Immortals: Fenyx Rising

Ubisoft, il genio con poca originalità

Ubisoft si è sempre lasciata ispirare da altri giochi qua e là, ma il sistema funziona sempre?

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Un titolo a metà tra hack ‘n’ slash e GDR isometrico dove impersoniamo un guerriero vichingo che, con l’aiuto degli dei norreni, dovrà impedire che il mondo finisca.

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Fin dalla tenera età sono stato cresciuto a pane e single player open world, mai una volta che abbia ripudiato o abbandonato questo genere videoludico. I capolavori che hanno rinnovato la branca negli anni sono tanti e posso fare dei nomi banali come The Elder Scrolls V: Skyrim, la serie di Grand Theft Auto, The Legend of Zelda Breath of The Wild o anche Far Cry 3, Watch Dogs ecc… tutti questi hanno portato almeno un’innovazione sotto le vesti del gameplay, delle meccaniche o della grafica.

Perché Ubisoft non vuole permettersi troppo?

Tutte queste novità si sono poi ripetute col tempo, scopiazzate e inserite in altri titoli e Ubisoft ne è la portatrice. E’ brutto da dire, ma ultimamente non ha mai cercato l’originalità, ha sempre preso quello che funzionava inserendolo in ogni titolo di sua produzione: il 99% delle volte si tratta di meccaniche e gameplay scopiazzate l’una dall’altra. Fin dal 2018, con Watch Dogs 2, la casa di sviluppo francese non ha portato troppe novità, puntando solo su quello che piaceva ai giocatori senza mai uscire dal proprio guscio.

Ad oggi Ubisoft non sa dove muoversi, lo dico chiaro e tondo qui: ha sempre avuto delle ottime idee, data la solita voglia di portare novità e originalità; ma la maggior parte delle volte, purtroppo, queste chicche si sono rivelate essere delle cose già viste. 

Prendiamo per esempio i vari Far Cry dopo il terzo. Essi hanno avuto sempre la stessa impostazione open world, con i soliti avamposti da conquistare, il medesimo cattivo che detiene l’isola da sconfiggere, le solite meccaniche di combattimento del tipico sparatutto blockbuster, l’albero delle abilità che non è mai variato troppo di capitolo in capitolo…poi lasciamo perdere Far Cry New Dawn, che è un titolo fin troppo simile, dallo stile dei menù al gameplay, a Far Cry 5. Ogni volta che Ubisoft trova qualcosa di nuovo che funziona, lo riutilizza negli anni a venire.

Un altro esempio può essere Far Cry Primal, il titolo spin off della saga ambientato nella preistoria. A parere mio è stato un capolavoro del genere, mondo bellissimo, gameplay innovativo con un corpo a corpo evidente e molto più divertente, un mondo molto vasto e vario, con fauna e flora evidentemente diverse. Il bello di quel gioco era addestrare le varie bestie, che erano di diversi tipi come l’orso (violento, generava caos), il leopardo (silenzioso come un sicario). Da qui, ecco che Ubisoft ha cominciato a utilizzare questo tipo di meccanica nei successivi capitoli di Far Cry.

Stessa cosa vale per gli ultimi Assassin’s Creed: la saga necessitava di un cambiamento, ma di tipo diverso, con meccaniche originali e divertenti, non le solite scalate senza alcun tipo di sfida o difficoltà, da affrontare per arrivare in cima a un ostacolo, o i combattimenti stile souls like. Non sto dicendo che sia sbagliato, anzi, li ho tutti apprezzati e giocati, perché quelle formule funzionano e a me piacciono da morire, ma non basta.

La risposta a questa domanda alla fine è semplice: i fan. Ubisoft, fin dai primi Assassin’s Creed, ha avuto un pubblico storico, rimasto da sempre fedele alla saga, al suo gameplay all’epoca innovativo, e alle storie non troppo banali. Lo studio francese ha seguito una semplice filosofia: “se la formula funziona, perché cambiarla?“. In poche parole,Ubisoft ha sempre voluto sfuttare fin troppo i propri titoli.

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Ubisoft, la portatrice degli open world

La caratteristica che fin dagli albori rende Ubisoft una grande casa produttrice è quella di creare dei mondi bellissimi, non tanto per la qualità grafica, ma quanto per la bellezza artistica, l’immersione e l’esplorazione. Si tende sempre a spingere il giocatore a conoscere il mondo ed è questo che lo fa divertire.

I mondi, poi, sono pieni di sfide numerose, sparse per lo scenario. E’ il caso di Assassin’s Creed Valhalla, dove troviamo principalmente sfide identiche a quelle di Odyssey e Origins, divertenti se sei un completista come il sottoscritto, ma noiose a lungo andare.

Questo modo di operare di Ubisoft, però, ha un merito: pur “copiando” da altri titoli, lo fa bene, dimostrandolo ulteriormente con il recente Immortals Fenyx Rising. Questo titolo porta con sé diverse meccaniche già viste:

  • Il tipo di scalata e la ricerca dei tesori che si distinguono in base alla rarità dei vari Assassin’s Creed. Infatti, sono presenti  dei tesori sparsi per il mondo di Immortals: Fenyx Rising e ne esistono di due tipi: gli scrigni normali, che contengono pezzi di armatura, oppure le varie pietre che serviranno nel proseguo del gioco per migliorare il personaggio;

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  • La stamina durante la corsa e le scalate, posta vicino al lato sinostro del giocatore, e la grafica cartoonesca ricordano non poco il capolavoro Nintendo “The Legend of Zelda: Breath of The Wild“;

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  • I combattimenti e gli enigmi ambientali in stile God of War, non solo dell’ultimo capitolo, ma anche e soprattutto simili ai precedenti, dove una forte dose action era super presente tra archi, frecce e magie;

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Nulla di nuovo sotto il sole, ma funziona bene? Certo, ed è questo che rende Immortals Fenyx Rising divertente, portandolo ad avere un’ottima media dalla critica internazionale, vi rimandiamo perciò alla nostra recensione. Quindi, ritorna ancora il concetto iniziale: squadra che vince non si cambia.

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