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Valorant, l’Executive Producer non fa solo queue a causa dei troppi insulti alle donne

Anna Donlon in difesa degli attacchi a Riot Greenily

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Valorant, oltre a spodestare il trono di Fortnite, sembra avere anche un’altra missione: prendere tutto quello che non va bene su League of Legends e rimuoverlo. Dopo l’annuncio sulle classificate, che avranno altri criteri rispetto a quelli di LoL, ecco che arriva dai vertici Riot una risposta netta a un avvenimento spiacevole, quasi a farci capire quanto l’FPS vorrà allontanarsi dal MOBA più famoso di tutti.

Quando a inizio anno l’azienda californiana pubblicò un sondaggio sulla comunità di League of Legends, nessuno si era stupito dei risultati (a parte qualcuno in casa Riot). Il 79% degli intervistati era stato insultato a fine partita. E per le donne il post partita non era condito solo da insulti, ma anche da quelle che potremmo definire molestie: insulti sessisti, frasi oscene e molteplici richieste di amicizia.

La community di LoL è una delle più grandi e variegate di tutte e come tutte le cose che racchiudono miriadi di persone, è inevitabile che vi siano anche una miriade d’idioti.

Ma l’idiozia è una cosa che va combattuta, non accettata. Quel sondaggio non ha fatto altro che svelare l’elefante nella stanza, forse convincendo definitivamente Riot che quella di LoL è una tra le community peggiori di tutte.

Qualche giorno fa, un tweet molto poco piacevole ha colpito e non poco il management Riot. Evergreenily, nota ai più come Riot Greenily, una delle designer di League of Legends e Team Fight Tactics, durante una partita di Valorant, è incappata in un ragazzino che non ha trovato nulla di meglio da fare che infastidirla. Poco dopo, sul suo account twitter, lei ha pubblicato il video dell’accaduto.

“La maggior parte delle volte che sono in solo queue, questo è quello che succede. A prescindere dal gioco. Solitamente non do corda, al contrario di quanto accade in questo video. Sto in silenzio, sperando che la smettano. Ma molto spesso arrivo al punto di doverli mutare per forza”

Nei commenti Riot Greenily ha aggiunto:

“Vorrei che persone del genere non rovinassero i giochi agli altri. Vorrei che le persone potessero sentirsi libere di partecipare in un chat vocale tranquillamente. Ma ogni volta capitano questo genere di cose, per un sacco di donne. L’unica cosa che possono fare è silenziarsi e mutare. E non posso sentire cose tipoHo visto di peggio’ oppure ‘Smettila di frignare’ perché questa non è la prima volta. Basta con queste cose”

A commentare il post sono stati in tantissimi, tra i quali anche Anna Donlon, l’Executive Producer di Valorant.

“Che schifo. Tutto ciò è raccapricciante. Questo è il motivo per cui non faccio mai partite in solo. Sono veramente dispiaciuta. Stiamo cercando una soluzione a lungo termine per rendere Valorant un gioco sicuro, anche in solo queue!“.

La produttrice esecutiva di Valorant le comunità online le conosce bene, avendo lavorato per anni per la Treyarch e per Call of Duty, così come chiunque in Riot. Ancora ricordiamo l’avvento, purtroppo fallimentare, dell’Honor System in League of Legends oppure le modifiche al sistema di report, ma nulla fece cambiare la community. Anna Donlon ha rincarato la dose con un altro post.

“Ci aspettiamo che i nostri Agents si comportino con decoro. Con le classificate sappiamo che gli animi si scalderanno: non banneremo qualcuno solo perchè si è fatto troppo prendere dalla voglia di vincere, ma non permetteremo che nessuno vada oltre a quello che possiamo definire un comportamento solo un po’ più nervoso. Nel caso, tutto ciò non andrebbe bene. Sappiamo che in caso di insulti è veramente difficile giocare, visto che prima che dagli altri bisogna difendersi dai propri compagni di squadra, quindi silenziarli o silenziarsi. Trovare una soluzione a tutto questo sarà complicato, ma mi rifiuto di accettarlo come uno Status Quo (come fatto forse troppo dalla Riot nel caso di League of Legends, ndr). Questo è uno dei motivi per cui abbiamo dato priorità allo sviluppo delle comunicazioni non vocali, come le voci dei personaggi nelle situazioni di gioco e i ping. Ma adesso è ora di metterci all’opera per migliorare tutto quello che concerne le chat vocali, quindi anche la gestione di quei giocatori che vanno oltre a quello definito dal protocollo. Mi ritengo responsabile di tutto quello che avviene in Valorant, e certe cose non saranno ammissibili”.

La vicenda appena descritta è la prima vera e propria presa di posizione in prima persona da parte di un dipendente Riot. Netta, Anna Donlon non lascia diritto a repliche. E ci trova tutti d’accordo. Vorremmo solo che questa situazione, parlando anche nel complesso del discorso community, fosse presa in mano con la stessa veemenza anche su League of Legends e non solo su Valorant

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