’insieme restituiscono un comparto grafico migliorabile.

In verità questo si può dire del comparto estetico in generale, soprattutto alla luce del fatto che in Verlet Swing è tutto fermo. Non letteralmente, ma non esistono animazioni. Tutti gli oggetti presenti nel gioco ruotano, si muovono avanti o indietro, verso l’alto o verso il basso, ma sono tutti rigorosamente inanimati. E se per i tranci di pizza o le statue greche la cosa è comprensibile, non lo è per tanti altri elementi, come ad esempio i pesci.

Per quanto riguarda il comparto sonoro il titolo si distingue in positivo: musiche piacevoli e suoni sempre azzeccati. Verlet Swing mescola le atmosfere del vaporwave al cyberpunk e sfrutta i relativi generi musicali, vaporwave e synthwave, per costruire una colonna sonora davvero ben riuscita e trascinante. Inoltre, i suoni elettronici del gioco contribuiscono perfettamente a tirarci dentro a questo mondo virtuale, un po’ come in Tron, e a tenerci lì incollati a dondolare sempre più veloci.

Verlet Swing Arcade

In sintesi

Sicuramente la mancanza di un filo conduttore da seguire rende Verlet Swing poco scorrevole, non esattamente un titolo a cui dedicare lunghe sessioni di gioco. D’altro canto se fruito in piccole dosi, qualche livello ogni tanto per riempire i tempi morti, risulta senza dubbio un prodotto interessante e piacevole. Il gameplay intuitivo e ben realizzato sa catturare nella classica situazione “ancora un altro po’” e l’impatto visivo è decisamente ben riuscito. Peccato che il gioco si limiti a poche meccaniche, senza nessuna trama, rendendolo semplice quasi quanto un gioco mobile. Questo, unito ad alcuni difetti sotto il fronte tecnico, minano la riuscita finale di un titolo comunque valido. Qui trovate anche la video recensione.

Gameplay intuitivo e ben realizzato

Direzione artistica sopra le righe

Colonna sonora ottima

Graficamente non perfetto

Mancanza di trama

Poche idee

Verlet Swing ha circa 25 trofei. Alcuni  si ottengono semplicemente completando tutti i livelli, altri compiendo azioni particolari, ma per ottenere il platino bisogna completare tutti gli stage con perfect score e completare anche tutte le sfide. Insomma, non esattamente semplice

Grafica
Sonoro
Longevità
Impatto

Voto

Verlet Swing fa molto bene quasi tutto quello che si proponeva di fare, a parte qualche sbavatura estetica. Il vero problema è che quello che si proponeva di fare era forse troppo poco per un titolo uscito su PC e console. Comunque il prodotto finale è divertente e piacevole, con qualche simpatica chicca nascosta.

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Verlet Swing fa molto bene quasi tutto quello che si proponeva di fare, a parte qualche sbavatura estetica. Il vero problema è che quello che si proponeva di fare era forse troppo poco per un titolo uscito su PC e console. Comunque il prodotto finale è divertente e piacevole, con qualche simpatica chicca nascosta.

Voto

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